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	<title>sostenibilità Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>sostenibilità Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Nespresso: il primo orto-frutteto sociale grazie al riciclo del caffè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nespresso assieme a Legambiente e AzzeroCO2 inserisce nel suo percorso più che decennale di impegno sociale e sostenibile una nuova iniziativa in grado di fare, ancora una volta, la differenza. La sostenibilità è l’aspetto più importante quando si parla di produzione. Un argomento di cui abbiamo sentito veramente tanto negli ultimi anni e spesso non [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nespresso assieme a Legambiente e AzzeroCO2 inserisce nel suo percorso più che decennale di impegno sociale e sostenibile una nuova iniziativa in grado di fare, ancora una volta, la differenza. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La sostenibilità è l’aspetto più importante quando si parla di produzione. Un argomento di cui abbiamo sentito veramente tanto negli ultimi anni e spesso non nel modo corretto. Il binomio azienda-sostenibilità è un terreno delicato su cui non tutti sanno costruire. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo non è però il caso di Nespresso, che con il suo nuovo progetto si riconferma una delle aziende attivamente impegnata nell’ambito del sostenibile e del sociale. Inserendosi nella Campagna Ortofrutteto Solidale nata dall’incontro di Legambiente e AzzeroCO2, una società di consulenza per la sostenibilità e l’energia, l’iniziativa di Nespresso comincerà nelle regioni coinvolte a partire dal prossimo autunno.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nespresso lancia in Italia il primo orto-frutteto sociale diffuso grazie al recupero del caffè esausto delle capsule.</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="870" height="472" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1757.jpeg" alt="" class="wp-image-63921" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1757.jpeg 870w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1757-480x260.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 870px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo courtesy of Press Office</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con ben sette realtà del Terzo Settore, in sette regioni d’Italia, il progetto di recupero delle capsule ha nuovamente prodotto un progetto sociale e sostenibile che fa la differenza. Parliamo di oltre 24 quintali di compost che restituiti al suolo ne migliorano la fertilità e permettono di sostenere progetti agricoli e sociali, proprio come l’orto-frutteto sociale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Alberi da frutto, ulivi e piante aromatiche, l’iniziativa vede la nascita di un nuovo importante progetto dai grandi benefici ambientati e di opportunità di inserimento lavorativo. Insieme a sette cooperative in Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Basilicata, Veneto e Puglia, il semplice gesto del riciclo delle capsule porterà a un impatto enorme con una produzione annua stimata di oltre 38.750kg di frutta e ortaggi e a 400 litri di olio extravergine d’oliva. Ma importanti sono anche i dati legati agli inserimenti lavorativi, così come i percorsi formativi, che si prospetta raggiungeranno indirettamente più di 960 persone e famiglie. Questo attraverso progetti come gruppi di acquisto solidale, mercati contadini e refezioni ospedaliere.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un semplice gesto in grado di dare vita a un progetto così grande. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="800" height="400" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1758.jpeg" alt="" class="wp-image-63922" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1758.jpeg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1758-480x240.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo courtesy of Press Office </figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><a href="https://www.adlmag.it/2024/11/26/nespresso-presenta-i-risultati-del-1-osservatorio-partecipativo/">Da Chicco a Chicco</a>, nato 15 anni fa, è stato l’inizio di un percorso decisamente importante che ha dimostrato come il semplice gesto del riciclo delle capsule possa portare a un valore concreto, un qualcosa che fa davvero la differenza sul territorio italiano e le comunità. “Un chicco alla volta, insieme”, il nuovo percorso intrapreso da Nespresso, e la nascita dell’orto-frutteto sociale si inseriscono come un’evoluzione naturale di un impegno che in oltre un decennio ha permesso al valore del riciclo di diventare qualcosa di più grande e sempre più significativo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il caffè, una capsula in alluminio e l’intenzione di portare un cambiamento nella complessità del riciclo sono stati gli elementi fondamentali, assieme all’impegno dei consumatori, che con la restituzione in punti dedicati per separare l’alluminio e il caffè, hanno portato a nuovi utilizzi impattanti a livello sociale e nell’ambito del sostenibile. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dal 2011 con la creazione di oltre 8 milioni di porzioni di riso donate, a oggi con la creazione di un orto-frutteto sociale. Una storia di impegno che ha fatto la differenza in diverse comunità.</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="400" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1759.jpeg" alt="" class="wp-image-63924" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1759.jpeg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1759-480x240.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo via Vending News</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La differenza verrà fatta anche nell’adeguarsi ai cambiamenti normativi legati al riciclo delle capsule, implementando e sviluppando nuove soluzioni di raccolta che permetteranno di mantenere vivo l’impegno di Nespresso verso la sostenibilità e la partecipazione sempre più diffusa dei consumatori. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, bere il caffè con Nespresso non è solo un’esperienza e una celebrazione del gusto, ma anche un gesto che permette di sostenere il cambiamento, l’impatto sociale e l’impegno verso la sostenibilità in modo reale. Proprio “Un chicco alla volta, insieme”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Zenam presenta “Identité Plurielle” per la sua collezione FW</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Dios]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NEW DESIGNERS]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[cultura africana]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[STILISTI EMERGENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il concetto di identità assume un significato nuovo quando si parla dello stilista e fondatore camerunese Paul Roger Tanonko. La sua estetica inclusiva e multiculturale arricchisce l’artigianato italiano con un savoir-faire ancestrale. Il nome del marchio significa “Raggio di sole” nella lingua Bamiléké e incarna perfettamente la visione del suo fondatore: utilizzare la moda come [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il concetto di identità assume un significato nuovo quando si parla dello stilista e fondatore camerunese Paul Roger Tanonko. La sua estetica inclusiva e multiculturale arricchisce l’artigianato italiano con un savoir-faire ancestrale.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il nome del marchio significa “Raggio di sole” nella lingua Bamiléké e incarna perfettamente la visione del suo fondatore: utilizzare la moda come strumento per collegare culture diverse. Questo approccio supera i confini geografici e trasforma il patrimonio culturale e l’artigianato in un linguaggio contemporaneo, aperto e inclusivo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="617" height="885" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM5.jpg" alt="" class="wp-image-63675" style="width:370px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM5.jpg 617w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM5-480x688.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 617px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><em>Identité Plurielle</em> &#8211; FW2026</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La nostra identità è un panorama in continua evoluzione, composto da influenze, esperienze e relazioni che si intrecciano nel tempo. È proprio da questa riflessione che è nata “<em>Identité Plurielle</em>”, opera del designer Paul Roger Tanonkou. Per lo stilista, la pluralità non è una contraddizione, ma una forza creativa. Le radici africane dialogano con l’artigianato italiano, mentre tradizione e innovazione convivono. All’interno di questa estetica si crea un equilibrio tra memoria e presente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="595" height="879" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM2.jpg" alt="" class="wp-image-63678" style="width:348px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM2.jpg 595w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM2-480x709.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 595px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">I significati simbolici della collezione di Zenam</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il cuore simbolico della collezione è la maschera. Un elemento che, nella cultura occidentale, è spesso associato al concetto di nascondimento, ma che nelle tradizioni africane assume il significato opposto. Nella cultura africana, la maschera non nasconde, ma racconta una storia; è una rivelazione. Svela l’essenza dell’individuo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È attorno a questo simbolo che prende forma la narrazione della collezione di Zenam. Le silhouette sono audaci, i volumi sono decisi e i materiali diventano veicoli di storie. Tra i pezzi forti della collezione spicca il &#8220;Faso Dan Fani&#8221;, un tessuto storico del Burkina Faso realizzato a mano da cooperative di donne con tecniche tradizionali, utilizzando cotone biologico tinto con pigmenti naturali. La sua trama ricca dà vita a cappotti oversize e capi dalla forte presenza visiva, riaffermando l’impegno del marchio verso una produzione etica e sostenibile.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per la prima volta, il marchio introduce la maglieria nel proprio universo creativo. Cappotti e cardigan unisex diventano tele narrative su cui si dispiegano motivi ispirati alle maschere africane, trasformando il simbolo dell’identità in un elemento sia decorativo che culturale.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="591" height="879" data-id="63679" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM1.jpg" alt="" class="wp-image-63679" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM1.jpg 591w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM1-480x714.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 591px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="589" height="881" data-id="63677" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM3.jpg" alt="" class="wp-image-63677" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM3.jpg 589w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM3-480x718.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 589px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;esplorazione continua attraverso stampe disegnate a mano, velluti dalle tonalità intense e accessori che esaltano il valore dell&#8217;artigianato africano. Borse realizzate in tessuto Kuba, dettagli in rafia intrecciata provenienti dalla regione del Kasai e cinture ispirate al “cache-sexe” in chiave moderna. Tutti questi elementi contribuiscono a dare vita a una collezione che guarda al futuro senza perdere il legame con le proprie origini.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">AFRO Fashion Association</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il marchio collabora con l’AFRO Fashion Association, che mette in luce le disuguaglianze e la mancanza di rappresentanza che affliggono i creativi emergenti africani e BIPOC. Purtroppo, questo fenomeno non riguarda solo il sistema italiano, ma anche i sistemi della moda internazionale. Fondata da Michelle Francine Ngonmo, l’associazione si dedica alla promozione dei talenti e funge da ponte tra i creativi e l’industria attraverso il mentoring, il networking e la promozione culturale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un momento in cui l’industria della moda è chiamata a riflettere sul significato di rappresentazione e appartenenza, Zenam offre una risposta chiara: l’identità non è un concetto statico, ma uno spazio fluido, stratificato e in continua evoluzione. È proprio in questa pluralità che il marchio trova la sua voce più autentica.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“<em>Zenam esprime una cultura ibrida e dinamica, unendo radici africane e influenze europee e globali. Ogni collezione nasce dal desiderio di trasformare questa pluralità in una forza creativa, celebrando la diversità attraverso la moda.</em>” — Paul Roger Tanonkou</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>ENGLISH VERSION</strong></p>



