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	<title>tiktok Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>tiktok Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>All roads lead to Rome</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Fico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2025 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
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		<category><![CDATA[trend]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Tanto alla fine finisco sempre lì.”“Qualunque scelta faccia, è come se fosse già scritta.”“Tutti i miei tentativi portano sempre allo stesso posto.” Frasi come queste popolano i post, i video e le caption dei ragazzi che usano il trend “All roads lead to Rome” per raccontare una malinconia nuova, silenziosa, fatta di lucida rassegnazione e [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">“Tanto alla fine finisco sempre lì.”<br>“Qualunque scelta faccia, è come se fosse già scritta.”<br>“Tutti i miei tentativi portano sempre allo stesso posto.”</h2>



<p class="has-text-align-center">Frasi come queste popolano i post, i video e le caption dei ragazzi che usano il trend “All roads lead to Rome” per raccontare una malinconia nuova, silenziosa, fatta di lucida rassegnazione e bellezza disillusa.<br>Ma perché questo modo fatalista di raccontarsi sta diventando così potente?</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="625" height="648" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58.jpeg" alt="" class="wp-image-52746" style="width:345px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58.jpeg 625w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58-480x498.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 625px, 100vw" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un trend, due simboli, mille domande</h2>



<p class="has-text-align-center">In molti video compare il coniglio bianco quello di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, che corre, controlla l’orologio, segue una direzione, una linea, un destino.<br>Accanto a lui, a volte, appare lo Stregatto, sorridente, inquietante, fuori dal tempo, che sembra rappresentare tutto ciò che è deviazione, caos, assurdo. Lineare uno, labirintico l&#8217;altro.<br>Eppure, che tu segua l’uno o l’altro, il punto d’arrivo non cambia.<br>Il trend diventa così una carezza per chi si sente perso, per chi si è stancato di lottare, per chi ha bisogno di sentirsi meno solo nel suo loop.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="380" height="457" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58-1.jpeg" alt="" class="wp-image-52747" style="width:289px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58-1.jpeg 380w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58-1-249x300.jpeg 249w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">E se Roma fosse noi?</h2>



<p class="has-text-align-center">“All roads lead to Rome.”<br>Ma cosa rappresenta Roma, davvero? Un ex, un errore, un’abitudine, un trauma?<br>Oppure un ritorno a sé, a quella parte di noi che non cambia mai, nonostante tutto?<br>Forse Roma non è una meta, ma un’ombra che ci accompagna ovunque andiamo.<br>Una nostalgia di qualcosa che non possiamo evitare, o un rifugio nel ripetersi delle cose.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="646" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58-2-646x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-52748" style="aspect-ratio:0.6312559923298179;width:356px;height:auto" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il fascino tragico del determinismo</h2>



<p class="has-text-align-center">Dietro questo sentimento c&#8217;è qualcosa di antico: il determinismo, l&#8217;idea filosofica secondo cui ogni evento è già scritto, ogni scelta è solo un&#8217;illusione, ogni deviazione è parte del percorso già previsto.<br>E se la libertà fosse solo una narrazione consolatoria?<br>E se ogni bivio fosse solo una scenografia per farci sentire agenti, quando in realtà siamo spettatori?<br>Il trend non lo dice esplicitamente, ma lo suggerisce.<br>Attraverso il filtro di una generazione che ha imparato a convivere con l&#8217;incertezza, con algoritmi che prevedono tutto, con scelte che sembrano non cambiare mai nulla, questa estetica fatalista parla di destino, ma anche di stanchezza.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="566" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58-3.jpeg" alt="" class="wp-image-52749" style="width:314px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58-3.jpeg 400w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/WhatsApp-Image-2025-12-13-at-13.41.58-3-212x300.jpeg 212w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Scegliere di non arrivarci</h2>



<p class="has-text-align-center">Eppure in questo ritorno inevitabile a Roma, c&#8217;è anche qualcosa di profondamente umano.<br>Qualcosa che ci tiene vivi: la speranza che, tornandoci, qualcosa sia cambiato.<br>Che il posto sia lo stesso, ma noi un po&#8217; di più. E forse la vera domanda non è<br>&#8220;perché torno sempre lì?&#8221;, ma chi sarò, quando ci arriverò di nuovo.<br>Il punto è questo: il destino non è un tiranno. È un pretesto.<br>Una linea tracciata a matita. Puoi riscriverla. Puoi cancellare.<br>Puoi smettere di correre dietro al coniglio e restare ferma. Puoi guardare lo Stregatto negli occhi e scegliere la tua via.<br>&#8220;All roads lead to Rome&#8221; è comodo da dire quando hai paura di cambiare strada.<br>Ma il coraggio non è fare tutto bene. È deviare con intenzione.<br>Sbagliare altrove. Perdersi altrove. E magari, per una volta, non tornare.<br>Non sei un algoritmo.<br>Non sei la somma delle volte che sei ricaduta.<br>Il futuro non è un luogo già pronto: lo costruisci camminando. E se una voce ti dice &#8220;finirai sempre lì&#8221;, tu rispondi:<br>&#8220;Non oggi.&#8221;</p>



<p><em>foto: pinterest</em></p>
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		<title>Il Diavolo è tornato. E ora indossa l’algoritmo.</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/09/07/diavolo-miranda-prada-algoritmo-moda-tik-tok/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Muriana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[sequel]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando nel 2006 Meryl Streep pronunciava “That’s all” con gelido disprezzo, unagenerazione di fashion lover prendeva appunti. Oggi, quasi vent’anni dopo, Il diavolo vestePrada torna con un sequel, ma il mondo attorno è cambiato: la moda non vive più (solo)sulle passerelle, le riviste patinate arrancano, e i nuovi assistenti hanno più a che fare con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong> </strong></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando nel 2006 Meryl Streep pronunciava “That’s all” con gelido disprezzo, una<br>generazione di fashion lover prendeva appunti. Oggi, quasi vent’anni dopo, Il diavolo veste<br>Prada torna con un sequel, ma il mondo attorno è cambiato: la moda non vive più (solo)<br>sulle passerelle, le riviste patinate arrancano, e i nuovi assistenti hanno più a che fare con i<br>dati che con le cartelle stampa. Quindi la domanda è: che volto o che diavolo avrà oggi il potere nella<br>moda?</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/immagine-1-art-.pdf" alt="" class="wp-image-46838" style="width:339px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Miranda 2.0: boss,boomer o ancora diavolo?</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La prima domanda è: ha senso oggi una Miranda Priestly come l’abbiamo conosciuta?</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Fredda, inarrivabile, old school. In un mondo dove le figure di potere sono sempre più fluide,</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">decentralizzate (e spesso digitali), la domanda è legittima. Forse nel 2025, Miranda non</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">lancia più la sua borsa sulla scrivania, ma lancia trend su un algoritmo. O magari dirige un</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">colosso tech che fa <a href="https://www.adlmag.it/2025/08/08/l-algoritmo-veste-meglio-di-te-stylist/">styling</a> predittivo con l’intelligenza artificiale. La sua autorità sarà ancora</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">riconosciuta o sarà vista come un’icona di un tempo passato?</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="300" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/image.png" alt="Miranda Priestly " class="wp-image-46739" style="width:468px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/image.png 300w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/image-150x150.png 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Gen Z VS Runway: match impossibile?</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Andy Sachs oggi non sognerebbe più una redazione patinata. Forse vorrebbe un account da</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">2M su TikTok, una capsule con Depop o un brand etico autoprodotto su Instagram. La Gen Z</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">non vuole più “entrare nel mondo della moda” ma essere moda  creare, remixare,</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">influenzare. In questo sequel, è inevitabile che la narrazione si aggiorni: la cultura della</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">moda non è più verticale, ma orizzontale, condivisa, open source. Il conflitto non sarà più tra</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://www.mondadoristore.it/una-ragazza-semplice-libro-arthur-miller/p/9788806212476">“la ragazza semplice</a>” e “l’élite fashion”, ma tra old media e creator economy.</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/image-1-683x1024.png" alt="Miranda Priestly e le sue assistenti ad un evento" class="wp-image-46740" style="width:346px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/image-1-683x1024.png 683w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/image-1-480x720.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 683px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La moda è cambiata (e meno male)</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nel 2006, Il Diavolo Veste Prada era una lettera d’amore (tossica?) all’alta moda. Oggi,</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">fashion vuol dire anche <a href="https://www.adlmag.it/2024/09/04/il-fast-fashion-compra-lalta-moda-da-zara-ad-uniqlo/">sostenibilità</a>, inclusività, genderless e sperimentazione. Sarà</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">interessante vedere come il film affronterà questi temi: il greenwashing sarà la nuova satira?</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Avremo personaggi non binari, stylist olografici, o una Miranda che fa i conti con una cancel</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">culture pronta a distruggerla con un hashtag?</h3>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Cultura pop e nostalgia: operazione riuscita?</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il sequel è chiaramente una mossa nostalgica ma la nostalgia, oggi, vende. La</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">generazione che ha visto Il Diavolo veste Prada al cinema ora scrolla TikTok, ma il sogno delmondo della moda (anche se in versione remixata) resta vivo. Se il sequel riuscirà a</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">mantenere l’ironia tagliente dell’originale, integrando il linguaggio di oggi, allora avrà senso.</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non solo come operazione commerciale, ma come specchio di una moda che cambia </h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">ancora  pelle.</h3>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/09/immagine-4.pdf" alt="" class="wp-image-46839" style="width:402px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La moda ha ancora bisogno del diavolo?</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Forse sì. Ma questa volta, non sarà lei a dettare le regole. Le regole le fa chi crea, chi osa,</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">chi posta. Miranda Priestly potrà anche indossare Prada, ma il feed lo curiamo noi.</h3>



