Terzo giorno di Haute Couture 2025: addii e nuovi inizi

da | FASHION

Si conclude la terza giornata di alta moda, forse la più intensa di tutte. Con l’addio di Demna Gvasalia a Balenciaga e il debutto di Glenn Martens a Margiela saliamo sulla montagna russa della moda.

Si apre oggi il terzo giorno di Haute Couture a Parigi, lì dove tutto è elegante e magnifico. Se è vero che l’habit ne fait pas le moine (l’abito non fa il monaco), è anche vero che chiunque indossi Robert Wun si ritrova a portare un vero e proprio pezzo d’arte. Al suo secondo anno di Haute Couture, Robert si riconferma il grande designer e artista che è.

La collezione di Robert Wun è intitolata “Becoming” ed è dedicata al rituale della vestizione e del ruolo importantissimo che la moda gioca nei momenti più importanti della vita.

La passerella è stata organizzata sul palco del Théâtre du Châtelet e ad aprire le danze è una modella con la bocca sanguinante. Così macchiate sono anche le sue mani e il suo vestito che ricorda una trapunta decisamente elegante, forse la scena di un crimine realizzata in raso e paillettes?

Il clima di suspense è continuato per tutta la sfilata presentando accessori costituiti da interi capi, come una giacca di raso rosso che diventa una borsa da mano. Lo stesso accade con un corpetto dall’estetica futurista, assieme a un completo gessato che con l’aggiunta di un manico si appoggia alla mano della modella come se nulla fosse.

Su molti dei look compare una seconda coppia di braccia che sorreggono gli abiti o si appoggiano sul corpo mimando proprio il gesto della vestizione.

le silhouette sono teatrali, esagerate e strutturate. Come le precedenti collezioni di alta moda, sono gli accenti di colore che impreziosiscono letteralmente gli abiti, realizzati con elementi dettagliatissimi cuciti a mano. La teatralità è un elemento caratteristico delle collezioni del designer e il palcoscenico è stato la giusta location in cui esprimere la storia di ombre e movimenti che la collezione mette in scena.

I look sembrano dei veri e propri fermo immagine che ci lasciano con il sospiro sospeso e un sentimento di tensione che accompagna ogni mise. Le geometrie dei capi aiutano a dare questo senso di movimento grazie al loro allungarsi quasi in direzione di qualcosa che non vediamo, ma che sta accadendo, è accaduto o accadrà.

Robert Wun si riafferma come il grande artista che da due anni vediamo sulle passerelle dell’Haute Couture parigina con vere e proprie esibizioni di moda, ma di quella incredibile.

A mezzogiorno è l’ora dell’enfant terrible, il poeta maledetto del fashion system: Demna Gvasalia con la sua ultima collezione per Balenciaga. Come ogni ribelle, anche in occasione della settimana dell’alta moda Demna decide di stravolgere le regole aprendo la collezione con un abito da sposa, di norma previsto a chiusura dello show.

La catwalk porta in scena una dedica che il designer fa ai capi iconici che hanno accompagnato le critiche e gli apprezzamenti del brand di moda di questi ultimi dieci anni di direzione.

Le spalle esagerate, le linee drammatiche e le vite strette. Le chaussures dalle punte lunghissime e i guanti incorporati. Così come i blazer destrutturati e le influenze street style.

Nel cast sfilano influencer e figure di riferimento del marchio. Kim Kardashian veste un abito in raso aderente accompagnato da un pellicciotto gigante, tutto sui toni del crema. Forse un leggero richiamo al passato di Cristobal e all’eleganza classica che il marchio ha rappresentato ai suoi albori. L’intenzione di sovvertire gli equilibri rimane e Demna porta sulla catwalk completi scuri e cravatte. A completare il look da lavoratore medio delle big 4 ci sono la valigetta e gli occhiali da vista.

Il diacronico si nota anche nella decisione di vestire le modelle con abiti rassomiglianti tuniche che nascondono il corpo, mentre sugli uomini opta per capi classici molto morbidi con lunghezze informali, per nulla consoni all’idea di elegante che i capi tradizionali rappresentano.

