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	<title>newdesigner Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>newdesigner Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Romeo Gigli sfila a Roma con Accademia del Lusso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Dolfini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jul 2025 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NEW DESIGNERS]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion Show]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un grande nome del passato torna a parlare al presente grazie alla visione e alla creatività degli studenti di Accademia del Lusso. Romeo Gigli tra memoria e futuro Ci sono nomi nella storia della moda che non smettono mai di parlare, anche quando sembrano affievolirsi. Romeo Gigli è uno di questi. Visionario e rivoluzionario, ha [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un grande nome del passato torna a parlare al presente grazie alla visione e alla creatività degli studenti di Accademia del Lusso. Romeo Gigli tra memoria e futuro</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ci sono nomi nella storia della moda che non smettono mai di parlare, anche quando sembrano affievolirsi. Romeo Gigli è uno di questi. Visionario e rivoluzionario, ha lasciato un segno profondo negli anni ’80 e ’90, ridefinendo la femminilità con uno stile delicato, etnico e al tempo stesso audace. Oggi, quella voce torna a farsi sentire, forte e chiara, attraverso la creatività delle nuove generazioni. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Romeo Gigli è infatti al centro del <strong><em>Progetto</em> <em>Brand</em></strong>, un’iniziativa unica nel suo genere firmata Accademia del Lusso. Tre celebri maison hanno concesso all’Accademia le proprie licenze didattiche, offrendo a gruppi selezionati di studenti l’opportunità di reinterpretare i brand in chiave contemporanea, con uno sguardo fresco e autentico ispirato alla Gen Z.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il progetto ha preso il via con <em>Giuliano Fujiwara</em>, protagonista di una mostra-evento che ha ripercorso i momenti più significativi della sua produzione, durante il Salone del Mobile di Milano. Il secondo capitolo si è svolto il 5 luglio a Roma, durante <em><strong>Forma – Fashion Show 2025</strong></em>, che ha visto la partecipazione di sei accademie di moda. In questa cornice, Accademia del Lusso ha presentato <em><strong>Maledica – L’angelo caduto</strong></em>, una collezione inedita ispirata all’universo estetico di Romeo Gigli. Il progetto è il risultato di un intenso lavoro creativo e di una meticolosa ricerca d’archivio condotta dagli studenti. Un esercizio di stile che unisce passato e futuro, omaggiando l’eredità del brand attraverso una nuova, potente visione. </p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Romeo Gigli secondo la Gen Z</h2>



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<div class="wp-block-group is-nowrap is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-8f761849 wp-block-group-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1424-1-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-43080" style="width:400px" /></figure>



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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Agli studenti è stato affidato un compito ambizioso: reinterpretare il linguaggio estetico di Gigli secondo la propria sensibilità, esaltando il fascino senza tempo dei suoi capi. Un progetto a tutto tondo: dalla direzione creativa al branding, dalla comunicazione fino alla pianificazione degli eventi. I giovani fashion designer hanno dato libero spazio all’immaginazione, dando vita a una collezione che si muove con eleganza tra suggestione e funzionalità contemporanea, che affonda le radici nella storia ma guarda dritto al domani.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Maledicta – L’angelo caduto</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con <em>Maledicta – L’angelo caduto</em>, la poetica di Romeo Gigli si rinnova in un nuovo, intimo rituale. I capi avvolgono il corpo come reliquie sacre. Volumi drappeggiati, tessuti morbidi, tagli non convenzionali che, tra veli e squarci, celano e rivelano con grazia. Le linee si intrecciano con architetture scultoree, dando vita a figure eteree, come emerse da un dipinto dimenticato. La bellezza naturale del corpo si libera, fluendo attraverso i materiali leggeri. È un culto silenzioso, un’ode a una bellezza ieratica e proibita, che parla con voce antica e inquieta.</p>



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<div class="wp-block-group is-nowrap is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-8f761849 wp-block-group-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1438-edited-2-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-43077" style="width:400px" /></figure>