<p class="has-text-align-center"> Foto:Pinterest </p>
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		<title>Il fenomeno dei chefluencer</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/05/23/chefluencer-tiktok-cucina-virale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Lisa Saletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[chefluencer]]></category>
		<category><![CDATA[food]]></category>
		<category><![CDATA[Nara Smith]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come i chefluencer stanno rivoluzionando la cucina su TikTok: tra performance estetica, storytelling alimentare e nuove forme di intrattenimento casalingo. Chi sono i chefluencer e perché ci affascinano Negli ultimi anni, Instagram e soprattutto TikTok hanno dato vita a una nuova figura: il chefluencer, ovvero cuochi influencer che trasformano ricette quotidiane in micro-spettacoli virali. Non [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Come i chefluencer stanno rivoluzionando la cucina su TikTok: tra performance estetica, storytelling alimentare e nuove forme di intrattenimento casalingo.</h2>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Chi sono i chefluencer e perché ci affascinano</h2>



<p class="has-text-align-center">Negli ultimi anni, Instagram e soprattutto TikTok hanno dato vita a una nuova figura: il <strong>chefluencer</strong>, ovvero cuochi influencer che trasformano ricette quotidiane in micro-spettacoli virali. Non serve essere uno chef stellato: basta creatività, una cucina casalinga e la giusta estetica del piatto. Da<strong> Nara Smith</strong>, che cucina per i suoi figli in minuziosi outfit firmati, a<strong> Eitan Bernath</strong>, che mescola cucina e intrattenimento su The Drew Barrymore Show, il confine tra cibo e spettacolo è diventato labile.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando cucinare diventa uno show</h2>



<p class="has-text-align-center">La differenza tra una ricetta tradizionale e il contenuto di un chefluencer? Il montaggio, le luci, la musica, la suspance. E quel momento di ASMR in cui senti il suono della farina cadere o del ghiaccio nel frullatore.<br>Questa nuova estetica visiva trasforma ogni preparazione in&nbsp;<strong>un’esperienza sensoriale</strong>, non solo gustativa. Le narrazioni sono curate, i gesti ritualizzati, e il pubblico resta incollato allo schermo: “wow, anche io potrei farcela… ma con stile”.</p>



<p class="has-text-align-center">Come racconta <a href="https://www.washingtonpost.com/food/2025/01/22/tiktok-food-cooking-impact/?utm_source=chatgpt.com"><em>The Washington Post</em>, </a>TikTok non ha solo accelerato le tendenze culinarie, ha <strong>democratizzato la cucina</strong>, invitando all’esplorazione di cibi globali e ricette originali </p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nara Smith: cucina glamour e realtà dietro le quinte</h2>



<p class="has-text-align-center">Forse la chefluencer che incarna meglio questa tendenza è <strong>Nara Smith</strong>. Su TikTok mostra ricette fatte da zero—dal pane al pollo fritto, ai cereali—sempre in abiti eleganti, parlando in sussurri. Il risultato? Video ipnotici (e visti da milioni) che mescolano domestico e couture.</p>



<p class="has-text-align-center">Ma dietro il glamour si nasconde una routine meno patinata: marito accanto, piatti sporchi, pulizie da fare. È proprio proprio per questo contrasto tra estetica perfetta e vita reale che i suoi video funzionano: sono belli ma ancora umani.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="855" data-id="40225" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/4-3.jpg" alt="" class="wp-image-40225" style="width:414px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/4-3.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/4-3-480x558.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="981" data-id="40226" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Nara-Smith-1.jpg" alt="" class="wp-image-40226" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Nara-Smith-1.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Nara-Smith-1-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Chefluencer e impatto reale: marketing, cultura e ristorazione</h2>



<p class="has-text-align-center">Il fenomeno non si limita ai video personali. I chefluencer hanno iniziato a influenzare anche i brand. Collaborazioni con ristoranti, prodotti firmati e persino menù “virali” ispirati ai loro piatti sono all’ordine del giorno.<br>Secondo uno studio di <a href="https://www.viralnation.com/resources/blog/culinary-creator-marketing?utm_source=chatgpt.com">ViralNation</a>, il content marketing culinario costruisce <strong>connessioni emotive e monetarie</strong>, grazie all’autenticità e alle narrazioni basate sul cibo.</p>



<p class="has-text-align-center">Dal punto di vista economico, si parla di crescita del 30% della domanda per campagne legate al food su TikTok, specialmente quando combinano cultura, nostalgia e semplicità.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra creatività e trappole estetiche</h2>



<p class="has-text-align-center">Non tutto è rose e fiori: la pressione a rendere il cibo &#8220;esteticamente perfetto&#8221; può essere snervante per chi cucina per hobby o per necessità. Le aspettative crescono, e cucinare può trasformarsi da atto di cura in performance continua.<br>Lo dichiara <em><a href="https://people.com/model-nara-smith-responds-to-tradwife-criticisms-8756742?utm_source=chatgpt.com">People.com</a></em> anche nel caso di Nara Smith: alcuni la definiscono “tradwife”, altri criticano i modelli di ruoli di genere che il suo racconto può suggerire.</p>



<p class="has-text-align-center">Cucinare con outfit da passerella, mentre luci sono posizionate a regola d’arte, invita la riflessione:&nbsp;<strong>dove finisce la cucina e dove inizia lo show?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’effetto domino: creatività che contagia</h2>



<p class="has-text-align-center">Nonostante qualche criticità, una cosa è chiara: i chefluencer hanno rivalutato la cucina casalinga. Oggi preparare una semplice omelette può diventare momento di condivisione visiva, un video che genera conversazione.<br>Secondo studi su TikTok Food Trends, i contenuti culinari influenzano non solo le scelte al supermercato, ma anche le abitudini culturali alimentari.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cucinare o performare?</h2>



<p class="has-text-align-center">I chefluencer portano la cucina nel futuro: più visiva, performativa e social. In un’epoca in cui ogni gesto può diventare contenuto, persino impastare pane è un atto creativo.</p>



<p class="has-text-align-center">Ma la sfida resta trovare il giusto equilibrio tra <strong>bellezza e genuinità</strong>, tra passione culinaria e opportunità estetica. </p>



