Manifesting: lo voglio, quindi è già mio

da | LIFESTYLE

Se puoi sognarlo, puoi averlo. Anzi, è già tuo: questa l’essenza del manifesting, pratica che promette di trasformare desideri e obiettivi in esperienze concrete. Come? Combinando la giusta dose di immaginazione, motivazione e fiducia.

Ottenere tutto ciò che si desidera solo grazie al pensiero. Far sì che un’idea plasmi la realtà. Non è magia, né illusione, ma una tendenza in continua crescita, una prospettiva che invita a ripensare come ci rapportiamo nei confronti dei nostri desideri: il manifesting. C’è chi lo considera una filosofia di vita, chi un modo per allenare la mente alla positività, e chi lo liquida come semplice auto-convinzione. Ma una cosa è certa: il manifesting – o manifestazione – incuriosisce e conquista. Soprattutto la GenZ, occupando sempre più spazio nelle conversazioni, nei social, nel gergo comune e persino nelle nostre agende quotidiane.

Cos’è il manifesting?

Il manifesting non è altro che la capacità di attirare nella propria vita ciò che più si desidera, attraverso la forza dei pensieri, delle sensazioni, delle convinzioni e della visualizzazione. Alla base vi è l’idea che ciò su cui concentriamo la nostra attenzione – e verso cui incanaliamo le nostre energie positive – finisca per influenzare la realtà che viviamo, nel concreto. L’idea che ciò che immaginiamo con chiarezza, e che crediamo fermamente di poter raggiungere, possa prendere forma nelle nostre vite. Manifestarsi, appunto. Ma se è vero che la mente, se allineata in positivo, può essere la nostra miglior alleata, è anche vero che la manifestazione richiede molto di più del semplice pensiero ottimista.

Ti prego, manifesta per me!

Così diciamo, rivolgendoci agli amici, quando vogliamo che qualcosa vada nel modo sperato. Ma come si manifesta?

La manifestazione non è una pratica unica, ma un insieme di tecniche: ognuno adatta al proprio stile di vita quella che più fa al suo caso. Tra le tecniche più diffuse vi è la visualizzazione creativa, che consiste nell’immaginare con intensità la realtà desiderata: non solo pensare ad un obiettivo, ma percepirlo vivo, presente, come se fosse già parte della nostra vita. La chiave è provare, nel presente, le stesse emozioni che sperimenteremmo se quel desiderio fosse già realizzato. Vi sono poi le affermazioni positive, frasi ripetute ogni giorno per rinforzare convinzioni e volontà, o le vision board, college di immagini e parole che fungono da stimolo visivo quotidiano. O ancora, lo scripting, ossia la stesura di un testo che racconta la nostra vita futura come se fosse già realtà, e il metodo del 369, che consiste nello scrivere ciò che si vuole tre volte al mattino, sei nel pomeriggio, e nove alla sera.

Al di là della forma, il principio resta lo stesso: mantenere vivo il focus su ciò che si vuole, e lasciare che quella convinzione esista, attendendo poi che l’universo la concretizzi.

I sogni son desideri

“Tu sogna e spera fermamente, […] e il sogno realtà diverrà” – queste le parole che accompagnavano Cenerentola, con musica sognante. Facile cantarle: lei aveva una fata madrina che ha trasformato i suoi topi in cavalli. E anche se noi una bacchetta magica non ce l’abbiamo, possiamo fare affidamento sul potere della manifestazione. Che si creda o meno al manifesting, ciò che resta certo è che vi è una forza silenziosa nel pensiero positivo. Un atteggiamento fiducioso aiuta a vedere opportunità dove gli altri vedono ostacoli, a capire cos’è che si vuole davvero. E, nel migliore dei casi, ad ottenerlo. L’universo non regala miracoli, e il manifesting non garantisce nulla. Ma a volte guardare la realtà da una prospettiva diversa può spingerci ad agire in modo diverso, e così ciò che viviamo può finire per assomigliare sempre più a ciò che pensiamo. Cartesio diceva “cogito ergo sum” – penso, e dunque sono. La GenZ invece aggiunge: lo voglio, e dunque già lo ho.

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