Il soldo che muove il mondo e le altre stelle, ma forse ora non più. I media riportano informazioni inutili e le persone non ne vogliono sapere. Che stia cambiando tutto?
L’autore americano Studs Terkel disse: “Siamo sempre più coinvolti dai media e sempre meno presi dall’arte di comunicare.”
Comunicare è un processo complesso che coinvolge la creazione di connessioni, la condivisione di significati e la costruzione di relazioni. Ma soprattutto lo facciamo in continuazione e con tutti, anche involontariamente. Basti pensare alla comunicazione non verbale.
Con l’arrivo dei media, comunicare non è mai stato così semplice. Forse però dopo decenni abbiamo un po’ perso di vista lo scopo.
L’importanza dei media non è difficile da capire: strumenti che permettono di fornire conoscenze o informazioni a un vastissimo pubblico di persone, ossia tutto il mondo. Senza entrare nei meriti della famiglia Zuckerberg, in questa categoria rientrano anche più semplicemente la stampa, la radio o la televisione. Tutti strumenti importanti che hanno portato a una rivoluzione importantissima e hanno permesso al mondo di essere per la prima volta davvero connesso.

Ora con gli attuali strumenti siamo tutti davvero connessi, sempre. Volenti o nolenti, si potrebbe dire. Bene, se è ovvio come questi possano essere un ottimo mezzo di comunicazione, con l’arrivo delle fake news (a volte perfino pagate) scopriamo il loro lato peggiore.
Con l’affermarsi dei social media le testate giornalistiche diventano online, a volte non arrivano nemmeno in stampa. Anche qui, ne compaiono a centinaia.
Divise per settore, competenza o interessi. Le testate giornalistiche, proprio come noi di AdlMag, sono davvero tantissime e soprattutto diverse tra loro. Chi si occupa di arte, chi di design, chi di musica e chi di tutto un po’.
Ora, una cosa fondamentale che si deve fare quando ci si rapporta con il resto del mondo attraverso un mezzo così potente, è sicuramente un processo di verifica delle fonti e di produzione di contenuti validi e interessanti. Qualcosa che tenga il lettore interessato, che lo faccia parlare, ma soprattuto pensare.

Ultimamente quello che però sta accadendo è che ci siano contenuti sempre più insensati e scollegati da qualsiasi cosa, tanto da portarci sì, a pensare, ma soprattuto a dire: “ma cosa state dicendo?”.
I media nascono per portare alle persone le informazioni, sui social media con tutte le nuove “pagine” che fanno (falsa) divulgazione il ruolo si inverte: sono le persone a contrattaccare.
Esiste un magazine, che tratta principalmente di musica e che ogni volta che pubblica qualcosa si ritrova con una marea di commenti di persone che non capiscono il filo del discorso. La maggior parte delle volte danno contro a quello che viene postato, proprio perchè le informazioni le hanno e non capiscono che giro abbiano fatto per essere riportare in quel modo.
Un caso di cui mi ricordo è legato a un famosissimo artista che è più di vent’anni che fa musica, pubblica album e riempie stadi interi. Ora, la pagina si occupa di un genere musicale nello specifico e in occasione dell’uscita del nuovo album, sui loro social appare un post che si domanda come mai i singoli di questo artista scalino ancora le vette.
Le persone non hanno usato mezzi termini nel ricordare alla pagina che non esiste solo un unico genere musicale e che domandarsi una cosa simile con davanti un colosso dell’industria non aveva senso. Della serie: “ma siete del mestiere?”. Loro vi risponderebbero di sì, i loro contenuti purtroppo non li sosterrebbero nella causa.

Oltre a riportare gaffe, la pagina spesso riporta informazioni completamente inutili o con collegamenti così tirati da sembrare parte della miglior corrente surrealista.
Possibile che un magazine che divulga informazioni diventi una fonte certa di disinformazione e finte news? Ovviamente la risposta è sì.
Personalmente trovo bello e interessante che siano proprio le persone, carburante e destinazione del mondo delle informazioni, a trovare l’errore, rimproverare. Forse tutti questi decenni di comunicazione ci hanno formato, sappiamo quali sono le notizie e non ci va giù che ci sia qualcuno in giro che racconta storielle. Ma soprattuto che provi a guadagnarci sopra.
Eh perchè poi il giro è sempre quello. Che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli e i commenti, anche se negativi, fanno engagement. Sì, ma a che costo? Immaginando e supponendo che questa pagina faccia tutto questo perfino apposta, consciamente, che si metta proprio a tavolino per buttare giù la peggiore delle notizie… ne vale davvero la pena? È giusto sacrificare tutto per un po’ di share?

Questo purtroppo andrebbe chiesto al noto proprietario della pagina e di tutte le appendici logate che si porta appresso. (Ma la risposta un po’ già ce la immaginiamo).
Superati gli impostori della comunicazione, è bello vedere che siano proprio le persone a non voler avere a che fare con informazioni inutili e che siano pronte a ribellarsi quando vengono riportate così, senza pudore. Una battaglia contro la disinformazione che viene naturale, senza nemmeno pensare a tutta la storia che ci ha portati fino a qui.
Ovviamente le informazioni inutili o sconclusionate sono ovunque. Ora, ma anche prima, sono i soldi a decidere. I giornalisti spesso e volentieri non sono più rispettati (ma nemmeno rispettabili), definiti “sciacalli”, persone disposte a tutto per la notizia in prima pagina. Persone che non si fermano davanti a nulla. Tutto per avere la notizia, quella che buca lo schermo. A volte perfino noi ci sentiamo a disagio e leggiamo i commenti di chi dice “ma lasciateli in pace”, “ma come vi permettete di andare a chiedere certe cose?”.

Si è un po’ creata e affermata la situazione in cui pur di avere la notizia vale tutto, si fa tutto, va bene tutto. Forse prima non avevamo davanti agli occhi il modo in cui venivano prese le informazioni, ma ora con i social vediamo il giornalista uscire di casa e andare dritto per la sua strada e non sempre è la stessa che seguiremmo anche noi.
Se le informazioni e le notizie nascono per guadagnare dal nostro interesse, è bello vedere che siamo proprio noi i primi a infastidirci quando quelle che ci vengono date sono pessime e arrivano a discapito del dolore e della sofferenza degli altri.
Forse stanno cambiando le cose?
Forse le informazioni stanno tornando ad esistere per le persone e non solo per i soldi?