<h1 class="wp-block-heading has-text-align-center">Zenam presents “Identité Plurielle<em>” </em>for his FW collection</h1>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Identity takes on a whole new meaning when it comes to the Cameroonian designer and founder, Paul Roger Tanonko. His inclusive and multicultural aesthetic enriches Italian craftsmanship with ancestral savoir-faire.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">The brand’s name means “Ray of Sunshine” in the Bamiléké language and perfectly encapsulates its founder’s vision: to use fashion as a tool to connect different cultures. This approach transcends geographical boundaries and transforms heritage and craftsmanship into a contemporary, open, and inclusive language.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="593" height="885" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM4.jpg" alt="" class="wp-image-63676" style="aspect-ratio:0.6700631750560424;width:361px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM4.jpg 593w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM4-480x716.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 593px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><em>Identité Plurielle</em> &#8211; FW2026</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Our identity is a constantly shifting landscape, made up of influences, experiences, and relations that intertwine over time. It is precisely from this reflection that “Identité Plurielle” was born by Cameroonian designer Paul Roger Tanonkou. For the designer, plurality is not a contradiction but a creative force. African roots engage in dialogue with Italian craftsmanship, while tradition and innovation coexist. Within this aesthetic, there’s a balance that strikes between memory and the present.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="591" height="881" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM6.jpg" alt="" class="wp-image-63674" style="width:362px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM6.jpg 591w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM6-480x716.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 591px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Symbolic meanings behind Zenam&#8217;s collection</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">The symbolic heart of the collection is the mask. An element that, in Western culture, is often associated with the concept of hiding, but, in African traditions it takes on the opposite meaning. In African culture, the mask does not conceal but tells a story; it is a revelation. It unveils the essence of the individual.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">It is around this symbol that the narrative of Zenam’s collections takes shape. The silhouettes are bold, the volumes are bold, and the materials become vessels for stories. Among the highlights of the collection is Faso Dan Fani, a historic fabric from Burkina Faso handmade by women’s cooperatives using traditional techniques with organic cotton dyed with natural pigments. Its textured fabric brings oversized coats and garments with a strong visual presence to life, reaffirming the brand’s commitment to ethical and sustainable production.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">For the first time, the brand introduces knitwear into its creative universe. Genderless coats and cardigans become narrative canvases in which patterns inspired by African masks unfold, transforming the symbol of identity into both a decorative and cultural element.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="591" height="879" data-id="63679" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM1.jpg" alt="" class="wp-image-63679" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM1.jpg 591w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM1-480x714.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 591px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="589" height="881" data-id="63677" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM3.jpg" alt="" class="wp-image-63677" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM3.jpg 589w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/ZENAM3-480x718.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 589px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">The exploration continues through hand-drawn prints, velvets in deep hues, and accessories that highlight the value of African craftsmanship. Bags made of Kuba fabric, woven raffia details from the Kasai region and “cache-sexe” inspired belts in a modern key. They all contribute to building a collection that looks to the future without losing its connection to its origins.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">AFRO Fashion Association</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">The brand works together with the AFRO Fashion Association, which highlights the inequity and lack of representation facing emerging African and BIPOC creatives. Sadly, this happens not only within the Italian system but the international fashion systems. Founded by Michelle Francine Ngonmo, the association is dedicated to promoting talent and acting as a bridge between creatives and the industry through mentorship, networking, and cultural advocacy.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">At a time when the fashion industry is called upon to reflect on the meaning of representation and belonging, Zenam offers a clear answer: identity is not a static concept, but a fluid, layered, and ever-evolving space. It is precisely in this plurality that the brand finds its most authentic voice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Zenam embodies a hybrid and dynamic culture, blending African roots with European and global influences. Each collection stems from the desire to transform this diversity into a creative force, celebrating diversity through fashion.</em>” — Paul Roger Tanonkou</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: Press Kit Negri Firman</p>
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		<title>La collezione FW226/27 di Kathy&#8217;s Things</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Dios]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 16:02:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NEW DESIGNERS]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[STILISTI EMERGENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come può un abito raccontare da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo? La risposta la cerca anche Kathiana Saincy con la sua collezione Autunno/Inverno 2026/2027. La designer italo-haitiana alla guida di Kathy&#8217;s Things presenta la sua collezione Autunno/Inverno 2026/2027 partendo da una riflessione che si pose molto tempo fa. Dall&#8217;opera-manifesto di Paul Gauguin del [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Come può un abito raccontare da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo? La risposta la cerca anche Kathiana Saincy con la sua collezione Autunno/Inverno 2026/2027.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La designer italo-haitiana alla guida di Kathy&#8217;s Things presenta la sua collezione Autunno/Inverno 2026/2027 partendo da una riflessione che si pose molto tempo fa. Dall&#8217;opera-manifesto di Paul Gauguin del Post-Impressionismo: &#8220;Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?&#8221; si trae l&#8217;ispirazione traducendo il lavoro del pittore francese in un percorso diviso in tre capitoli, dove i look diventano le tappe di un percorso emotivo che segna un guardaroba come racconto simbolico.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="878" height="496" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-KATHYS-THINGS.jpg" alt="" class="wp-image-63146" style="aspect-ratio:1.7701898840531003;width:607px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-KATHYS-THINGS.jpg 878w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-KATHYS-THINGS-480x271.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 878px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il design trasformabile al centro del racconto</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al di là del racconto post-impressionista, il vero nucleo del brand rimane nella sua progettualità. La trasformabilità dei capi di Kathy&#8217;s Things forma parte della narrazione creando una funzionalità contemporanea e mettendo in evidenza, in primo piano, i valori della sostenibilità. I vestiti cambiano, si evolvono e si adattano alla quotidianità di chi li indossa. Si inserisce l&#8217;idea di sostenibilità senza essere sbandierata come slogan di marketing, ma integrandosi nella filosofia del brand.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Disegnare un capo trasformabile significa allungarne il ciclo di vita, ridurre gli oggetti necessari e creare un rapporto più consapevole con il consumo. Questo approccio etico si riflette in una produzione interamente Made in Italy, nella tracciabilità dei materiali usati, in capsule limitate e in un modello di pre-ordine per eliminare gli sprechi tipici del sistema moda.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">I tre capitoli della sfilata</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;Da dove veniamo?&#8221;</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il primo capitolo viene dedicato all&#8217;origine, legato alla purezza, la giovinezza e la spontaneità. Qui i volumi sono fluidi, le linee morbide e le costruzioni quasi sospese sul corpo. Insieme ai materiali, scelti per la loro capacità di avvolgere il corpo, proteggono così una giovinezza non ancora irrigidita dall&#8217;età adulta. La palette per l&#8217;inizio del racconto è calda e terrosa, con arancioni, marroni profondi e tonalità di beige, richiamando il legame primordiale con la natura.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="393" height="526" data-id="63147" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_3.jpg" alt="" class="wp-image-63147" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_3.jpg 393w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_3-224x300.jpg 224w" sizes="(max-width: 393px) 100vw, 393px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="569" height="793" data-id="63149" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS.jpg" alt="" class="wp-image-63149" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS.jpg 569w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS-480x669.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 569px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;Chi siamo&#8221;</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel secondo capitolo l&#8217;estetica cambia ritmo. Le forme sono definite, strutturate e i volumi prendono il controllo e l&#8217;abito inizia a modellare il corpo. La precisione delle linee rispecchia la fase della costruzione identitaria. Attraverso una ricerca tessile simbolica, i pattern floreali e i motivi a pavone ci parlano di introspezione, trasformazione ed evoluzione. Il pavone, in particolare, viene stratificato sotto il tulle blu per creare profondità visiva, mentre un tocco di cristalli Swarovski illumina il primo look, sottolineando il momento iniziale di questa ricerca, quasi come una scintilla che appare dentro di noi.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="413" height="778" data-id="63145" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS.jpg" alt="" class="wp-image-63145" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS.jpg 413w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS-159x300.jpg 159w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="557" height="777" data-id="63144" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS_2.jpg" alt="" class="wp-image-63144" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS_2.jpg 557w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS_2-480x670.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 557px, 100vw" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;Dove andiamo?&#8221;</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il terzo e finale capitolo è il momento più intimo. Il tempo che passa e la consapevolezza della propria vulnerabilità. La consapevolezza e la riflessione di un futuro si traducono in capi più coprenti e statici, contemplativi, declinati in sfumature eteree e tonalità di azzurro cielo. A rompere questa apparente chiusura arriva un dettaglio strutturale: la schiena scoperta. Frontalmente protetto, l&#8217;abito rivela la propria pelle sul retro. La collezione si chiude con una vulnerabilità inattesa, ricordandoci che il tempo non ci ruba l&#8217;essenza.