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</div>



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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La palette cromatica — scura e ferrosa, in linea con il DNA del brand — racconta anch’essa una liturgia visiva. Il nero assoluto domina, come una preghiera sussurrata. Il rosso profondo arde, inciso sulla pelle come un sigillo. Il perla lunare evoca visioni di una sacralità ambigua e rarefatta. Simboli nascosti e accenti misteriosi trasformano ogni capo in un amuleto tessile, carico di significato. Il risultato è un’estetica sospesa tra ascensione e caduta, tra devozione e desiderio, tra eleganza sovversiva e misticismo occulto.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Oltre lo show: l&#8217;inizio di una visione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Uno show stimolante, dirompente, inaspettato. Un palcoscenico che ha permesso a ogni studente di portare in passerella una parte autentica di sé, trasformando la moda in un linguaggio personale e potente. L’omaggio all’influenza di Romeo Gigli non ha avuto il sapore della nostalgia. Al contrario, Gigli è stato riconosciuto come una guida ancora attuale, un punto di riferimento capace di ispirare innovazione autentica.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="801" height="1394" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1455-edited.jpg" alt="" class="wp-image-43082" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover;width:400px" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1455-edited.jpg 801w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1455-edited-480x835.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 801px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dietro le quinte, l’atmosfera era elettrica. Energia, emozione e passione si mescolavano tra sorrisi e abbracci condivisi. La tensione iniziale si è sciolta lasciando spazio a una gioia collettiva, quella di aver raggiunto un traguardo importante insieme. Frutto di una vera sinergia creativa tra studenti, corsi, docenti e tutor didattici.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo progetto non è solo una celebrazione del passato, ma l’inizio di qualcosa di nuovo. Un racconto che continua, filo dopo filo, nelle mani della prossima generazione di creativi. Non resta che attendere settembre per l’ultimo, attesissimo capitolo del <em>Progetto Brand</em>.  Perché il futuro della moda comincia qui — con chi ha il coraggio di immaginarlo.</p>
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		<title>Il design nomade di Nicolas Guillamot</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/07/02/nicolas-guillamot/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Dolfini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NEW DESIGNERS]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dove la città scarta, Nicolas Guillamot raccoglie: un design nomade nato dai marciapiedi di Parigi e pensato per attraversare lo spazio urbano Nicolas Guillamot Vallribera si definisce un “progettista-cacciatore-raccoglitore” e con il suo studio Design Den dà vita ad arredi in legno leggeri, trasportabili e costruiti a partire da mobili abbandonati sui marciapiedi della città. Design Den è un [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dove la città scarta, Nicolas Guillamot raccoglie: un design nomade nato dai marciapiedi di Parigi e pensato per attraversare lo spazio urbano</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nicolas Guillamot Vallribera si definisce un “progettista-cacciatore-raccoglitore” e con il suo studio <em><strong>Design Den</strong></em> dà vita ad arredi in legno leggeri, trasportabili e costruiti a partire da mobili abbandonati sui marciapiedi della città. <em>Design Den</em> è un laboratorio nomade. Un’officina creativa in cui progettazione e fabbricazione si intrecciano con la ricerca, la sperimentazione e l’indagine sul campo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1045" height="1294" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1227-edited.jpg" alt="" class="wp-image-42804" style="width:375px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1227-edited.jpg 1045w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1227-edited-980x1214.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1227-edited-480x594.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1045px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&#8220;Den&#8221;, in inglese, significa tana, rifugio. Ed è proprio questo che rappresenta per Nicolas. Uno spazio istintivo e protetto dove il processo creativo nasce in risposta diretta a situazioni reali, a contesti concreti e alle sfide del presente. Il suo design non si impone, ma reagisce. Esiste solo se ha un motivo per esistere, per proporre alternative a un sistema saturo, per rispondere a un’esigenza reale, per tornare all’essenziale — nei materiali, nei mezzi, negli usi. In questo approccio, l’esplorazione, la riappropriazione degli spazi e il fai da te diventano tappe fondamentali di un percorso progettuale che suggerisce nuove modalità di abitare la quotidianità e la città. L’obiettivo è chiaro: democratizzare il saper fare, osservare il mondo con occhi diversi, interagire in modo inaspettato con lo spazio pubblico e riscoprire un legame autentico con ciò che ci circonda.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Design nomade per una città da reinventare</h2>



<div class="wp-block-group is-nowrap is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-8f761849 wp-block-group-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="835" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1229-835x1024.jpg" alt="" class="wp-image-42805" style="width:381px;height:auto" /></figure>



