Parigi Fashion Week SS26: day 4

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La magia di Parigi tra rito e realtà

La Parigi Fashion Week 2025 continua a stupire con un calendario fitto di sfilate che spaziano dalla sottrazione elegante al surrealismo scultoreo. La giornata di oggi ha visto protagonisti nomi storici e nuove visioni, tutti accomunati da una ricerca tecnica estrema: alleggerimenti strutturali, materiali sperimentali e un ritorno al rito come forma di abito.

The Row: il silenzio couture

La giornata si è aperta con The Row. Via i telefonini alla Parigi Fashion Week, nel silenzio e senza anteprime, le sorelle Olsen hanno confermato la loro estetica rarefatta. Linee monastiche, spalle cadenti, cuciture invisibili e tessuti che alternano gabardine compatte a crêpe ariosi. È un lusso che si fonda sul controllo tecnico e su una distribuzione selettiva che consolida l’aura esclusiva del brand.

Uma Wang: drappeggi minerali e geometrie scolpite

Alle 11, al Musée des Arts et Métiers, Uma Wang ha proposto abiti che sembrano scolpiti nella pietra. Lino lavato, sete opache e jacquard tono su tono costruiscono una palette minerale. Giacche destrutturate con twist dorsali e top annodati su una spalla si alternano a maglierie a effetto merletto sfilacciato, per una monumentalità che resta mobile.

Mugler: l’esordio brutalista di Miguel Castro Freitas

A mezzogiorno è stato il turno di Mugler, con il debutto di Miguel Castro Freitas. In una cornice brutalista hanno sfilato clessidre scolpite in satin e crêpe, spalle architettoniche, inserti in PVC e gomma. Boning strutturali nascosti e superfici lucido-opaco hanno tradotto l’heritage Mugler in un linguaggio contemporaneo, rigoroso e potente.

Rabanne: esplosione tropicale tra futuro e mare

Nel pomeriggio, alla Maison de l’Unesco, Rabanne ha stupito con una collezione che sembra un cocktail visivo. Alle celebri maglie di metallo, rese più fini e flessibili, Julien Dossena ha aggiunto ballerine in metallo a forma di palme, sun-dress provenzali allacciati su sotto-vesti di maglia metallica e baby-doll colorati.

Top e bra incrociati come costumi da bagno si alternano a polo rigate e camicie hawaiane decorate da paillettes floreali. Le gonne con maxi cinture dalla fibbia gigante evocano Ursula Andress in James Bond. L’allure marina si spinge sott’acqua con tessuti scuba, leggings da sub e maxi-occhiali a maschera. È la fusione perfetta tra futurismo e vacanza, ingegneria tessile e ironia tropicale.

Carven con geometrie raffinate e linee disciplinate

Con Carven il registro si è fatto grafico. Linee pulite spezzate da diagonali leggere, riprese verticali fino all’orlo e tessuti come lane pettinate sottili e organze tecniche. Bonding selettivo e plackets invisibili hanno dato forma a una femminilità asciutta, moderna e disciplinata, dove il dettaglio è nascosto ma fondamentale.

Rick Owens: “Tempio”

Rick Owens ha portato in scena “Tempio”. La collezione che trasforma la passerella in rito. Un rito immancabile durante la Parigi Fashion Week, dove -ormai- siamo abituati ad attendere con curiosità le passerelle scenografiche di Owens. Nylon industriale certificato GOTS, pelli a concia vegetale e pannelli immersi in lattice spazzolato e lucidato hanno dato vita a superfici minerali.

Drappeggi su materiali tecnologici, interfodere leggere e gusci sottili hanno garantito silhouette ieratiche ma mobili. I ricami di perline, fusi con la gomma, hanno reso la decorazione parte integrante della struttura. Il risultato è un equilibrio perfetto: sacralità estetica e uso quotidiano che convivono nello stesso abito.

Schiaparelli: surrealismo scultoreo e leggerezza tecnica

La giornata si è chiusa con Schiaparelli. Daniel Roseberry ha trasformato il surrealismo in couture scultorea: busti trompe-l’œil, coni in rilievo e superfici galuchat. Reti tecniche, resine pigmentate leggere e fissaggi invisibili hanno risolto il problema del peso, regalando abiti spettacolari e sorprendentemente indossabili.

La Parigi Fashion Week 2025 ha mostrato tre direzioni: l’alleggerimento strutturale (The Row, Mugler, Carven), la sperimentazione tra materia e luce (Rabanne, Owens), e il ritorno al rito (Uma Wang, Schiaparelli).

Tra geometrie disciplinate e templi sperimentali, Parigi ci ricorda che la moda è sogno, ma un sogno che respira solo grazie alla tecnica: cuciture invisibili, trattamenti innovativi, bonding selettivo.

Ed è proprio qui che l’abito prende vita.

Photocredits: Fashion Network, Vogue

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