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="527" height="784" data-id="63143" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS.jpg" alt="" class="wp-image-63143" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS.jpg 527w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS-480x714.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 527px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="759" height="788" data-id="63141" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS_3.jpg" alt="" class="wp-image-63141" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS_3.jpg 759w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS_3-480x498.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 759px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un ponte tra culture</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A sostenere questa voce è Afro Fashion Association, un&#8217;associazione no-profit fondata da Michelle Francine Ngonmo nel 2015 che lotta per garantire una rappresentazione equa, inclusiva e meritocratica ai creativi BIPOC all&#8217;interno del fashion system italiano e internazionale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La visione di Kathy&#8217;s Things è lo specchio della storia di Kathiana Saincy, cresciuta tra Haiti e il Trentino. Nei suoi lavori si riflette la capacità di adattamento e la filosofia del design trasformabile. Immaginare un guardaroba che si adatti all&#8217;identità, ai cambiamenti e alla possibilità di espressione di una persona rappresenta non solo un&#8217;opera-manifesto ma anche un desiderio umano, naturale, di voler appartenere pur essendo noi stessi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="459" height="787" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_2.jpg" alt="" class="wp-image-63148" style="width:355px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_2.jpg 459w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_2-175x300.jpg 175w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>ENGLISH VERSION</strong></p>



<h1 class="wp-block-heading has-text-align-center">Kathy&#8217;s Things FW26/27 Collection</h1>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">How can a garment tell the story of where we come from, who we are, and where we are headed? This is the question Kathiana Saincy explores in her Fall/Winter 2026/2027 collection.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">The Italian-Haitian designer at the helm of Kathy&#8217;s Things presents her Fall/Winter 2026/2027 collection, inspired by a reflection she had long ago. Drawing from the Post-Impressionist masterpiece by Paul Gauguin-&#8220;Where do we come from? What are we? Where are we going?&#8221;-she translates the French painter&#8217;s work into a three-chapter journey. In this collection, each look serves as a milestone in an emotional odyssey, transforming the wardrobe into a symbolic narrative.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="878" height="496" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-KATHYS-THINGS.jpg" alt="" class="wp-image-63146" style="aspect-ratio:1.7701898840531003;width:572px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-KATHYS-THINGS.jpg 878w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/COPERTINA-KATHYS-THINGS-480x271.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 878px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Transformable design at the heart of the story</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Beyond the post-impressionist narrative, the true core of the brand lies in its design philosophy. The transformability of Kathy&#8217;s Things garments is an integral part of the storytelling, providing contemporary functionality while placing sustainability at the forefront. The clothes change, evolve, and adapt to the daily lives of those who wear them. Sustainability is woven into the brand&#8217;s philosophy rather than being used as a mere marketing slogan.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Designing a transformable garment means extending its lifecycle, reducing the need for multiple items, and fostering a more conscious relationship with consumption. This ethical approach is reflected in entirely Made in Italy production, full traceability of materials, limited capsule collections, and a pre-order model designed to eliminate the waste typical of the fashion industry.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">The three chapters of the runway show</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;Where do we come from?&#8221;</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">The first chapter is dedicated to origins, evoking themes of purity, youth, and spontaneity. Here, volumes are fluid, lines are soft, and the constructions seem almost suspended on the body. Paired with materials chosen for their ability to envelop the wearer, they protect a sense of youth that has not yet been hardened by adulthood. The opening palette is warm and earthy, featuring oranges, deep browns, and shades of beige, recalling a primordial connection to nature.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="393" height="526" data-id="63147" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_3.jpg" alt="" class="wp-image-63147" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_3.jpg 393w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_3-224x300.jpg 224w" sizes="(max-width: 393px) 100vw, 393px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="569" height="793" data-id="63149" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS.jpg" alt="" class="wp-image-63149" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS.jpg 569w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS-480x669.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 569px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;What are we?&#8221;</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In the second chapter, the aesthetic shifts pace. Forms become defined and structured, volumes take control, and the garment begins to shape the body. The precision of the lines reflects the stage of identity construction. Through symbolic textile research, floral patterns and peacock motifs speak to us of introspection, transformation, and evolution. The peacock, in particular, is layered beneath blue tulle to create visual depth, while a touch of Swarovski crystals illuminates the first look, highlighting the starting point of this journey-almost like a spark igniting within us.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="413" height="778" data-id="63145" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS.jpg" alt="" class="wp-image-63145" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS.jpg 413w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS-159x300.jpg 159w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="557" height="777" data-id="63144" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS_2.jpg" alt="" class="wp-image-63144" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS_2.jpg 557w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Chi-siamo-KATHYS-THINGS_2-480x670.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 557px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;Where are we going?&#8221;</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">The third and final chapter is the most intimate moment: the passage of time and the awareness of one&#8217;s own vulnerability. This awareness and reflection on the future are translated into more modest, static, and contemplative pieces, rendered in ethereal shades and sky-blue tones. Breaking this apparent sense of closure is a structural detail: the open back. While protected from the front, the dress reveals the skin at the back. The collection concludes with an unexpected vulnerability, reminding us that time does not steal our essence.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="527" height="784" data-id="63143" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS.jpg" alt="" class="wp-image-63143" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS.jpg 527w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS-480x714.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 527px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="759" height="788" data-id="63141" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS_3.jpg" alt="" class="wp-image-63141" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS_3.jpg 759w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Dove-andiamo-KATHYS-THINGS_3-480x498.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 759px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">A Bridge Between Cultures</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Supporting this voice is the AFRO Fashion Association, a non-profit organization founded by Michelle Francine Ngonmo in 2015. The association fights to ensure fair, inclusive, and meritocratic representation for BIPOC creatives within both the Italian and international fashion systems.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">The vision behind Kathy&#8217;s Things reflects the personal history of Kathiana Saincy, who grew up between Haiti and Trentino. Her work embodies adaptability and the philosophy of transformable design. By imagining a wardrobe that adapts to an individual&#8217;s identity, changes, and modes of expression, she creates more than just a manifesto piece; she addresses a natural human desire to belong while remaining true to oneself.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="459" height="787" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_2.jpg" alt="" class="wp-image-63148" style="width:355px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_2.jpg 459w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Da-dove-veniamo-KATHYS-THINGS_2-175x300.jpg 175w" sizes="(max-width: 459px) 100vw, 459px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: press kit Negri Firman</p>
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		<title>Emozioni nel carrello</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/06/01/emozioni-nel-carrello/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Pollastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è solo un luogo di spesa, ma uno spazio quotidiano dove si riflettono emozioni, abitudini e identità.Tra corsie illuminate e scaffali pieni, il supermercato diventa uno specchio silenzioso della vita. È tardo pomeriggio, le luci al neon sono un po’ troppo bianche e fredde, e il carrello scricchiola mentre avanza lentamente tra le corsie. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non è solo un luogo di spesa, ma uno spazio quotidiano dove si riflettono emozioni, abitudini e identità.<br>Tra corsie illuminate e scaffali pieni, il supermercato diventa uno specchio silenzioso della vita.</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È tardo pomeriggio, le luci al neon sono un po’ troppo bianche e fredde, e il carrello scricchiola mentre avanza lentamente tra le corsie. C’è chi entra con una lista precisa e chi invece improvvisa, lasciandosi guidare da ciò che vede.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Alcuni si muovono veloci, quasi senza guardarsi intorno, altri rallentano davanti agli scaffali come se cercassero qualcosa che non è scritto sulle etichette.<br>In mezzo a scaffali ordinati, promozioni colorate e suoni metallici, il supermercato sembra un luogo neutro. Ma non lo è affatto: racconta più di quanto si pensi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="795" height="931" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-14.12.45.png" alt="Immagine di un cassa del supermercato." class="wp-image-62842" style="aspect-ratio:0.8539378911323651;width:267px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-14.12.45.png 795w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-31-alle-14.12.45-480x562.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 795px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">SOLITUDINE TRA GLI SCAFFALI</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il supermercato non è soltanto uno spazio dedicato al consumo. È uno dei pochi luoghi quotidiani in cui le persone si muovono da sole, senza ruoli sociali precisi, e proprio per questo finisce per diventare una specie di specchio emotivo collettivo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La prima cosa che emerge è la solitudine. Non sempre è evidente, non è mai dichiarata, ma si riconosce nei dettagli. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel modo in cui qualcuno parla al telefono mentre riempie il carrello, o nel silenzio assoluto di chi passa tra le corsie senza incrociare lo sguardo di nessuno. Anche la spesa fatta in orari strani, magari tardi la sera o in momenti vuoti della giornata, racconta una presenza spesso invisibile.