Il palco che unisce: intervista a Paolo Kessisoglu e Iamollie

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Paolo Kessisoglu presenta lo spettacolo “C’è da Ridere”, nato per sensibilizzare sulla salute mentale degli adolescenti. Con lui intervistata anche la cantautrice Iamollie, protagonista del brano “Paura di Me” presentato a Sanremo 2025.

Lo spettacolo C’è da Ridere nasce dall’incontro tra impegno sociale e teatro: un progetto ideato da Paolo Kessisoglu e organizzato dall’associazione C’è Da Fare che vuole accendere un faro su una delle sfide più importanti della nostra epoca, la salute mentale degli adolescenti, e favorire il dialogo intergenerazionale. Tramite la leggerezza della comicità e la profondità del racconto, lo spettacolo diventa un ponte tra genitori e figli, tra esperienza e ascolto, tra palco e vita.

In questa intervista incontriamo prima Paolo Kessisoglu, ideatore del progetto, per raccontare le ragioni, la missione e la concretezza dell’associazione. E poi passiamo a Iamollie (nome d’arte di Lunita), giovane cantautrice che porta la propria voce e sensibilità artistica nel mondo della musica. Una finestra su chi è, cosa vuole fare e perché merita di essere conosciuta come artista a tutto tondo.

Parte I: Intervista a Paolo Kessisoglu

Com’è nata l’idea di «C’è Da Fare, C’è da Ridere»? Qual era il punto di partenza, l’ispirazione iniziale e l’obiettivo che avete pensato nel dar vita a questo progetto?

La salute mentale degli adolescenti è una questione centrale della nostra epoca. Per questo motivo ho fondato l’associazione “C’è Da Fare”: perché voglio fare la mia parte su questo importante tema. E lo spettacolo nasce perché la divulgazione delle tematiche che interessano l’associazione, la relazione con gli istituti ospedalieri e la rete di conoscenze che siamo stati in grado di tessere in questi anni era giusto fossero messe a servizio della comunità tramite il teatro.

Quale ruolo assume il teatro in tutto questo? È solo il mezzo per raggiungere il pubblico oppure è anche il messaggio stesso che volete veicolare, e in che modo?

Il teatro è cultura, stimola spunti di riflessione, sposta il pensiero – o almeno è questo quello che dovrebbe fare. È un luogo non più deputato esclusivamente ai grandi classici… Perché non doveva esserci posto anche per uno spettacolo sulla relazione tra genitori e figli, tra la nostra generazione e gli adolescenti di oggi? Cosa c’è di più contemporaneo di questo? Il primo modo per superare lo stigma della salute mentale è iniziare a parlarne, a riderne. Questo è il messaggio di “C’è da Ridere”. A tutti gli artisti coinvolti viene chiesto di scrivere monologhi appositamente sull’argomento… È importante che nello spettacolo ci sia un’unicità di tema.

Nello spettacolo «C’è da Ridere» rivolgete un’attenzione particolare ai ragazzi: cosa pensa che gli adulti dovrebbero imparare da loro, e in che modo la comicità può diventare un ponte fra generazioni?

Si può senz’altro imparare molto dalla generazione dei ragazzi senza mai dimenticare il ruolo di genitori. Per comprenderli è indispensabile ascoltarli, osservarli da lontano quando non se ne accorgono. È fondamentale passarci del tempo quando ce ne danno la possibilità… Spesso si dice che gli adolescenti non parlano più con i genitori, ma io non sono d’accordo. I ragazzi ci parlano, ma hanno un loro modo di farlo e talvolta non lo cogliamo. La comicità, se espressa in maniera intelligente, è trasversale: se la battuta su un argomento particolarmente delicato fa ridere il 90 % delle persone, il ponte è costruito.

Che tipo di padre è, Paolo? E quanto l’esperienza di essere genitore lo ha reso più sensibile e spinto a realizzare progetti come questo?

Non so dare una definizione del “me padre”, davvero non so dire. Mi piacerebbe sapere che mia figlia non ha timore di parlare con me anche su argomenti spinosi perché non si sente giudicata… Un po’ di tempo fa mi hanno fatto una bella domanda: pensare a cosa mi piacerebbe che mia figlia dicesse di me quando non ci sarò più. L’unica cosa che mi piacerebbe davvero è sapere che avrà un sacco di ricordi di cose fatte insieme. L’eredità più importante che si può lasciare a un figlio è il tempo passato insieme.