<p class="has-text-align-center">Perché il cibo, alla fine, dovrebbe nutrire corpo e cuore, non solo il feed.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/05/23/chefluencer-tiktok-cucina-virale/">Il fenomeno dei chefluencer</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>Trend linguistici</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/05/04/trend-linguistici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
		<category><![CDATA[trend]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché su TikTok si parla come se fossimo tutti in una serie Netflix? Slang, tormentoni e “cringe”: benvenuti nel linguaggio dell’era social Una volta si diceva “buongiorno”. Oggi, si dice “ciaone”. I più audaci osano un “slay”, i nostalgici sussurrano “literally io”, mentre gli irriducibili del web commentano tutto con un secco “è giving”. È [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-center"><strong>Perché su TikTok si parla come se fossimo tutti in una serie Netflix</strong>?</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Slang, tormentoni e “cringe”: benvenuti nel linguaggio dell’era social</strong></h2>



<p class="has-text-align-center">Una volta si diceva <em>“buongiorno”</em>. Oggi, si dice <em>“ciaone”</em>. I più audaci osano un <em>“slay”</em>, i nostalgici sussurrano <em>“literally io”</em>, mentre gli irriducibili del web commentano tutto con un secco <em>“è giving”</em>. È il mondo dei <strong>trend linguistici</strong>, e no, non si studiano a scuola (per ora).</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Cosa sono i trend linguistici? Spoiler: non sono solo parole strane</strong></h3>



<p class="has-text-align-center">I <strong>trend linguistici</strong> sono quelle espressioni, modi di dire o anche semplici suoni (<em>ciauuu</em>, <em>ma girl!</em>, <em>dramaaa</em>) che si diffondono a macchia d’olio sui <a href="https://www.adlmag.it/2025/03/18/from-tiktok-to-runway-i-trend-conquistano-le-passerelle/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">social</a>, soprattutto su <strong>TikTok</strong>, Instagram e affini. Sono brevi, buffi, spesso presi in prestito dall’inglese, e – dettaglio non trascurabile – ti fanno sentire parte del club. Del resto, dire <em>iconico</em> al momento giusto può farti guadagnare più credibilità che una laurea.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="298" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/vocabolario-italiano-grammatica-lingua-italiana-scuola-1400x695.jpg.webp-copia.jpg" alt="" class="wp-image-39167" style="width:548px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/vocabolario-italiano-grammatica-lingua-italiana-scuola-1400x695.jpg.webp-copia.jpg 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/vocabolario-italiano-grammatica-lingua-italiana-scuola-1400x695.jpg.webp-copia-480x238.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Perché vanno di moda? (E perché ci caschiamo tutti)</strong></h2>



<p class="has-text-align-center">La verità è semplice e un po’ tragica: <strong>nessuno vuole sembrare boomer</strong>. Quindi, se tutti dicono <em>“è cringe”</em>, tu non puoi mica rispondere con un <em>“che imbarazzo”</em>, altrimenti sei fuori. Letteralmente esclusa.</p>



<p class="has-text-align-center">Queste parole diventano simboli d’appartenenza, passaporti sociali. E, come le mode degli anni ’90 che oggi ritornano nei guardaroba, <em>anche il linguaggio si ricicla</em>, si riadatta, si indossa per piacere e per far ridere. Soprattutto per far ridere.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="325" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_6931.jpg" alt="" class="wp-image-39169" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_6931.jpg 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_6931-480x260.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Screenshot</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>TikTok: la fabbrica dei nuovi dialetti digitali</strong></h3>



<p class="has-text-align-center">Se Instagram era la passerella, <strong>TikTok è il laboratorio linguistico del futuro</strong>. Lì dentro ogni parola può esplodere in popolarità grazie a un balletto, un lip sync, o uno sfogo a metà tra confessione e stand-up comedy. Lì si crea lo slang, si deforma l’italiano, si mescola con l’inglese e si servono frasi già pronte all’uso, come le merendine confezionate.</p>



<p class="has-text-align-center">Un esempio? Il “girl dinner”. No, non è una dieta. È il modo ironico in cui si definisce la cena disorganizzata (tipo 4 olive e 2 gallette) che molte ragazze condividono nei loro TikTok. È divertente, è riconoscibile, è virale. E sì, è <em>linguaggio</em>.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="409" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_6929.jpg" alt="" class="wp-image-39168" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_6929.jpg 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_6929-480x327.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Screenshot</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Chi usa questi trend linguistici? (non solo i ragazzini)</strong></h2>



<p class="has-text-align-center">Contrariamente a quanto si crede, lo <strong>slang di TikTok</strong> non è solo per Gen Z. Trentenni, millennial nostalgici, creator over 40 e anche qualche prof universitario in incognito: <em>nessuno è immune</em>. Perché è facile, veloce, ironico. E soprattutto, è un modo per sembrare più giovani senza passare per il chirurgo.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Ma è tutto oro? O siamo solo in crisi d’identità grammaticale?</strong></h3>



<p class="has-text-align-center">Certo, ci sono i puristi che alzano il sopracciglio: <em>“La lingua italiana va difesa!”</em>. Vero. Ma la lingua vive, evolve, muta. E se oggi si tinge di anglicismi e nonsense, è perché la realtà stessa è sempre più veloce, ibrida e, diciamolo, un po’ assurda.</p>



<p class="has-text-align-center">Il consiglio finale? Prendiamola con ironia. I <strong>trend linguistici</strong> non sono una minaccia, ma uno specchio del nostro tempo. Cambiano, passano, ritornano. E magari, un giorno, diremo “iconico” con la stessa solennità con cui una volta si diceva “elegante”. O forse no.</p>



<p class="has-text-align-center">In ogni caso, stay tuned. Anzi, <em>state connessi</em>.</p>



<p>Photocredits: Pinterest</p>
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		<title>Boy-friend air: il trucco non regge i fidanzati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BEAUTY]]></category>
		<category><![CDATA[beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Boy-friend air]]></category>
		<category><![CDATA[School air]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è waterproof che tenga, la boy-friend air esiste e ci rovina tutti i buoni propositi di cui ci armiamo in fase di preparazione prima di un appuntamento. Ma di cosa si tratta. L’amore ha nell’effettivo diversi effetti collaterali. Uno di cui si parla troppo poco è quello di distruggere ogni sacrificio fatto nel creare [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non c’è waterproof che tenga, la boy-friend air esiste e ci rovina tutti i buoni propositi di cui ci armiamo in fase di preparazione prima di un appuntamento. Ma di cosa si tratta. </h2>



<p class="has-text-align-center">L’amore ha nell’effettivo diversi effetti collaterali. Uno di cui si parla troppo poco è quello di distruggere ogni sacrificio fatto nel creare un make-un look ad hoc. Mi spiego meglio… </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Si chiama “boyfriend-air” ed è il termine che si utilizza quando si esce con il proprio fidanzato e il nostro aspetto peggiora a 360 gradi. </h3>



<p class="has-text-align-center">La sensazione che si ha è che l’aria condivisa con il proprio fidanzato riesca a sciogliere gli oli dei trucchi che usiamo quotidianamente e che sappiamo totalmente in grado di reggere un pomeriggio intenso. L’acne ricompare e i capelli diventano oleosi, anche se lavati la sera prima.</p>



<p class="has-text-align-center">L’hashtag #<em>boyfriendair</em> è stato visitato più di 225 milioni di volte su TikTok e questo ci dice quanto non sia un fenomeno isolato di pochi. Non c’è una spiegazione scientifica dietro questo fenomeno, ma succede e parrebbe anche molto spesso.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-tiktok wp-block-embed-tiktok"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://www.tiktok.com/@luvvmarbella/video/7423242731213884715
</div></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il trend ad ampissimo spettro parla anche di come, una volta fidanzati, si inizi a prendersi meno cura di noi stessi. </h3>



