Tecnologia: il rapporto intrinseco tra utilità e inquietudine

da | LIFESTYLE

La tecnologia ci piace da morire e avere tutto sotto controllo e facilitato è una cosa che adoriamo. Ma qual è il costo di tutta questa comodità?

La tecnologia in questo secolo rappresenta molto più di una collezione di invenzioni e strumenti in grado di scattare foto incredibili o di dirci cosa cucinare con quello che abbiamo nel frigo. (Il mio preferito sono le telecamere che ti permettono di controllare il tuo micio a distanza, sapevate che potete pure parlargli? troppo bello..). Comunque, la tecnologia è un elemento strutturante e trasformato della società contemporanea, in grado di ridefinire le relazioni umane, l’economia, la politica, la cultura e persino l’identità individuale.

La tecnologia nel 21esimo secolo è il motore di una trasformazione radicale che sta plasmando ogni aspetto della vita umana e sociale.

Inutile dire che le potenzialità e i benefici sono immensi e apprezzatissimi, anche i più piccoli, come la notifica che ti avvisa che la tua gonna preferita è appena tornata in stock. Allo stesso modo però sono presenti un numero grandissimo di rischi, implicazioni etiche e perfino nuove forme di disuguaglianza. (Vi ricordate l’episodio di Black Mirror sugli influencer? Ecco mi riferisco a quello).

Nel 2020 viene presentato il concept della Samsung Ballie, un robot sferico domestico intelligente e anche assistente AI mobile. L’anno scorso è stato ripresentato con ancora più funzionalità. L’innovazione di questo progetto sta nella sua mobilità autonoma all’interno della casa.

Photo via El Espanol

Dotato di videocamera, proiettore integrato e microfoni è progettato per monitorare la casa inviando feed video o alert in caso di anomalie. Il controllo domotico gli permette di interagire e controllare gli altri dispositivi smart home di Samsung o compatibili. Può proiettare video sulla parete della cucina di ricette, allenamenti o videochiamate e anche fornire assistenza vocale.

Può monitorare e interagire con gli animali domestici in nostra assenza e perfino rilevare odori o suoni specifici come una perdita di gas o un pianto di un bambino con una sola notifica.

https://vm.tiktok.com/ZNdayEWHX

Uno strumento che non ho mai davvero visto entrare nell’onda dei trend è lo Smart Ring come l’Oura Ring e il Samsung Galaxy Ring. Questi anelli sono dei dispositivi indossabili che permettono di monitorare la salute e il benessere. Integrando sensori avanzati, quali cardiofrequenzimentro e sensore di temperatura cutanea, monitorano parametri vitali, la qualità del sonno, la temperatura corporea e i livelli di attività.

Photo via OuraRing

I dati poi vengono analizzati da algoritmi AI che forniscono insight personalizzati sulla salute e sul benessere. Hanno una piccola dimensione e una batteria a lunga durata. Sono uno dei migliori strumenti tecnologici per il monitoraggio della propria salute in quanto è molto più probabile che si indossi tutto il giorno. (Non so voi, ma io l’Apple Watch è la prima cosa che tolgo appena entro in casa).

Quest’anno è stato presentato il Withings Omnia, uno specchio intelligente per il monitoraggio della salute con AI integrata.

Accompagnato da una bilancia integrata permette di misurare il peso, la composizione corporea e parametri cardiovascolari. Anche qui si ha la possibilità di monitorare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e perfino condurre scansioni ECG. Raccogliendo e centralizzando i dati da altri dispositivi di Withings e potenzialmente anche da app di terze parti per avere una visione olistica della salute.

Photo via IlSoftware.it

Potrà fornire feedback sulla salute in tempo reale, suggerimenti personalizzati, rispondere a domande mediche e perfino facilitare consultazioni virtuali con professionisti sanitari o inviare i dati al medico.

Ci sono dei modelli già in vendita come HiMirror Mini, uno specchio intelligente da tavolo focalizzato per l’analisi della pelle e la routine di bellezza.

Photo via Amazon

Con una telecamera integrata e algoritmi AI, analizza la pelle ogni volta che ti specchi rilevando imperfezioni, porosità, livello di rossore, rughe e linee sottili, macchie scure e simili. Fornisce un punteggio della pelle ti suggerisce poi dei prodotti specifici o routine di bellezza basato sulle esigenze. Inoltre monitora l’efficacia dei prodotti che usiamo nel tempo e può perfino simulare look make-up o diversi hairstyles.

Questi prodotti è indubbio che ci rendano la vita più semplice e interattiva, ma non è tutto rose e fiori.

