Perché è così difficile stringere amicizie in età adulta?

da | CULTURE

Tra routine, responsabilità e priorità diverse, costruire nuove amicizie in età adulta diventa complicato. Gli spazi per conoscersi si riducono e i ritmi frenetici ostacolano i legami. Ma proprio per questo, quando nascono, hanno un valore inestimabile.

Stringere nuove amicizie quando non si è più bambini o adolescenti è un’esperienza di cui non si parla mai. Forse perché viene dato per scontato che tutti entrino in età adulta già muniti di frequentazioni e affetti consolidati, forse perché quando si cresce, ci si preoccupa di altro. Tutt’ad un tratto la vita gira intorno al lavoro, alla possibilità di formare una famiglia, al sistemarsi. Preoccuparsi di trovare nuove amicizie sembra infantile, eppure, è essenziale. Ma anche problematico.

Se un tempo bastava condividere un banco di scuola, un gioco in cortile, un’altalena al parco o gli appunti di un esame, oggi serve molto di più. I ritmi frenetici, le responsabilità, e una maggiore selettività rendono la nascita di nuove amicizie più rara e complessa. C’è bisogno del giusto contesto, di un’occasione, e di una sana dose di volontà. Ma difficile non significa impossibile.

Scelta consapevole, non coincidenza

Instaurare, costruire, e coltivare nel tempo un’amicizia in età adulta è un processo delicato. Difficoltoso. Tutto ciò che regola l’amicizia cambia repentinamente non appena si smette di frequentare contesti che indirettamente incoraggiano e indirizzano la connessione con l’altro. Per i primi vent’anni di vita ci ritroviamo, per forza di cose, a vivere in ambienti in cui si sta in gruppo: la scuola, le attività extracurriculari, lo sport, il vicinato, l’università. Non si è quasi mai soli, la vita ruota intorno a gruppi di persone della nostra stessa età, con le quali celebriamo man mano gli stessi traguardi, e condividiamo passioni e drammi. Stabilire un legame non solo viene naturale, ma diventa una condizione inevitabile. È un processo passivo, si diventa amici e non ci si ricorda nemmeno il perché.

Quando si diventa grandi, tutto cambia. L’amicizia non avviene e basta, ma va cercata. Gli spazi di socializzazione si riducono, la routine non permette cambi di rotta. Non si vive più una vita di gruppo, in cui tutti avevamo le stesse preoccupazioni, lo stesso compito per cui dover studiare, gli stessi luoghi in cui ritrovarsi. Si hanno priorità, stili di vita, e attitudini diverse. E questo rende il conoscere qualcuno, e diventarvi amico, molto più complicato. Molto più raro. Molto più di valore. Bisogna, per la prima volta, volerlo davvero, non semplicemente aspettare che succeda.

Un atto di cura

Michela Murgia diceva che le amicizie che nascono quando si è adolescenti hanno una specialità irripetibile: “Avrai altre amicizie, anche molto qualificate, ma qualcuno che ti fosse testimone quando potevi ancora essere tutto… Quello non si ripete”. Ed è vero: quei rapporti custodiscono una freschezza e una libertà che non tornano più. Ma proprio per questo, le amicizie costruite in età adulta hanno un valore diverso, altrettanto inestimabile: sono frutto di una scelta consapevole, non di una coincidenza. Tra tempo limitato, routine e priorità diverse, scegliere di mettersi in gioco, creare unioni e coltivare legami nuovi è un atto di autentica cura.

Può sembrare difficile, ma basta poco: dopotutto, ogni grande amicizia è iniziata da un piccolo saluto.

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