<p class="has-text-align-center">Per l’appuntamento c’è un rituale di 7 passaggi tra creme ed esfoliante, ora basta una passata di Nivea. Siccome non sappiamo avere mezze misure, le persone hanno iniziato ad andare nel panico per la loro relazione. “<em>Ma non è che non sono nel posto giusto per me?”.</em> No Carla-Maria, è tutto nella norma. Quando ci si fidanza, con una persona che ci mette a nostro agio, è normale lasciarsi un po’ andare e non seguire la skincare coreana per la glass-skin tutte le sere. Questo però non vuol dire che Gianmarco sia un altro caso umano. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-tiktok wp-block-embed-tiktok"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@abracadabie/video/7290760837747215621" data-video-id="7290760837747215621" data-embed-from="oembed" style="max-width:605px; min-width:325px;"> <section> <a target="_blank" title="@abracadabie" href="https://www.tiktok.com/@abracadabie?refer=embed">@abracadabie</a> <p>Boyfriend air exists and no one can say otherwise</p> <a target="_blank" title="♬ original sound - Relationship content" href="https://www.tiktok.com/music/original-sound-7269347579886897952?refer=embed">♬ original sound &#8211; Relationship content</a> </section> </blockquote> <script async src="https://www.tiktok.com/embed.js"></script>
</div></figure>



<p class="has-text-align-center">In generale si tratta di truccarsi meno, vestirsi con meno impegno o comunque impegnarsi meno per quanto riguarda la nostra <em>mise-en-place</em>. Di controparte esiste un altro trend che parla di come la tua relazione sia così sana che ti fa tornare il desiderio di vestirti in modo femminile. Chi ci capisce è bravo, ma fondamentalmente credo che sia tutta una questione di equilibrio e di personalità. Insomma, a ognuno il suo (trend).</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Comunque, prima che lasciate il povero ragazzo affianco a voi, sappiate che esistono anche la “work air” e la “school air”. Nessuno escluso. </h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-tiktok wp-block-embed-tiktok"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@notsophiesilva/video/7265842318631111979" data-video-id="7265842318631111979" data-embed-from="oembed" style="max-width:605px; min-width:325px;"> <section> <a target="_blank" title="@notsophiesilva" href="https://www.tiktok.com/@notsophiesilva?refer=embed">@notsophiesilva</a> <p>aka internship air?? corporate air?? Call it what you like but it’s DESTRUCTIVE 😀 <a title="notsophiesilva" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/notsophiesilva?refer=embed">#notsophiesilva</a> <a title="internship" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/internship?refer=embed">#internship</a> </p> <a target="_blank" title="♬ misery - sophialongo_" href="https://www.tiktok.com/music/misery-7050963425698024194?refer=embed">♬ misery &#8211; sophialongo_</a> </section> </blockquote> <script async src="https://www.tiktok.com/embed.js"></script>
</div></figure>



<p class="has-text-align-center">Il discorso è sempre lo stesso: uno si prepara per benino al mattino e a fine turno o a fine lezione esce completamente sfatto, distrutto. E’ come se il nostro corpo faticasse a mantenere un certo decoro dopo un tot di ore impegnati a studiare o lavorare. Cosa ne penso io? Tutto nella norma: la call poteva benissimo essere una mail, il meeting è slittato nella pausa pranzo, il cliente è totalmente fuori dal mondo e il trucco cede. Non c’è cipria che tenga un’intensa giornata di lavoro. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-tiktok wp-block-embed-tiktok"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@angyboba/video/7416140099794128133" data-video-id="7416140099794128133" data-embed-from="oembed" style="max-width:605px; min-width:325px;"> <section> <a target="_blank" title="@angyboba" href="https://www.tiktok.com/@angyboba?refer=embed">@angyboba</a> <p>because why does sitting inside all day under fluorescent lighting make me feel nasty??  <a title="officelife" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/officelife?refer=embed">#officelife</a> <a title="officeair" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/officeair?refer=embed">#officeair</a> <a title="corporatelife" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/corporatelife?refer=embed">#corporatelife</a> </p> <a target="_blank" title="♬ the love club - ‍r7ptor" href="https://www.tiktok.com/music/the-love-club-7406131662804798251?refer=embed">♬ the love club &#8211; ‍r7ptor</a> </section> </blockquote> <script async src="https://www.tiktok.com/embed.js"></script>
</div></figure>



<p class="has-text-align-center">Sicuramente un ambiente chiuso non aiuta, tipico degli uffici o delle aule, o comunque della maggior parte dei posti di lavoro. Insomma, nulla di strano, ma è simpatico vedere come tutti, in un certo qual modo, viviamo la stessa vita e quando si tratta di certe cose sappiamo subito di cosa si tratta. </p>



<p class="has-text-align-center">Poi se dobbiamo dirla tutta, le luci artificiali di questi posti non aiutano assolutamente, sia a darci un’idea di come siamo messi alle due del pomeriggio, sia di come andare a correggere il trucco durante il turno. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Potrebbe anche trattarsi solo di una semplice reazione chimica: il make-up si ossida a contatto con l’aria e se non usiamo la perfetta combinazione di prodotti per la nostra pelle, non c’è setting spray che tenga. Ecco spiegata la work, la school e la boy-friend air.</h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-tiktok wp-block-embed-tiktok"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://www.tiktok.com/@ila_sunshine/video/7489271338113289502
</div></figure>



<p class="has-text-align-center">Detto questo, non smetterò mai di tentare di creare il giusto mix che resista anche alle mail meno chiare e in una relazione stabile mi piace pensare di riuscire a resistere parecchio prima di indossare una tuta per più di una settimana di fila, ma ho paura di essere abbastanza <em><a href="https://www.adlmag.it/2024/04/06/delulu-la-nuova-tendenza/">delulu</a></em> a riguardo.</p>



<p></p>
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		<title>Dubai Chocolate: il cioccolato più famoso di TikTok</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/04/08/dubai-chocolate-cose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Di Fano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[dubai chocolate]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
		<category><![CDATA[trend]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Dubai chocolate spopola sui social. Ma cos’è e perchè la GenZ lo ama così tanto? Impossibile non averne sentito parlare, o addirittura non aver avuto la forte tentazione di assaggiarlo. Il Dubai Chocolate è la novità golosa più intrigante del momento, che sta facendo impazzire il mondo della pasticceria e non solo. Ma a [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il Dubai chocolate spopola sui social. Ma cos’è e perchè la GenZ lo ama così tanto?</h2>



<p class="has-text-align-center">Impossibile non averne sentito parlare, o addirittura non aver avuto la forte tentazione di assaggiarlo. Il Dubai Chocolate è la novità golosa più intrigante del momento, che sta facendo impazzire il mondo della pasticceria e non solo. Ma a cosa deve tutta questa fama? E soprattutto, perchè la GenZ ne è ossessionata?</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cos’è il Dubai Chocolate e perché tutti lo vogliono?</h2>



<p class="has-text-align-center">Marrone fuori, verde dentro: una crosta croccante che racchiude un cuore morbido e cremoso. Il Dubai Chocolate è diventato in pochissimo tempo un must assoluto per chi ama i dolci e segue le tendenze food online. Il suo segreto? Un mix irresistibile di<strong> cioccolato, crema al pistacchio</strong> e <strong>pasta filo kadayif</strong>: una componente tipica dei dolci tradizionali del Medio Oriente e del Mediterraneo, nonchè l’ingrediente croccante che dona quella <strong>texture inaspettata e golosa</strong> al morso.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="920" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/download-3.jpg" alt="" class="wp-image-37623" style="width:462px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/download-3.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/download-3-480x600.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center">Il contrasto tra esterno e interno lo rende una vera e propria<strong> esperienza sensoriale</strong>. Basta guardare uno dei tantissimi video su TikTok per desiderare di assaggiarlo all’istante: tagliato a metà, il cioccolatino svela il suo cuore verde brillante, denso e vellutato, capace di mandare in tilt chiunque lo veda.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una dolce intuizione in gravidanza: da Dubai ai social</h2>



