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	<title>Ritmi Sostenibili Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>Ritmi Sostenibili Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Ritmi sostenibili, pensieri sulla sostenibilità sociale e ambientale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuela Pirré]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2023 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[demood]]></category>
		<category><![CDATA[Ritmi Sostenibili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La passione per la moda mi accompagna da sempre, tanto che a volte la definisco, scherzando, una malattia con la quale sono nata. Amo la moda perché è una modalità di espressione e comunicazione personale e sociale, perché è un linguaggio che mi incuriosisce profondamente. Non credo che la moda sia superficiale ma credo possa [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>La passione per la moda mi accompagna da sempre, tanto che a volte la definisco, scherzando, una</strong> <strong>malattia con la quale sono nata. Amo la moda perché è una modalità di espressione e comunicazione personale e sociale, perché è un linguaggio che mi incuriosisce profondamente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non credo che la moda sia superficiale ma credo possa regalarci leggerezza; sono fermamente convinta del fatto che la moda non sia mera apparenza e che possa essere invece anche sostanza ed essenza. E penso, infine, che l&#8217;estetica non possa e non debba essere slegata dall&#8217;etica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È per tutti questi motivi che il <strong>24 aprile 2013</strong> è stato un giorno estremamente doloroso e indimenticabile. È la data in cui si è verificato il <strong>crollo del Rana Plaza</strong>, edificio che sorgeva a <strong>Dacca, capitale del Bangladesh</strong>, e che ospitava fabbriche tessili, una banca, appartamenti e negozi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le operazioni di soccorso si sono concluse con un bilancio tragico: <strong>1.134 vittime e circa 2.515 feriti</strong> che raccontano, ahimè, come il crollo del Rana Plaza sia il più letale cedimento strutturale accidentale nella storia umana moderna nonché <strong>il più grave incidente mortale avvenuto in ambito tessile</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le fabbriche tessili impiegavano circa 5.000 persone e realizzavano capi di abbigliamento per molti marchi internazionali. <strong>Il crollo ha dunque costretto il mondo a fare i conti con il vero costo della delocalizzazione che grava su sicurezza e benessere dei lavoratori.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia ben chiaro, <strong>la pratica della produzione dislocata non era certo una novità</strong> né era una sorpresa il fatto che la moda fosse – e sia – uno dei settori a farne ampio uso. Tuttavia il Rana Plaza è stato per molti un punto di non ritorno: per me, per esempio, è stato devastante fare i conti con il fatto che la passione che nutro con sincerità, e che nella mia visione dovrebbe condurre a bellezza e gioia, causi invece così tanta sofferenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Che cos&#8217;è Ritmi Sostenibili</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da allora, <strong>mi sono impegnata a portare avanti dei cambiamenti, come consumatrice e anche come professionista</strong>. Visto che da anni ho trasformato l’amore per la moda in un lavoro occupandomi in particolare di comunicazione, <strong>ho deciso di fare la mia parte affinché si parli di un argomento fondamentale quale la sostenibilità, dal punto di vista sociale e ambientale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio alla luce della necessità di essere sempre più attiva su tale fronte, <strong>ho recentemente accettato l’invito a partecipare a un talk intitolato “Ritmi Sostenibili”</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/Ritmi-Sostenibili-02-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8285" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/Ritmi-Sostenibili-02-980x980.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/Ritmi-Sostenibili-02-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Crediti fotografici: Nicolò Ruggeri x Demood&nbsp;</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il talk è stato <strong>organizzato da <a href="https://www.demood.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Demood</a></strong>, collettivo che si pone un preciso obiettivo: celebrare creatività e bellezza in ogni forma attraverso progetti caratterizzati da sperimentazione e dinamismo, proprio come il dibattito “Ritmi Sostenibili”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il talk si è tenuto il <strong>10 giugno </strong>presso il <strong>Campus Simonelli a Belforte del Chienti</strong> nelle Marche, ovvero la regione di origine del collettivo. <strong>Pensato per riunire rappresentanti di vari settori, “Ritmi Sostenibili” ha creato incontro e confronto attorno al tema della sostenibilità, come suggerisce il titolo, accostandola a innovazione, cultura e intrattenimento.