È giunta al suo termine la seconda giornata di Haute Couture parigina per la stagione Autunno Inverno 2025. Qualcuno se ne è accorto?
Il termine filler (“riempitivo”, in italiano) viene utilizzato per indicare un capitolo di un libro, una scena di un film o un episodio di una serie tv che non ha granché da dire, in cui non succede praticamente nulla. Uno stand-alone che non aggiunge, né toglie nulla alla storia, ma che esiste con il solo scopo di allungare la narrazione del prodotto. Ebbene, oggi Parigi, al suo secondo giorno di Haute Couture Week, ha messo in scena il proprio episodio filler, facendoci sedere in sala d’attesa nel tentativo di riempire un vuoto tra l’ipnotica apertura dei giochi da parte di Schiaparelli, e i saluti tanto aspettati di domani: il benvenuto di Glenn Martens in Maison Margiela, e l’addio di Demna a Balenciaga, con la sua ultima Couture. Tentativo riuscito o fallito?
L’ultima era di uno Chanel solitario
Orfano di direttore creativo, e in attesa dell’ufficiale presa in carico da parte di Matthieu Blazy del prossimo ottobre, Chanel ha dovuto rimboccarsi (di nuovo) le maniche da solo. La Haute Couture Autunno Inverno 2025 di oggi, è infatti l’ultima di una serie di collezioni portate avanti dal design team della maison. La linea si propone di mostrare uno spiraglio di luce, una veloce sbriciata, su quella che è l’esperienza dei clienti abituali del brand dietro le serrate porte dell’atelier di Rue Cambon, con un set ispirato proprio ad esso. Il risultato è un défilé all-white fatto di tweed e frange di ogni tipo. Nulla che non si sia mai visto. Una giacca indossata al contrario con dorati bottoni sulla schiena, però, funge da buon auspicio per una futura sovversione delle regole: forse proprio quella dell’imminente rivoluzione d’ottobre di Blazy.



L’essenzialità spaziale firmata Stéphane Rolland
L’idea che l’Haute Couture debba essere sinonimo di eccesso, stravaganza ed estremo luccichio è ormai datata: lo dimostra Stéphane Rolland. La sua Couture FW25 è caratterizzata da un minimalismo calibrato da ampi volumi e vertiginosi strutturalismi. La spazialità viene messa al primo posto, ogni orpello viene eliminato, rigide geometrie dominano le teste delle modelle, i gioielli vengono indossati a mo’ di talismani. E sembrano essere tutto ciò di cui abbiamo bisogno per cadere vittime dell’incantesimo di Rolland.


Il nuovo protagonista della Haute Couture: Ashi Studio
Da soli due anni Ashi Studio, di Mohammed Ashi, sfila come membro ospite durante la Haute Couture Week: e quel posto sul calendario non ha intenzione di mollarlo. Inserti floreali, drappeggi e fianchi imbottiti si uniscono in una fusione tra barocco e minimal, cifra specifica del brand. Se da un lato l’abito giallo pastello in stile pelle di serpente mette i brividi per l’accuratezza della texture, dall’altro, alcuni design non risultano totalmente nuovi all’occhio dei più attenti fashion addict. Il corsetto di legno e le ruches di pizzo color panna sembrano fare l’occhiolino (da molto lontano) all’epoca d’oro di Alexander McQueen. Ma si sa: nella moda, a volte, nulla si crea, tutto si ripete.



Armani Privè, eterna eleganza
Precisione, eleganza, tagli a dir poco perfetti, dettagli studiati al millimetro: Armani Privè chiude questa seconda giornata di Couture regalando tutto ciò di cui lo scarno calendario odierno ci ha privati. I lucenti velluti e le sete dall’aspetto semi-liquido si susseguono in una palette di neri che si differenziano solo per le diverse consistenze, e per qualche raro tocco di colore. Non c’è nulla da aggiungere: re Giorgio salva la giornata.


Foto: Vogue, Kendam