<p class="has-text-align-center">Ma chi ha inventato questa delizia diventata virale? La risposta ci porta direttamente a <strong>Dubai</strong>, dove tutto è iniziato. Il merito è della pasticceria <strong>Fix Chocolates</strong> – famosa per la sua cioccolata particolarmente costosa – fondata da <strong>Sarah Hamouda</strong>, la quale ha svelato  di aver ideato la ricetta durante la sua<strong> gravidanza</strong>. L’intento era semplice: creare qualcosa di speciale, diverso da tutto ciò che si era visto prima nel mondo del cioccolato. E a quanto pare, l’obiettivo è stato raggiunto.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="405" height="720" data-id="37622" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/ciocco.jpg" alt="Dubai Chocolate: il nuovo trend di TikTok _ADL Mag" class="wp-image-37622" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/ciocco.jpg 405w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/ciocco-169x300.jpg 169w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="405" height="720" data-id="37620" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Dubai-Cikolatasi-Deniyorum_.jpg" alt="Dubai Chocolate: tiktok trend - ADL Mag" class="wp-image-37620" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Dubai-Cikolatasi-Deniyorum_.jpg 405w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Dubai-Cikolatasi-Deniyorum_-169x300.jpg 169w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" /></figure>
</figure>



<p></p>



<p class="has-text-align-center">E così, da prodotto di nicchia a fenomeno globale, il Dubai Chocolate ha presto superato i confini degli Emirati Arabi grazie al potere travolgente dei social, rendendolo virale nel giro di pochi giorni.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Perché la Gen Z lo adora?</h2>



<p class="has-text-align-center">La risposta è nella sua estetica e nella sua esperienza multisensoriale.<strong> La Gen Z, da sempre attratta da ciò che è instagrammabile</strong>, ama cibi che siano belli da vedere tanto quanto buoni da mangiare. Il Dubai Chocolate rientra perfettamente in questo trend: <em>unboxing</em>, video in slow motion, colori vivaci e consistenze contrastanti. Ogni assaggio diventa un contenuto social perfetto. Inoltre, rappresenta un <strong>simbolo di un piccolo lusso accessibile e difficilmente reperibile</strong>: un modo per sentirsi parte di un trend globale e di accedere ad esperienze “rare”. </p>



<p class="has-text-align-center">Chi l’avrebbe mai detto che una tavoletta di cioccolato potesse diventare uno status symbol?</p>



<p class="has-text-align-center">Ma c’è di più. Alcuni psicologi pensano che c’entri la cosiddetta<strong> FOMO</strong>, letteralmente <em>Fear of Missing Out</em>, ovvero la <em>&#8220;paura di essere tagliati fuori&#8221;</em>. Questo perchè quando un contenuto diventa virale, chi lo guarda sente l&#8217;urgente bisogno di partecipare, assaggiare, provare, per non sentirsi escluso dalla conversazione globale. E questa è FOMO allo stato puro.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="602" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/download-4-1-602x1024.jpg" alt="Dubai Chocolate: il nuovo trend di TikTok _ADL Mag" class="wp-image-37624" style="width:450px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/download-4-1-602x1024.jpg 602w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/download-4-1-480x816.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 602px, 100vw" /></figure>



<p></p>



<p class="has-text-align-center">In caso non l&#8217;aveste ancora assaggiata, state tranquilli: la Dubai Chocolate, come ogni trend, è destinata a svanire rapidamente, finendo nel dimenticatoio. E presto torneremo a mangiare cucchiai di Nutella direttamente dal barattolo, come se nulla fosse mai cambiato.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Foto: Pinterest</em><br><br></p>
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		<title>From TikTok to Runway: i trend conquistano le passerelle</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/03/18/from-tiktok-to-runway-i-trend-conquistano-le-passerelle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
		<category><![CDATA[trend]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;influenza di milioni di visualizzazioni Nel grande teatro della moda, dove da sempre convivono tradizione e avanguardia, una nuova forza si è imposta con la rapidità di un lampo digitale. TikTok. La piattaforma dei video brevi, nata come regno della Gen Z e degli amanti delle sfide virali, è ormai diventata una vera e propria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-center"><strong>L&#8217;influenza di milioni di visualizzazioni</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Nel grande teatro della moda, dove da sempre convivono tradizione e avanguardia, una nuova forza si è imposta con la rapidità di un lampo digitale. </p>



<p class="has-text-align-center">TikTok. </p>



<p class="has-text-align-center">La piattaforma dei video brevi, nata come regno della Gen Z e degli amanti delle sfide virali, è ormai diventata una vera e propria passerella virtuale, un crocevia imprescindibile per stilisti e maison in cerca d’ispirazione. </p>



<p class="has-text-align-center">Dall’estetica “coquette” ai richiami anni 2000, fino al più recente “mob wife style”, le tendenze che nascono tra le mani di adolescenti e influencer stanno plasmando -senza chiedere permesso- il mondo dell’alta moda. Ma come è avvenuta questa rivoluzione?</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="596" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/AdobeStock_TikTok_Hero.jpg" alt="" class="wp-image-36257" style="width:512px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/AdobeStock_TikTok_Hero.jpg 900w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/AdobeStock_TikTok_Hero-480x318.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 900px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><strong>Un algoritmo che detta legge</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Se un tempo erano le passerelle di Milano e Parigi a sancire cosa fosse <em>in</em> e cosa fosse <em>out</em>, oggi la partita si gioca a colpi di milioni di visualizzazioni. TikTok non è solo una piattaforma di intrattenimento. Diventa un sofisticato motore di tendenze, capace di intercettare i desideri delle nuove generazioni e di amplificarli su scala globale.</p>



<p class="has-text-align-center">L’algoritmo della piattaforma premia i contenuti più coinvolgenti e autentici, favorendo la nascita di micro-trend che, in pochi giorni, possono trasformarsi in veri e propri movimenti culturali.</p>



<p class="has-text-align-center"> Ed è proprio qui che la moda entra in gioco: dalle grandi case di lusso ai brand emergenti, nessuno può più permettersi di ignorare il potere di TikTok.</p>



<p class="has-text-align-center">Basti pensare al fenomeno del <em>balletcore</em>, ispirato ai look delle ballerine, che ha fatto esplodere la domanda di scaldamuscoli e gonne in tulle. Ciò fino a spingere marchi come Miu Miu e Sandy Liang a inserirli nelle loro collezioni. Oppure alla rinascita dell’<em>indie sleaze</em>, una tendenza che richiama l’estetica rock e decadente dei primi anni 2000, ripresa di recente da Saint Laurent e Balenciaga.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="200" height="357" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/images-1.jpeg" alt="" class="wp-image-36258" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/images-1.jpeg 200w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/images-1-168x300.jpeg 168w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><strong>Le tendenze virali che hanno conquistato le passerelle</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Se fino a pochi anni fa la moda si nutriva principalmente dell’immaginario cinematografico o della cultura pop, oggi il bacino d’ispirazione sembra essere sempre più digitale. Ecco alcune delle <a href="https://www.adlmag.it/2025/01/04/quali-trend-del-2015-torneranno-nel-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tendenze</a> più recenti che hanno fatto il salto dal feed di TikTok alle passerelle:</p>



<p class="has-text-align-center">• <strong>“Mob Wife Aesthetic”</strong>: Una celebrazione del lusso esagerato e della femminilità senza compromessi, ispirata alle mogli dei gangster dei film anni ‘90. Cappotti in pelliccia (spesso sintetica), occhiali scuri oversize e gioielli dorati sono diventati il leitmotiv delle collezioni di Ferragamo e Bottega Veneta.</p>



<p class="has-text-align-center">• <strong>“Coquette Core”</strong>: Un’ode alla delicatezza e al romanticismo, con fiocchi, pizzi e perle che ricordano le eroine di Jane Austen ma rivisitate in chiave moderna. Valentino e Simone Rocha hanno fatto di questa estetica un punto di forza nelle loro ultime sfilate.</p>



<p class="has-text-align-center">• <strong>“Gorpcore”</strong>: Lo stile che fonde abbigliamento tecnico e urbano, un tempo relegato agli amanti del trekking. Oggi è protagonista nei look di Prada e Moncler, con capi funzionali che si trasformano in oggetti di desiderio.</p>