<div class="wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained"></div>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="831" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1224-1-831x1024.jpg" alt="" class="wp-image-42807" style="width:381px" /></figure>
</div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’idea alla base del lavoro di Nicolas Guillamot è semplice e radicale, creare un design che nasce dalla strada e per la strada. Ogni suo oggetto è costruito utilizzando materiali recuperati in città e restituito allo spazio pubblico sotto forma di arredi temporanei che generano occasioni di pausa, incontro, riflessione. Per lui lo spazio urbano è un vero e proprio parco giochi. Luogo di espressione ma anche specchio delle tensioni sociali, delle regole invisibili e dei poteri che lo governano. Portare per le strade parigine: sedie, sgabelli componibili da indossare come zaini, cassette-attrezzo, diventa allora un atto di riappropriazione. Una risposta diretta a ciò che quelle stesse strade avevano respinto sotto forma di &#8220;rifiuto&#8221;. Un gesto che capovolge il senso delle cose e riattiva il potenziale dello spazio pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’estensione del corpo di Nicolas Guillamot</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le creazioni di <em>Design Den</em> non sono fatte per restare ferme. Sono mobili, versatili, leggere. Invogliano a usarle in modi sempre nuovi, a notare ciò che spesso sfugge, a stare nella città con un&#8217;altra postura. L&#8217;approccio di Guillamot — che lui stesso definisce da “progettista-cacciatore-raccoglitore” — parte dall’ambiente circostante, rispondendo al qui e ora. È un modo di fare design che privilegia l’azione sul disegno, la raccolta sull’ideazione, l’assemblaggio sull’estetica. Il progetto è il gesto, non l’oggetto finito. I suoi oggetti non sono, quindi, preziosi, ma potenti. Sono strumenti da usare, replicare, attivare all’occorrenza. Così ogni pezzo diventa un’estensione del corpo, un mezzo per attraversare lo spazio urbano con nuove possibilità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> E se ciascuno potesse portare con sé una sedia come porta un telefono? Se ognuno potesse sistemarsi nello spazio pubblico come nel proprio giardino? Gli arredi mobili di Nicolas aprono spiragli su un altro modo di vivere la città: più libero, più creativo, più umano.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un design che parte dal gesto e arriva al mondo</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="834" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_1228-834x1024.jpg" alt="" class="wp-image-42808" style="width:375px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il design di Nicolas Guillamot nasce per essere un punto di riferimento, un invito all’azione. Dimostra che chiunque può costruire, trasformare. E che anche il più piccolo gesto ha il potenziale per generare un impatto più ampio e profondo. Dalla tana al mondo, dall’idea al progetto, il passo decisivo è uno solo:&nbsp;<em>fare</em>. Il progetto&nbsp;<em>Citadins nomades</em>&nbsp;prende avvio dal riuso, dal riciclo e dal fai-da-te, ma si spinge ben oltre. Riflette sul nostro rapporto con lo spazio pubblico, sul modo in cui interagiamo con gli altri e sul ruolo che il design può — e deve — avere nella società contemporanea. È un lavoro che solleva interrogativi sociologici e mette in discussione i confini stessi del processo creativo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questo senso, l’approccio di Guillamot è radicalmente transdisciplinare: attraversa il design, lo supera, e si intreccia con ogni ambito che studia e modella la vita quotidiana. Non è solo una pratica progettuale, ma una proposta culturale. Una forma di pensiero incarnato, mobile, collettivo. Un design che non punta a occupare spazio, ma a liberarlo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Foto: Ig account @nicolas.guillamot</em></p>
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		<title>Moda sostenibile e biomateriali: il design rigenerativo di Emi</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/06/20/moda-sostenibile-biomateriali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Dolfini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NEW DESIGNERS]]></category>
		<category><![CDATA[newdesigner]]></category>
		<category><![CDATA[Sustainabilty]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra alghe, pigmenti naturali e sperimentazione, Emi ridefinisce il modo di pensare la moda, trasformandola in un atto poetico e consapevole Emi è una bio-designer e ricercatrice che esplora l’affascinante incontro tra materiali naturali e sostenibilità, con l’obiettivo di offrire una visione alternativa e consapevole del mondo della moda. Le sue creazioni non sono semplici [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/06/20/moda-sostenibile-biomateriali/">Moda sostenibile e biomateriali: il design rigenerativo di Emi</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra alghe, pigmenti naturali e sperimentazione, Emi ridefinisce il modo di pensare la moda, trasformandola in un atto poetico e consapevole</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Emi è una bio-designer e ricercatrice che esplora l’affascinante incontro tra materiali naturali e <a href="https://www.adlmag.it/2024/05/13/sostenibilita-possiamo-vivere-senza-comprare-troppo/">sostenibilità</a>, con l’obiettivo di offrire una visione alternativa e consapevole del mondo della moda. Le sue creazioni non sono semplici accessori, ma vere e proprie innovazioni: oggetti vivi, che dialogano con la natura rispettandone i ritmi e l’essenza. Il suo approccio fonde scienza, artigianato e immaginazione, dando vita a una forma di ricerca in cui il confine tra design e sperimentazione si dissolve. Ogni suo progetto è un invito a riflettere sul legame profondo tra moda e ambiente. </p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Intrecci di natura e immaginazione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lavorando con biomateriali, sperimentando con alghe, pigmenti naturali ricavati dalla spirulina e coloranti alimentari, Emi trasforma elementi semplici in creazioni sorprendenti. La sua produzione segue un modello alternativo: locale, artigianale e circolare, con un forte radicamento territoriale. Proprio il legame con la città di Venezia ha contribuito a definirne l’identità creativa. Circondata dalla magia della laguna e dalla ricchezza delle sue alghe, la designer ha trovato una fonte inesauribile di ispirazione, decidendo di reinventare il design partendo dalla natura.</p>



