Il turismo da selfie: fotografie e eccesso

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Quando le fotografie uccidono i luoghi, è, perché viviamo in un’epoca in cui l’obiettivo di uno smartphone vale più di mille occhi.

Un albero, un tramonto, una facciata colorata: ogni dettaglio diventa pretesto per uno scatto. Non per conservarne il significato, ma per dimostrarne la presenza. Siamo turisti della superficie, colonizzatori dell’immagine, predatori del momento. E stiamo distruggendo tutto.

Notting Hill e il paradosso del colore: da attrazione a difesa

Nel cuore di Londra, a Notting Hill, le case color pastello sono diventate prigioni estetiche. I residenti, stanchi di frotte di turisti ammassati davanti alle loro abitazioni, hanno preso una decisione drastica: dipingere le facciate di nero. Un gesto estremo, simbolico, disperato. Ma, secondo i media britannici, il tentativo ha avuto un effetto contrario: ha attirato ancora più curiosi. Perché il meccanismo è perverso. Il turista moderno non cerca il bello, cerca il raro. E lo trasforma in moda, anche se è protesta.

Selfie proibiti a Portofino

Nel 2023, Portofino ha imposto il divieto di selfie in alcune aree, pena multe salate. Il motivo? Il numero insostenibile di turisti che affollavano la celebre piazzetta, bloccando i passaggi e creando situazioni pericolose. Non è più turismo: è assedio. L’eleganza ligure, silenziosa e fragile, è stata sostituita da un circo di telefonini e gambe incrociate. Nessuno guarda il mare. Nessuno sente l’odore del sale. Si guarda uno schermo, e basta.

Barcellona e il culto del rischio per le fotografie perfette

A Barcellona, i turisti si immortalano sulle scale mobili con la Sagrada Familia sullo sfondo. Anche a costo di farsi male. Anche se è vietato. Anche se è folle. Perché oggi vale più un selfie -o delle fotografie- spettacolare che la propria incolumità. Si rischia, si sfida il buonsenso, si calpesta ogni regola. L’unico codice è quello visivo: apparire. E magari viralizzare.

Ibiza ed Es Vedrà: la natura assediata dal caos digitale

A Ibiza, gli abitanti hanno eretto blocchi di pietra per impedire l’accesso a Es Vedrà, punto panoramico diventato invivibile. Troppa gente, troppi rifiuti, troppa confusione. La montagna sacra, legata a leggende e spiritualità, è stata ridotta a sfondo per TikTok. È la profanazione del sacro. Non con le parole, ma con i click. Anche lasciare casa è diventato un problema per i residenti. Perché il turismo, se incontrollato, diventa sopruso.

Baleari e influencer

Le Baleari, un tempo rifugio per viaggiatori veri, si sono trasformate in un set sponsorizzato da influencer. Il risultato? Prezzi alle stelle, flussi ingestibili, bellezze consumate. The Guardian ha raccontato di come molti turisti, suggestionati dai social, mettano a rischio la propria sicurezza per replicare scatti iconici. Fotografie pericolose. Si confonde il viaggio con il contenuto, la scoperta con l’esibizione. E a pagarne il prezzo sono le comunità locali, l’ambiente e la verità.

Turistificazione e instagrammabilità

La turistificazione, già colpevole dell’aumento insostenibile degli affitti, si intreccia oggi con l’estetica “instagrammabile”. È un veleno a doppia dose: prima ti attira con l’immagine, fotografie ben confezionate, poi ti sfratta con il mercato. Si costruiscono esperienze fotogeniche, non autentiche. Si viaggia per confermare uno status, non per comprendere un mondo. Il viaggiatore è diventato consumatore. E il consumo è vorace, spietato, irresponsabile.

Serve un turismo consapevole: meno fotografie, più rispetto

Forse è tempo di chiederci: abbiamo davvero bisogno di un selfie per ricordare? Non sarebbe meglio ricordare con la pelle, con il cuore, con gli occhi liberi? Un turismo più consapevole non chiede molto: chiede silenzio, lentezza, empatia. Chiede di entrare nei luoghi come ospiti, non come padroni. Chiede di guardare senza rubare. Chiede di vivere senza ostentare.

La fotografia non è un nemico, ma un mezzo

Non sono le fotografie il problema, ma l’uso che ne facciamo. Se uno scatto nasce dal rispetto e dall’ascolto, è memoria. Se nasce dal narcisismo, è vandalismo. Forse dovremmo tornare a viaggiare con un taccuino in tasca invece che una ring light nello zaino. Forse dovremmo smettere di trasformare ogni meta in un’inquadratura. E cominciare, finalmente, a vedere davvero.

Photocredits: Pinterest