<p class="has-text-align-center">• <strong>“Y2K Revival”</strong>: Il ritorno dei primi anni 2000 non conosce tregua. Pantaloni a vita bassissima, top aderenti e occhiali a mascherina sono stati ripresi con entusiasmo da Diesel e Blumarine, in un nostalgico tuffo nei tempi d’oro di Britney Spears e Paris Hilton.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="186" height="271" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/images1.jpeg" alt="" class="wp-image-36259" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><strong>Dalla democratizzazione della moda al fast-trend</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Questa sinergia tra social media e passerelle ha portato con sé un effetto rivoluzionario: la democratizzazione della moda. Se un tempo le tendenze erano imposte dall’alto, oggi sono i giovani utenti di TikTok a decidere cosa è cool e cosa no.</p>



<p class="has-text-align-center"> Il potere è passato dalle mani degli stilisti a quelle dei creator, che spesso anticipano il futuro con una velocità impressionante.</p>



<p class="has-text-align-center">Ma non è tutto oro quello che luccica. La rapidità con cui le mode si succedono ha dato vita a un fenomeno noto come <em>fast-trend</em>. Ciò che oggi è virale, domani potrebbe già essere superato. Questo ritmo frenetico ha sollevato interrogativi importanti sulla sostenibilità della moda, spingendo alcuni brand a ripensare le loro strategie produttive.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Il futuro della moda è digitale?</strong></p>



<p class="has-text-align-center">Di certo, la relazione tra TikTok e l’alta moda è solo all’inizio. Alcuni marchi, come Balmain e Gucci, hanno già sperimentato con il <em>see now, buy now</em>, permettendo agli utenti di acquistare i capi visti sui social in tempo reale. Altri stanno investendo nel metaverso, creando collezioni digitali da sfoggiare nelle realtà virtuali.</p>



<p class="has-text-align-center">Una cosa è chiara: la moda, da sempre specchio della società, non può più prescindere dal mondo digitale. E se TikTok ha dimostrato di poter influenzare il gusto globale, chissà quale sarà la prossima tendenza a fare il grande salto <em>from TikTok to Runway</em>.</p>



<p>Photocredits: Pinterest </p>
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		<title>RedNote: come se la sta cavando il nuovo social più amato di tutti</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/02/23/rednote-come-se-la-sta-cavando-il-nuovo-social-piu-amato-di-tutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
		<category><![CDATA[ByteDance]]></category>
		<category><![CDATA[RedNote]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
		<category><![CDATA[US]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il ban che TikTok ha affrontato nel continente americano, i creators statunitensi sono emigrati verso un altro social, RedNote, molto simile nella forma al suo predecessore. In America, a inizio gennaio, TikTok è stato “bandito”. In poche parole gli americani, buona fetta del traffico dell’applicazione, non possono più utilizzare l’app. Quindi, questi 170 milioni [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dopo il ban che TikTok ha affrontato nel continente americano, i creators statunitensi sono emigrati verso un altro social, RedNote, molto simile nella forma al suo predecessore.</h2>



<p class="has-text-align-center">In America, a inizio gennaio, TikTok è stato “bandito”. In poche parole gli americani, buona fetta del traffico dell’applicazione, non possono più utilizzare l’app. Quindi, questi 170 milioni di persone, quasi la metà della popolazione, hanno dovuto trovare una nuova sede in cui esprimere i propri pensieri. Qui entra in gioco <strong><a href="https://www.adlmag.it/2025/01/20/rednote-social-app-tiktok/">RedNote</a></strong>, un social media cinese che rappresenta l’attuale alternativa.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Finita nell’occhio del ciclone mediatico internazionale, RedNote conta l’iscrizione di mezzo milione di TikTokers in soli due giorni. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="426" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1145.jpeg" alt="RedNote " class="wp-image-34657" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1145.jpeg 640w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1145-480x320.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 640px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Theconversation</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Ma che cos’è RedNote? </p>



<p class="has-text-align-center">RedNote è un’applicazione cinese che da adesso è disponibile anche in lingua inglese. Ha più di 300 milioni utenti mensili in paesi di lingua mandarina. Mentre TikTok permetteva la realizzazione di video di qualche minuto, condivisi tramite algoritmo, RedNote viene descritto come un insieme di Instagram, Pinterest e TikTok. Sulla piattaforma, infatti, ci troviamo foto, video e testi di media-lunghezza</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’interfaccia di RedNote differisce da quella di TikTok per il fatto che mostra più post contemporaneamente. </h3>



<p class="has-text-align-center">Essendo molto simile a TikTok, rappresenta l’alternativa naturale e il passaggio è stato abbastanza semplice. C’è da dire che il blocco di TikTok nel continente statunitense ha portato con sé una scia di odio e fastidi di tantissime persone, considerato anche che molti si guadagnano da vivere proprio con l’applicazione. Eppure esistono ancora alternative come Instagram e Facebook, quindi perchè spostarsi su un social completamente diverso? A quanto pare virare verso un’applicazione non occidentale è un chiaro segno di protesta.</p>



<p class="has-text-align-center">Molti, in conflitto con Il governo, affermano che vedere tra i primi posti dell’App Store un’altra applicazione cinese è semplicemente soddisfacente. Questo perchè il blocco di TikTok è stato accompagnato da delle modifiche significative alla moderazione dei contenuti su Instagram e Facebook. Questo ha portato un’altra fetta di utenti a rivalutare la propria fedeltà all’universo Meta. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="525" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1146.webp" alt="" class="wp-image-34658" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1146.webp 700w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1146-480x360.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 700px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via BusinessInsider</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’impatto di questa “migrazione digitale” è stato abbastanza positivo. </h3>



<p class="has-text-align-center">Questo si può notare in alcune live chat come quella denominata “TikTok Refugees”, che conta oltre 50,000 partecipanti. In questa chat gli utenti cinesi hanno dato il loro benvenuto ai nuovi adepti americani, discutendo di argomenti come cibo, disoccupazione giovanile e anche delle differenze tra Cina e Hong Kong. </p>



<p class="has-text-align-center">Ma se l’obbiettivo che si voleva raggiungere con il blocco di TikTok era mettere fine alla “supremazia” cinese dell’App, chissà che in realtà non abbia dato il via libera ad altre strutture simili. L’America bloccando l’app voleva portare TikTok a tagliare il cordone con la parte cinese della compagnia, ByteDance, entro un weekend di gennaio. L’alternativa era il <em>ban</em>. Pare evidente la scelta dell’App…</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Questa pressione del governo deriva dalla preoccupazione che ByteDance condivida i dati degli utenti con il governo cinese. </h3>



<p class="has-text-align-center">Un’altra preoccupazione per il governo americano, potrebbe essere anche l’origine del nome di RedNote. Questo in cinese è Xiaohongshu, che tradotto diventa “Little Red Box”. Questo termine tradizionalmente si riferisce a una collezione di detti del leader comunista Mao Zedong. Immaginate ora spiegare al governo americano che il proprio popolo si muove verso questa direzione. La ciliegina sulla torta? RedNote non nasconde la sua intenzione di raccogliere dati dai propri utenti. Lo si può perfino leggere nella sua privacy policy.</p>



<p class="has-text-align-center">Non è da sottovalutare la possibilità che se una grande e sostanziosa fetta di utenti si sposti in continuazione su RedNote, questa non possa ricevere lo stesso trattamento riservato a TikTok. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">In realtà le piattaforme alternative a TikTok sono diverse come Fanbase, Triller, Lemon8 e Likee. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="711" height="474" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1147.webp" alt="" class="wp-image-34660" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1147.webp 711w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1147-480x320.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 711px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Forbes</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Tutte caratterizzate dal formato di video brevi creati ad hoc per attirare l’attenzione. Insomma, tutti prodotti realizzati per sostentare la rivoluzione che gli utenti e i creators americani di TikTok stanno cercando di portare avanti contro il proprio governo. Questo viene accusato di odiare i propri cittadini e cospirare contro il loro benessere. Chissà se si renderanno conto dove sta il vero grande problema del benessere americano…indizio? Sta dentro una grande casa bianca.</p>



