Quando gli spazi cambiano funzione e le storie assumono nuovi significati
La sede di Roma Tre che oggi ospita il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere non è solo un luogo di studio: è un frammento di memoria. A pochi passi dalla Basilica di San Paolo, nel cuore di un quartiere da sempre attraversato da studenti, cultura e trasformazioni, sorgeva una delle filiali più prestigiose dell’Alfa Romeo per tutto il Centro-Sud Italia.

Non era un semplice ufficio amministrativo, ma una vera teca del progresso industriale italiano. Qui il mito del “Biscione” prendeva forma tra superfici lucide, linee aerodinamiche e un’idea di modernità che parlava di futuro, velocità, ambizione. Gli spazi erano pensati per esaltare l’eleganza delle automobili, per renderle oggetti di desiderio prima ancora che mezzi di trasporto.
Le grandi vetrate che oggi illuminano aule studio, corridoi e scrivanie erano state progettate proprio con questo intento: mostrare al mondo le carrozzerie della Giulietta e della Giulia, esponendole alla luce naturale per farne risaltare curve e dettagli.
La luce non era solo un elemento funzionale, ma parte integrante della narrazione visiva dell’Alfa Romeo.

Oggi quegli stessi ambienti accolgono studenti, docenti e ricercatori. Al posto dei motori, circolano parole, testi, lingue, immaginari culturali. Eppure, la vocazione dell’edificio resta coerente: essere uno spazio di esposizione al nuovo, di apertura al mondo, di dialogo con ciò che sta oltre.


La trasformazione da industria a luogo di sapere racconta molto del modo in cui le città cambiano senza cancellarsi. L’archeologia meccanica lascia il posto a un’archeologia delle idee, ma la struttura conserva la memoria del suo passato.
Un luogo che non ha smesso di guardare avanti, cambiando soltanto linguaggio.
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