Basta un pizzico di odio e piace tutto di più o almeno così dice la sociologia. Parliamo del Grim Keeping, un fenomeno di odio condiviso e compatibilità.
La compatibilità è la cosa più importante in una relazione. Bisogna essere in grado di trovarsi d’accordo su diverse e cose e condividerle unendo i nostri interessi e le nostre passioni. Di solito si tratta delle cose che amiamo, che ci piacciono e troviamo interessanti, ma a quanto pare si può trovarsi più che d’accordo anche sulle cose che non ci piacciono.
Definita Grim Keeping, esiste una tendenza che suggerisce la compatibilità di coppia basata sulle cose che si odiano o addirittura detestano.

L’idea è che l’odio condiviso verso persone, situazioni, mode o comportamenti possa creare una connessione emotiva profonda e un forte senso di solidarietà. Si stratta di un fenomeno relazionale che ha guadagnato popolarità nel mondo del dating online e, ovviamente, tra le nuove generazioni.
Il Grim Keeping emerge in un contesto sociale ben preciso, in un momento di crisi e incertezza che le nuove generazioni si trovano a condividere. Ansia economica, ecoansia e precarietà lavorativa, sono tutti elementi che sviluppano diversi timori verso il futuro. In questo scenario parlare apertamente di difetti, paure o anche intolleranze diventa una forma di intimità emotiva.
Condividendo ciò che spaventa o irrita crea un senso di comprensione reciproca in un mondo che sentiamo poco sicuro, incerto.
Il Grim Keeping rappresenta una rottura con il modello di compatibilità romantica tradizionale, insomma quella che si basa sull’idea che gli opposti si attraggono e che una relazione duratura si fondi su interessi e passioni comuni. Facciamo un esempio: “ci piace lo stesso sport, gli stessi film e viaggiamo allo stesso modo!”. Incredibile! A Laura e Matteo piacciono le stesse cose, staranno sicuramente bene insieme. In un’ottica di Grim Keeping, Matteo e Laura spiegherebbero la loro compatibilità così: “Odiamo le cene noiose e l’idea di far finta che tutti ci piacciano”. Insomma, ora Matteo e Laura sono l’equivalente della coppia di cattivi nei film, ma tutto sommato stanno decisamente bene insieme.
Questo è un cambiamento che ci suggerisce che per le nuove generazioni sapere cosa una persona non sopporta offre un’immagine più autentica e funzionale della vita assieme, rispetto a sapere che ti piace da morire viaggiare. Matteo, non per dire, ma ci credo che ti piace viaggiare…così come a metà del globo.
L’atto di rivelare ciò che si detesta è un forte atto di vulnerabilità emotiva e l’intimità nasce dalla frustrazione condivisa creando un forte legame di complicità e accettazione reciproca dei difetti.
L’emergere e l’affermarsi di questa tendenza è un esempio di come le ansie e le dinamiche sociali contemporanee stiano rimodellando i criteri di selezioni che utilizziamo nella scelta del partner. Non si cerca più la perfezione idealizzata e irraggiungibile, ma una più onesta e pragmatica solidarietà e realismo emotivo.

L’odio condiviso, di per sé, ha una sua funzione sociale. In Sociologia, infatti, la costruzione dell’identità di gruppo, in questo caso di coppia, passa spesso attraverso la definizione di ciò che si è e implicitamente di cil che non si è.
Condividere un nemico o un’intolleranza rafforza immediatamente i confini del “noi”. L’odio condiviso quindi diventa un collante sociale potente.
L’antipatia poi in realtà non è mai casuale, ma spesso è un indicatore di valori. Se una coppia detesta la fretta e la superficialità, il valore implicito condiviso è la profondità e la calma. Quindi il Grim Keeping altro non è che una scorciatoia per testare la corrispondenza dei valori fondamentali dell’altra persona senza doverli discutere in modo esplicito. Se odiamo la stessa influencer ci siamo già capiti al volo.
Ricordiamo poi che l’odio non è l’opposto dell’amore, ma è un’emozione forte e focalizzata, un segno di coinvolgimento. Mostrando al partner la propria capacità di provare forti sentimenti, anche negativi, è un test di resilienza emotiva che dimostra l’abilità di confrontarsi con il lato oscuro dell’altro.
Il fenomeno ha prosperato nelle applicazioni di dating perchè risolve rapidamente alcuni problemi tipici della conoscenza online.
Le app di dating, per esempio, sono piede di profili standardizzati. Chiedere “cosa odi?” passa oltre i cliché e costringe a una risposta più autentica. È anche una risposta alla cultura dell’ottimismo tossico e della vetrina social. Condividere le proprie insoddisfazioni è un modo per rivendicare l’autenticità in un ambiente dove spesso viene simulata.

Attenzione ai rischi: se il Grim Keeping diventa l’unica base relazionale, la coppia può cadere in un ciclo di lamento infinito e di giudizi. La relazione smette di essere una scelta consapevole, ma più un rifugio dalla frustrazione esterna, con un forte rischio di isolamento sociale. Inoltre, le relazioni durature richiedono un bilancio positivo di interazioni. Se Matteo e Laura si concentrassero solo sul detestare il mondo, non svilupperanno mai gioia e apprezzamento reciproco per le cose che invece amano e vogliono costruire insieme, anche fosse un’agenzia di viaggi.
Il Grim Keeping è quindi una sorta di meccanismo di coping generazionale: attraverso la condivisione delle fragilità e delle antipatie si cerca un’intimità più profonda nell’incertezza attuale.
E ora fatemi fare un po’ di Grim Keeping con voi, perchè davvero, come si dovrebbe rispondere a uno che ti risponde che il suo hobby preferito è viaggiare? Matteo, te lo giuro, preferivo sentirmi dire “adoro il fantacalcio”.


