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	<title>Super Bowl Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>Super Bowl Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>L’halftime show di Bad Bunny al Super Bowl: radioso atto di resistenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Greta Liberatoscioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 14:46:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bad Bunny protagonista dell’Halftime Show del Super Bowl LX. Tredici minuti di festa e gentil ribellione che hanno già fatto la storia Bad Bunny continua a fare la storia. Una settimana fa ai Grammy, vincendo il premio per l’album dell’anno, il primo interamente in lingua spagnola a guadagnarsi il grammofono dorato. Stanotte, all’Half Time show [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/02/09/halftime-show-bad-bunny-super-bowl/">L’halftime show di Bad Bunny al Super Bowl: radioso atto di resistenza</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Bad Bunny protagonista dell’Halftime Show del Super Bowl LX. Tredici minuti di festa e gentil ribellione che hanno già fatto la storia</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Bad Bunny </strong>continua a fare la storia. Una settimana fa ai Grammy, vincendo il premio per l’album dell’anno, il primo interamente in lingua spagnola a guadagnarsi il grammofono dorato. Stanotte, all’<strong>Half Time show della sessantesima edizione del Super Bowl</strong>.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È stato l’halftime più atteso. Il più chiacchierato ed inspiegabilmente controverso. Troppo woke, troppo spagnolo, troppo libero. All’odio conservatore Bad Bunny ha risposto con un intervallo intriso di un messaggio che per esser compreso non ha bisogno di attraversare alcuna barriera linguistica: <strong>l’amore è una forma di resistenza, la gioia può essere rivoluzione.</strong></p>



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<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ballare per vivere</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Più di uno show, più di un concerto, più di una semplice esibizione. L’<strong>halftime show di Bad Bunny al Super Bowl</strong> è stato esattamente ciò che doveva essere: scorrettamente irriverente, sfacciatamente giusto, esplicitamente politico. Le polemiche, i tentativi di boicottaggio, le asciutte (e finte) lacrime della destra conservatrice americana non sono bastati a domare lo spirito del cantante portoricano. Perché quello spirito non era solo di Benito, non lo è mai stato.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La scorsa notte Bad Bunny, al Levi&#8217;s Stadium di Santa Clara in California, si è fatto manifesto di chi, in un America così, non ci vuole stare. Portavoce di chi non ha un palco da cui protestare, ma solo un letto accanto al quale inginocchiarsi, stringendo le mani in preghiera e <strong>sperando che i propri figli non vengano prelevati dall’ICE al ritorno dalla scuola</strong>. <strong>Ha cantato per chi si scusa di esistere. </strong>Ha ballato per chi è costretto a riporre sogni<strong> </strong>e speranze in un cassetto, soffocati da una brutalità americana senza freni.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="781" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0301-2-781x1024.jpg" alt="" class="wp-image-56171" style="aspect-ratio:0.7624306993037361;width:627px;height:auto" /></figure>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tredici minuti di festa e di resistenza, che hanno trasformato l’intervallo del Super Bowl in una dichiarazione di presenza. Trasmessi in diretta a oltre <strong>centotrentacinque milioni di spettatori in più di 130 Paesi</strong>: è diventato <strong>l&#8217;Halftime Show più visto della storia.</strong> Si è ballato, festeggiato, cantato a squarciagola. Non con leggerezza, ma con il peso dell’esistere sulle spalle. <strong>Con quella voglia, quel bisogno, di dover vivere a tutti i costi. </strong>Di esser visti. Ballando. Muovendo i corpi per smuovere gli animi.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il simbolismo dell’halftime show e i momenti salienti del Benito Bowl</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Benito Bowl</strong>: così è stato rinominata la finale di quest’anno del campionato NFL. Le squadre in campo, infatti, son divenute praticamente inesistenti di fronte alla portata dell’esibizione dell’halftime.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il design del set è stato un chiaro omaggio a <strong>Porto Rico</strong>, isola natale <a href="https://www.adlmag.it/2025/09/19/bad-bunny-digli-che-questa-e-casa-mia/">dell’artista</a>, che ha aperto lo show danzando tra campi di canna da zucchero. Muovendosi da una scenografia all’altra, sul palco hanno preso vita frammenti di quotidianità: persone intente a lavorare la terra, un banchetto di cocchi, abuelos che giocano a domino, carretti di piragua, mestieri di ogni genere. C’è chi ha parlato di una forzatura degli stereotipi legati all’isola, ma l’intento era un altro: <strong>raccontare il valore spesso invisibile che le comunità immigrate apportano al Paese</strong>. Un messaggio rafforzato dal momento in cui il cantante è salito su un palo elettrico sulle note di “El Apagón”, richiamando i blackout ormai cronici che affliggono Porto Rico, conseguenza di infrastrutture obsolete e di una mancanza sistemica di investimenti.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="825" height="1024" data-id="56164" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0330-825x1024.jpg" alt="" class="wp-image-56164" /></figure>



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<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non sono mancati cameo d’eccezione, quelli di <strong>Lady Gaga </strong>e <strong>Ricky Martin</strong>. Ma l’ospite d’onore è stata <strong>Toñita</strong>, storica proprietaria del Caribbean Social Club di Porto Rico, locale simbolo della comunità e luogo in cui è stato celebrato il release party dell’album. Una figura centrale, citata anche nel brano “NUEVAYoL”.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="828" height="1024" data-id="56166" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0297-828x1024.jpg" alt="" class="wp-image-56166" /></figure>



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<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A sorprendere il pubblico, anche <strong>un matrimonio celebrato realmente nel bel mezzo dell’esibizione</strong>. Ma il momento più toccante, quello destinato a restare nella memoria collettiva (e a far scendere una lacrimuccia) è stato un altro: <strong>la consegna del suo premio Grammy ad un bambino</strong> vestito esattamente come in una sua fotografia d’infanzia. Una miniatura di sé stesso che diventa testimone di un futuro in cui ce l&#8217;ha fatta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="827" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0309-827x1024.jpg" alt="" class="wp-image-56170" /></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il Super Bowl lo ha vinto Bad Bunny</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A chiudere lo spettacolo, il messaggio finale. Con un pallone da football in mano che recitava le parole “Together, we are America”, una parata di bandiere sfila mentre <strong>Benito chiama all’appello tutti i Paesi dell’America del Sud, insieme a Stati Uniti e Canada</strong>. Compare poi la scritta simbolo dell’intero evento: &#8220;<strong>l’unica cosa più potente dell’odio è l’amore</strong>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/02/IMG_0300-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-56180" style="aspect-ratio:0.7504488074544781;width:592px;height:auto" /></figure>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il Super Bowl incorona sempre un solo vincitore. E questa volta non è stato deciso dal tabellone. Alla domanda su chi abbia vinto la sessantesima edizione del campionato, la risposta non passa dal campo. Non include né i New England Patriots, né i Seattle Seahawks. Questa notte al Super Bowl ha trionfato colui che ha alzato la coppa ancor prima dell&#8217;inizio della partita, per il solo fatto di essere su quel palco. <strong>Il Super Bowl, quest’anno, lo ha vinto Bad Bunny.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Foto: Instagram</em></strong></p>
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