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">LE ABITUDINI CHE CI DEFINISCONO</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Accanto alla solitudine ci sono le abitudini, forse la parte più automatica ma anche più rivelatrice dell’identità. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Molte persone comprano sempre gli stessi prodotti, negli stessi reparti, con gesti ripetuti che sembrano quasi rituali.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> Non è solo comodità: è una forma di stabilità. In un contesto che cambia continuamente, ripetere le stesse scelte dà l’illusione di controllo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Dorm-Room-Delicious_-Baking-With-What-Youve-Got-683x1024.jpg" alt="Cestino blu con alimenti all&apos;interno." class="wp-image-62844" style="aspect-ratio:0.6669975186104219;width:281px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Dorm-Room-Delicious_-Baking-With-What-Youve-Got-683x1024.jpg 683w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Dorm-Room-Delicious_-Baking-With-What-Youve-Got-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 683px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">DESIDERI NEL CARRELLO</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Poi ci sono i desideri, che si infilano tra le corsie in modo più silenzioso. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sono quei prodotti che si mettono nel carrello e poi si rimettono a posto all’ultimo momento. Oppure quelli che si comprano “per una volta sola”, come se servissero a colmare qualcosa di più profondo. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il supermercato diventa così anche uno spazio di micro-decisioni emotive, dove il bisogno non è sempre pratico ma spesso simbolico.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">LA FRETTA COME CONDIZIONE UMANA</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è anche lo stress, che si riconosce subito. Nei movimenti rapidi, negli sguardi che evitano il caos delle corsie più affollate, nella ricerca della cassa più veloce.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> In certi momenti la spesa non è più un gesto quotidiano, ma un compito da portare a termine nel minor tempo possibile, quasi da eliminare dalla giornata.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="616" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2-616x1024.webp" alt="Immagine scaffali supermercato sullo sfondo e donna sfocata." class="wp-image-62850" style="aspect-ratio:0.6018071584854608;width:288px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2-616x1024.webp 616w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/2-480x798.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 616px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">IL COMFORT DELLE COSE QUOTIDIANE</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Eppure, nello stesso spazio, esiste anche il comfort. È nei prodotti che “sanno di casa”, nei cibi sempre uguali che rassicurano, nelle scelte che non si cambiano mai perché funzionano. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il supermercato diventa, in questo senso, una zona neutra ma stabile, dove si cerca qualcosa che non cambia mentre tutto il resto lo fa.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">IDENTITA&#8217; TRA LE CORSIE</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Infine c’è l&#8217;identità, forse l’aspetto più sottile ma anche più interessante. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non è dichiarata, non è esplicita, ma si costruisce lentamente tra gli scaffali. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Si vede in ciò che si sceglie, in ciò che si evita, in ciò che si considera “normale” per sé stessi. Anche il modo in cui si fa la spesa, da soli o con altri, velocemente o con calma, dice qualcosa di chi siamo in quel momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il supermercato, alla fine, non è solo un luogo di passaggio tra casa e quotidianità. È uno spazio in cui si condensano piccole tracce di vita: abitudini ripetute, emozioni che influenzano le scelte, desideri che emergono senza essere nominati.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non racconta mai una verità unica su una persona, ma restituisce frammenti. E forse è proprio questo il punto: tra corsie e carrelli non si compra solo ciò che serve, ma si mette insieme, senza accorgersene, anche una parte di sé.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="736" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Save-5-on-your-first-Flashfood-order.webp" alt="Immagine con sfondo blu e diversi alimenti tenuti in mano." class="wp-image-62849" style="width:294px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Save-5-on-your-first-Flashfood-order.webp 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Save-5-on-your-first-Flashfood-order-480x480.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">CREDITI FOTO: PINTEREST </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/01/emozioni-nel-carrello/">Emozioni nel carrello</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>Astarté svela la sua collezione SS26 &#8220;La Sirene&#8221;</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/30/astarte-svela-la-sua-collezione-ss26-la-sirene/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Dios]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NEW DESIGNERS]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[STILISTI EMERGENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sirena, la donna &#8220;che trasforma il dolore in potere, la morbidezza in forza e la memoria in bellezza&#8221;. Per questa collezione Astarté propone un archetipo che rinasce continuamente. Intrecciando la memoria culturale e l&#8217;eredità libanese otteniamo &#8220;Astarté&#8221;. Fondato da Christel Abboud a Beirut, il marchio libanese esplora la femminilità traducendola in pezzi di artigianato, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sirena, la donna &#8220;che trasforma il dolore in potere, la morbidezza in forza e la memoria in bellezza&#8221;. Per questa collezione Astarté propone un archetipo che rinasce continuamente.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Intrecciando la memoria culturale e l&#8217;eredità libanese otteniamo &#8220;Astarté&#8221;. Fondato da Christel Abboud a Beirut, il marchio libanese esplora la femminilità traducendola in pezzi di artigianato, portando una visione attuale dell&#8217;eredità fenicia e della sostenibilità. Il nome richiama la dea fenicia dell&#8217;amore e della creatività, simbolo di una femminilità libera e figura ancestrale con un profondo legame alla cultura libanese.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="444" height="558" data-id="62772" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE2.jpg" alt="" class="wp-image-62772" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE2.jpg 444w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE2-239x300.jpg 239w" sizes="(max-width: 444px) 100vw, 444px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="449" height="559" data-id="62773" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE-.jpg" alt="" class="wp-image-62773" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE-.jpg 449w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE--241x300.jpg 241w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Attraverso una filiera trasparente che lavora insieme ad artigiane locali libanesi, l&#8217;unicità del brand si unisce alla sostenibilità. Non è solo a livello valoriale. Astarté fa parte di un gruppo di brand con giovani designer alla testa che approcciano la moda in forma etica e responsabile, mirando verso l&#8217;ambiente e verso le comunità locali. Il coinvolgimento di realtà locali preserva le competenze tradizionali e arricchisce il suo lavoro con un&#8217;eredità culturale unica, innovazione e responsabilità ambientale. Così come GARCIAS, il marchio &#8220;Astarté&#8221; è supportato dalla Afro Fashion Association fondata da Michelle Francine Ngonmo, un&#8217;organizzazione non profit fondata nel 2015 che supporta e potenzia i professionisti BIPOC all&#8217;interno del sistema moda.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Collezione SS26: &#8220;La Sirene&#8221;</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La collezione sulla dea Astarté viene rappresentata in una forma contemporanea attraverso l&#8217;archetipo della sirena, guidandoci in una narrazione mitologica e di memoria mediterranea. Per il marchio, questa primavera-estate si basa sulla femminilità in una dimensione fluida, ancestrale e di sensualità &#8211; bohémienne. Le frange, le sete impalpabili e i materiali naturali vengono presentati in silhouette moderne con forme decise, pattern elaborati e dettagli di natura. Non solo accompagnano il corpo di chi lo indossa, ma alludono al mare e alle sue onde che richiamano una fluidità femminile e senza sforzo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="429" height="532" data-id="62774" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE5-edited.jpg" alt="" class="wp-image-62774" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE5-edited.jpg 429w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE5-edited-242x300.jpg 242w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="444" height="557" data-id="62775" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE6-edited.jpg" alt="" class="wp-image-62775" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE6-edited.jpg 444w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE6-edited-239x300.jpg 239w" sizes="(max-width: 444px) 100vw, 444px" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La palette colori, invece, riflette la luce calda dei paesaggi mediterranei: verdi desaturati, toni marroni terrosi, blu cristallo e viola tirio che riecheggiano l&#8217;origine del brand e la tradizione fenicia. Come è noto e apprezzabile in tanti casi di giovani designer emergenti, la produzione è in quantità limitate e caratterizzata dall&#8217;idea della moda lenta. Grazie a tessuti deadstock selezionati, i materiali che andrebbero smaltiti hanno un nuovo proposito che non è quello di decomporsi in un deserto già in decomposizione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al centro del brand: la volontà di creare uno spazio inclusivo in cui tutte le donne possano sentirsi rappresentate, valorizzate e libere di esprimersi. Questo lo si crea attraverso la celebrazione della diversità e incoraggiando un consumo più consapevole dell&#8217;industria della moda.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&#8220;Credo nella forza e nel potenziale del mio popolo e porto avanti con orgoglio l&#8217;eredità culturale e i valori del Librano&#8221;, dichiara la designer e fondatrice Christel Abboud.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="432" height="533" data-id="62776" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE4-edited.png" alt="" class="wp-image-62776" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE4-edited.png 432w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE4-edited-243x300.png 243w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="448" height="562" data-id="62771" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE3.jpg" alt="" class="wp-image-62771" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE3.jpg 448w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE3-239x300.jpg 239w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>ENGLISH VERSION </strong></p>



