Chanel è sempre Chanel (letteralmente)

da | FASHION

Come vuole la tradizione, anche quest’anno, è Chanel a chiudere la Paris Fashion Week. Nulla cambia, nemmeno la collezione, firmata Virginie Viard, che rimane uguale a se stessa, come ogni anno.

Chanel SS24

Un po’ di novità, o forse no

I presupposti per un po’ di aria di novità c’erano tutti. A partire dall’ispirazione della collezione: Villa Noailles a Hyères, centro nevralgico dell’arte del primo ‘900. Punto di riferimento, quanto a libertà di espressione, anche per il fashion system che oggi la vede come sede del famoso Festival di Hyères dove viene consegnato il premio ai giovani stilisti più ambito d’europa. A precedere la sfilata, dando buone speranze, anche un fashion film girato da Inez & Vinoodh con la modella olandese Rianne Van Rompaey. Il corto racconta una realtà mondana fatta di assoluta libertà.

Chanel SS24

Ogni anno la stessa storia

Tutti questi buoni presupposti, che sussurrano aria di cambiamento, vengono infranti alla prima uscita. L’occhio dello spettatore viene disilluso e la passerella si impregna, per l’ennesima volta, dei codici tipici di casa Chanel, così come l’aveva pensata Karl Lgaerfeld. Tweed, lana boucle, tailleur e pizzo sono, un’altra volta, i must have della collezione SS24 di Chanel disegnata da Virginie Viard. Nonostante venga dichiarata come una PE divertente, dinamica ed avanguardista questa collezione è uguale a tutte le altre. Un deja vu delle scorse stagioni.

Chanel SS24

Il tentativo di Virgine Viard è quello di avvicinare Chanel alle nuove generazione. E cosa decide di usare per farlo? Maxi loghi e denim. Certo è che non basta inserire in una collezione qualche tunica in jeans e una t-shirt logata per rendersi appetibili agli ochhi della gen z. Soprattutto se poi il resto del campionario è composto da polverosi tailleur gonna in tweed e collane di perle, anche se abbinati ad un paio di flip flop.

Chanel SS24

Il compito di Virginie Viard non è di certo semplice. Chanel è una realtà complessa, con una storia opprimente e un heritage preciso, quasi sacro. Nessuno ha ancora avuto il coraggio di rivoluzionare i codici dello stile Chanel. Voci di corridoio sussurrano che il prossimo direttore creativo potrebbe essere Alessandro Michele ( e lui sì che sarebbe in grado di fare la rivoluzione!). Ma mettiamoci gli animi in pace. Il fatturato dello Chanel di Virginie Viard, frutto quasi esclusivo della pelletteria, non richiede di certo un cambio di rotta. Tanto ormai si sa che le poltrone nella moda si spostano solo quando i numeri calano.

Foto: Chanel.com

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