Nietzsche lo chiama “il fardello più pesante”, eppure dietro la pesantezza dell’eterno ritorno si nasconde, forse, il senso più profondo e paradossale del vivere
L’eterno ritorno

E se ogni istante della nostra vita tornasse, identico, per sempre? Se ogni gesto, ogni sguardo, ogni respiro si ripetesse in un ciclo eterno, senza via di fuga? Calmi, non è la trama di un film esistenzialista (o forse sì). È l’eterno ritorno secondo Nietzsche, il filosofo che ci ha regalato uno dei paradossi più affascinanti e vertiginosi.
La pesantezza che resta
Un’idea ossimorica: ci scaraventa addosso il peso infinito del “per sempre”, ma ci sfiora anche con un senso di compimento, come se solo ciò che pesa davvero potesse restare.
La leggerezza inganna, la ripetizione scolpisce

Perché in fondo, che cos’è leggero? Ciò che scompare una volta per tutte, o ciò che torna mille volte, e ogni volta si fa sentire? Nel mondo senza ritorno, tutto è piuma: anche l’orrore. Ma se qualcosa accade eternamente, allora diventa roccia. E la sua stupidità, o bellezza, si fa incancellabile.
La nostalgia alleggerisce tutto

La leggerezza consola, è l’alibi perfetto: è successo, certo, ma è passato. E ciò che passa, sembra non lasciare traccia. Anche l’orrore, se non ritorna, si fa leggero, come se bastasse il tempo a dissolverlo. Persino una ghigliottina può sembrare romantica, vista attraverso la nostalgia del tramonto. Ma è solo la leggerezza che sfuma i contorni, che trasforma il peso in immagine, la memoria in nebbia. Ci fa sentire liberi, sì…ma liberi da cosa?
La pesantezza che abbracciamo

La pesantezza, invece, ha cattive maniere. Ti schiaccia, ti piega, ti ricorda che ogni scelta resta. Eppure, nelle poesie d’amore di ogni tempo, il peso non viene evitato: è il linguaggio stesso del desiderio. La donna desidera il fardello del corpo dell’uomo, che non è mai evanescente, è sostanza, necessità. È il peso che trattiene, che imprime senso. La leggerezza è per l’attimo, la pesantezza per l’eternità. L’amore, quando è cantato, non vola: cade, si appoggia, si intreccia. E proprio per questo resta.
Danzare con la pesantezza

Nietzsche lo chiamava “il fardello più pesante”. Eppure, proprio lì, nella sua insopportabilità, potrebbe esserci tutto ciò che ci rende umani. «Siamo inchiodati all’eternità», diceva, e allora tanto vale danzare con le catene.
La leggerezza è fuga. La pesantezza è radice.
E forse la vita non è bella nonostante pesi. Forse lo è perché pesa.
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