Diane Arbus: la fotografa degli emarginati

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I volti invisibili della società fotografati da Diane Arbus, oggi in mostra a Berlino.

Gemelli, transessuali, prostitute, nudisti, circensi e artisti di vario tipo. Emarginati, ma anche persone comuni prese per strada. Diane Arbus, con i suoi scatti, è riuscita a dare dignità agli emarginati, agli invisibili della società, scovati nella sua New York.

“Per me il soggetto del quadro è sempre più importante del quadro. E più complicato.”

Oggi viene celebrata attraverso una mostra monumentale al Gropius Bau di Berlino, con fotografie dagli anni Sessanta fino al 1971 che attraversano New York, la California, il New Jersey e Londra.

I soggetti di Diane Arbus: il fascino del “diverso”

Uno degli aspetti più distintivi del lavoro di Diane Arbus, come già accennato, è il suo interesse per il “non convenzionale”. I suoi soggetti infatti erano spesso persone ai margini della società:

  • Artisti di circo e fenomeni da baraccone
  • Persone con disabilità fisiche o mentali
  • Travestiti e membri della comunità LGBTQ+
  • Bambini con espressioni o pose insolite
  • Persone comuni colte in momenti di intimità o disagio

Arbus non li fotografava per suscitare pietà. Il suo obiettivo era mostrare la loro umanità autentica, invitando lo spettatore a riflettere sul concetto di normalità e sulla propria percezione del diverso.

L’introspezione psicologica

L’aspetto più bello e interessante della fotografia di Diane Arbus è lo sguardo. Sia quello dei soggetti, che guardando l’obiettivo diventano interlocutori, agiscono, parlano con gli occhi e con le loro espressioni.  Sia lo sguardo della fotografa: non giudicante, non distaccato. Uno di quelli che ti permette di entrare nello stato d’animo dell’altro, tirando fuori la verità più nascosta, quella più cruda e reale. 

All’epoca, però, precisamente, negli anni ’50, ’60 e i primi dei ’70, il valore di queste fotografie non fu immediatamente riconosciuto, e Diane venne a lungo etichettata come “la fotografa dei mostri”.

L’intimità: guardare e farsi guardare

Molti dei suoi ritratti, inoltre, nascono negli appartamenti dei soggetti: piccoli spazi pieni di oggetti, tappezzerie floreali, luci troppo forti o troppo deboli.
È in queste stanze private — camere da letto, cucine, salotti stretti — che Arbus riesce a costruire le immagini più potenti. I suoi modelli si mostrano senza filtri: nudezza, trucco sbavato, pose teatrali, posture stanche. 

La fotografa non cercava di abbellire nulla. Al contrario, la sua estetica metteva in risalto ogni piega, ogni imperfezione, senza eccezioni. Ed è proprio questa mancanza di filtro che rende le sue opere così magnetiche: perché lì, in quel reale nudo, c’è qualcosa di estremamente potente.

Quando il lavoro diventa uno specchio di se stessi

Perchè Diane Arbus fotografava gli emarginati? Semplice…lei era una di loro. Si considerava un’outsider.  Sensibile, inquieta e spesso in cerca del suo posto nel mondo.  La sua vita personale era segnata da tensioni emotive, momenti di depressione e un senso di non appartenenza. E il suo lavoro divento così uno specchio per se stessa. Un modo di guardare sè attraverso gli altri. La sua arte rifletteva perfettamente la sua interiorità.

Gropius Bau, Berlino: una mostra come costellazione

Al Gropius Bau di Berlino, una grande mostra intitolata “Costellazioni” celebra l’arte di Diane Arbus con centinaia di fotografie, dal 16 Ottobre 2025 al 18 gennaio 2026.  Non si tratta di una semplice retrospettiva, ma una vera e propria “costellazione” di immagini che attraversano città, epoche e identità.

Le foto, scattate tra New York, California, New Jersey e Londra, sono esposte senza un percorso fisso: i visitatori possono muoversi liberamente, scoprendo corpi, sguardi e gesti. L’allestimento crea un percorso che mette insieme normalità e stranezza, senza giudizio: solo incontro e osservazione.

La mostra rappresenta appieno ciò che Arbus cercava sempre: guardare e farsi guardare. Un’esperienza intensa che invita a riflettere su come vediamo gli altri e noi stessi.

Foto: Fraenkel Gallery \ National Gallery of Australia