<p class="has-text-align-center">Ora che un po’ di tempo è passato, anche il mercato si sta cercando di adeguare alla nuova piattaforma. A livello commerciale RedNote ha delle grandi potenzialità nel diventare un ottimo strumento per i brand. Avendo un grande audience, rappresenta un portale al gigantesco mercato cinese e il posizionarsi nel modo giusto potrebbe dare spazio a un nuovo e imponente target. </p>



<p class="has-text-align-center">Inoltre, l’algoritmo di RedNote è ben diverso da quello di TikTok, il quale risponde al volume. Quello di RedNote, invece, favorisce l’autenticità e la qualità, ecco che quindi si crea uno spazio per i brand per focalizzarsi sullo storytelling migliore. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La caratteristica più peculiare e interessante è la presenza di comunità di nicchia che permettono di trovare lo spazio perfetto. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="675" height="450" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1148.jpeg" alt="RedNote" class="wp-image-34661" style="aspect-ratio:1.3333333333333333;object-fit:contain;width:823px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1148.jpeg 675w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_1148-480x320.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 675px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via DFCStudio </figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Ma soprattutto il social equivale a un posto in prima fila sui futuri trend, che in un modo o nell’altro, andranno a influenzare pesantemente il mercato occidentale. C’è da dire che nonostante TikTok abbia ricevuto una tregua, le persone non stanno davvero tornando sui propri passi, anzi. Tutti sembrano ancora essere fermi su RedNote. Questo sembrerebbe accadere perchè il social da’ davvero spazio ai confronti e alle conversazioni senza dover fare i salti mortali per essere notati. Si potrebbe anche parlare di un ritorno a una piacevole netiquette e la creazione di nuovi pen-pal friends. </p>



<p class="has-text-align-center">Il grande influsso di americani arrivati sull’app ha creato una rara opportunità di unione tra persone in America e in Cina. Anche perchè RedNote presenta una particolare moderazione dei contenuti, essendo adattata alla dura censura dettata da Beijing. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un sacco di utenti hanno passato ore a chiedere ai nuovi amici oltreoceano domande sui propri paesi e culture. </h3>



<p class="has-text-align-center">Si passa da “<em>qual è il tipico pranzo scolastico in Winsconsin”</em> a “<em>come è fatto un tipico appartamento in Chengdu”.</em> Insomma, RedNote, rappresenta una piattaforma globale sostenuta da sentimenti positivi. “<em>Il calore di persone normale che sono gentili e curiose vicendevolmente è quello che si respirare sull’app al momento, e pensiamo sia bellissimo”</em>, questo dice una delle influencer sull’applicazione. Forse serviva una boccata d’aria fresca, in un mondo di social sempre più viziati da censure insensate e politicamente orientate. </p>



<p class="has-text-align-center"> Con diversi tutorial sul come utilizzare l’app, stiamo assistendo a un momento di unione e condivisione, più unico che raro. Saremo in grado di sostenerlo e farlo durare? Siamo davvero riusciti a dare vita a uno spazio adatto a chiunque? </p>
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		<title>Zyn: le bustine di nicotina spopolano tra i giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le zyn, piccole bustine per l’uso di nicotina orale, stanno spopolando in America, purtroppo anche tra i giovani e i loro effetti non sono per nulla benefici. Udite udite, abbiamo un nuovo trend. Questa volta poco sano (e ti pareva). Se le puff e le sigarette elettroniche hanno letteralmente invaso il nostro stivale, tra giovani [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le zyn, piccole bustine per l’uso di nicotina orale, stanno spopolando in America, purtroppo anche tra i giovani e i loro effetti non sono per nulla benefici. </h2>



<p class="has-text-align-center">Udite udite, abbiamo un nuovo trend. Questa volta poco sano (e ti pareva). Se le puff e le sigarette elettroniche hanno letteralmente invaso il nostro stivale, tra giovani e non. Nel continente americano e in quello inglese si sono aggiunte anche le zyn. <br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le zyn sono delle bustine bianche ripiene di tabacco da inserire in bocca e lasciar agire per un po’ di energia in più. </h3>



<p class="has-text-align-center">questi sacchettini, infatti, si inseriscono tra le labbra e le gengive e si lasciano agire in questo modo. Reperibilissimi in qualsiasi stazione di servizio, dovrebbero essere venduti esclusivamente a maggiori di 21 anni, ma si sa come vanno queste cose. Quindi adesso anche gli adolescenti hanno scoperto questo malsano trend e ne fanno un ampio uso. <br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="512" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6986-1024x512.jpeg" alt="" class="wp-image-33660" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6986-1024x512.jpeg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6986-980x490.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6986-480x240.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Truth Initiative</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">il prodotto è stato poi sponsorizzato perfino da affermati atleti, tanto da coniare il termine “zyninfluencer” proprio per la loro devozione a questo piccolo sacchettino, mostrata rigorosamente su TikTok. <br>In realtà le leggi americane proibiscono la pubblicità tradizionale di prodotti provenienti da aziende di tabacco, ma le zyn hanno superato anche questi controlli. <br></p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Arrivate sul mercato nel 2014, hanno collezionato un numero di fan fedelissimi dal 2016, con un consumo medio rimasto uguale, ora i numeri sono aumentati.  <br></h3>



<p class="has-text-align-center">Viene apprezzata proprio per la dose di energia in più che il prodotto rilascia. Ma proprio come un drink energizzante, si sale su, ma poi si cade. Infatti a lungo termine si otterrà un effetto opposto. Questo perché può danneggiare i livelli di attenzione, di imparare e ricordare le cose, soprattutto nei più giovani. <br></p>



<p class="has-text-align-center">I livelli di nicotina nelle zyn possono variare. Si parla di circa 3mg a confezione per arrivare fino a un massimo di 12mg. Per farvi capire meglio: una zyn da 6mg equivale a fumare tre pacchetti di sigarette. E a quanto pare i giovani amerebbero raddoppiare la dose minima. Il rischio ovviamente è un avvelenamento da nicotina.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Definite dai ragazzi poi zynnies, zynner o zynsky, questi prodotti possono avere più di un gusto come menta, limone o caffè. </h3>



<p class="has-text-align-center">Sembrano essere tutti preoccupati per l’ascesa di questo prodotto, che nasce per il mercato dei consumatori di tabacco adulti, ma che con TikTok è finito in mano anche ai giovanissimi. Sono tantissimi i video in cui se ne parla e sotto sotto si incita all’uso. <br></p>



<p>Sembrerebbe che i ragazzi a volte decidano di ripiegare sulle zyn per uscire da una autoindotta dipendenza dalle sigarette elettroniche. Un’altra gigantesca piaga. C’è anche chi parla di motivazioni legate al benessere mentale. Insomma, cose che da un ragazzino non ti aspetteresti. Anche perché si parla di studenti delle medie, insomma, davvero piccoli. <br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6987-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-33661" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6987-980x653.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_6987-480x320.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via AP Photo/Bebeto Matthews, File</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">iEbbene sì, sono tutti preoccupati per la normalizzazione di questo prodotto sui social, con meme e precisi video tutorial. Nato per aiutare a smettere di fumare rilasciando una minima quantità di nicotina, è riuscito a far preoccupare anche il grosso governo americano. <br></p>



<p class="has-text-align-center">Fortunatamente da noi ancora non sono spopolate. Ma poi mica eravamo nell’era della healthy life? Credo di essermi persa un passaggio. </p>
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		<title>Underconsumption: avere meno per sentire di più</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/01/17/underconsumption-avere-meno-per-sentire-di-piu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[comprare]]></category>
		<category><![CDATA[Consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[normal consumption core]]></category>
		<category><![CDATA[tiktok]]></category>
		<category><![CDATA[undercondumption core]]></category>
		<category><![CDATA[Underconsumption]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una realtà in cui siamo abituati ad avere tutto di tutto in qualsiasi colore e forma, sta spopolando un nuovo trend: l’underconsumption che prevede di avere solo l’essenziale e utilizzare quello che si ha fin quando ci è possibile. Se molti si lamentavano degli acquisti impulsivi, dell’eccessiva quantità di cose inutili prodotte per via [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">In una realtà in cui siamo abituati ad avere tutto di tutto in qualsiasi colore e forma, sta spopolando un nuovo trend: l’underconsumption che prevede di avere solo l’essenziale e utilizzare quello che si ha fin quando ci è possibile. </h2>



