Il tennista toscano Lorenzo Musetti entra ufficialmente nel mondo della moda, con una partnership che punta sull’eleganza misurata
Il tennis continua a essere terreno fertile per le maison di moda. Dopo Jannik Sinner per Gucci e Carlos Alcaraz per Louis Vuitton, anche Bottega Veneta fa la sua mossa, nominando Lorenzo Musetti come nuovo Brand Ambassador globale. Una scelta che conferma il crescente interesse dei brand per figure capaci di rappresentare un’estetica coerente, oltre i risultati sportivi.

L’atteso annuncio
Musetti era già apparso nella campagna “Craft is our Language”,dove Bottega ha raccontato il proprio universo visivo attraverso mani al lavoro, sguardi composti, gesti precisi. In quel contesto, il tennista – classe 2002, originario di Carrara – si è inserito senza forzature, contribuendo a un racconto basato su artigianalità, individualità e forma.
L’annuncio della sua nomina ufficiale è arrivato all’inizio di luglio, a ridosso del torneo di Wimbledon, dove Musetti era tra i favoriti a Wimbledon, ma il risultato in campo è passato in secondo piano: per Bottega conta di più il significato del gesto che la vittoria.

Il ruolo di Lorenzo Musetti nella strategia del brand
Il profilo di Musetti rispecchia la direzione di Bottega Veneta, marchio noto per una comunicazione visiva sobria, priva di loghi evidenti e segni riconoscibili. Da sempre, il brand evita celebrity mainstream e punta su figure in grado di incarnare un’estetica silenziosa ma riconoscibile. In questo senso, Musetti rappresenta una scelta in linea con l’approccio di “quiet luxury” che la maison sta portando avanti anche sotto la nuova direzione creativa di Louise Trotter.

Una figura coerente con Bottega Veneta
Con Lorenzo Musetti, Bottega Veneta rafforza il proprio legame con un’estetica fatta di misura, gesti precisi e assenza di rumore. Una collaborazione che non ha bisogno di slogan o colpi di scena, ma che punta sulla costruzione di un’immagine riconoscibile nel tempo. Per gli osservatori del sistema moda, è un segnale chiaro: lo stile, oggi, passa anche dai campi da tennis – ma non per forza dai trofei.
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