<h1 class="wp-block-heading has-text-align-center">Astarté unveils its SS26 collection, &#8220;La Sirene&#8221;</h1>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">The siren: the woman &#8220;who transforms pain into power, softness into strength, and memory into beauty.&#8221; For this collection, Astarté presents an archetype that is endlessly reborn.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">By weaving together cultural memory and Lebanese heritage, we arrive at &#8220;Astarté.&#8221; Founded by Christel Abboud in Beirut, this Lebanese label explores femininity translating it into craftsmanship pieces that offer contemporary vision of Phoenician heritage and sustainability. The name evokes the Phoenician goddess of love and creativity-a symbol of free-spirited femininity and an ancestral figure with deep ties to Lebanese culture.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="444" height="558" data-id="62772" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE2.jpg" alt="" class="wp-image-62772" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE2.jpg 444w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE2-239x300.jpg 239w" sizes="(max-width: 444px) 100vw, 444px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="449" height="559" data-id="62773" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE-.jpg" alt="" class="wp-image-62773" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE-.jpg 449w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE--241x300.jpg 241w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Through a transparent supply chain working alongside local Lebanese artisans, the brand&#8217;s uniqueness is seamlessly integrated with sustainability. This commitment goes beyond mere values. Astarté is part of a new wave of brands led by young designers who approach fashion ethically and responsibly, focusing environmental impact and local communities. By engaging with local entities, the brand preserves traditional skills and enriches its work with a unique cultural heritage, innovation, and environmental responsibility. Much like GARCIAS, Astarté is supported by the Afro Fashion Association, a non-profit founded in 2015 by Michelle Francine Ngonmo supporting and empowering BIPOC professionals within the fashion industry.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">SS26 Collection: &#8220;La Sirene&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">The collection centers on the goddess Astarte, reimagined through the contemporary archetype of the mermaid to guide us through a mythological narrative of Mediterranean memory. For this Spring/Summer season, the brand explores femininity through a fluid, ancestral, and bohemian sense of sensuality. Fringes, ethereal silks, and natural materials are presented in modern silhouettes with bold shapes, intricate patterns, and nature-inspired details. These elements do more than just complement the wearer&#8217;s body; they evoke the sea and its waves, channeling a sense of feminine, effortless fluidity.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="435" height="539" data-id="62777" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE5-edited-1.jpg" alt="" class="wp-image-62777" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE5-edited-1.jpg 435w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE5-edited-1-242x300.jpg 242w" sizes="(max-width: 435px) 100vw, 435px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="432" height="541" data-id="62778" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE6-edited-1.jpg" alt="" class="wp-image-62778" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE6-edited-1.jpg 432w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE6-edited-1-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">The color palette reflects the warm light of Mediterranean landscapes: desaturated greens, earthy browns, crystal blue, and Tyrian purple-colors that echo the brand&#8217;s origins and Phoenician heritage. As is often seen with emerging young designers, production is limited and rooted in the concept of slow fashion. By using selected deadstock fabrics-materials that would otherwise be discarded-we give them a new purpose, ensuring they do not simply decompose in an already decaying environment.</p>



<p class="wp-block-paragraph">At the heart of the brand lies a commitment to creating an inclusive space where all women can feel represented, valued, and free to express themselves. We achieve this by celebrating diversity and encouraging more conscious consumption within the fashion industry.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;I believe in the strength and potential of my people, and I proudly carry forward the cultural heritage and values of the Libanese,&#8221; declares designer and founder Christel Abboud.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="430" height="531" data-id="62779" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE4-edited-1.png" alt="" class="wp-image-62779" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE4-edited-1.png 430w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE4-edited-1-243x300.png 243w" sizes="(max-width: 430px) 100vw, 430px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="448" height="562" data-id="62771" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE3.jpg" alt="" class="wp-image-62771" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE3.jpg 448w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ASTARTE3-239x300.jpg 239w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: press kit Negri Firman</p>
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		<title> Il vintage su eBay sta vincendo la guerra del second hand di lusso</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/18/ebay-vintage-lusso-second-hand-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre il second hand diventa sempre più veloce, estetico e guidato dagli algoritmi, eBay continua a crescere puntando su archivio, ricerca e autenticità. Il report SS26 mostra come il vero lusso vintage oggi abbia più a che fare con la cultura che con la moda. Ormai il vintage non è più &#8220;trendy&#8221;. Il paradosso di eBay [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/05/18/ebay-vintage-lusso-second-hand-2026/"> Il vintage su eBay sta vincendo la guerra del second hand di lusso</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mentre il second hand diventa sempre più veloce, estetico e guidato dagli algoritmi, eBay continua a crescere puntando su archivio, ricerca e autenticità. Il report SS26 mostra come il vero lusso vintage oggi abbia più a che fare con la cultura che con la moda. Ormai il vintage non è più &#8220;trendy&#8221;.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="833" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1713-833x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62138" style="aspect-ratio:0.8131155639260242;width:620px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il paradosso di eBay nel mercato resale </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni il mercato del second hand è stato raccontato come una rivoluzione democratica della moda. App come Vinted hanno trasformato la rivendita in un gesto quotidiano, rapido e compulsivo, mentre piattaforme come Vestiaire Collective hanno reso il lusso vintage una questione di status digitale. Ma nel frattempo, lontano dall’estetica pulita dei marketplace contemporanei, eBay è rimasto fermo. Ed è proprio questa immobilità ad averlo reso improvvisamente rilevante. Il nuovo report SS26 pubblicato dalla piattaforma racconta infatti qualcosa di molto diverso rispetto alla narrativa dominante del resale: il vintage non sta crescendo perché è “di moda”, ma perché sempre più consumatori cercano oggetti con profondità culturale, storia e identità. Non semplici prodotti da rivendere dopo una stagione su TikTok. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="1600" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1702.jpg" alt="" class="wp-image-62141" style="width:606px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1702.jpg 1200w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1702-980x1307.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1702-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1200px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando comprare richiede ancora competenza</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La forza di eBay oggi non è l’esperienza utente. Anzi, probabilmente è una delle piattaforme meno intuitive dell’intero mercato fashion. La grafica sembra rimasta ai primi anni Duemila, le inserzioni sono infinite, disordinate e spesso prive di quella patina editoriale che caratterizza il resale contemporaneo. Eppure è proprio questo caos a creare valore. Perché su eBay non si entra per comprare velocemente: si entra per cercare. È una differenza enorme. Le piattaforme second hand più recenti hanno trasformato il vintage in un’estensione dell’e-commerce tradizionale: feed rapidi, wishlist, suggerimenti automatici, trend del momento. Tutto è pensato per velocizzare il desiderio. eBay invece costringe ancora l’utente a sviluppare occhio, pazienza e competenza. In altre parole: richiede cultura.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="834" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1712-834x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62140" style="aspect-ratio:0.8148010642905761;width:661px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"> Il ritorno di un lusso meno riconoscibile </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il report SS26 mostra chiaramente come il lusso resti il cuore dell’economia della piattaforma. Louis Vuitton, Chanel, Prada e Gucci continuano a dominare le vendite globali, ma il dato più interessante riguarda la crescita di marchi meno “instagrammabili” e più legati all’idea di archivio, come Brioni o Raf Simons. È il segnale di un cambiamento importante: il mercato sembra stancarsi del lusso urlato e riconoscibile. Cresce invece l’interesse per prodotti che parlano a una nicchia più competente, meno guidata dai loghi e più attratta dal valore simbolico dei capi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1703-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62142" style="width:651px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il dominio silenzioso del vintage giapponese</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questo scenario, il ruolo dei seller giapponesi è diventato centrale. Da anni il Giappone rappresenta uno dei mercati più solidi per il vintage di lusso autentico, grazie a controlli rigidissimi sulla contraffazione e a una cultura del collezionismo quasi maniacale. Su eBay, molti dei pezzi più ricercati arrivano proprio da lì. Non è solo una questione di affidabilità: è una diversa idea di consumo. In Occidente il second hand viene spesso raccontato come scelta sostenibile; in Giappone è soprattutto una pratica di conservazione culturale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1709-2-700x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62143" style="aspect-ratio:0.6834838575729264;width:642px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il vintage sta diventando troppo prevedibile? </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è qui che emerge anche il limite dell’attuale boom vintage. Più il resale cresce, più rischia di perdere la propria dimensione di scoperta. Negli ultimi anni il second hand è diventato estremamente prevedibile: gli stessi brand, gli stessi modelli di borse, gli stessi “grail item” rilanciati all’infinito dai social. Il vintage si è trasformato in un’estetica standardizzata, quasi industriale. Perfino il concetto di archivio oggi viene spesso svuotato di significato e utilizzato come semplice leva marketing. Basta che un capo abbia vent’anni per essere definito “rare”. Basta una celebrity per far esplodere artificialmente il valore di un accessorio. Il report di eBay lo dimostra chiaramente: l’effetto mediatico continua a muovere il mercato molto più della ricerca storica o stilistica. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="795" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_1711-1-795x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62144" style="aspect-ratio:0.7761862658414382;width:658px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"> Perché eBay continua ad avere qualcosa di unico</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Eppure, proprio dentro questa dinamica iper-commerciale, eBay continua a conservare qualcosa che altre piattaforme hanno perso: l’imprevedibilità. La sensazione che scavando abbastanza si possa ancora trovare un oggetto dimenticato, un pezzo realmente raro, un frammento autentico di cultura moda. Forse è per questo che, nel 2026, la piattaforma più contemporanea del lusso second hand è rimasta quella meno aggiornata di tutte. </p>



<p class="wp-block-paragraph">PHOTOCREDIT: PINTEREST</p>
