La moda: roba da femmine diretta dagli uomini

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Sui 20 top brand ss24, classifica stilata da Tagwalk, nemmeno la metà sono gestiti da donne. La moda, sebbene sia considerata una materia femminile, fattura i miliardi, quindi è gestita quasi esclusivamente da uomini. Ma davvero non ci sono donne in grado di ricoprire ruoli di rilievo?

I vestiti, gli accessori, le borse e i gioielli…tutta roba da donne, ma allora perché il sistema moda è orchestrato dagli uomini? Siamo alla fine del 700 quando l’uomo “rinuncia” storicamente alla moda e si considera troppo impegnato per pensare a cosa indossare. Se prima l’abbigliamento maschile e femminile si eguagliavano per ricchezza di dettagli e vezzi, da quel momento in poi tutta la decorazione si riversa sulla moda donna che detiene l’interesse pubblico e commerciale.

Se un tempo la moda e la sartoria erano un’affermazione del potere maschile, dalla grande rinuncia, diventano un’opera riservata alle mani femminili. In realtà alcune mansioni della produzione moda, quali la tessitura o il ricamo, hanno sempre visto protagoniste le donne, a cui venivano affidati compiti accessori. La progettazione era invece riservata ai sarti uomini. Un po’ come succede con la cucina le donne rammendavano, ricamavano e confezionavano in casa, ma nelle sartorie il loro ruolo era marginale e, di certo, non di dirigenza.

Triste pensare che, bene o male, la situazione, dal 700 ad oggi, non sia cambiata più di tanto. D’altronde a dettare legge rimangono gli uomini e le donne sono i fidati bracci destri meno pagati. Mai approfondita dagli studiosi in quanto opera femminile inutile e vezzosa, la moda è stata anche sotto accusa dal mondo femminista. Le attiviste del primo novecento la consideravano, infatti, strumento di sottomissione maschile che obbligava le donne a rimanere in casa. D’altronde per decenni le stesse sono state costrette in scomode crinoline e disumani corsetti pur di rendergli difficile la vita. Insomma quello tra le donne e la moda è un rapporto estremamente complicato: da l’illusione di emancipazione e potere al popolo femminile, ma in realtà gli promette briciole, mente la torta spetta sempre agli uomini.

Le maggiori redattrici e caporedattrici moda, nella storia e attualmente, sono donne. Anna Wintour, Franca Sozzani, Diana Vreeland, Vanessa Friedman, Adriana Mulassano, Suzy Menkes, Robin Givhan vi dicono niente? Ma poi i proprietari delle riviste e gli editori sono tutti uomini. Nelle scuole di moda la maggior parte dello studentato è composto da ragazze, ma poi i direttori creativi sono tutti uomini. Si tratta di un loop continuo che riflette una società in cui l’emancipazione è un miraggio. Basti pensare alle due grandi holding del lusso che detengono la proprietà di quasi tutto il sistema moda attuale che sono dirette da uomini. Stiamo parlando di LVMH e Kering dirette rispettivamente dai signori Arnault e Pinault che, un po’ come ha fatto Dio nella Genesi, creano il mondo a loro immagine e somiglianza. Motivo per cui la maggior parte dei direttori creativi sono maschi bianchi.

Nella calssifica di Tagwalk, citata all’inizio, i restanti 13 brand sono diretti esclusivamente da uomini bianchi. La situazione è disastrosa, non perchè questi uomini non meritino di stare lì, ma perché è impensabile che non ci siano abbastanza donne in grado di ricoprire ruoli di rilievo. Giuliana Matarrese, giornalista di moda, riflette su ciò e in un post su instagram scrive:

 “Il lavoro del giornalista per come lo intendo io é sempre stato quello di dare una piattaforma ai talenti che non la avevano, andando oltre i salamelecchi e i copia- incolla dei comunicati stampa sempre uguali.
E mai come adesso, chi non ha una piattaforma, e nessun santo in paradiso, ma invece abbonda di talento, sono le donne.

Giuliana Matarrese, giornalista di moda

Nello stesso post propone 6 donne, conosciute dagli addette ai lavori, che non hanno ancora avuto l’opportunità della direzione creativa benché meritevoli. Michela Tafuri, braccio destro di Alessandro Michele. Alessia Pellarini, design director di Fendi donna. Ilenia Durazzi, design director dell’uomo Tod’s con Walter Chiapponi. Martine Rose, desigenr di moda uomo nonché braccio destro di Demna. Wales Bonner, pluripremiata designer britannica. Infine Veronica Leoni, basta dire che ha lavorato da Céline con Phoebe e da Jil Sander con Jil Sander.

Insomma come si evince da questo piccolo elenco le donne sono sempre il braccio destro di qualcuno. La domanda che ora sorge spontanea è: cambieranno mai le cose?