Lei e sua figlia Iamollie avete condiviso il palco del Festival di Sanremo 2025 con il brano «Paura di Me». C’è qualcosa che oggi impara da lei? E in che modo questo rapporto padre-figlia entra nella sua visione artistica e nei progetti che porta avanti?

L’esperienza di genitore mi ha indicato spesso la strada da prendere in termini lavorativi… Cantare la canzone scritta insieme a Sanremo è stato molto intenso… Ho apprezzato e imparato moltissimo da lei, ad esempio la pazienza (che nel lavoro talvolta ho molto meno di un tempo). Ho finito da poco di scrivere uno spettacolo teatrale nuovo che parla proprio del rapporto padre-figlio. Si intitola “Sfidati di me”.

Parte II: Intervista a Iamollie

Quando hai capito che la musica era per te più di un hobby? Qual è stato il momento in cui ti sei detta “voglio farlo sul serio”?

Ci sono stati due momenti… Il momento in cui ho realizzato che volevo farlo come lavoro è stato dopo Sanremo, dopo quell’emozione lì ho detto: “io vorrei sentirmi così sempre”. Però c’era un sogno anche quando ero più piccola… ricordo che alle elementari giocavo con i miei amici a fare le rockstar… e anche se all’epoca non pensavo di fare la cantante perché avevo altri interessi, il pensiero c’era sempre stato: “e se lo facessi davvero? E se questo fosse il mio lavoro effettivo?”

Quali sono state le tue prime esperienze musicali importanti, e quanto hanno contato nell’aiutarti a definire il tuo stile?

A parte febbraio, è stata a novembre del 2024, quando ho suonato al Duomo per “Pagina Bianca”, è stato un momento propedeutico perché mi ha aiutato in vista di Sanremo ad abituarmi ai grandi palchi… Ho sempre fatto lezioni di pianoforte e canto… mi sono abituata a gestire l’ansia da prestazione e anche ad affrontare le delusioni soprattutto quando sapevo che avevo sbagliato e non ero soddisfatta.

Come ti sei sentita quando sei salita sul palco del Festival di Sanremo 2025 con il brano «Paura di Me» insieme a tuo padre?

Come prima reazione ovviamente molta ansia e paura di sbagliare. Sono molto perfezionista, quindi il primo pensiero era quello di fare tutto giusto, non pensavo a godermi l’esperienza. Poi ovviamente l’emozione ha preso il sopravvento e mi sono sentita onorata ad aver avuto l’opportunità di salire su un palco così grande da così giovane.

Nel mondo discografico spesso si parla di immagine e aspettative: quanto senti la pressione di doverti “adattare” e quanto invece cerchi di rimanere fedele a te stessa?

Nel mondo discografico spesso si tende a cambiare le persone per trasformarle in “star”, ma io voglio continuare a essere me stessa e farmi conoscere per ciò che sono, anche se questo può voler dire apparire meno rispetto ad altri. Per me viene prima il benessere personale rispetto alle aspettative esterne. Finché potrò, resterò fedele a chi sono e voglio sentirmi a mio agio in ciò che faccio.

Hai partecipato a tutti gli spettacoli di “C’è da Ridere”. Cosa ti porti via da questa esperienza? E pensi che la continuerai?

Quello che mi porto da questa esperienza è tanto esercizio… allenarmi con il canto ed evitare di cadere sempre in un’ansia da prestazione. Poi mi porto dietro la gioia del teatro, amo il teatro come luogo e per le mille emozioni che mi suscita, quindi si è stato bellissimo . Fare questa tournée con “C’è da Ridere” è stata una bellissima esperienza e continuerei a farla se ci sarà l’occasione.

Se dovessi descrivere in tre parole chi è Iamollie oggi, quali useresti?

Naturale, Profonda e Schietta.

Iamollie sta costruendo la propria strada: un’identità artistica libera, che ascolta tante suggestioni, che affronta con coraggio i palchi e le sfide, che non si limita a essere “figlia di”, ma vuole essere “artista in sé”. Accanto a lei, Paolo Kessisoglu è al timone di un progetto che unisce teatro e responsabilità sociale. Insieme, rappresentano due generazioni che dialogano, ridefiniscono il senso del palco, e portano un messaggio importante: fare è necessario, ridere è vitale.

ig Paolo Kessisoglu: paolokes

ig Iamollie: i.am.olliee

Foto: C’è da Ridere