“Devo iniziare la dieta, devo dimagrire”. Iniziano l’estate e i doveri delle donne che si vogliono permettere di andare in spiaggia. Nel 2025, qualcuno penserebbe che la società si è stancata di sentire il termine “bikini body”. Invece no
L’inizio dell’incubo “bikini body”
Ricordo avere 12 anni e sentire le mie professoresse di ginnastica urlare nel riscaldamento: “Dai ragazze che arriva l’estate”. Ci motivavano a correre così con le mie compagne eravamo già pronte per l’estate. Cosa vuol dire prepararsi per l’estate? Per la società non è fare le valigie e partire ma avere il corpo con cui si è degna di portare il bikini.
Cresciamo da piccole con il bisogno di arrivare idealizzate all’estate. Anche se si dice che basta avere un corpo per portare una bikini, ed è vero, tutte le notizie delle celebrities al mare sono focalizzate sui loro corpi e quanto siano perfette. Si celebrano le donne dopo i 30 anni che con qualche figlio mantengono il bikini body. Fanno vedere la loro figura slanciata e curvata (solo dove si richiede di essere curvata), e di non essere così, vengono criticate e accusate di non aver perso i chili della gravidanza.

Anche se il bikini nasce nel 1946, il termine si inizia a usare nel 1961 grazie a una azienda di nome Slenderella che fomentava l’esercizio passivo. Affermava che con un paio di minuti sdraiate nei loro tappeti, si sarebbe dimagrite. La sua frase includeva la nascita del nostro incubo. “Busto alto e firme, cintura grande quanto una mano, fianchi sodi e tonificati, gambe snelle e aggraziate-un Bikini Body”.
Dagli anni 80 è passato di essere uno strumento di marketing ad essere anche un termine di uso colloquiale. Non che sia stato ignorato dal marketing che ogni anno ci offre diverse diete ed esercizi per essere come le supermodelle o addirittura più belle. Quante di noi ci siamo sentite in vergogna perché il nostro corpo non è degno da mostrare o simile a quello di Gisele Bündchen o Alexis Ren nel suo boom di 2016.
In questa vergogna si desidera essere altro. Voler cambiare abitudini, mangiare meglio e andare in palestra. Sia per gli uomini che per le donne le cose sembrano molto facili ma l’industria del fitness non si è mai disturbata in parlare delle differenze. Per le donne, iniziano qua due cicli che dureranno parecchio.
Il bikini body e la sua convivenza con il ciclo mestruale
La relazione dell’allenamento e il ciclo mestruale viene considerata poco quando si entra nel mondo fitness, governato da uomini. Diviso in due fasi, il ciclo mestruale inizia con la fase follicolare in cui i livelli di estrogeni aumentano e finisce nell’ovulazione. Dall’ovulazione in poi, il progesterone è più presente e finisce quando iniziano le mestruazioni. Quest’ultima fase viene chiamata fase luteinica.
Avendo queste due fasi chiare, è possibile agire e pianificare un piano di allenamento è nutrizione. Ma diventa complicato fare questo quando nei studi dentro l’industria le donne vengono escluse. Forse perchè si pensa sia inutile, uno spreco di risorse o perché in fondo a nessuno interessano le donne. Le ormone nella fase follicolare del ciclo mestruale sono simili a quella degli uomini “standard”. Questo è il motivo per cui tutti gli studi, degli uomini, si adattano alle donne senza considerare i diversi periodi del mese.
Nella fase luteinica, siccome ci sono alti livelli di progesterone, viene rallentato il metabolismo della proteina, componente principale dei muscoli, e il processo di ricuperazione di tali organi. Questo ormone potrebbe facilitare la ritenzione di liquidi e affettare anche l’attività intestinale. Altri studi hanno dimostrato che allenandosi nella fase follicolare il muscolo aumenta la forza e il proprio diametro. Quindi, se per le donne l’allenamento cambia dipendendo i diversi periodi del mese, perchè si applicano le stesse tecniche che agli uomini?

Poche donne sapranno della sincronizzazione del workout settimanale con il ciclo e pochi allenatori lo mettono in pratica nelle palestre. Social riempiti di “fitness influencer” che senza certificazioni postano video e diete di cosa mangiano in una giornata come se fossero esperti e non solo magri. Hanno del tempo libero e una passione (a volte neanche) ma con certi argomenti come la salute, forse formarsi e dare informazioni professionali sembra più adatto.
La società e le loro richieste
Aristotele, un po’ di tempo fa, ha distribuito l’idea del corpo femminile come il corpo di un “maschio mutilato”. Si concepisce in medicina il corpo maschile come corpo standard. Nel suo libro “Invisibili”, la autrice Caroline Criado Perez racconta come le donne vengono invisibilizzate in ogni campo della società.
Ha concluso che molte donne degli studi che si conducono lo fanno nella fase follicolare, quando ormonalmente sono simili agli uomini. Non considerando i risultati o variazioni nella durata del ciclo, i risultati non saranno mai giusti. Neanche in parecchi studi condotti con animali le femmine sono incluse. Come si può esigere a qualcuno di essere di una determinata forma e, in più, non dare gli strumenti per arrivarci?

Mi chiedo se le donne meritano mai qualcosa agli occhi della società. Di essere lasciate in pace con i suoi corpi, di avere una voce, un posto e di essere studiate per guarire di fronte a malattie. Sembra una cosa ovvia e scontata ma nei trial 8 su 10 persone sono maschi.
Si deve sempre dimostrare qualcosa agli uomini. Essere degne di portare una bikini, di andare in spiaggia, di poter allenarsi, di poter ricevere l’informazione sulla nutrizione per fare una cosa basica come mangiare e voler migliorare. Ci dobbiamo “preparare” per l’estate. Come se una donna che non porta il bikini body non si meritasse di riposare e deva continuare ad intrattenere altri. Dopo un po si spera di abituarsi e non cercare di dimostrare niente agli altri ma i titoli nelle riviste ci martellano il cervello e ci ricordano: “Devi dimagrire”.
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