Accesso facilitato o meritocrazia negata? Il dibattito che divide moda, musica e cinema.
I Nepo babies, figli di persone celebri o influenti, sono diventati negli ultimi anni un fenomeno molto discusso e visibile, soprattutto nel mondo dello spettacolo, moda e musica. Il termine, diventato parte del linguaggio di oggi, è spesso usato con tono critico, se non apertamente sarcastico, per indicare chi ha raggiunto una posizione di rilievo grazie alla rete familiare più che al proprio merito. Ma il dibattito attorno ai nepo babies è più complesso in realtà di quanto sembri.

l sistema del privilegio
Iniziamo dai dati di fatto: il nepotismo esiste ed è piu diffuso di quanto pensi. Hai qualcuno in famiglia di famoso e influente? Beh allora è molto probabile che tu possa ottenere con più facilità un’audizione, una copertina o un contratto discografico. Magari non sarai un talento fuori dal comune, ma la tua esposizione mediatica ti garantirà comunque un pubblico. È inutile negarlo. Questa dinamica ha effetti reali: per ogni figlio di che ottiene un ruolo, c’è un attore, un cantante, un fotografo con talento e gavetta alle spalle che resta fuori. In un mondo già iper-competitivo, dove il lavoro creativo è spesso precario, i nepo babies sono la rappresentazione del favoritismo — e per molti, un’ enorme ingiustizia.
La domanda implicita è: come può esserci equità quando l’industria è piena di scorciatoie ereditate?

L’opinione di Vittoria Ceretti
Nel 2022, Vittoria Ceretti ha condiviso su Instagram una storia destinata a lasciare il segno. Dopo aver letto un’intervista di una cosiddetta nepo baby di nome Lily-Rose Depp, ha deciso di esprimere il suo pensiero senza filtri.
“mi piacerebbe davvero vedere se saresti riuscita a sopravvivere ai primi cinque anni della mia carriera“, scrive, rivolgendosi idealmente a chi è cresciuto nella bambagia del privilegio, potendo sempre contare su un nome famoso e su una rete di appoggi. Il suo sfogo è un mix di frustrazione ed esperienza personale: racconta di provini andati male, notti passate a lavorare per potersi permettere un volo di ritorno, e di quanto sia assurdo aspettare ore per un casting mentre una coetanea arriva in Mercedes con autista, seguita dall’amica dell’amica famosa.
Il punto non è la rabbia, né l’invidia: è la richiesta di riconoscere il contesto da cui si parte. “So che non è colpa vostra”, scrive, “ma per favore, apprezzate e riconoscete da dove venite”. Un invito onesto, che non nega il talento di chi è nato in famiglie famose, ma chiede rispetto per chi ha dovuto guadagnarsi tutto.
Le sue parole (tradotte):
Voglio solo condividere un pensiero, perché posso.
Mi sono imbattuta in un’intervista di una cosiddetta nepo baby o come volete chiamarla: figlia privilegiata, figlio, cugina, nipote, parente di qualche celebrità.
Lasciate che vi dica una cosa.
Sì, capisco il discorso del “sono qui e lavoro duramente per questo”,
ma mi piacerebbe davvero vedere se saresti riuscita a resistere nei miei primi 5 anni di carriera.
Non solo per essere rifiutata – perché conosco bene quella sensazione e posso raccontartela –
(anche se alla fine della giornata puoi sempre rifugiarti a casa di tua cugina o di tuo padre a Malibu)
ma piuttosto, come ti comporteresti se non potessi nemmeno permetterti di pagarti il volo per tornare a casa?
Se dovessi aspettare ore per un provino solo perché sei considerata una nepo baby,
mentre l’altra arriva con l’autista, la Mercedes, l’amica dell’amica famosa?
LA SALUTE MENTALE?
Non avete la minima idea di quanto si debba lottare per farsi rispettare.
CI VOGLIONO ANNI. Voi lo ottenete gratis, dal giorno uno.
Ho molti amici nepo baby che rispetto,
ma non riesco più a sentire i vostri paragoni con me.
Io non sono nata su un cuscino sexy e comodo con vista.
So che non è colpa vostra,
ma per favore, apprezzate e riconoscete il posto da cui venite.
Con affetto,
xV
Un sistema che si autoalimenta
Il problema principale è il meccanismo più grande che continua a girare sempre nello stesso modo: se hai un cognome noto, sei già una scommessa sicura. Le industrie , cinema, moda, musica , cercano volti che garantiscono clic, visibilità e copertine, e spesso chi ha già un’eredità mediatica ha più probabilità di essere scelto/a. I media alimentano questo sistema: testate e piattaforme digitali trasformano i nepo baby in trend, non sempre per talento, ma perché “funzionano”. Così si crea un circuito chiuso, dove chi è “nuovo” deve fare il triplo della fatica solo per entrare nella stanza. Non si parla solo di ingiustizia, ma di perdita collettiva: quante storie, volti e idee fresche stiamo lasciando fuori, solo perché non hanno un biglietto d’ingresso già timbrato? Se non rompiamo questo schema, continueremo a vedere sempre gli stessi nomi ed a confondere la visibilità con il talento.
Tra privilegio e pressione del nepo baby
Se da un lato è giusto riconoscere che spesso non a tutti vengono offerte le stesse possibilità, dall’altro è davvero giusto ridurre tutto a delle raccomandazioni? Dietro ogni nepo baby c’è una persona vera, spesso giovane, che vive pressioni forti, paragoni continui e il bisogno costante di dimostrare di valere qualcosa per conto proprio.
Un cognome importante può aprire porte, ma può anche diventare un peso: non è facile costruirsi un’identità quando tutti si aspettano che tu sia la copia dei tuoi genitori — o il loro opposto.
La domanda, quindi, va oltre il giudizio: un nepo baby è il risultato di un sistema ingiusto o è un individuo che, pur privilegiato, può comunque avere talento, visione e capacità?

Né vittime né colpevoli, ma coscienti
Essere un nepo baby non è una colpa. Ma ignorare ciò che rappresenta lo è. Il dibattito non deve scadere nell’odio personale o nella generalizzazione, ma restare acceso sul piano sistemico: quali meccanismi continuano a rendere l’industria culturale così poco permeabile al nuovo, al diverso, all’esterno del circolo familiare?
Servono più spazi per il talento autentico, più meritocrazia, più ascolto delle voci fuori dal coro. Ma serve anche empatia: capire che dietro quei volti già noti si nascondono spesso persone intrappolate tra identità ricevuta e identità desiderata.
In fondo, la vera sfida per un nepo baby non è diventare famoso, ma diventare sé stesso.
Immagini: Pinterest


