Sui social spopola la notizia di Matthew M. Williams che lascia, dopo tre anni di direzione creativa, Givenchy. Tutti abbiamo in mente il logo e qualche borsa, ma pensate davvero di conoscere la storia del brand che ha scritto il concetto di eleganza nel secolo scorso?
Le origini
Nulla a che vedere con quelle felpe logate che girano sui vari siti che dicono di vendere “lusso”. La storia di Givenchy comincia davanti alle vetrine di Tiffany. Ebbene sì perché è proprio Hubert de Givenchy, che dieci anni prima aveva aperto il suo brand, a creare quel famoso tubino nero indossato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany“. Quella di Givenchy è una storia che vede avvicendarsi i migliori nomi della moda internazionale a partire dal suo fondatore. Hubert riscuote successo fin dalla prima collezione tanto che il “New York Times” titola: “è nata una stella”.

Gli abiti Givenchy avvolgono il corpo delle più grandi icone d’eleganza del secolo scorso. Dalla principessa Grace di Monaco a Jacqueline Kennedy, insomma non c’è donna in grado di resistere all’innata raffinatezza di Maison Givenchy. Ma non c’è diva del jet set che tenga, l’unica vera musa di Hubert era lei: Audrey Hepburn. L’attrice dell’amore che indossava Givenchy sul grande schermo e nella sua quotidianità. Per il suo secondo matrimonio fu proprio Hubert, infatti, a realizzare quel famoso abito rosa pallido dall’insolita lunghezza sopra al ginocchio che fece tanto parlare.

Correva l’anno 1995 e monsieur De Givenchy decide di ritirarsi dalla vita creativa. A sostituirlo, insospettabilmente, fu John Galliano che, nonostante rimase solo un anno, segnò il brand in maniera indelebile. Con l’enfant terrible il marchio della sofisticata eleganza parigina vide un exploit di teatralità. L’entusiasmante capacità di racconto di Galliano travolge le passerelle di Givenchy su cui sfilano aderenti abiti con applicazioni floreali e stravaganti copricapo.

Dopo solo un anno Galliano scappa da Christian Dior e Givenchy passa nelle mani di uno stilista inglese: tale Alexander McQueen (mai sentito immagino). Con McQueen il brand veste dark. L’influenza della Londra undergound del deisgner porta Givenchy ad un nuovo concetto di eleganza, meno classica e più determinata. Le donne di Givenchy by McQueen sono delle guerriere armate di spalline imbottite e corsetteria metallica.

Gli anni 2000

Finita l’era dei grandi nomi della moda del secolo scorso alla direzione creativa giunge Julien Macdonald che veste la donna Givenchy di pizzi e mistero. Il sodalizio non dura molto e, dopo soli tre anni, arriva alla guida della maison francese l’italiano Riccardo Tisci. Nome simbolo del fashion system contemporaneo, Riccardo, è stato in grado di risollevare la griffe proponendo un’eleganza massimalista, ma pur sempre raffinata. Il designer ha descritto quel paradigma di “eleganza gotica” per cui Givenchy è diventato riconoscibile. Un mix tra la ragazze di buona famiglia e un’anima punk. Un po’ come se lo stesso Riccardo Tisci si fosse confrontato con Hubert de Givenchy per creare una nuova donna contemporanea.

E dopo Tisci, che di sua spontanea volontà conclude la storia con la maison francese, subentra la prima donna in casa Givenchy: Claire Waight Keller. Ricordata per aver disegnato l’abito da sposa di Meghan Markle, ma il suo viaggio dura ben poco…soli tre anni. A seguirla, almeno fino ad oggi, è stato invece Matthew M. Williams che, sempre dopo 3 anni, lascia la maison. (pare che il 3 sia il numero fortunato di tanti, ma non certo di maison Givenchy). Queste le dichiarazioni del designer: “Guidare la direzione creativa di Givenchy è stato, come ho detto al mio arrivo nel 2020, il sogno di una vita. Nel corso di questi tre anni, mi sono sforzato di perpetuare l’eredità del signor Hubert de Givenchy portando la mia visione creativa e vorrei ringraziare sinceramente lo studio, Renaud de Lesquen e LVMH per questa incredibile opportunità“.

Il gioco di poltrone nel mondo della moda è sempre più veloce. Oggi sei il direttore creativo di una delle maison più importanti della moda parigina e domani chi lo sa…è così che va la vita! Aperte le scommesse su chi avrà l’onere e l’onore di dirigere una casa di moda con cotanta storia alle spalle, ma poi cosa farà Williams adesso?
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