Non possiamo interpretare la moda contemporanea senza conoscere chi ha aperto la strada ai designer attuali. Oggi presentiamo Hussein Chalayan, designer turco-cipriota degli anni ’90 con design avant-garde.
“Trovo la vita piuttosto noiosa. È uno dei motivi per cui sono diventato stilista – sto cercando di rendere la vita più interessante.”
Benvenuti nella rubrica mensile che fa un passo indietro e guarda al passato. Nel mondo attuale della moda si preferisce prioritizzare il lato commerciale e non sempre il potere comunicativo che ha la moda. Se guardiamo al passato, capiamo quanto siano influenzati i designer oggi da questo e tra nostalgia e un tentativo di viralità, si rivisitano. Il protagonista di oggi è Hussein Chalayan che si identifica come moda di lusso alternativa. Le proposte che Hussein Chalayan portava in passerella erano di avanguardia e raccontavano sempre una storia stratificata oppure messa sotto la luce.
Nelle collezioni di Hussein Chalayan abbondavano i materiali innovativi e le ultime tecnologie del momento. La moda per lo stilista era uno spazio di comunicazione e innovazione, doveva dimostrare il vero lusso e l’apice della creazione. In tutte le collezioni di Chalayan si presenta il fascino per i materiali che possono diventare vestiti ed essere indossati. Non sembra pensare che ci sia un limite per trasformare qualsiasi cosa in arte.

Gli inizi del designer
Chalayan nasce nel 1970 a Cipro e si forma fra l’Inghilterra e l’isola. Si laurea alla prestigiosa scuola Central Saint Martins. Alla fine della sua laurea nel 1993 i suoi vestiti vengono messi in vendita a Browns a Londra, il secondo studente dopo John Galliano. Nel 1994 la sua collezione debutta alla London Fashion Week e si vede per la prima volta come un designer utilizzi materiali innovativi per le collezioni di Ready-To-Wear.
Vere innovazioni e novità
Nel 2000, come uno degli ultimi look della collezione primavera/estate, presenta un vestito interattivo. Era stato creato da fibra di vetro e resina, che assomiglia alla forma di un aereo, con dentro metri di tulle rosa. Questo motivo della velocità viene ripreso spesso dallo stilista, a volte accompagnato da una connotazione negativa come l’esilio. Alla fine della passerella, la modella si ferma ed entra un bambino con un telecomando che fa vedere al pubblico come il vestito aderente si apre e trasforma la gonna.
La collezione autunno/inverno dello stesso anno diventa la più significativa nella lunga carriera di Hussein Chalayan. Ambientato come la sala di una casa, lo spazio della sfilata si trasforma in vestiti che le modelle prendono e usano. Le fodere delle sedie sono vestiti, le sedie in legno sono valigette e il tavolo tondo diventa una gonna. Tra applausi e acclamazioni, la storia della moda si stava scrivendo.
Anche se in quest’ultima la figura dell’aereo non è esplicitamente rappresentata, il viaggio e il movimento sono sempre presenti. Il trasferimento dello stilista dall’isola situata in Medio Oriente al paese britannico si è dovuto alle invasioni e ai conflitti che hanno avuto luogo. Ciò che Hussein vuole rafforzare è la velocità, nel caso dei mobili-vestiti, e la fuga nel caso dell’aereo. Chi deve abbandonare il suo paese, forse non volendo ma per forze maggiori, prende le prime cose che trova e si esilia.


Tecnologia e l’estetica destrutturata
Nel 2007, i look della collezione primavera/estate si aprono e si ritirano con l’utilizzo della nanotecnologia. Si ritraggono e si aprono cambiando silhouette dipendendo dalla moda, dalla temperatura o da cosa si voglia indossare quel giorno. Ispirato allo spazio, l’ultima modella cammina con un cappello che imita le navi spaziali alienigene e prende il suo leggero vestito lasciandola nuda in passerella.
Creare mobili indossabili e vestiti che si muovono da soli non era ancora sufficiente per l’ambizione. Se creasse un abito che, nonostante i mille usi, non fosse sempre lo stesso? Nella sfilata autunno/inverno 2007 presenta un abito bianco con 15.400 luci LED nel quale si riflettono dei cristalli Swarovski. Con un approccio sostenibile, le luci dell’abito potrebbero essere cambiate ogni giorno e non sarebbe mai lo stesso.
Sotto la pioggia artificiale della sfilata primavera/estate 2016, due vestiti di cotone si sono trasformati in elegantissimi abiti da sera con la decomposizione del tessuto precedente quando inumidito. Appaiono dettagli in nero, si allunga e diventa un pezzo completamente diverso da quello che era stato presentato.


Esibizioni e riconoscimenti
Il premio British Designer of the Year gli viene assegnato due anni consecutivi nel 1999 e 2000 portando il suo nome ancora più in cima. Indubitabilmente, il suo lavoro viene esposto nelle grandi gallerie e musei del mondo come il V&A a Londra, The Met a New York e nelle città di Kyoto, Parigi, Vienna e Praga.
Nel 2020 mette una pausa al suo marchio e diventa professore alla HTW a Berlino. Anche se era attivo come brand, lo stupore e lo spettacolo che erano le sue sfilate sono diventate più minimaliste. L’ultimo periodo di Hussein Chalayan diventa un richiamo alla tradizione che ha saputo essere e un ringraziamento ai fedeli clienti. Nell’Università di Scienze Applicate, Hussein Chalayan insegna nel dipartimento di moda focalizzato sulla sostenibilità.
Hussein Chalayan e moda attuale
Hussein Chalayan è uno stilista che ha segnato il suo passo nella moda dagli anni ’90 e 2000. Nel 2011 l’entrata dentro un uovo di Lady Gaga al red carpet dei Grammy era stata orchestrata dal designer turco-cipriota. La sua visione nelle materie politiche e storiche fa in modo che la sua moda sia più scultorea e artistica che commerciale. Infatti, in un’intervista, quando gli viene chiesto sui cambiamenti della moda rispose: “Lavorare con un grande conglomerato può essere un paradiso o una prigione. […] Se si aspettano di ottenere rapidamente dei soldi da te, allora il designer si trova in una prigione.”
Lo statement politico e deciso che erano le sfilate di Hussein Chalayan non si vede molto spesso nel 2025. Eventualmente, chi prende il rischio e si manifesta viene segnalato e raramente celebrato. I brand non vogliono essere associati alla politica o ai movimenti sociali, il rischio più grande è quello di appoggiare il collettivo LGBTQ+ nel mese dell’orgoglio. I grandi brand dei grandi conglomerati, neanche. Non si parla di non avere opinioni ma di non perdere clienti e danneggiare l’immagine. I profitti e riempire ancora le tasche dei grandi è più importante che manifestarsi contro un genocidio.
Nella sua sfilata Between del 1998 tutte le modelle sono coperte come le donne talebane, dalla testa ai piedi. L’ultima è uscita in passerella nuda solo con il burqa. Pensare questo ai tempi nostri è completamente impossibile. Se Hussein Chalayan ha lasciato qualcosa nella moda è il suo design innovativo e di avanguardia, ma nella Terra del politicamente corretto, gli statement fuori dal pensiero collettivo non sono e non sembrano essere ben apprezzati.

Foto: Pinterest


