Il programma americano “The Biggest Loser” non nascondeva grandi polemiche ma le mostrava in televisione nazionale. Per loro, chi ha sovrappeso non merita di essere trattato come gli altri e deve venire ridicolizzato di fronte a tutto un paese.
The Biggest Loser
Netflix ha lanciato “Fit for TV: Il lato oscuro di un reality”, una serie documentaristica del programma TV “The Biggest Loser”. Si facevano i casting per trovare delle persone con sovrappeso che volevano “un cambio di vita” e $250.000, che con sfide e allenamenti sarebbero scese di peso. Ogni settimana venivano pesati e chi scendeva meno di peso tornava a casa, perdendo la possibilità di dimagrire e di essere “The Biggest Loser”, il maggiore perdente.

Questa serie nasce nel 2004 negli Stati Uniti. Neanche oggi è una sorpresa sentire della fatphobia (grassofobia), ma negli anni 2000 lo stereotipo della donna magra quanto uno stuzzicadenti e l’uomo muscoloso risuonava di più, ovunque. Su MySpace, Flickr e Facebook, le foto che giravano erano quelle di Victoria Beckham, Britney Spears e gli angels di Victoria’s Secret.
Sfide, morti e pericoli
Siccome i partecipanti erano fuori di casa in un “ranch” del programma per vari mesi, una delle sfide offriva ai vincitori di vedere la loro famiglia. La sfida “Temptation”, tentazione, faceva scegliere ai partecipanti cosa mangiare da un tavolo infestato di pizza, hamburger, donuts, patatine fritte, caramelle e cibi alti in calorie; chi avesse mangiato più calorie in 5 minuti, vinceva. Alla fine della settimana dovevano comunque pesarsi e rischiare il loro posto dentro il concorso.
Quando i partecipanti cadevano o correvano, le camere si muovevano imitando un terremoto e le sfide includevano anche creare delle torri di pane, muovendole solo con la bocca. Si allenavano 8 ore giornaliere e anche se dal medico del programma veniva detto di mangiare, gli allenatori chiedevano solo di consumare 800 calorie in giornata. La durata del programma era di 7 mesi e in quel tempo dovevano scendere, a volte, alla metà del proprio peso per vincere.

L’idea ha oltrepassato lo schermo ed è arrivata in praticamente tutto il mondo, ricreando le proprie versioni. Pertanto, ricreando i loro problemi, tra cui l’inclusione di bambini e adolescenti. Il fatto più scioccante è che non sia rimasta nella cultura degli anni 2000 e che la versione americana abbia persistito fino al 2016.
Ryan C. Benson, stagione 1
“Ho perso di vista l’obiettivo di stare bene. Era solo questione di vincere.”
Le parole del vincitore della prima stagione sono l’intento del programma. Morire di fame per perdere la maggior quantità di peso. Anche se non è sano. Prima dell’ultima pesatura che avrebbe incoronato il vincitore, Ryan si rifiutò di bere dell’acqua per non affettare il numero sulla bilancia. I medici che hanno fatto gli esami dell’urina hanno informato Ryan che a causa della disidratazione c’era del sangue nei suoi esami. Cinque giorni dopo la conquista, recuperò 15 chili.
L’allenatore Bob Harper confessa nella serie di Netflix che sono tutti consapevoli che la parte più importante per dimagrire è la dieta, “ma questo è noioso in televisione”. Ciò che non era noioso era l’abuso e l’umiliazione dei partecipanti in palestra mentre svenivano al correre sul tapis roulant. Anche se i limiti si raggiungevano, la produzione sceglieva di continuare il programma e rischiare ancora di più.

Tracey Yukich, stagione 8
Nella stagione 8 si sono selezionati dei partecipanti e nel primo capitolo la prima sfida era correre una miglia. Quelli che vincevano erano dentro, quelli che non vincevano tornavano a casa. “Partecipare a The Biggest Loser è come vincere la lotteria” raccontò a Netflix. Iniziò a correre e sentì un peso sulle gambe, “come piombo”. Siccome era in gioco la sua partecipazione nel concorso decise di non arrendersi e gattonare i metri che rimanevano. Sentiva che il suo corpo si spegneva lentamente e che i suoi muscoli non rispondevano più ma chi non rischierebbe la vita per un programma di TV? Tutti tranne Tracey.
Tracey è stata portata dai suoi compagni fino alla fine dove crolla e smette di rispondere ai riflessi. Tra lacrime racconta a Netflix: “Ho sentito che stavo galleggiando, e c’era mio nonno, poi ho visto il buio e poi ho visto la luce. Io so che sono morta quel giorno.” Tenace, e sicuramente accecata dall’ambizione, decise di tornare al concorso e perdere peso. A Tracey la eliminano nel capitolo 7 dopo aver creato polemiche e guadagnarsi l’odio dei suoi compagni e gli allenatori.
Rachel Frederickson, stagione 15
La vincitrice della stagione aveva perso 70 chili. Nell’uscire da dietro le quinte al palcoscenico per la pesatura finale, era irriconoscibile. Quando era arrivata al programma pesava 118 chili e con il passare delle settimane è arrivata a vincere con 46 chili persi. Infatti, una delle allenatrici, Jillian Michaels, dopo aver visto la trasformazione di Rachel la reputò pericolosa e decise di rinunciare al programma. La partecipante che aveva seguito i loro consigli ed era “arrivata” all’obiettivo è stata criticata per essere andata oltre. Si criticano i risultati ma il processo era stato uno che i due allenatori, ignorando il consiglio medico, avevano incoraggiato.

La ridicolizzazione
Si ridicolizza il sovrappeso. Si pensa che le persone obese la prima cosa che fanno di fronte a un tavolo di cibo sia sfondarsi. Giocare con la componente emozionale e la ragione principale per la quale sono lì (dimagrire) è crudeltà e malizia. Il programma gira intorno all’umiliazione nascondendola come aiuto. Dopo il programma, nessuno veniva seguito medicamente e oggi, alcuni pesano più di quanto pesavano prima di entrare al programma.
Abusi verbali e fisici non diretti e la necessità di torturare il proprio corpo sotto il pensiero di: Se sei così, te lo meriti. Nonostante il movimento e l’alimentazione, attorno al sovrappeso c’è il mito della pigrizia e della involontà di mangiare di meno ma ci sono tanti fattori in mezzo. Il corpo viene determinato dalla genetica, il metabolismo, l’ambiente in cui si vive, la cultura e infine, le abitudini che abbiamo.
Tutte le sfide e la quotidianità dei partecipanti dimostrano l’intenzione della produzione di umiliare e disumanizzare le persone obese come se fossero dei pagliacci in TV. Sempre predisposti all’intrattenimento altrui. In più, chi è spettatore vede come vengono trattate le altre persone della società ma anche della propria comunità. Un continuo rafforzamento della magrezza come culto e superiorità. Senza importare come ci si arriva.
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