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		<title>Cucire un futuro sostenibile: intervista a Fody Fabrics</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/16/cucire-un-futuro-sostenibile-intervista-a-fody-fabrics/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Arcifa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Fody]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un viaggio dietro le quinte di un progetto che ridefinisce il valore del lavoro manuale. Ecco come Fody trasforma il recupero dei tessuti in un&#8217;opportunità per tutti! Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere Fody? Fody nasce dall&#8217;idea che la nostra cultura ci ha abituati progressivamente nel tempo a non riconoscere più il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un viaggio dietro le quinte di un progetto che ridefinisce il valore del lavoro manuale. Ecco come Fody trasforma il recupero dei tessuti in un&#8217;opportunità per tutti!</h2>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>Qual è stata la scintilla che ha fatto nascere <a href="https://www.fodyfabrics.com/">Fody</a>?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br><strong><em>Fody</em></strong> nasce dall&#8217;idea che la nostra cultura ci ha abituati progressivamente nel tempo a non riconoscere più il valore ovunque. Tutto ciò che risulta innovativo, tecnologico e moderno è considerato un qualcosa di grande potenziale e di valore. Tutto quello che non è così, invece, (a partire dal materiale che avanza, da una lavorazione o da una persona che ha delle caratteristiche personali che oggi lo limitano) è considerato con minor potenziale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Fody</em></strong> nasce proprio dal dire “<strong>non siamo convinti che sia per forza così</strong>”. L&#8217;unione dell&#8217;economia circolare con l&#8217;inclusione sociale è un filo naturale. Questo progetto è nato con l&#8217;idea di fare inclusione. Lavorare lo scarto tessile è stata un’opportunità. Essendo noi fondati <strong>vicino al distretto tessile di Prato</strong>, ci è sembrata l&#8217;opportunità perfetta per persone che attraverso la lavorazione manuale possono imparare un mestiere.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il prodotto che si importa poi sul mercato è un nuovo tipo di prodotto, perché difficilmente il consumatore finale o chiunque ruota intorno al brand è coinvolto nel percorso sia di produzione dell&#8217;oggetto sia del cambiamento della vita. Inoltre, come brand, regalare coperte salvavita ci sembrava la possibilità di dimostrare un po&#8217; al mondo &#8211; iniziando dall’Italia &#8211; che <strong>si può partire da tutto ciò che è considerato invisibile</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="464" height="214" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/image.png" alt="" class="wp-image-62067" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/image.png 464w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/image-300x138.png 300w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>Quanti scarti siete riusciti a salvare finora da quando avete iniziato?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>L&#8217;ultimo aggiornamento ammonta a <strong>92500 Mq.</strong> di materiale salvato dalle discariche e la tendenza è ad accrescere. Poi quest&#8217;anno siamo riusciti a trasferirci anche in una nuova sede da pochissimo, meno di due mesi; la sede è più grande, con più spazi e con una possibilità di stoccaggio di materiale migliore e superiore, ci sono più postazioni per trasformare il materiale, servizi igienici adeguati ad ospitare molte più persone. Anche lo staff sta crescendo, sia nell&#8217;ambito produttivo che nell&#8217;ambito organizzativo e narrativo. <strong>Il potenziale è ancora molto grande</strong>, siamo appena a grattare la superficie di un problema molto profondo. Questi sono dei numeri ancora molto iniziali.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="798" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/F4A180B5-F521-4649-A0E6-B373C751D2A8.png" alt="" class="wp-image-62100" style="aspect-ratio:0.9398631138281613;width:327px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/F4A180B5-F521-4649-A0E6-B373C751D2A8.png 750w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/F4A180B5-F521-4649-A0E6-B373C751D2A8-480x511.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 750px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>Qual è il processo di trasformazione che subisce il tessuto scartato prima di diventare un prodotto Fody?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Prima di tutto viene <strong>raccolto</strong>, vengono <strong>registrate le informazioni</strong> di provenienza e composizione del materiale e viene fatta una prima <strong>scelta di destinazione</strong>. La bobina entra in un flusso che la può trasformare in qualsiasi tipo di nostro prodotto, quindi viene messa a disposizione di tutti i lotti di produzione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&nbsp;Ci sono prodotti che sono stati studiati apposta <strong>per dare a tutti i tessuti una chance di essere utilizzati</strong>, come i tagli più piccoli o i tagli di uno spessore o di un materiale specifico. Con i mezzi metri di campionario, ad esempio, realizziamo quasi sempre astucci e astucci <em>Mistery Edition</em>. L&#8217;idea è di <strong>creare delle soluzioni per dare a tutti i prodotti</strong>, anche i mono prodotto, l<strong>a possibilità di arrivare a casa di qualcuno</strong>.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> Dopodiché il prodotto è <strong>tagliato</strong> secondo le sue misure. Ed è <strong>diviso in scocche e componenti</strong> (gli zaini hanno delle asole e le borse hanno i manici). Poi vengono <strong>rifiniti</strong> singolarmente tutti i componenti, generalmente vengono passati con la <strong>macchina taglia-cuci</strong> che gli fai il bordo e poi passano alle <strong>macchine piane</strong> che li vanno ad assemblare. Lì si inserisce il logo all&#8217;etichetta &#8211; che può essere nostra o quella di un cliente &#8211; e possono essere fatte ulteriori <strong>personalizzazioni</strong>, come i timbri. Poi vengono <strong>stirati</strong> e passano alla <strong>parte logistica</strong>. I prodotti per l&#8217;e-commerce vengono impacchettati singolarmente e spediti, quelli per le idealistiche aziendali vengono lottizzati e poi spediti a destinazione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="737" height="822" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/99D902D1-CE36-45D5-B9B2-8F853AA79DBB.jpeg" alt="" class="wp-image-62095" style="width:372px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/99D902D1-CE36-45D5-B9B2-8F853AA79DBB.jpeg 737w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/99D902D1-CE36-45D5-B9B2-8F853AA79DBB-480x535.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 737px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>Come avviene la selezione dei vostri collaboratori?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>È un concetto che si è sviluppato e si è voluto nel tempo. Quando è partito il progetto, noi siamo stati pro attivi e abbiamo preso contatti con l&#8217;<strong>associazione locale</strong> proponendogli di collaborare con noi per sperimentare quest’idea. Nel farlo, però, anche altre realtà locali associative hanno conosciuto la nostra realtà e si sono proposte. Nel frattempo abbiamo iniziato a dialogare con le <strong>istituzioni</strong> attraverso gli <strong>assistenti sociali </strong>e le <strong>cooperative</strong> destinatarie dei bandi della regione per il collocamento mirato delle persone, che si rivolgono a noi come partner tecnico.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con l’avvento dei social siamo arrivati a <strong>contatti diretti da parte delle famiglie</strong> stesse. Persone che conoscendoci si sono proposte, capendo pian piano che da noi ci poteva essere un’opportunità per i propri figli, fratelli, sorelle, parenti o amici. L&#8217;idea è di essere il più accessibili possibile. A questo segue un <strong>appuntamento</strong> in sede &#8211; o telefonico, se c&#8217;è una distanza &#8211; dove si fa un&#8217;intervista. Si spiega un po&#8217; meglio quello che c’è aldilà dell&#8217;apparenza e il percorso per chi inizia a frequentare i nostri laboratori. In parallelo cerchiamo di capire <em>chi è</em> il potenziale o la potenziale candidata.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dove c&#8217;è la diagnosi vediamo se c’è la prontezza a iniziare a confrontarsi con un ambiente nuovo; la voglia anche da parte della famiglia o dell&#8217;ente che accompagnare la persona; il percorso, perché poi da lì si inizia frequentando il laboratorio in maniera non impegnativa: qualche giorno, in base al periodo, per capire se effettivamente è un contesto che stimola. Dopodiché <strong>si sviluppano i progetti individuali</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un progetto in evoluzione&#8230;</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se la persona è in età e in traiettoria per ambire a una collocazione lavorativa si inizia a strutturare un percorso. Percorso che, dopo una fase iniziale di inserimento e socializzazione punta ad un tirocinio. Ci sono invece altre circostanze in cui si parla di persone con disabilità di età più avanzata, dove non c&#8217;è l&#8217;obiettivo o l’ambizione da parte della famiglia di arrivare a un concetto di lavoro. L&#8217;idea di non trovarsi limitato a casa o nel classico centro diurno risulta un <strong>obiettivo</strong>. In quel caso il progetto è differente. Diventa far sì che la persona, senza obbligo di impegno o aspettativa, possa frequentare e avere un ruolo. Che possa effettivamente specializzarsi nel tempo in qualcosa: da aiutare gli altri a fare il percorso che vogliono fare. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Però è un progetto molto in evoluzione. Stiamo inserendo adesso anche delle <strong>nuove figure</strong> a livello organizzativo per migliorare tutto questo processo. In ambito di prodotto stiamo inserendo una figura che viene anche dal mondo del design e della prototipazione dei prodotti. Stiamo inserendo anche un coordinatore degli educatori, che ci aiuti a fare meglio da ponte tra il mondo esterno e il mondo interno dell’educazione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="847" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/9A953FAF-789A-48D4-B8A9-46D0C176B345.png" alt="" class="wp-image-62096" style="width:356px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/9A953FAF-789A-48D4-B8A9-46D0C176B345.png 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/9A953FAF-789A-48D4-B8A9-46D0C176B345-480x552.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>Ci sono degli accorgimenti pratici che avete adottato nei vostri processi produttivi per permettere a tutte le persone con abilità diverse di diventare degli artigiani?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Assolutamente sì. Il primo accorgimento è quello di avere <strong>scardinato l&#8217;ordine naturale del percorso di apprendimento delle mansioni</strong>. In base alle inclinazioni e alle motivazioni all&#8217;inizio del percorso può risultare più semplice o più difficile partire da punti molto diversi. Ogni singola mansione può essere affrontata sia da neofita che da esperto e non non c&#8217;è un ordine obbligatorio che incasella le persone nell’avere una certa manualità o una certa precisione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Abbiamo riscontrato, per esempio, dei risultati ottimi con persone che sono arrivate qua con delle buone capacità, ma scarsissime doti di socialità; partendo da quello che è l&#8217;utilizzo di un macchinario, iniziandosi ad ambientare, rimanendo a pranzo, prendendo l&#8217;autobus coi colleghi, hanno iniziato a sviluppare anche quell&#8217;aspetto di socialità. Alcune persone per un mese non hanno neanche mai mai visto le forbici o per un anno non hanno mai visto una macchina da cucire, ma perché <strong>hanno sviluppato altre abilità</strong> e altre caratteristiche.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non porsi un vincolo metodologico ad oggi è stata una strategia molto vincente, come anche creare e dividere il lavoro tra postazioni individuali e postazioni collettive. Questo ha consentito di offrire alle persone la possibilità di specializzarsi in qualcosa e, dall&#8217;altro lato, in una situazione di bisogno di socialità cambiare spesso mansione. Il tavolo collettivo consente anche di mettere a fianco le persone che hanno un <strong>ruolo terapeutico</strong> l&#8217;una per l’altra. Noi abbiamo un paio di casi dove un ragazzo, appena ventenne, molto spesso ha delle fragilità emotive per cui può essere molto di cattivo umore o può essere triste, ma c&#8217;è una collega che se gli si mette accanto <strong>lo equilibra</strong>.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questi sono alcuni degli accorgimenti, ma potrei andare avanti perché ogni volta che ci rendiamo conto che si può migliorare qualcosa <strong>si cerca di capirlo e di farlo</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="744" height="627" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/697F96DC-7718-46AB-9A86-F12AE653117B.png" alt="" class="wp-image-62097" style="aspect-ratio:1.186619942656897;width:412px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/697F96DC-7718-46AB-9A86-F12AE653117B.png 744w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/697F96DC-7718-46AB-9A86-F12AE653117B-480x405.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 744px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>C’è un momento in particolare in cui vi siete resi conto che il progetto Fody stava davvero cambiando la vita di di qualcuno dei dei ragazzi?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Di aneddoti ce ne sono tanti. Io posso fare un esempio che mi ha colpito molto. Una volta, parlando con i genitori di uno dei nostri artigiani, <strong>mi ringraziarono</strong>. Ero io che ringraziavo in realtà loro, spiegandogli che senza i loro figli questo progetto non sarebbero potuto esistere. Quindi non si trattava di ‘loro che dovevano ringraziare noi’, era un ringraziarci reciprocamente. Loro mi hanno risposto: “<strong><em>però noi non avremmo mai pensato di poterci permettere di nuovo il lusso di poter sognare che nostro figlio diventi qualcosa più di quello che è oggi</em></strong>”.