Amare richiede coraggio, eppure tanti scelgono la via più facile: accontentarsi di rapporti tiepidi per paura di soffrire o restare soli.
Molte persone nel corso della vita scoprono che amare non è semplice. È un grattacapo, un salto nel vuoto, una lotta costante tra il desiderio e la paura. E allora cosa si fa? Alcuni scelgono la strada più facile. Lasciarsi sfuggire la persona che fa tremare il cuore — perché richiede troppo impegno, troppa vulnerabilità — e rintanarsi in qualcuno che dà meno problemi, che non chiede troppo, che non costringe a esporsi.
Questo non è un comportamento da “adulti falliti”, è qualcosa che vive in molti di noi, anche nei più giovani. Dietro la corazza dell’apparente serenità, ci sono paure profonde: paura di essere rifiutati, paura del giudizio, paura di rimanere soli. Forse si pensa: «Se restassi troppo ferito, non potrei sopportarlo». O: «Se scelgo qualcuno che ama meno, almeno non rischio il crollo totale del mio mondo». È un modo di proteggersi — quasi da bambina — per non guardarsi allo specchio e ammettere: io merito qualcuno che mi faccia sentire viva, ma ho paura di provarci davvero.

Anche i giovani “accontentati”
Pensa a un ragazzo o una ragazza di vent’anni: magari mai usciti dalle proprie paure, con il cuore che batte per qualcuno lontano, qualcuno che non si può avere — e un altro che bussa alla porta, più comodo, più “ordinato”. Quello comodo non è il “grande amore”, ma ha le proprie rassicurazioni: presenza (anche se blanda), gesti gentili (ma misurati), poca richiesta di profondità emotiva. E spesso si dice: «Mi va bene così».
Ma non è “andare bene”. È mettere in pausa la parte migliore di sé. È dire “sì” a metà. È vivere a metà. E guardare per tutta la vita — da lontano — chi avremmo potuto essere, chi avremmo potuto amare, se avessimo avuto il coraggio.

La paura della solitudine: compagna ingannevole
Un altro grande motore di questo “accontentarsi”: la paura di restare soli. Quante volte ci siamo chiesti: «E se non troverò mai l’anima gemella?» E se l’anima gemella l’avevi davanti, ma hai tirato il freno a mano? Restare soli spaventa c’è un vuoto che fa male, un silenzio che urla. E allora ci si aggrappa a quello che c’è, anche se non basta. Meglio una presenza tiepida che il silenzio assoluto, sembra il ragionamento. Ma così perdiamo occasioni di felicità vera.
Col tempo, ci si anestetizza. Si diventa bravi ad auto-ingannarsi: «Sto bene così», «Non voglio complicazioni», «Magari è presto per me». E intanto si diventa quella persona che “si accontenterà”, che starà “solo”, ma non del tutto: accompagnato da qualcosa che non sa amare fino in fondo.
La follia di avere paura di amare
È assurdo, ma è reale: avere paura dell’amore è una follia. Perché l’amore è il motore che ci scuote, che ci espande, che ci insegna chi siamo veramente. Lasciarselo sfuggire per paura significa rinunciare a tante opportunità di essere felici. Significa far crescere una crepa nel cuore, che piano piano diventa canyon.
Se viviamo con questa paura, ci mettiamo in una prigione dorata: belle apparenze, gesti garbati, una routine che quieta la mente, ma che lascia l’anima affamata. È come mangiare cibo insipido per evitare l’indigestione. Ma l’amore non è fatto per essere moderato: quando è vero, vuole tutto o niente.

Non avere paura
Vorrei che chi legge capisca questo: non è vigliaccheria desiderare che il cuore batta forte. È saggezza. È ambizione. È rivendicare per sé il diritto di sentire profondamente. Non chiedere poco. Non accontentarsi del “non male”, ma esigere quel brivido che ti dice: «Se sono con te, muoio o vivo davvero».
Molte persone diranno che sono irrealista, che è folle “cercare sempre troppo”. Ma io rispondo: meglio rischiare e sentirsi vivi, che rimanere immobili in relazioni tiepide fino a dimenticarti chi sei. Meglio affrontare lo spettro del rifiuto, del dolore, dell’incertezza, che vivere un’esistenza grigia.
Se hai paura, guardala in faccia. Se l’amore ti intimorisce, riconosci che è perché dentro di te c’è la capacità di amare con tutto. Non scappare, non smorzare, non spegnere il desiderio.
Come dice Samantha Jones in sex and the city :“I love you, but I love me more.” Questa frase racchiude un messaggio ambivalente: c’è amore, ma c’è anche il rispetto di sé, il non perdere sé stessi nell’altro. È un invito a non annullarsi, a non cedere il proprio valore pur di restare. Forse non è perfettamente in linea con tutto quel che abbiamo detto, ma trovo che “amare sé stessi abbastanza da non accontentarsi” suoni potente.
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