Presenti anche i trench enormi, il dettaglio rimane quindi sul taglio degli abiti, sulle loro proporzioni. Elementi con cui Demna ha sempre giocato esagerando sotto qualsiasi punto di vista.

L’ultima collezione di Demna è quindi un connubio di passato e presente, un recap doveroso fatto forse per “brieffare” PP sul lavoro fatto negli anni e sul punto in cui il marchio conclude il suo capitolo con Demna. La chiusura del cerchio che per la prima volta vede il designer inchinarsi alla fine dello show. Un passaggio di testimone sentitissimo e decisamente rivoluzionario, in entrambe le direzioni.

Chi invece ai canoni stilistici e alla classica eleganza non rinuncia è Elie Saab, che per la sua collezione Haute Couture porta la grazia femminile senza tempo. Ad essere fusi insieme sono l’opulenza e l’attitude che reinterpretano il glamour in una chiave moderna di sfacciataggine e colpi d’anca decisi.

L’eleganza diventa sfrontata con silhouette aderenti e l’utilizzo dell’oro, assieme all’arte della corsetteria francese.

Infiniti elementi di luce aumentano con lo scorrere dei vestiti quasi a seguire il ciclo di una soirée che dal tardo pomeriggio si avvicina alla notte. I colori tenui del crema, del nude e del rosa chiaro si scontrano con i decisi toni dell’oro e del nero. Forte presenza di elementi floreali che vengono riportati sui capi in diversi modi.

Un look leopardato riporta la collezione al gioco della seduzione e si afferma come elemento di contrasto. Poi arrivano le trasparenze. A mezzanotte precisa arriva la sposa: “a Queen among Queens“, così la definisce il marchio.

Elie Saab interpreta un glamour moderno che si aiuta con elementi del passato, dando vita a una Haute Couture che arriva come celebrazione della grazia femminile. Nell’attitude, però, impertinente.

Così come Demna ha chiuso un lungo percorso, Glenn Martens oggi ne inizia un altro con Maison Margiela. La sfilata ha chiuso una giornata davvero intensa di moda e non potevamo chiedere di meglio. Ammetto di aver temuto il peggio prima di veder sfilare le modelle, ma mi sono rasserenata non appena ho visto il primo look. Glenn ha mantenuto tantissimi elementi presenti dagli inizi della casa di moda.

I volti coperti compaiono già da1995, la “plastica” nel 1998, nel 2000 sfila una collezione di moda XXL, nel 2012 i volti sono completamente bedazzled. Anche per Margiela abbiamo assistito a un viaggio sul viale dei ricordi, questa volta forse interpretabile come un segno di rispetto per il grande lavoro che oggi Glenn eredita. Un nuovo inizio che non ha intenzione di dimenticarsi da dove arriva.

Questa collezione è il miglior tributo che si potesse dedicare a un brand così importante come Margiela: capi creati con uso sapiente del passato che ci fanno tirare un sospiro di sollievo per le sorti della moda.

Leggendo le opinioni ho avuto conferma della sensazione che ho provato guardando la sfilata: Martin è tornato. I veli così come le stampe hanno riportato l’importanza del corpo nel definire gli abiti. Anche qui forse un riferimento alle vecchie collezioni del 1997?

Presenti anche due look dall’allure sartoriale e minimale che riconfermano una giusta comprensione della storia del marchio. I colori, così come le stampe trompe d’oeil, individuano la mano di Glenn Martens.

Il creativo non esce a fare l’inchino, proprio come Martin. La location della prima collezione di Martens è la stessa dell’ultima di Martin nella Spring Summer 2009.

Per me un totale coup de foudre.

Un debutto con i fiocchi che conclude una delle giornate più toste di questa stagione di alta moda.

Ed è proprio così che si conclude la terza giornata di Haute Couture. Una giornata intensa di addii e nuovi inizi. Un giorno in cui la moda ha vinto ancora con design e abiti in grado di riportarci con il cuore in gola, capaci di farci emozionare ancora.

Proprio come la moda dovrebbe fare.