Ovunque si legge dei giovanissimi che, secondo i risultati di diversi sondaggi, sarebbero più scansafatiche e depressi. Dei pessimisti cronici per i quali vi sono “molti timori e poche speranze”. Ma andiamo per gradi.
Gli adolescenti, pessimisti o no?
Innanzitutto, più depressi e meno depressi. Sfatiamo questo grande mito. Che malattie mentali come depressione e disturbi alimentari siano state riconosciute come patologie da cinque minuti, non vuol dire che prima non esistessero. Semplicemente sono state per molto tempo temi tabù. Solo adesso, anche grazie ad alcuni coetanei che parlano apertamente del proprio percorso di guarigione online, gli adolescenti sentono di poter parlare apertamente di cosa frulli loro per la testa. Ricordiamoci sempre che sono ancora tante le persone che trovano “inutile” andare da uno psicoterapeuta. O ancora meglio, che si sentono libere di giudicare chi invece si affida ad un professionista.
Da uno dei suddetti sondaggi si evince che: “Il 58% degli adolescenti (69,4% dei quali femmine) sostiene che nei due anni di pandemia ha mangiato in modo inappropriato (troppo, troppo poco, in modo sregolato…) e il 37% lamenta di essere aumentato di peso. Ma al di là di questo aspetto in qualche modo oggettivo, il 27% (35,4% dei quali femmine) si vede più grasso della media dei suoi amici. E, soprattutto, il 50,5% (60,7% sono ragazze) non è soddisfatto del proprio aspetto fisico in generale.”
Adolescenti oggi secondo le statistiche
Queste sono le cose che personalmente mi fanno impazzire. Gli anni dell’adolescenza, quelli approssimativamente tra i 13 e i 19 (come il campione di intervistati) sono estremamente fragili. Sono gli anni nei quali cambia il corpo, si inizia a sbirciare nella vita adulta. Si assimila tutto quello da cui si è circondati e bastano una serie di piccole cose per innescare una bomba. Dopo anni oggettivamente, e globalmente, così complicati cosa si va a chiedere? Del rapporto con il cibo durante il lockdown.
Per non parlare del “mangiato in modo inappropriato”. Roba che se uno le paturnie se l’è scansate gliele si fa venire. Ma costretti alla quasi reclusione, in un loop interminabile di giornate che non erano scandite da nulla se non dall’alternarsi di giorno e notte, come si possono non assumere abitudini alimentari sregolate?
Senza andare a fare sondaggi, potrei assicurarvi io che circa la totalità della popolazione mondiale non è soddisfatta del proprio corpo. E soprattutto non lo è stata durante l’adolescenza. Social o non social, non serve uno schermo per guardarsi intorno. Si era sottoposti al giudizio altrui anche prima, altrimenti cose come il “bullismo” sarebbero una novità. Suona familiare? Anche illustri sconosciute come l’acne, per dirne una, esistevano da prima che Kendall Jenner ne parlasse.
Piuttosto che andare in giro a vedere quanti ragazzini sono rimasti traumatizzati dagli ultimi anni e come, bisognerebbe aiutarli a vedere i fatti con oggettività. Bisognerebbe accompagnarli in un percorso di crescita personale e spiegargli che non tutto viene per nuocere. Prima il Covid, poi la guerra. È normale sentirsi fragili e impotenti. Soprattutto se si fa parte di una generazione che, generalizzando, ha avuto sempre tutto ad un palmo dal proprio naso. E invece sono diverse le cose che nel corso della vita faranno sentire piccoli. E il segreto sta nell’affrontarle.
Più infelici ma più maturi come adulti
Intanto sembra che tutto questo abbia reso i giovanissimi forse più infelici, ma sicuramente più maturi e consapevoli. Di quello che vogliono dalla loro vita, dei valori da perseguire. Anche la stessa percezione di essersi sentiti sottratta la possibilità di frequentare la scuola, gli ha fatto dare valore a qualcosa di fondamentale per la propria crescita ma che prima davano per scontata (e siamo sinceri, prendevano anche sotto gamba).
Sapete tutto ciò in cosa si tradurrà? In una prossima generazione che sarà paradossalmente molto più adulta della precedente. Più responsabile. Più curiosa e aperta allo stimolo. E forse i social più disparati continueranno ad aumentare e i cellulari resteranno estensioni delle nostre braccia. Ma bisognava costringerci a dare valore a quello che è fuori dagli schermi per capire davvero nella vita cosa non ha prezzo.
Ad esempio, oggigiorno si legge sempre meno di fenomeni di bullismo nelle scuole e sempre di più di ragazzi pronti a rinunciare a qualcosa di importante per sostenere compagni con delle difficoltà. Come i numerosi casi di intere classi che hanno rinunciato al viaggio di istruzione dell’ultimo anno, dopo due anni di stop, perché un compagno disabile rischiava di essere tagliato fuori. Questi sono adolescenti da cui tanti, troppi adulti, avrebbero solo da imparare.
Prima ci si disperava per il numero di like raggiunti sotto una fotografia. Letteralmente. Al prossimo campione di 5000 e rotti adolescenti, chiedete se sono davvero così importanti. Probabilmente vi diranno di sì, ma risulterebbero comunque inferiori al numero di “sì” che avreste ricevuto nel 2019. E questo è un enorme passo in avanti.


