Balenciaga Fall 2026: il giusto mezzo

da | FASHION

Pierpaolo Piccioli reinventa il lusso contemporaneo con la collezione Fall 2026 di Balenciaga, “The Body and the Human”

Nel suo libro Etica Nicomachea, Aristotele dice che “la virtù sta nel mezzo”. Per il filosofo greco, il giusto mezzo non era una precisa media aritmetica, né una tiepida posizione di non-scelta, ma un dinamico equilibrio tra due estremi viziosi, di cui uno pecca per eccesso, l’altro per difetto. Evitare l’iperbole quanto la sottrazione. In altre parole, la virtù per Aristotele nasce dalla capacità di calibrare i gesti, di saper moderare le proprie azioni senza abbandonarle frettolosamente ad opposte dismisure. Adeguandole alla nostra natura, e al contesto che le ospita. Adottare una scala di grigi che fugge sia dalla sua più luminosa chiarezza, che dal suo buio più nero.

È all’interno di questa idea di misura che sembra muoversi la collezione Fall 2026 di Balenciaga firmata Pierpaolo Piccioli, “The Body and the Human”. Un gioco di opposti che invece di urlare al contrasto, giace dolcemente nella tensione tra i due poli. Nel loro mezzo, visto non come tramite, ma come spazio a sé stante.

Priorità al corpo

Pierpaolo Piccioli continua a tenere in mano la penna che scrive il futuro di Balenciaga. La sua grafia procede con fare ottimistico, fluido, innovativo. Partendo dall’eredità di Cristóbal Balenciaga, Piccioli reinventa i codici storici della maison, guardando con umanità – e non con nostalgia – al lavoro del fondatore del brand. Lusso e comfort, da sempre in acerrima antitesi, depongono l’ascia di guerra in favore di un incontro nel quale nessuno dei due rinuncia alla sua identità, ma fonde la propria con quella dell’altro. Dove? Nel giusto mezzo. Il vero lusso oggi è il comfort: non esiste l’uno senza l’altro. Non si annullano più a vicenda. Il risultato è un dialogo tra tech-wear e couture, un insieme di tailoring sportivo, streetwear ed eleganza, dove il lusso si misura nella leggerezza dei tessuti e nella libertà dei movimenti.

L’obiettivo di Piccioli è infatti, dalle sue stesse parole, quello di tornare al concetto di couture in quanto cura, piuttosto che performance. Il vero fasto non sta nel grido all’eccesso, ma nell’avere la possibilità – il lusso – di intrattenere una conversazione con il proprio corpo. Onorare il suo movimento, e vestirlo liberamente.

Gli scatti di Robin Galiegue per la campagna esaltano perfettamente il suo messaggio, così come le collaborazioni con Manolo Blahnik e la National Basketball Association (NBA). Gli abiti della collezione fungono da intermediari tra le due contrapposte estetiche dei brand: cappotti dai tagli precisi e morbidi, giacche e guanti di pelle lucidissima, gioielli massimalisti, lunghi strascichi e accecanti paillettes. Ancora, occhiali da sole a visiera, jersey t-shirts, sinuosi drappeggi, e la giusta dose di city bags.

Nulla di peggio del rinunciare ad essere sé stessi

Ogni silhouette, ogni abbinamento, è frutto di una visione che sa rimanere sospesa. Sospesa fra due aspetti visivi che non devono più, per definizione, rimanere separati. Le felpe con cappuccio e le tute trainano il corpo verso la sua accezione più casual, i grandi orecchini tempestati di pietre controbilanciano tenendolo a metà strada. È questa la libertà a cui sembra far riferimento il designer: quella di non dover per forza scegliere tra l’essere l’uno, o l’altro. Restare fedeli al proprio sé, accogliendo tutte le contraddizioni che lo abitano. “Non c’è nulla di peggio del provare ad essere cool, rinunciando all’essere sé stessi”, dice Piccioli.

L’Autunno 2026 di Balenciaga è un’intenzionale eliminazione di gerarchie. Un consapevole depennamento di definizioni ed etichette. Un’ode alla cultura del presente: abiti che vivono, sentono, agiscono. Con elegante – ed aristotelica – moderazione.

Foto: Balenciaga