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ho capito effettivamente che non c’era solo un tema pratico (di quello che potesse imparare il ragazzo), ma anche il fatto di ritrovare la <strong>speranza</strong> nel vedere un figlio proseguire e progredire nella vita raggiungendo un’indipendenza &#8211; chiaramente diversa rispetto alle aspettative di famiglie e persone diverse.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando mi sono reso conto che alcune famiglie non si poteva più nemmeno permettere di sognare per il figlio una vita di un certo tipo e che qua stavamo &#8211; in un certo senso &#8211; ricostruendo quel diritto che per loro era un privilegio, mi sono ritrovato a pensare che aveva molto senso quello che stavamo facendo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cosa significa per questi ragazzi entrare a far parte di Fody?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Molti ragazzi hanno acquisito <strong>abilità di tipo manuale ma anche cognitivo</strong>. Usare una macchia da cucire, ad esempio, vuol dire usare le mani per dare la direzione e i piedi per regolare il pedale. Nella sindrome di Down, con cui abbiamo iniziato, l&#8217;idea del coordinamento occhi-mani-piedi era considerata una roba quasi impossibile. Trovare anche un&#8217;autonomia nel recarsi al posto di lavoro, perché i ragazzi che frequentano e che hanno l&#8217;obiettivo dell&#8217;inserimento si sono confrontati col tema del trasporto pubblico. Piano piano stanno anche imparando a raccontarsi, a superare la timidezza e anche quelle paure che limitano l’indipendenza.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="725" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/E8AE7F80-51D9-4F3F-AB63-E81990D1A5CA.png" alt="" class="wp-image-62099" style="width:324px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/E8AE7F80-51D9-4F3F-AB63-E81990D1A5CA.png 731w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/E8AE7F80-51D9-4F3F-AB63-E81990D1A5CA-480x476.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 731px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>Come siete riusciti a trovare un linguaggio che celebra la bravura dei ragazzi anziché evidenziare solamente le loro difficoltà?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Qua il merito è di uno dei miei soci che io ho conosciuto due anni fa mentre entrambi avevamo già avviato due progetti nella stessa città. Io avevo fondato <strong>Fody</strong> e lui aveva portato la disabilità sui social attraverso il suo profilo. Quando ci siamo conosciuti, <strong>nel giro di 24 ore</strong> &#8211; non esagero &#8211; <strong>abbiamo deciso di unire i nostri progetti</strong>. Come io da un lato sviluppo tutta la parte strategica dell&#8217;azienda, dall&#8217;altro lato Lorenzo (un educatore che ha già un&#8217;esperienza forte da sempre sul settore) riesce, osservando e conoscendo i ragazzi personalmente e anche formando lo staff, a far emergere quei lati che noi vogliamo. Che non sono sicuramente il concetto di bisogno di aiuto, seppur piano piano vogliamo introdurre anche delle tematiche di ottica di trasparenza (è importante anche non sminuire la difficoltà). L’idea era di partire dal concetto di parlare a un pubblico giovane a livello di conoscenza della disabilità, quindi trovare un <strong>linguaggio semplice</strong>.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Due anni fa si mostrava un piccolo laboratorio e alcuni ragazzi; oggi si iniziano a mostrare percorsi di studio, professionalità, trasferte fuori dalla sede, eventi in collaborazione con altre organizzazioni. Abbiamo ospitato nel laboratorio creativo più di <strong>200 fan della community </strong>e i ragazzi gli hanno insegnato a decorare la nostra ringhiera. Si cerca un linguaggio che mostri in maniera positiva quelle che sono i risultati raggiunti, senza doverli definire come tali: chi ci segue tutti i giorni vede i ragazzi cambiare e maturare le dinamiche.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="865" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/202D8D2A-726A-412D-B842-10C4AEC88523.png" alt="" class="wp-image-62098" style="aspect-ratio:0.8670665691294807;width:328px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/202D8D2A-726A-412D-B842-10C4AEC88523.png 750w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/202D8D2A-726A-412D-B842-10C4AEC88523-480x554.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 750px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><br>Sognate di replicare il modello Fody e aprire altri laboratori in Italia o all’estero?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br><strong>Assolutamente sì</strong>, questo fin dall&#8217;inizio è stato uno di quegli aspetti su cui abbiamo sempre lavorato e stiamo ancora lavorando. A fine anno scorso abbiamo aperto due negozi temporanei a Bologna e a Milano e quest&#8217;anno ne apriremo altri. A Firenze già da un anno alcuni ragazzi stanno iniziando a realizzare i nostri prodotti all&#8217;interno di un centro diurno, che adesso inizierà a gestire una parte anche del nostro lavoro che inizieremo a raccontare at i canali social. L&#8217;idea è di capire in quale città ci sia il contesto migliore per poi aprirne anche di permanenti e quindi coinvolgere anche delle realtà locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto: @fodyfabrics</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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		<title>The Custodians Earth Solutions Conference </title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/14/the-custodians-earth-solutions-conference/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SUSTAINABILITY]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Napoli la conferenza che lancia l’allarme sulla salute Gli scienziati: “Nei pazienti con microplastiche aumentano rischio di ictus, infarto e mortalità” Le microplastiche non sono più soltanto un problema ambientale. Oggi la scienza le collega sempre più direttamente anche alla salute umana. Ed è proprio da Napoli che arriva uno degli allarmi più forti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>A Napoli la conferenza che lancia l’allarme sulla salute</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli scienziati: “Nei pazienti con microplastiche aumentano rischio di ictus, infarto e mortalità”</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le microplastiche non sono più soltanto un problema ambientale. Oggi la scienza le collega sempre più direttamente anche alla salute umana. Ed è proprio da Napoli che arriva uno degli allarmi più forti degli ultimi mesi.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al Circolo Canottieri Napoli si è svolta la quinta edizione di <em>The Custodians Earth Solutions Conference</em>, conferenza internazionale promossa da BioDesign Foundation insieme alla Marina Militare e all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, dedicata all’impatto delle microplastiche sulla salute e sulla biodiversità. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="813" height="548" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maddalena-1.jpg" alt="" class="wp-image-61990" style="width:395px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maddalena-1.jpg 813w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/maddalena-1-480x324.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 813px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Napoli al centro del dibattito internazionale sulle microplastiche</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A presenziare all’evento sono stati Giancarlo Bracale, presidente del Circolo Canottieri Napoli, Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio Regionale della Campania, Gianfranco Nicoletti, rettore dell’Università Vanvitelli, Claudia Pecoraro, assessora regionale con deleghe all’ambiente e alle pari opportunità, e Gianluca Baiesi, Stadium Manager e direttore operativo del Calcio Napoli.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Presenti anche numerosi scienziati internazionali, tra cui Gaetano Guerra della European Association of Professors Emeriti, Giorgio Budillon dell’Università Parthenope, Maria Emanuela Errico dell’IPCBNCR, Pasquale Iovino e Raffaele Marfella dell’Università Vanvitelli e Ciryll Hugi di ENESPA.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Microplastiche nel sangue: i dati che preoccupano i ricercatori</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Durante la conferenza sono stati presentati dati che stanno facendo discutere il mondo scientifico.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Secondo quanto emerso dagli studi illustrati durante l’evento, nei pazienti con microplastiche presenti nelle placche aterosclerotiche è stato osservato un rischio significativamente più alto di infarto, ictus e mortalità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Su 257 pazienti con stenosi carotidea superiore al 70% sottoposti a intervento chirurgico, in 150 casi è stato rilevato polietilene e in 31 polivinilcloruro (PVC). Ancora più impressionante il dato relativo ai pazienti con infarto acuto: oltre l’80% presentava micro e nanoplastiche nel sangue.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" data-id="61995" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/02-MARINA-MILITARE.jpg" alt="" class="wp-image-61995" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/02-MARINA-MILITARE.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/02-MARINA-MILITARE-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="504" data-id="61991" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2024-08-02-at-18.30.52-1015x1024-1.jpeg" alt="" class="wp-image-61991" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2024-08-02-at-18.30.52-1015x1024-1.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2024-08-02-at-18.30.52-1015x1024-1-480x484.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="262" height="192" data-id="61993" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/images.jpeg" alt="" class="wp-image-61993" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra i fattori ambientali associati al fenomeno figurano anche il fumo di sigaretta e l’esposizione agli inquinanti atmosferici.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Ogni anno oltre 430 milioni di tonnellate di plastica prodotte nel mondo</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’emergenza ambientale continua intanto a crescere. Ogni anno vengono prodotte circa 430 milioni di tonnellate di plastica nel mondo, mentre milioni di rifiuti finiscono negli oceani, con conseguenze sempre più evidenti sugli ecosistemi marini e sulla salute umana. &nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Napoli è stata scelta come simbolo di una possibile trasformazione ambientale e centro operativo del progetto internazionale “<a href="https://www.adlmag.it/2026/04/01/custodians-plastic-race/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Custodians Plastic Race</a>”, iniziativa dedicata alla pulizia del territorio e alla sensibilizzazione ambientale.  </p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Le possibili cure contro le microplastiche nel corpo umano</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Come spiegato dal professor Raffaele Marfella dell’Università Vanvitelli, il centro di ricerca nato all’interno dell’ateneo campano sta studiando due possibili strategie terapeutiche.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/01-OCEAN-RACE-1.jpg" alt="" class="wp-image-61994" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/01-OCEAN-RACE-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/01-OCEAN-RACE-1-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La prima riguarda farmaci capaci di ridurre l’infiammazione provocata dalle microplastiche. La seconda punta invece a eliminare completamente le particelle dall’organismo attraverso enzimi ispirati a batteri e funghi in grado di degradare la plastica.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una ricerca che apre scenari ancora poco esplorati ma che potrebbe diventare fondamentale nei prossimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: BioDesign Foundation web site</p>
