Dalla subway di New York alla passerella più attesa dell’anno: la storia virale di Bhavitha Mandava, la prima modella indiana ad aprire un défilé Chanel Métiers d’Art, tra talento, casualità e una rivoluzione nella rappresentazione culturale.

Dal metrò alla moda: una storia che sembra una favola
Bhavitha Mandava è diventata uno dei nomi più sorprendenti del fashion system 2025. Fino a pochi mesi fa era una studentessa della NYU, immersa nella routine newyorkese e spesso in viaggio proprio su quelle scale della Bowery Station che oggi fanno parte della sua iconografia. È qui che, durante uno dei suoi spostamenti quotidiani, viene notata da uno scout: felpa, t-shirt bianca e quello che sembrava denim, in realtà seta speciale, anticipavano già senza volerlo l’estetica che avrebbe poi definito il suo debutto sulle passerelle. La crescita professionale di Bhavitha è stata rapidissima: casting importanti, editoriali e il supporto di figure cruciali del settore, fino all’attenzione del direttore creativo Matthieu Blazy.

Un primato storico: Bhavitha apre Chanel Métiers d’Art
Il momento della consacrazione arriva quando Chanel annuncia che Bhavitha sarà la prima modella indiana della storia ad aprire il suo show Métiers d’Art, una scelta percepita come rivoluzionaria in un settore ancora legato a tradizioni molto codificate. La sfilata, ambientata proprio nella Bowery Station di New York, trasforma un luogo quotidiano in una passerella iconica. L’ingresso di Bhavitha, con un look che rievoca la sua “scoperta” – felpa, t-shirt, seta effetto denim – diventa immediatamente virale: un omaggio alla sua storia personale e insieme un messaggio di apertura verso nuove identità e nuove estetiche globali.

L’impatto virale e una nuova icona della rappresentanza
Il successo non si limita alla moda: il video dei suoi genitori che la guardano sfilare da Hyderabad commuove il web, trasformando Bhavitha in un simbolo di aspirazione e orgoglio culturale. La sua figura diventa rapidamente un riferimento per moltissimi giovani talenti, soprattutto asiatici, che vedono nel suo percorso un esempio concreto di inclusione e possibilità. Il suo debutto non rappresenta solo un traguardo professionale, ma un cambiamento nella narrativa della moda contemporanea: un’industria che si evolve e riconosce nuove storie, nuovi volti e nuove radici.
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