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il <strong>patrocinio della rappresentanza in Italia della Commissione Europea</strong>, il dibattito è stato introdotto da <strong>Maurizio Giuli</strong> in rappresentanza di Simonelli Group (azienda leader a livello internazionale nel settore delle macchine da caffè espresso d’eccellenza); è stato moderato da <strong>Niccolò Mazzocchetti</strong>, membro di Demood e professionista che si occupa di affari europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto ha visto l’alternanza di quattro ospiti: <br><strong>Emanuela Pilotti </strong>(Celli Direct Acqua Alma Business Coordinator)<br><strong>Tudor Laurini in arte Klaus </strong>(Content Creator, Dj/Producer, Founder Wanderlust Vision)<br><strong>Riccardo Prosperi </strong>(Dj/Producer, Art Director, Founder Demood &amp; Mood Festival)<br>e infine la sottoscritta, <strong>Emanuela Pirré</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Le nostre responsabilità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni relatore ha raccontato una diversa sfaccettatura dell’approccio alla sostenibilità grazie alle esperienze maturate nel proprio settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In qualità di fashion editor e docente di editoria, i miei interventi sono partiti proprio dal fatto che, indiscutibilmente e innegabilmente, la moda deve oggi affrontare le proprie responsabilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/Ritmi-Sostenibili-04-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8287" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/Ritmi-Sostenibili-04-980x980.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/Ritmi-Sostenibili-04-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Crediti fotografici: Nicolò Ruggeri x Demood&nbsp;</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a tragedie come quella del Rana Plaza, a parlare chiaro dal punto di vista ambientale sono, per esempio, i dati di UE e Commissione Europea di settembre 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consumo di prodotti tessili nel nostro continente ha il quarto maggiore impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici dopo alimentazione, alloggio e mobilità. Secondo quegli stessi dati, il tessile-abbigliamento è inoltre il terzo settore per maggiore utilizzo di acqua e suolo e il quinto per uso di materie prime primarie ed emissioni di gas a effetto serra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È dunque evidente quanto serva agevolare la <strong>transizione verde del settore tessile e moda</strong>, partendo da un cambio di mentalità fino ad arrivare a <strong>nuove abitudini di produzione e consumo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi sono i protagonisti della transizione?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Naturalmente sono in primis le istituzioni e le aziende, ma siamo anche tutti noi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di noi può fare la propria parte attraverso azioni concrete e quotidiane in quanto abbiamo tra le mani un mezzo potentissimo: scegliere come spendere i nostri soldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo adottare <strong>comportamenti più consapevoli attraverso le scelte di ogni giorno</strong>, facendo acquisti più sostenibili, riducendo la quantità e privilegiando la qualità. Possiamo allungare il ciclo di vita di capi e oggetti riparando, scegliendo second hand e vintage e anche rimettendo in circolo ciò che non usiamo più. Possiamo informarci sempre meglio, per esempio cercando e leggendo i report di sostenibilità pubblicati dalle varie aziende. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo seguire e supportare il prezioso lavoro di movimenti come <strong>Fashion Revolution</strong>, magari anche partecipando alle loro iniziative come <strong>#WhoMadeMyClothes</strong> attraverso la quale chiedere ai marchi di rispondere alla domanda <strong>«Chi ha fatto i miei vestiti?».</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Junk &#8211; Armadi Pieni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Concludo queste mie riflessioni con lo stesso suggerimento che ho condiviso al termine del talk “Ritmi Sostenibili”, ovvero l’invito a vedere <strong>“Junk – Armadi Pieni”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una docu-serie in sei puntate a proposito dei costi sociali e ambientali dell’eccessivo consumo di abbigliamento; è disponibile sul canale YouTube di Sky Italia oppure on demand su Sky e Now e ha come host e co-autore <strong>Matteo Ward</strong>, imprenditore, divulgatore e attivista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ogni puntata è girata in un Paese diverso</strong>: in <strong>Cile</strong> e in <strong>Ghana</strong> si affronta il tema degli scarti di indumenti, in <strong>Indonesia</strong> si scopre come la produzione di fibre artificiali stia annientando la biodiversità, in <strong>Bangladesh</strong> ci si interroga su cosa sia cambiato – e cosa no – a distanza di dieci anni dal <strong>Rana Plaza</strong>. Il viaggio prosegue in <strong>India</strong> per scoprire come una richiesta sempre maggiore abbia stravolto millenni di cultura della coltivazione del cotone. L’ultima tappa è l’<strong>Italia</strong> per raccontare i problemi che esistono anche a casa nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Junk – Armadi Pieni” non ha lo scopo di spaventare bensì di <strong>sensibilizzare noi tutti guidandoci per vivere la moda in modo più sostenibile</strong>. È un progetto che desidera generare consapevolezza. Ed è anche un racconto per restituire una certezza: <strong>cambiare le cose è ancora possibile se ognuno di noi accetta di fare la propria parte</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio per questo motivo che anche eventi come “Ritmi Sostenibili” sono utili e importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’emozione più intensa che ho provato quel giorno è legata alla grande partecipazione che il talk è riuscito a generare: la sala era piena di persone che si sono rivelate realmente interessate e reattive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho potuto dire a me stessa che, finalmente, la sostenibilità è un argomento condiviso, verso il quale c’è attenzione e desiderio di agire affinché non ci siano più Rana Plaza. E affinché la moda possa essere estetica, apparenza e gioia, certo, come anche etica, sostanza ed essenza, esattamente come in quella visione che ho sempre amato.</p>
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