Nel 2022 alcuni modelli di Roomba hanno ripreso filmati intimi di persone nelle proprie case, video poi inviati a subappaltori in Venezuela per l’addestramento dell’AI finendo poi online.

Anche Alexa ha registrato frammenti di conversazioni private senza l’utilizzo della wake word. Questi poi vengono inviati a operatori umani per la trascrizione e l’analisi, sempre con l’intenzione di migliorare l’AI, mica per altro..cioè, poi per altro in realtà sì. In alcuni casi, infatti, le registrazioni degli assistenti vocali sono state richieste come prove di indagine sia in casi penali o civili, facendo diventare Google Home un potenziale testimone.

Photo via UNILAD

Le problematiche che si vanno a creare intorno a questi amici tecnologici sono quindi tantissime, ma la cosa che più di tutte viene intaccata è la nostra privacy.

Che si tratti di sorveglianza costante e involontaria o la profilazione segreta con Barbie parlanti, i dispositivi tecnologici più sono avanzati e più hanno gli strumenti per inserirsi profondamente nella nostra vita.

I robot domestici hanno telecamere e si spostano liberamente nei nostri spazi registrando tutto ciò che li circonda. La natura degli assistenti vocali li fa essere costantemente attivi in attesa di un potenziale comando. Questo gli permette di diventare un orecchio abbastanza discreto in quanto a forma e design, ma meno in quanto a privacy e protezione della nostra intimità. Gli specchi intelligenti per darci feedback precisi devono registrarci anche in situazioni molte intime. Chissà poi dove questi dati e queste immagini possono andare a finire.

Integrare massicciamente la tecnologia nel quotidiano porta a un altrettanto massiccia raccolta di dati personali, spesso e volentieri molto sensibili.

Dati biometrici e sanitari, comportamentali e ambientali. Noi cediamo il consenso all’uso e al trattamento nel momento esatto in cui ci allacciamo il nostro Watch intelligente.

Questi possono mappare le nostre abitudini, le nostre preferenze di consumo e ci tengono localizzati costantemente creando così un profilo dettagliano delle nostre vite. Tutte cose che possono essere utilizzate per frodi o manipolazioni.

Casi come le telecamere per neonati hackerate o la compromissione delle stampanti intelligenti, hanno dimostrato grandi falle di sicurezza. Inolte ci ricordano che ogni dispositivo connesso è una porta di accesso lasciata aperta per chiunque la voglia spingere per aprirla. Queste falle possono derivare anche solo da una configurazione errata, cosa che nei 500 euro che paghiamo per i sistemi più avanzati preferiremmo non trovare.

I pericoli per la privacy portano a una sfiducia nella tecnologia che ci circonda e nella nostra capacità di controllare le informazioni che produciamo.

I deepfake, ad esempio, rendono difficile per noi distinguere il vero dal falso creando di nuovo tantissime possibilità di frode, disinformazione e anche diffamazione su larghissima scala. Il gravissimo scandalo del caso Cambridge Analytica è il più lampante esempio.

Photo via The Wall Street Journal

La Cambridge Analytica è una società di consulenza politica britannica che dal 2013 si è specializzata nell’uso dell’analisi dei dati e della scienza comportamentale per influenzare le campagne politiche e le elezioni. La società sosteneva di aver sviluppato questo metodo innovativo, chiamato microtargeting psicografico, che sarebbe andato oltre i tradizionali dati demografici per creare profili psicologici dettagliatissimi degli elettori.

L’obbiettivo era quello di usare questi profili per inviare messaggi politici estremamente personalizzati e mirati così da sfruttare le vulnerabilità, paura o desideri di ogni individuo per influenzarne il voto.

Già detto così è problematico, ma non siamo ancora arrivati al momento clou: nel marzo 2018 le rivelazioni di ex dipendenti raccontano dell’acquisizione illecita dei dati. Questa veniva fatta anche tramite Facebook portando poi a una grandissima sfiducia verso questo social e quindi Meta. I lati positivi sono le multe salatissime fatte pagare al social media e l’accelerazione dell’introduzione e applicazione di regolamenti sulla protezione dei dati, ora molto più stringenti.

Insomma, a noi fa comodo il robottino che ci mostra come fare la ricetta in live mentre tagliamo le verdure sul tagliere. Dobbiamo però ricordarci che è tutto un dare e avere e per ogni comodità dobbiamo rinunciare a un nostro pezzettino di privacy. Ora, considerato l’uso spasmodico di questi strumenti e di queste tecnologie, quanta privacy ci rimane?