<p class="has-text-align-center">Se molti si lamentavano degli acquisti impulsivi, dell’eccessiva quantità di cose inutili prodotte per via del consumismo, ora potranno riposare sogni tranquilli. Il nuovo trend del momento, infatti, è l’<em>underconsumption</em>, ossia il totale contrario del consumismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Per la Gen Z non è più cool acquistare compulsivamente e troppo, sì all’acquisto responsabile.</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_1079-683x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-32255" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Pinterest @ClimateChangeisGlobal</figcaption></figure>



<p></p>



<p class="has-text-align-center">Avere tante cose, insomma, non è più motivo di vanto. Ovviamente, la quota di maggioranza di queste persone sono apparse su TikTok da cui, sempre senza stupore, è partito il trend. Sull’app era routine mostrare armadi o scarpiere piene di cose. Sarà capitato anche a voi di trovarvi i video di chi prepara la borsa per la settimana e apre cassetti pieni di oggetti , in mille-mila colorazioni di cui fatichiamo anche solo ad immaginarne l’uso. Oppure, ancora più famosi, i video di refill di bagni o camere dedicati agli ospiti, ad esempio, in cui si riempiono i cassetti con nuovi prodotti di settimana in settimana dopo averli usati forse una volta.</p>



<p class="has-text-align-center">Bene, se questa era la tendenza ora il vento è cambiato. Sono migliaia gli utenti che pubblicano, invece, video in cui mostrano con fierezza il loro approccio allo shopping totalmente sostenibile. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Avere lo stesso phon da 12 anni, comprare il bagnoschiuma solo se lo abbiamo finito del tutto, senza possedere 5 fragranze diverse a metà.</h3>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-tiktok wp-block-embed-tiktok"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@mynameisnaz/video/7395034721958317319" data-video-id="7395034721958317319" data-embed-from="oembed" style="max-width:605px; min-width:325px;"> <section> <a target="_blank" title="@mynameisnaz" href="https://www.tiktok.com/@mynameisnaz?refer=embed">@mynameisnaz</a> <p>Protecting him at all costs <a title="underconsumption" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/underconsumption?refer=embed">#underconsumption</a> <a title="underconsumptioncore" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/underconsumptioncore?refer=embed">#underconsumptioncore</a> <a title="baba" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/baba?refer=embed">#baba</a> <a title="environmentallyfriendly" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/environmentallyfriendly?refer=embed">#environmentallyfriendly</a> <a title="plants" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/plants?refer=embed">#plants</a> </p> <a target="_blank" title="♬ Don't Know Why - Norah Jones" href="https://www.tiktok.com/music/Don't-Know-Why-6927279284185008129?refer=embed">♬ Don&#8217;t Know Why &#8211; Norah Jones</a> </section> </blockquote> <script async src="https://www.tiktok.com/embed.js"></script>
</div></figure>



<p class="has-text-align-center">Il thrifting è parte di questo trend, anche se già da molto si trova nella classifica delle cose da fare amate dalla Gen Z &amp; co. Portare lo stesso tipo di scarpe da sempre e avere solo quello. Insomma, il succo del discorso è comprare e tenerlo finché il prodotto ce lo consente. Non c’è la necessità di possedere 5 creme diverse per fare la stessa cosa, avere i cassetti pieni di roba o comprare la ricarica della ricarica.</p>



<p class="has-text-align-center">Probabilmente questa necessità di tornare a davvero solo l’essenziale è il risultato dell’era degli influencer e dei pr packages. Il tentativo della Gen Z di ribellarsi a questa etica dell’accumulo innecessario di cose davvero futili. Effettivamente vedere il quinto video della giornata dell’ennesima influencer che spacchetta il sesto pacco del giorno, può aver dato la giusta spinta alla riflessione: <em>ma a me davvero servono tutte queste cose?</em></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="800" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_1081.jpeg" alt="" class="wp-image-32256" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_1081.jpeg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_1081-480x522.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Pinterest </figcaption></figure>



<p></p>



<p class="has-text-align-center">Sarebbe poi bello pensare che dietro a questa tendenza ci sia solo questo e non si nascondi una forte eco-ansia. O ancora, l’instabilità economica e la responsabilità che le nuove generazioni provano verso il futuro che si lascerà in mano a quelle che verranno.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Vittime di un passato un po’ troppo noncurante in materia di sostenibilità, le nuove generazioni vogliono e intendono lasciare un pianeta almeno vivibile al prossimo.</h3>



<p class="has-text-align-center">La polemica che è sorta da questo trend è il fatto che si vada a rendere “aesthetic” un qualcosa che per molte persone è la normalità. Ossia: il decidere consapevolmente di seguire la logica dell’<em>underconsumption</em> e di quindi vertire verso solo il necessario può essere una scelta per alcuni, ma per altri è l’unica opzione. Ma aldilà di questo è normalità per molti indossare il capotto avuto in eredità dal fratello, così da non doverne prendere un altro. Tramandarsi cose che anche se vanno grandi “almeno sei apposto per l’anno prossimo”.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ci si chiede, quindi, se non siamo troppo abituati al consumismo e alla sua palese manifestazione da considerare rivoluzionario acquistare con criterio. </h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="904" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_1084-904x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-32257" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Pinterest </figcaption></figure>



<p></p>



<p class="has-text-align-center">Anche perchè di rivoluzionario c’è davvero poco. Figurarsi che è definito anche come semplicemente <em>normal consumption</em>. È normale indossare gli stessi vestiti, è normale avere lo stesso paio di scarpe da sempre, non è normale avere 5 volte quello che ci serve. Questa a grandi linee è l’idea su cui tutto si basa. Anche perchè come possiamo consumare meno quando non esiste una vera e propria quantità prestabilita?</p>



<p class="has-text-align-center">In realtà ritorniamo al grande problema della nostra realtà: l’apparenza. Questo perchè anche questo movimento sui social è finito piano piano per essere più aesthetic. Ma il punto di questa ideologia non è quello di sembrare carino alla vista, ma quello che si fa e il motivo per cui lo facciamo. </p>



<p class="has-text-align-center">Secondo Shanghai Walpita, un trend forecaster che insegna nel dipartimento di comunicazione al London College of Fashion: “<em>l’underconsumption core è un’antitesi memetica al ciclo di hype consumeristico a cui ci siamo abituati”. </em>Lo possiamo definire un rebranding virale di un consumismo consapevole dove le persone <em>flexano</em> un lusso lento.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dietro l’underconsumption possiamo notare un crescente cambiamento nel comportamento dei consumatori: le persone vogliono diminuire la qualità dei loro vestiti e focalizzarsi su abitudini di acquisto sostenibili e consapevoli.</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="728" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_1083.jpeg" alt="" class="wp-image-32258" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_1083.jpeg 750w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_1083-480x466.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 750px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Via Pinterest</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center">Ma anche le difficoltà economiche fanno la loro parte e si pensa che alla fine dei conti questo trend è un modo per accettare la situazione a modo nostro. Comunque sia, ci sono tantissime persone che da sempre vivono la vita all’<em>undercosumption</em>-maniera quindi forse, dopotutto, questo trend non sta rendendo glamour un certo tipo di vita. Si sta normalizzando il modo in cui tantissime persone vivono già.</p>



<p class="has-text-align-center">Questo però non cambia come sia importante riflettere e chiederci se davvero è arrivato il momento di cambiare il nostro approccio alle cose. Di trovare gioia e soddisfazione in qualcosa di diverso da “aggiungi al carrello” e fidatevi, per me è molto difficile dirvelo. Però è innegabile che ci si stia avvicinando a un limite che non dovremmo superare: il troppo stroppia e <em>less is more</em>…purtroppo.</p>
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