Come cambieranno le istituzioni culturali secondo Beatrice Leanza
The New Design Museum, il nuovo libro di Beatrice Leanza, debutta alla Biennale Architettura Venezia 2025 e promette di ridefinire il nostro modo di intendere il design contemporaneo. Una sfida al formalismo di maniera, e un invito a immaginare istituzioni più vive, più aperte, più necessarie.

Una Venezia che insegna a guardare oltre
Nella magnifica decadenza di Venezia, che sembra ogni anno sfidare le mode e le mode che passano, il 10 maggio si terrà presso il Golden Goose Haus a Marghera una presentazione che sa di appello culturale: Beatrice Leanza, critica e stratega culturale di fama internazionale, presenterà The New Design Museum, un volume che più che un libro è una vera bussola per orientarsi nel design del futuro.
L’opera intreccia conversazioni con direttori e curatori di alcuni dei più importanti musei al mondo — da Carson Chandel MoMA a Ikko Yokoyama del M+ Museum di Hong Kong — e documenta oltre diciassette iniziative indipendenti da ogni angolo del pianeta. Il messaggio è chiaro: il design del XXI secolo non è più solo forma e funzione, ma discorso, attivismo, sistema relazionale.

Addio oggetti, benvenuto pensiero
Non ci troviamo, insomma, di fronte all’ennesima celebrazione di sedie iconiche o lampade premiate. The New Design Museum affronta senza remore il cuore della questione: le istituzioni culturali devono cambiare, oppure saranno relegate al ruolo di belle reliquie di un mondo che fu.
Leanza propone una “nuova mappatura” istituzionale che parte da un design post-antropocentrico: pratiche che intrecciano saperi indigeni, ecologie oltre-umane e modelli pedagogici alternativi. Il design non come risposta estetica, ma come azione politica, ambientale e sociale.
Biennale Architettura 2025 tra memoria e rivoluzione
La cornice della Biennale Architettura di Venezia non è casuale: il volume si inserisce infatti in un momento in cui la città stessa, sospesa tra acqua e pietra, sembra ricordarci che ogni civiltà deve reinventarsi o affondare. Tra gli ospiti del libro, anche pionieri come Lucia Pietroiusti della Serpentine Gallery e Aric Chen del Nieuwe Instituut, voci che da tempo invocano un’architettura e un design radicalmente più inclusivi.
E mentre Leanza si prepara a curare il Padiglione Nazionale dell’Arabia Saudita per questa edizione della Biennale, il suo libro si configura come un vero prototipo di come potremmo — o dovremmo — co-creare il presente e prototipare il futuro.


Golden Goose HAUS
Non è un caso che la presentazione di The New Design Museum avvenga proprio alla Golden Goose HAUS di Marghera, Venezia. Più che uno spazio fisico, la HAUS rappresenta una vera fucina creativa, dove il marchio Golden Goose – noto nel mondo per aver elevato la sneaker a oggetto di culto – estende la propria visione oltre il confine della moda, abbracciando l’arte, il design e l’innovazione culturale.
La scelta di sostenere il progetto editoriale di Beatrice Leanza non è dunque solo una questione di mecenatismo illuminato, ma l’ennesima conferma di un impegno autentico nel favorire nuove forme di espressione e di pensiero contemporaneo. La HAUS si configura come uno spazio di contaminazione positiva, dove creatività, artigianalità e sperimentazione convivono, dando corpo a un’idea di cultura dinamica, partecipativa e, soprattutto, viva.

Nel sostenere The New Design Museum, Golden Goose riafferma la propria vocazione a essere non solo spettatore, ma protagonista attivo di una trasformazione culturale che vede nella sinergia tra discipline la chiave per interpretare il mondo che ci aspetta.
Perché The New Design Museum è un libro da non perdere
Con 332 pagine fitte di pensiero critico, illustrate con sensibilità da Martin Groch, The New Design Museum è pubblicato in inglese da Lars Müller Publishers e sostenuto da Golden Goose. Un progetto editoriale che si candida a diventare uno dei testi fondamentali per chiunque voglia capire, davvero, dove sta andando il design contemporaneo.
Non resta che segnarsi la data: 10 maggio, Venezia. Un appuntamento per chi non si accontenta di osservare il futuro da lontano, ma vuole contribuire a disegnarlo.
Photocredits: Press kit Rota&Jorfida Communication and PR


