E se un giorno ci pentissimo di non poter più leggere un giornale, sfogliare una rivista o scrivere i nostri pensieri su un taccuino?
In un’epoca in cui tutto è digitalizzato, forse la nostra generazione sente ancora il bisogno di qualcosa di tangibile: un foglio bianco, una penna, l’odore della carta.
Con i social media ogni pretesto è buono per accendere il cellulare, dalla ricetta trovata su internet alla lista della spesa scritta sulle note. Eppure, nonostante la velocità e la comodità del digitale, qualcosa in noi cerca ancora lentezza, presenza, fisicità.


Lo dimostrano i fatti: quando Vogue Italia ha pubblicato un numero speciale dedicato alla scomparsa di Giorgio Armani, le copie sono andate esaurite in pochissimo tempo. La carta è stata scelta per rendere omaggio a figure iconiche, basti pensare alla copia di L’Officiel dedicata ad Alexander McQueen, raccontando la storia dello stilista con immagini iconiche, reale e da collezione. Edizioni che diventano testimonianze tangibili di una memoria condivisa tra moda e cultura.
Allo stesso modo, Outpump, realtà interamente digitale, ha portato in giro per l’Italia una versione cartacea gratuita della propria rivista. Le file agli eventi, le copie “sold out” in pochi giorni. Segnali chiari di un desiderio collettivo di tornare a sfogliare, toccare, collezionare.

Ma quanto è bello sedersi a un tavolo e scrivere su un foglio? Sfogliare un giornale o leggere un libro appena comprato. Sentire la consistenza della carta, sapere che ciò che scriviamo con una penna indelebile non può essere cancellato. La stessa indelebilità dei lavoretti scolastici che, dopo anni, i nostri genitori ritrovano dicendo: “Uhh guarda cosa ho trovato!”.
Collezionare riviste, leggere ancora l’oroscopo in fondo alle pagine, conservare fotografie stampate: sono gesti che restano. La carta è un archivio vivo, un’esperienza che rallenta e ci riporta a una lettura più umana.
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