In un momento storico come questo ripensare a VICE ci riporta indietro ai reportage crudi sul mondo e le sue dinamiche insensate. Ecco perché è importante che l’azienda rimanga sui nostri schermi, ora più che mai.
Nel 1994 a Montreal nasce una delle realtà più provocatorie dell’editoria indipendente. VICE compare dapprima come fanzine punk, poi diventa una compagnia di broadcasting e perfino un’emittente televisiva.
VICE ha trattato argomenti di ogni genere con tono provocatorio e linguaggio decisamente informale, spesso portando la realtà vera e cruda, senza troppi fronzoli.
Uno dei fondatori nel 2013 spiega l’approccio del progetto: “fare cose stupide in modo intelligente e cose intelligenti in modo stupido”. Nello stesso anno aveva 35 sedi in 18 paesi, il magazine cartaceo aveva una distribuzione di 900.000 copie e il canale YouTube contava più di un milione e mezzo di iscritti. In più c’era un’etichetta discografica, una divisione dedicata a libri e film (che ai tempo promosse niente-meno-che “Spring Breakers”) e una linea di abbigliamento.
Nel 2012 VICE guadagna circa 175 milioni di dollari, nel 2023 dichiara bancarotta. Nel 2024 chiude la testata online, a gennaio 2025 ritorna sulla scena.

VICE ritorna con il suo reportage senza filtri puntando su una combinazione di stampa e digitale. A marzo 2025 esce il nuovo primo numero, “The Rock Bottom Issue” al cui interno si trovano storie fatte e finite per l’universo nudo e crudo del magazine. Giovani gotici ucraini tra adolescenza e guerra, gli eccessi dei frat boys americani, arrivando fino in Bolivia per parlare poi del bar di cocaina più segreto al mondo.
Ora al costo di 6,99 dollari al mese, VICE è tornato ad essere i nostri occhi curiosi sul pianeta, senza troppi ghirigori, ma con una dura verità. Partito come free press mensile grazie a un programma di welfare e finanziamenti statali, Voice of Montréal avrebbe dovuto coprire i principali eventi culturali della città.
Ma i due fondatori chiariscono subito la loro natura e da subito le inchieste si buttano sulla cultura undreground.
Una storia per essere una storia VICE deve superare un test: “la racconterei a un amico al bar?”, se la risposta è affermativa allora la storia passa.
Il concetto era: se vai in un paese noto per le difficoltà culturali o politiche, ignorale completamente e scopri qual è il posto con il miglior hamburger della zona. Se invece vuoi parlare di qualcosa di stupido come i rutti, ad esempio, scopri come nascono, perchè li facciamo, fanno bene o fanno male, con tanto di dati scientifici. “Fare cose stupide in modo intelligente e cose intelligenti in modo stupido”, di nuovo.

Con l’arrivo dei partner commerciali, i quali con sicuramente più pelo sullo stomaco, uno dei fondatori lascia VICE proprio per la forte presenza degli stessi che facevano virare il progetto su cose molto più correte con molta meno libertà creativa. Non molto in stile VICE insomma.
I maggiori introiti nel 2012 arrivano dal web, dalla produzione di interi progetti commissionati da un partner commerciale (sponsored content). Oggi proprio l’abbonamento permette di finanziare direttamente le produzioni future, inclusi i documentari e i reportage.
Nonostante oggi i contenuti sponsorizzati siano all’ordine del giorno, ai tempi rappresentavano un vero e proprio movimento avanguardista in quanto VICE produceva principalmente i video e i guadagni tramite sponsorizzazione, ai tempi, arrivavano con la vendita di brevi spazi commerciali prima dell’inizio del video. C’erano dei confini riconoscibili tra l’uno e l’altro e senza nessi tematici. Con VICE la cosa è completamente ribaltata. Un po’ in stile Ale Della Giusta, per intenderci.
Un esempio specifico dello stile VICE ci arriva da una delle loro travel guide in un DVD pubblicato nel 2006 e finanziato da MTV. I protagonisti del video raggiungono Chernobyl in treno da Berlino ubriachi. Il gruppo si sposta nella città fantasma di Pripyat e si conclude con la caccia di mitologici cinghiali geneticamente mutati con fucili di precisione nella Foresta Rossa.
Nel 2013 VICE è convinto che per il futuro del web si debba puntare tutto sul video, in programma c’era l’apertura di un canale news 24 ore su 24.

La chiusura di VICE è dovuta sopratutto al crollo del mercato pubblicitario e il sito del magazine, poi azienda, sopravviveva proprio grazie alle sponsorizzazioni pubblicitarie, come già detto. Quindi allo scarseggiare di queste, inutile dire che la cosa poteva durare ancora poco. VICE Media Group valutato 5,7 miliardi nel 2017, produceva contenuti in 25 lingue con oltre 30 redazioni in tutto il mondo al momento del fallimento.
Poi dicendocela tutta un grande aiuto alla chiusura lo hanno dato anche le eclettiche e problematiche personalità di chi sedeva al vertice.
Il modello di business era basato sul libero accesso ai contenuti e l’azienda continuò a pubblicare i propri articoli anche durante la procedura di fallimento.
All’inizio degli anni 2010 l’azienda, come BuzzFeed e l’Huffington Post, simboleggia una nuova generazione di mezzi di informazione che con una fortissima presenza sul web riusciva a minacciare il business dei vecchi media.
Superando gli scandali economici dei fondatori, di cui uno ritorna come direttore di VICE News dopo aver abbandonato la nave proprio prima che affondasse e ci risalta sopra ora che ha ripreso il vento buono, ci auguriamo che VICE possa tornare ad essere gli occhi sul mondo. Quegli occhi privi di filtri, obblighi mediatici o pubblicitari. Gli occhi che ci portavano in tutti quegli angoli del mondo in cui non ci saremmo mai spinti, ma di cui volevamo esplorare tutti gli angoli.

Le inchieste sulla droga, le ricerche sulle tematiche più stupide. VICE ha sempre risposto alle nostre domande sopratutto a quelle più stupide. Oggi che abbiamo accesso a tutto il mondo, speriamo che VICE possa riprendere la sua attività di reportage, senza ancora una volta cadere nei tranelli della pubblicità o almeno farsi pagare solamente i profitti, senza invischiarsi troppo.
Il rifiuto della censura è l’atto più rivoluzionario e necessario a cui possiamo aggrapparci in tempi così camuffati e scombussolati. I media mostrano quello che vogliono e noi non sappiamo dove aggrapparci. Forse, proprio adesso, VICE è il supereroe che ci serve?


