Il 31 dicembre non è come gli altri giorni.
Ha un tempo tutto suo: un tempo che sospende, che non corre.
Sembra una terra di mezzo, incastrata tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere.

Un giorno che non è più, ma non è ancora
La luce di quel giorno è strana , quasi liquida.
Scivola sui vetri delle case e sui volti delle persone, accarezza le strade fredde e piene di luci artificiali.
Non tutti amano quest’attesa.
Per molti, il 31 è una lente d’ingrandimento sul tempo.
Un giorno che amplifica tutto: i fallimenti, le assenze, le cose lasciate a metà.
Ci si ritrova a fare bilanci che nessuno ha chiesto.
“Ho fatto abbastanza?”
“Ho perso troppo?”
“Chi sono diventat* quest’anno?”
L’ansia non è nella festa, ma nella sensazione di dover essere all’altezza.
All’altezza di chi eravamo a gennaio, di ciò che speravamo di diventare. E quando i conti non tornano, si resta in silenzio.

Per chi invece lo aspetta con gioia
E poi ci sono loro: quelli che amano la magia della mezzanotte, che scelgono con cura il vestito anche per restare in casa, che scrivono liste di buoni propositi su foglietti stropicciati.
Per loro, il 31 dicembre è una promessa. Un momento in cui tutto può ancora accadere.
È l’anno che si piega su se stesso come una lettera scritta a mano.
E nell’aria c’è profumo di futuro.
Amano l’idea di ricominciare.
Di rimettere insieme i pezzi, di credere ancora.

Un’ansia collettiva
Che tu festeggi con venti persone o stia in silenzio sul divano, il 31 dicembre è sempre un momento intimo.
Un respiro profondo prima del salto.
Una soglia invisibile tra ciò che eravamo e ciò che, forse, potremo diventare.
Non serve essere felici per forza.
Non servono i fuochi d’artificio dentro, basta anche una piccola scintilla,
un pensiero buono, un ricordo che fa ancora luce.
La malinconia e la speranza si tengono per mano, come due viaggiatori stanchi in attesa dello stesso treno, senza sapere se saliranno insieme o su binari opposti
E noi siamo in mezzo.
Tremanti, stanchi, pieni.
Umani.

Che sia un tempo gentile
A chi si sente fuori posto.
A chi non ha voglia di festeggiare.
A chi guarda l’orologio e aspetta solo che passi.
A chi spera ancora, senza dirlo a nessuno.
L’importante è che sia lieve, che sia tuo, che sia vero.
E che, anche se non sembra, porti con sé una possibilità.
Anche piccola. Anche imperfetta. Ma tua.
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