INSTITUTION: La Nuova Visione di Galib Gassanoff

da | NEW DESIGNERS

Il brand italiano fondato l’anno scorso dall’ex ACT N°1 ha presentato la sua collezione primavera-estate 2026 intitolata “SU”. L’artigianalità sarà un grande punto di forza e svolta per questo brand e per chi verrà dopo

Nel panorama della moda contemporanea emerge il nome di Galib Gassanoff. L’ex Act N°1 ha lanciato il suo brand, INSTITUTION, nel 2024 e si presenta come una riflessione. Una “struttura di regole e norme ideata dall’uomo che modella e limita il comportamento individuale.” Una riflessione culturale di collaborazione comunitaria ed espressione artistica.

Galib Gassanoff è nato nella periferia di Tbilisi in Georgia. Ha origini azere e quando compie 18 anni si trasferisce a Milano. Nella città italiana studia moda e acquisisce esperienza professionale che lo porta a fondare ACT N°1 nel 2016 insieme a Luca Lin. Le sue ricche origini e identità culturale si riflettono nelle tecniche che adotta e nelle forme che propone.

Un brand che sfida

INSTITUTION propone un manifesto. Un incontro tra il minimalismo, le forme precise e la ricchezza dei materiali. Ogni capo sembra un’interpretazione di eleganza e tradizione senza tempo che porta con sé la sua modernità. La collezione di Gassanoff è una riflessione sul rapporto tra l’individuo e la società con la natura. Crea una nuova necessità e risponde a essa. Porta una moda che non ha paura di osare ma non diventa ostentazione e trova il suo senso di sobrietà.

In un mondo sempre più frenetico, dove il “lusso” sembra essere diventato sinonimo di opulenza sfrenata e ostentazione, INSTITUTION propone un nuovo concetto di esclusività. Non c’è traccia della bellezza urlata, della comunicazione forzata. Gassanofff punta sull’introspezione, invitando il pubblico a percepire la qualità e la narrazione non solo del risultato finale, ma anche del processo che lo porta alla creazione. 

L’artigianalità come valore fondamentale  

Ogni pezzo è realizzato con attenzione per i dettagli. Non si parla di produzioni seriali o industriali ma di una pratica di produzione lenta e curata. Di questa forma, INSTITUTION punta sull’artigianalità e una lavorazione propria che ricade sulla tradizione e la contemporaneità. È il segno di una moda che non ha paura di avere pazienza, ricercare e accompagnare i tempi della creatività. Lo stilista vuole raccontare una storia. Il suo lavoro curato e la pazienza si riflettono nelle linee precise e nelle cuciture invisibili. La maestria di un capo che diventa un’opera d’arte che non si limita a coprire il corpo, ma a esaltarlo.

Collezione 04 “Su” – SS26

La collezione presentata per la stagione primavera/estate 2026 è la parola proto-turca per “acqua”. La materia che riflette. La collezione 04 avvia una riflessione sul riflesso e come, oggigiorno, il nostro riflesso non venga più ricercato negli specchi ma nelle camere di un telefono. L’artigianalità e le superfici lineari in lana, le giacche Chepken e i gilet spiccano tra i pezzi sartoriali. Una color palette che riprende i toni della terra e la neutralità di un guardaroba che può essere usato infinitamente.

I look finali della collezione sono arrivati a tali grazie all’aiuto delle comunità femminili dell’Azerbaigian. I tessuti sono stati creati dalla Typha Latifolia, nota come giunco. Le sue foglie che crescono nelle zone umide del Mar Caspio vengono raccolte dalle donne che le essicano e intrecciano nelle forme progettate dal designer. 

Il lusso silenzioso che parla

La bellezza del brand italiano si svela lentamente attraverso la qualità, l’intelligenza del design e il famoso lusso susurrato. Non è visibile a tutti ma si fa riconoscere per chi sa vederlo. Questa visione, opposta al consumismo sfrenato, non cerca la possessione di un capo per ostentarlo ma per ciò che rappresenta. Una sicurezza personale, un’affermazione di stile oppure la scelta di interrogare il proprio rapporto con la moda. Le pratiche artigianali adottati in questa collezione sono in declino. Ciò che fa Institution è ravvicinarle alle nuove generazioni per fare in modo che non si perdano le tradizioni e i metodi antichi per creare. Non può essere tutto rimpiazzato dalla tecnologia.