Ebrahim Noroozi: scatti di disperazione

da | CULTURE

Ebrahim Noroozi, il fotografo iranese che cattura la politica del Medio Oriente. Il suo lavoro segue i conflitti di una realtà lontana a quella dell’Europa o l’America immortalando occhi disperati, divieti di espressione e distruzione. 

Ebrahim Noroozi nasce nel 1980 a Tehran, in Iran, in un contesto di costante tensione per la crisi degli ostaggi del 1979 e la Guerra Fredda dei paesi limitrofi, ex URSS. Lavora come fotografo per la stampa con premi durante il 2013, 2014 e 2024 per la sua fotografia documentaria con pubblicazioni nel New York Times, The Washington Post e National Geographic. Da dieci anni lavora con The Associated Press ritrattando in forma cruda e imponente la vita del Medio Oriente soprattutto in Afghanistan dopo l’arrivo dei talebani.

Con esibizioni in tutto il mondo, Ebrahim ha catturato l’attenzione di tutti. Non sono nuove le fotografie che indagano i contesti poveri e in guerra del Medio Oriente o dell’Africa rivelando la crudeltà (o normalità) di alcune zone del globo. Essendo persone privilegiate è molto facile riconoscere un ambiente poco sano e da cui si deve uscire, ma tanti come Ebrahim, nascono dentro il conflitto. Si normalizza la religione in cui si nasce, dalla quale è difficile scappare, la crisi, il caos, sostanze tossiche che fin da bambini hanno un effetto sulla salute e la distruzione di famiglie. Basta guardare intorno e capire che da anni è così.  

Madre afghana che porta una mela ai suoi tre bambini. I tre bambini la guardano sorpresi e scioccati della sua scoperta.
Ebrahim Noroozi – World Press Photo Contest 2024 (Asia)

2024 World Photo Contest: “Afghanistan on the Edge”

Tradotto come “Afghanistan al limite”, ritratta la storia umana di chi deve vivere crisi intersecate. Tre bambini che stanno ricevendo una mela da parte della loro madre che la riceve dopo pregare parecchie ore in un campo di sfollati nelle periferie di Kabul. Una famiglia, anche sfollata, che per riscaldarsi appellano alla spazzatura bruciata per sentire qualche tipo di calore. Dopo la presa di potere dei talebani, l’aiuto umanitario e la crisi economica hanno distrutto quello che poteva costruire l’Afghanistan. 

Foto di Ebrahim Noroozi per il premio di fotografia dell'anno 2024. Tre bambini che bruciano spazzatura, seduti a terra, per tenersi caldi
Ebrahim Noroozi – World Press Photo Contest 2024 (Asia)

La foto di Ebrahim Noroozi rappresenta anche una crisi alimentare, in cui uno dei sette afghani affronta sfollamento a lungo termine sradicati da conflitti politici seguiti da quattro anni di siccità e tre terremoti nel loro paese secondo UNOCHA. Vediamo occhi affamati e sorpresi di bambini che non avranno più di 4 anni. La nostra quotidianità e il primo alimento che ci viene in testa quando qualcuno ci chiede di pensare ad una frutta. Per loro era sorpresa e sconcerto, meglio della carota sporca che avevano tra le mani. 

Il regime talebano in Afghanistan

Sotto le regole talebane, le ragazze sopra i 12 anni non possono né lavorare né andare a scuola. Dopo che gli Stati Uniti ritirarono le loro ultime truppe nel 2020, il gruppo fondamentalista islamico ha ripreso il potere nel 2021. Con intimidazioni e restrizioni ai giornalisti, a novembre del 2022 chiedono di imporre la loro interpretazione della sharia. La sharia funziona come un consiglio divino in cui si spiega come vivere una vita morale e più vicina a Dio; parte dal Qur’an e le pratiche del profeta Mohammad. Dopo questa imposizione, hanno ripreso le brutali fustigazioni e esecuzioni che facevano durante la loro prima presa di potere degli anni 90. 

Bambine afghane che attendono scuola con il burka. Sono sedute normalmente e guardano avanti alla lezione
“The World’s Saddest Country and The Worst Country for Women” – Ebrahim Noroozi 2023

Riconosciuto dalla Russia come un governo legittimo, il regime talebano (che ha rovesciato il governo precedente) non entra più nella loro lista di organizzazioni terroristiche anche se, a volte, usufruiscono dell’appoggio di Al-Qaeda. Diritti umanitari che non vengono riconosciuti e la mancanza di riconoscimento che non viene punita. Un favore che si sfrutta in un mondo geopolitico teso dove l’Afghanistan gode di frontiere energetiche e commerciali con il potere di chiuderle e aprirle per chi vuole. 

“The World’s Saddest Country and the Worst Country for Women”

Un’altra serie del fotografo si intitola “Il paese più triste e il peggiore paese per le donne”. Quando le politiche cambiano e le crisi affettano tutti a livello sociale, la “colpa” e politiche più restrittive cadono sulle minoranze: donne e bambini. Una donna ha raccontato a Ebrahim che da quando i talebani sono arrivati, si sentiva morta. Afghanistan è uno dei primi produttori di oppio al mondo. Non è strano che i cittadini inizino a usare droghe per scappare dalla loro realtà. Gli scatti disperati e gli occhi delle donne che riescono a vedersi, devastati. 

Le donne afghane, senza lavoro, educazione e che dipendono da un’uomo si manifestano ma per il poco rispetto che questo regime ha verso di loro, vengono aggredite e represse. Non possono parlare né far vedere il loro viso fuori dalla loro casa obbligandole a usare il burqa in tutti i momenti, se sono in strada devono essere accompagnate da un uomo. Qua l’arte prende la sua forma. Ebrahim Noroozi le ritratta facendo sport, un altro divieto del regime, nelle loro vesti che le obbligano a coprirsi.  

Squadra di calcio di ragazze afghane, tutte coperte con una palla da calcio in mano.
Ebrahim Noroozi – 2022

Da anni Ebrahim Noroozi cattura le catastrofi del Medio Oriente e il coronavirus durante la pandemia. In Afghanistan, le catastrofi sono tutti i giorni. Non sono solo un fenomeno ma la vita stessa, persone senza risorse che non possono scappare, e quando riescono, si trovano con le realtà del primo mondo. Le porte chiuse. Come si puo vantare qualcuno di essere una brava persona se quando è il momento di dare una mano, la nascondono e fanno finta di niente? Tutti con gli occhi chiusi finchè è troppo tardi, finché i numeri di morti e feriti si alzano e facciamo finta di essere sorpresi, ringraziando che non è la nostra quotidianità. 

Foto: World Press Photo, account instagram di Ebrahim Noroozi