Per la prima volta, l’erba sembra superare l’alcol nelle preferenze della Gen Z. Una scelta che racconta molto più di una semplice moda
La Generazione Z sta vivendo un cambiamento profondo nelle sue abitudini di consumo. Sempre più evidente è una nuova tendenza: una preferenza crescente per la cannabis rispetto all’alcol. Un fenomeno che non nasce per caso, ma che affonda le sue radici in dinamiche culturali, sociali ed economiche complesse.
Negli Stati Uniti, dove la cannabis è ormai legale in 24 stati, il trend è particolarmente marcato. Tra i giovani americani, il consumo quotidiano di erba ha superato quello dell’alcol, specialmente nella fascia tra i 18 e i 34 anni. Oggi, si stima che quasi 18 milioni di persone dai 12 anni in su facciano uso quotidiano di cannabis. Sempre più ventenni sembrano aver abbandonato la vecchia abitudine di ritrovarsi al bar per un drink. Tra le possibili cause, sicuramente i costi elevati dell’alcol e una maggiore consapevolezza dei suoi effetti negativi sulla salute. Tuttavia, è importante sottolineare che anche la cannabis ha i suoi effetti – di natura diversa, certo, ma comunque presenti.
La domanda allora è: la Gen Z ne conosce davvero le implicazioni, o è semplicemente più disposta ad accettarle?
Erba al posto del drink?

La Generazione Z si distingue per una sensibilità crescente verso la salute e il benessere, ben più marcata rispetto a quella delle generazioni precedenti. In questo contesto, l’alcol – da sempre associato a ubriachezza, malessere fisico e postumi spiacevoli – sta perdendo terreno. Al suo posto, arriva la cannabis quell’alternativa più “soft” e apparentemente meno dannosa, soprattutto nelle sue forme più leggere. La legalizzazione crescente in diversi Paesi, unita alla normalizzazione del consumo, ha contribuito a ridurre il famigerato stigma sociale legato all’erba. Non è più qualcosa da nascondere. È diventata accessibile, accettata, persino parte della routine di benessere di alcuni.
La cannabis offre un’esperienza molto diversa rispetto all’alcol. Invece di causare perdita di controllo, induce spesso uno stato di rilassamento che consente di restare presenti, lucidi e socialmente attivi. Per molti, è più di una sostanza ricreativa: uno strumento per l’introspezione, la gestione dello stress e la ricerca di equilibrio interiore.
In fondo, le motivazioni alla base dell’uso di cannabis non sono così distanti da quelle che spingono al consumo di alcol: il desiderio di piacere, connessione, sollievo dall’ansia o dalla routine quotidiana. Ma a cambiare sono le modalità, le percezioni, e forse anche le priorità di una generazione che cerca nuove strade per stare bene, non solo dentro ma anche fuori.
Una scelta apparentemente consapevole

In questo scenario, la nuova generazione sembra preferire la cannabis non solo per i suoi effetti più “gestibili”, ma perché la associa meno a comportamenti autodistruttivi e a una forma di controllo più consapevole del proprio stato mentale. È un cambiamento che va oltre le abitudini di consumo. Riflette una vera e propria evoluzione culturale, dove sobrietà, moderazione e benessere interiore diventano nuovi valori condivisi.
Per molti, l’erba rappresenta un’alternativa più in sintonia con il loro modo di vivere, pensare e stare bene. Il suo consumo quindi, pur restando ricreativo, viene percepito e affrontato con maggiore consapevolezza, responsabilità e attenzione ai propri bisogni interiori. Una scelta all’apparenza consapevole – lucida e ragionata, ma siamo davvero certi che lo sia fino in fondo?
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