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		<title>Cavia FW 26/27 “Le Chant des Formes”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlotta D'Alessio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cavia torna alla Milano Fashion Week con la FW 26/27 Le Chant des Formes, una collezione che rompe le regole della moda.Tra sostenibilità e pezzi unici, Cavia ridefinisce cosa significa davvero essere contemporanei. C’è qualcosa di autentico, quasi istintivo, nella nuova collezione Fall/Winter 2026-2027 di Cavia Collection, presentata durante la Milano Fashion Week, che riesce [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cavia torna alla Milano Fashion Week con la FW 26/27 <em>Le Chant des Formes</em>, una collezione che rompe le regole della moda.<br>Tra sostenibilità e pezzi unici, Cavia ridefinisce cosa significa davvero essere contemporanei.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è qualcosa di autentico, quasi istintivo, nella nuova collezione <a href="https://www.instagram.com/p/DUybDGviBhN/">Fall/Winter 2026-2027 di Cavia Collection</a>, presentata durante la Milano Fashion Week, che riesce a distinguersi senza bisogno di urlare. In un momento in cui la moda corre veloce e cambia continuamente direzione, il brand fondato da Martina Boero continua a muoversi in senso opposto, costruendo un linguaggio fatto di lentezza, manualità e soprattutto di materiali già esistenti. Nato durante il lockdown, il progetto Cavia parte proprio da qui: non creare da zero, ma trasformare ciò che c’è già in qualcosa di nuovo, personale e irripetibile.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="827" height="1024" data-id="61265" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_8620-827x1024.jpg" alt="Cavia FW 26/27 “Le Chant des Formes" class="wp-image-61265" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="823" height="1024" data-id="61266" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_8621-823x1024.jpg" alt="Cavia FW 26/27 “Le Chant des Formes" class="wp-image-61266" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra forme, materia e imperfezione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Le Chant des Formes” è il nome della collezione e già racconta molto dell’atmosfera che si respira. Più che una semplice sequenza di look, è una specie di racconto visivo dove forme, colori e tessuti dialogano tra loro in modo libero. I capi sembrano quasi vivere, grazie a volumi morbidi, superfici irregolari e contrasti che non cercano la perfezione, ma anzi la evitano. Ed è proprio questo il punto: l’imperfezione qui diventa valore, diventa estetica, diventa identità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La maglieria resta il cuore della collezione, realizzata a mano con filati caldi e colori accesi che si mescolano tra loro in modo spontaneo, creando superfici ricche e tridimensionali. Accanto a questa dimensione più tattile, Cavia continua a lavorare con materiali recuperati: coperte trasformate in capispalla, tessuti check reinterpretati, denim rivisitato con cuciture a vista. Nulla viene nascosto, anzi tutto viene enfatizzato, perché ogni dettaglio racconta la storia del capo e il suo passato. Anche i bottoni, tutti diversi tra loro, contribuiscono a creare quell’effetto volutamente non uniforme che rende ogni pezzo unico.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="826" height="1024" data-id="61267" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_8624-826x1024.jpg" alt="Cavia FW 26/27 “Le Chant des Formes" class="wp-image-61267" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="826" height="1024" data-id="61268" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_8625-826x1024.jpg" alt="Cavia FW 26/27 “Le Chant des Formes" class="wp-image-61268" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un nuovo modo di intendere il valore</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il risultato è una collezione che non ha nulla di standardizzato. Ogni capo sembra avere una propria identità, come se fosse stato costruito per esistere da solo e non in serie. È una moda che si avvicina più all’idea di oggetto che a quella di prodotto, qualcosa che si sceglie non solo per come appare, ma per quello che rappresenta.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che Cavia diventa interessante oggi. In un sistema dominato da produzione veloce e trend che durano il tempo di una stagione, il brand propone qualcosa di completamente diverso. Non si tratta solo di sostenibilità, ma di un cambio di prospettiva più ampio, che rimette al centro il tempo, il processo creativo e il valore delle cose fatte a mano.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con la FW 26/27, Cavia non cerca di seguire le regole della moda, ma di riscriverle con delicatezza. E forse è proprio questo il motivo per cui vale la pena tenerlo d’occhio: perché riesce a dimostrare che la vera novità, oggi, non è creare qualcosa di mai visto, ma dare nuova vita a ciò che esiste già, rendendolo significativo e, soprattutto, desiderabile.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-18 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="825" height="1024" data-id="61269" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_8628-825x1024.jpg" alt="Cavia FW 26/27 “Le Chant des Formes" class="wp-image-61269" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="827" height="1024" data-id="61270" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_8629-827x1024.jpg" alt="Cavia FW 26/27 “Le Chant des Formes" class="wp-image-61270" /></figure>
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		<title>Il metallo gonfiabile di Zieta Studio</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/04/18/metallo-gonfiabile-zieta-tecnologia-fidu/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Zieta Studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Il metallo gonfiabile sviluppato da Zieta Studio non è solo una tecnica innovativa, ma un vero e proprio linguaggio progettuale. Attraverso il processo FiDU, il designer Oskar Zięta ridefinisce il rapporto tra materia, forma e produzione, dando vita a oggetti che uniscono ingegneria avanzata, arte e sostenibilità.&#160; Origine del metallo gonfiabile: un’idea tra ingegneria e [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">&nbsp;Il metallo gonfiabile sviluppato da Zieta Studio non è solo una tecnica innovativa, ma un vero e proprio linguaggio progettuale. Attraverso il processo FiDU, il designer Oskar Zięta ridefinisce il rapporto tra materia, forma e produzione, dando vita a oggetti che uniscono ingegneria avanzata, arte e sostenibilità.&nbsp;</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_1057-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-60663" style="width:611px;height:auto"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Origine del metallo gonfiabile: un’idea tra ingegneria e design</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il metallo gonfiabile nasce dalla ricerca di Oskar Zięta, ingegnere e designer polacco formatosi tra architettura e tecnologia. Il progetto prende forma nei primi anni 2000 come sperimentazione accademica, con l’obiettivo di esplorare nuove possibilità di formatura dei metalli senza l’uso di stampi tradizionali. Da questa ricerca emerge un approccio radicale basato sull’uso della pressione interna per modellare il materiale. Il risultato non è soltanto una nuova tecnica produttiva, ma un sistema aperto capace di generare forme complesse con un intervento meccanico minimo, lasciando spazio al comportamento fisico della materia.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_1058-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-60664" style="width:676px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_1058-980x735.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_1058-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">&nbsp;Il processo FiDU: innovazione tecnologica e libertà formale</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&nbsp;Il cuore del progetto è la tecnologia FiDU, acronimo di Freie Innen Druck Umformung, ovvero deformazione tramite pressione interna. Il processo si sviluppa a partire da due sottili fogli di acciaio che vengono saldati lungo il perimetro. Successivamente, l’introduzione di aria compressa all’interno consente al metallo di espandersi in modo controllato fino a raggiungere la forma desiderata. Questa modalità produttiva permette al materiale di autoformarsi seguendo dinamiche fisiche piuttosto che schemi rigidi predefiniti. A differenza dei metodi industriali tradizionali, non vengono utilizzati stampi fissi e questo rende ogni oggetto il risultato di un equilibrio tra progettazione digitale e comportamento naturale del metallo. Dal punto di vista tecnico, il processo consente una distribuzione uniforme delle tensioni, migliorando la resistenza strutturale pur mantenendo leggerezza. Allo stesso tempo riduce gli scarti di produzione e apre alla possibilità di applicazioni su diverse scale, dal design di prodotto fino all’architettura.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_1056-731x1024.jpg" alt="" class="wp-image-60665" style="aspect-ratio:0.7142934635204774;width:644px;height:auto"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">&nbsp;Estetica e linguaggio: tra precisione e imprevedibilità&nbsp;</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più distintivi del metallo gonfiabile è la sua estetica. Le superfici riflettenti, spesso realizzate in acciaio inox lucidato, interagiscono con l’ambiente circostante amplificando luce e spazio e generando effetti visivi dinamici. Le forme appaiono morbide e organiche, ma derivano da un processo ingegneristico altamente controllato. Tuttavia, all’interno di questo controllo esiste sempre una componente di imprevedibilità. Minime variazioni nella pressione o nelle caratteristiche del materiale producono differenze che rendono ogni pezzo unico. Questa tensione tra precisione e casualità diventa parte integrante del linguaggio espressivo di Zieta Studio, dove l’imperfezione non è un limite ma una qualità progettuale.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="792" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_1054-792x1024.jpg" alt="" class="wp-image-60666" style="aspect-ratio:0.7734962406015038;width:676px;height:auto"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra arte, design e architettura</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il lavoro di Zieta Studio si colloca in una dimensione ibrida che supera i confini tradizionali tra discipline. Gli oggetti prodotti non rispondono esclusivamente a una funzione, ma assumono anche un valore artistico e concettuale. Specchi, sedute e installazioni diventano strumenti attraverso cui osservare e reinterpretare lo spazio. In ambito architettonico, la tecnologia FiDU dimostra la sua versatilità attraverso la realizzazione di strutture leggere e modulari, evidenziando come un unico processo possa adattarsi a contesti e scale differenti. Questa interdisciplinarità riflette un approccio progettuale in cui il design dialoga costantemente con arte, ingegneria e ricerca scientifica.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_1060-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-60667" style="width:691px;height:auto"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Filosofia del brand: sperimentazione continua e sostenibilità&nbsp;</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Zieta Studio si configura come un laboratorio di ricerca in cui la sperimentazione è centrale. Il materiale viene indagato non solo nelle sue proprietà tecniche, ma anche nelle sue potenzialità espressive, generando un processo progettuale in continua evoluzione. La sostenibilità è integrata in modo naturale in questo approccio. L’uso efficiente del materiale, la riduzione degli sprechi e la lunga durata dell’acciaio contribuiscono a rendere il processo FiDU una soluzione responsabile dal punto di vista ambientale. In questo senso, il brand non si limita a produrre oggetti, ma sviluppa conoscenza e nuove possibilità per il futuro del design.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_1059-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-60668" style="width:606px;height:auto"/></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">&nbsp;Il pensiero di Oskar Zięta: il materiale come protagonista&nbsp;</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per Oskar Zięta, il design non consiste nell’imporre una forma, ma nel creare le condizioni affinché il materiale possa esprimersi. Il progetto diventa così un dialogo tra il designer e le leggi fisiche che governano la materia. Questa visione mette in discussione il controllo totale tipico del design industriale tradizionale e introduce un approccio più aperto, in cui il risultato finale è frutto di una collaborazione tra intenzione progettuale e comportamento del materiale. Una nuova frontiera del design contemporaneo Il metallo gonfiabile di Zieta Studio rappresenta una delle innovazioni più significative nel panorama del design contemporaneo. Attraverso la combinazione di tecnologia avanzata, ricerca estetica e attenzione alla sostenibilità, questo approccio apre nuove prospettive sia produttive che creative. Più che una semplice tecnica, si tratta di un nuovo modo di concepire il design, capace di valorizzare la materia e di trasformare il processo in parte integrante del risultato finale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>PHOTOCREDIT: ZIETA STUDIO</em></strong></p>
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