Luke Newton interpreterà Alexander McQueen

da | Fashion

Alexander McQueen diventa un musical. Genio, tormento e passerelle su Off-Broadway

Il 19 agosto Off-Broadway si prepara a un debutto che farà parlare: arriva House of McQueen, spettacolo teatrale ispirato alla vita (nei suoi alti e bassi) di Alexander McQueen. E ad interpretare il re maledetto della moda sarà…Luke Newton. Sì, proprio lui, quello con la faccia pulita e il sorriso da bravo ragazzo di Bridgerton, protagonista nella terza stagione. Ora, la domanda sorge spontanea: sarà davvero all’altezza di vestire i panni e l’oscurità di uno come McQueen?

Lo spettacolo, scritto da Darrah Cloud, andrà in scena al Mansion at Hudson Yard Theatre di New York. Promette un viaggio nel caos creativo di uno degli stilisti più rivoluzionari di sempre: dalle prime forbici a Savile Row, fino al suo tragico addio nel 2010. Ma non aspettatevi una favoletta edulcorata: qui si parla di istinto, di ossessione, di visioni scomode.

Ma chi era davvero Alexander McQueen?

Nato a Londra nel 1969, figlio di un tassista e di un’insegnante, Alexander McQueen non aveva certo dimestichezza nell’ambiente della moda. Ma aveva le idee chiare e un talento che faceva paura. A vent’anni lavorava a Savile Row, a ventisei diventava direttore creativo di Givenchy. Genio precoce, capace di passare dal cucito sartoriale più rigoroso alla provocazione teatrale più estrema. Non cercava approvazione: cercava verità, anche quando faceva male. Ha costruito un impero, ha ridefinito il concetto stesso di moda e lo ha fatto con rabbia, visione e poesia nera. Fino alla sua morte, nel 2010, che ha lasciato un vuoto che nessuno è ancora riuscito a colmare. Né sulle passerelle, né nell’anima del fashion system.

Il creativo che non chiedeva scusa

Alexander McQueen non disegnava vestiti. Scolpiva incubi. Metteva in scena la morte, la violenza, il sesso e la bellezza in modo brutale e viscerale. Ogni sua sfilata era uno schiaffo. Ha mostrato la moda che sanguina, che respira, che racconta storie vere anche se scomode. Non gliene importava niente del glamour. McQueen non voleva essere compreso. Voleva essere ricordato.

Lo ha fatto con collezioni che ancora oggi fanno tremare e venir la pelle d’oca(Highland Rape, Voss, Widows of Culloden). E ha aperto la strada a una generazione di designer che oggi possono parlare di dolore, identità e politica, grazie a lui che l’ha fatto per primo. Senza filtri. Senza freni. E spesso, senza pace.

Luke Newton sul palco

Che Luke Newton abbia talento non si discute. Prima della fama Netflix ha calcato i teatri di Londra con The Book of Mormon e The Shape of Things. Ma Alexander McQueen è un’altra cosa. Serve intensità, rabbia, un certo tipo di tormento che non si impara sui copioni delle serie d’amore. Newton dovrà spogliarsi – emotivamente, si intende – per arrivare al cuore di un uomo che viveva sull’orlo del precipizio. E che creava da lì le sue opere.

Se ci riuscirà? Staremo a vedere. Ma House of McQueen potrebbe essere il suo vero battesimo di fuoco. Non basta interpretare McQueen. Bisogna sopportarlo. Sentirlo. E soprattutto, non renderlo noioso. Perché se c’è una cosa che Alexander non è mai stato, è banale.

Un’opera tra moda, demoni e visioni

L’opera teatrale racconterà l’intero arco della vita del grande stilista: l’ascesa, le cadute, le notti insonni, i successi meritati. Verranno esplorati anche i legami più profondi: dalla mentore Isabella Blow che ha scoperto e lanciato il suo talento  fino ai conflitti familiari mai risolti.

In scena, non solo abiti. Ma fantasmi, bellezza e dolore. Perché McQueen ha fatto tutto questo con ago e filo. E ora, il teatro proverà a restituirne almeno un frammento

Foto:Pinterest

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