Un’immagine e stereotipo femminile frutto del male gaze, lo sguardo etero maschile
Nel 2025, possiamo dichiararci stanchi delle cosiddette manic pixie dream girl. Sì, il nome è lungo, ma ormai lo conosciamo bene. E sicuramente saprete di cosa stiamo parlando se avrete visto di recente l’ultima stagione della serie tv You.
Con questa espressione, si intende quella figura femminile che incarna almeno idealmente la ragazza dei sogni: affascinante, stravagante quanto basta, sempre bellissima e diversa dalle altre. Ma anche un pò malinconica, fragile, “da salvare”. Una bellezza alternativa dai capelli colorati, i cardigan oversize e l’aria da artista caotica. Ma soprattutto funzionale al protagonista maschile.
Ragazze indispensabili agli uomini, ma un po’ meno alle donne.

Il ritratto perfetto del male gaze
Il cinema ha costruito un’intera letteratura su questa figura: in apparenza libera e fuori dagli schemi, ma nella realtà incastrata in uno stereotipo. La manic pixie dream girl non ha una vera storia, non prende decisioni importanti e non guida mai la trama. È lì solo per sconvolgere (e salvare) la vita del protagonista maschile. Uno specchio, non un personaggio.
E sapete qual’è il bello? Che spesso questa figura ci viene spacciata per simbolo di empowerment femminile. Ma di femminista — potremmo dire — non ha proprio nulla. È solo un altro cliché con l’etichetta “speciale” attaccata sopra. Una figura femminile pensata non per essere vera o profonda, ma solo per aiutare lui — il protagonista maschio ed etero — a crescere.

Un modello dannoso per le donne e gli uomini
Lo stereotipo della MPDG è figlio principalmente di due fattori: una cattiva scrittura e quello che viene definito male gaze, ovvero lo sguardo maschile, dal quale nasce una serie di stereotipi sessisti decisamente nocivi per gli uomini e soprattutto per le donne. In particolare per quest’ultime, perchè la rappresentazione è anche legittimazione: sentirsi raccontate, potersi riconoscere in ciò che si vede è fondamentale. Continuare a proporre stereotipi sessisti offre alle spettatrici modelli di identificazione distorti e dannosi.
Un esempio interessante e inquietante di costruzione della Manic Pixie Dream Girl si trova nella serie tv You. Nella prima stagione, il personaggio di Guinevere Beck ha tutte le caratteristiche estetiche del cliché: è creativa, sensibile, un po’ disordinata, certamente “speciale” agli occhi del protagonista maschile, Joe. Ma è proprio attraverso lo sguardo ossessivo e idealizzante di lui che emerge la natura tossica di questo archetipo. Beck non è vista come una persona reale, ma come un’idea, un riflesso dei bisogni di Joe. E quando smette di rispondere a quel ruolo fittizio, viene rifiutata, o peggio, uccisa.

You mostra in modo spietato cosa succede quando l’uomo non ama una donna per com’è, ma per quello che rappresenta per lui. E così accade per tutte le altre figure femminili che si affiancano alla figura del protagonista (oltre a Beck, anche Candace Stone, Love Quinn, Marienne Bellamy, e Kate Galvin) .
Ma di esempi ne abbiamo tanti in realtà. Basti pensare a Natalie Portman in Garden States, oppure a Zooey Deschanel in 500 Days of Summer e in YesMan insieme a Jim Carrey.
Alcuni introducono in questa categoria anche la splendida Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, a testimonianza del fatto che questo stereotipo, purtroppo, è sempre esistito.

C’è chi si oppone allo stereotipo della Manic Pixie Dream Girl
Fortunatamente, c’è chi rifiuta esplicitamente questo ruolo. Come Jessica Day, il personaggio di Zooey Deschanel in New Girl che possiede tutte le caratteristiche di una MPDG (come tutti i ruoli interpretati dall’attrice dopotutto) ma che dimostra, lungo l’intera serie, che è possibile ironizzare su quello stereotipo, smontandolo così dall’interno.
Un altro esempio degno di nota è l’attrice Kate Winslet nel ruolo del film Se mi lasci ti cancello, la quale interpreta un personaggio apparentemente ribelle, colorato, impulsivo. Ciò che la differenzia, però, è una battuta in particolare, che recita così: “Sono solo una ragazza un po’ incasinata che sta cercando la sua pace interiore. Non farmi il favore di assegnarmi la tua.”

Questa frase è un momento importante nel film , perché esprime la volontà di non voler essere ridotta ad un semplice oggetto dei desideri o dei bisogni del protagonista. È un chiaro rifiuto del ruolo di Manic Pixie Dream Girl.
Anche Harley Quinn è stata usata in modo simile a una MPDG (specialmente nei primi fumetti o nei contesti centrati su Joker), ma nel tempo è diventata un personaggio complesso, sfaccettato, autodeterminato, che rompe proprio con quel tipo di stereotipo. La sua storia è profondamente autonoma, tragica e successivamente emancipatoria. E ciò non permette di catalogarla come tale.

Potremmo dire che la figura stereotipata della Manic Pixie Dream Girl è un archetipo che ha a lungo limitato la rappresentazione delle donne, riducendole a semplici strumenti per la crescita maschile.
Forse sarebbe il momento di evolvere, di raccontare storie in cui le donne sono protagoniste con vite proprie, complesse e autentiche. Solo così potremo finalmente vederci per ciò che siamo, senza doverci adattare ad un ruolo prestabilito (almeno nei film).
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