<hr class="wp-block-separator has-text-color has-white-color has-alpha-channel-opacity has-white-background-color has-background" />



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="825" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_0971-825x1024.jpg" alt="" class="wp-image-42076" style="width:339px;height:auto" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È in questo contesto che prende vita la <em>Mermaid Bag</em>, un oggetto simbolo del suo lavoro. Realizzata all’uncinetto con filati derivati da biomateriali, la borsa richiama l’estetica incantata di una coda di sirena. Più che un accessorio quotidiano, può essere considerata un pezzo concettuale: un esperimento giocoso, che mescola arte, design e innovazione. E proprio grazie alla sua originalità, la <em>Mermaid Bag</em> ha attirato l’attenzione di un pubblico curioso e sensibile, diventando l’emblema di un nuovo modo di intendere la moda: consapevole, poetico e profondamente connesso alla natura.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La nascita di un filato sostenibile</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il cuore delle creazioni è l’alginato, una polvere derivata dalle alghe che, in apparenza semplice, cela un potenziale straordinario. Questo materiale naturale viene disciolto in acqua, colorato con pigmenti vegetali e poi lasciato essiccare lentamente al sole, finché non si trasforma in un composto denso, compatto e pronto a essere lavorato. Da questa alchimia nasce un filato unico, il fondamento delle sue sperimentazioni tessili. All’inizio, però, il percorso non è stato semplice. Il filato originario era fragile, privo della flessibilità e della resistenza necessarie per diventare un materiale durevole. Da qui è iniziata una lunga fase di ricerca, fatta di prove, errori e continue revisioni. Emi ha testato ingredienti diversi, perfezionato processi e sperimentato nuove tecniche, fino a ottenere un filato in grado di coniugare estetica, funzionalità e rispetto per l’ambiente.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="678" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_0975-1024x678.jpg" alt="" class="wp-image-42075" style="width:415px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_0975-1024x678.jpg 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_0975-980x649.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_0975-480x318.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I materiali utilizzati provengono da fonti insolite ma accessibili: produttori locali, farmacie e perfino supermercati, poiché molti degli elementi impiegati trovano applicazione nella cosmesi o nella gastronomia molecolare. I pigmenti naturali – ottenuti da piante, scarti alimentari e spirulina – rafforzano ulteriormente l’impegno ecologico del progetto. Il filato che ne deriva è perfetto per l’uncinetto e le applicazioni di ricamo: leggero e profondamente originale. Un materiale che non solo racconta una storia, ma la intreccia, punto dopo punto.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una rivoluzione verde per il futuro dei tessili</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il nuovo materiale a base di alghe potrebbe rappresentare un potenziale punto di svolta per il mondo dei tessili sostenibili. Le alghe sono una risorsa naturale abbondante e a crescita rapida. Offrono una soluzione rinnovabile e a basso impatto ambientale, il che le rende candidate ideali per dar vita a nuovi materiali ecologici. Convertire le alghe in filato potrebbe ridurre significativamente la dipendenza dalle fibre sintetiche e abbattere la produzione di rifiuti. Si offrirebbe così un&#8217;alternativa realmente biodegradabile all’industria della moda e al design tessile. Ma il vero valore di questo materiale sta nelle sue molteplici qualità.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_0976-900x1024.jpg" alt="" class="wp-image-42078" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover;width:413px;height:auto" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È biodegradabile: a differenza delle fibre sintetiche, il filato di alghe si decompone naturalmente, contribuendo a ridurre l&#8217;accumulo nelle discariche. Versatile in quanto può essere combinato con altri materiali sostenibili, come cotone biologico o canapa, per migliorarne la consistenza, la resistenza e l’adattabilità a diversi usi. E Personalizzabile. I pigmenti naturali permettono di colorare i filati senza ricorrere a tinture chimiche, garantendo un processo più rispettoso dell’ambiente. Nel caso di Emi siamo ancora all’inizio di questa esplorazione, ma proprio per questo sperimentare oggi significa essere parte attiva di una trasformazione concreta. Per un futuro più consapevole, dove bellezza, innovazione e sostenibilità si intrecciano in ogni fibra.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ripensare la moda, immaginare il futuro</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Attraverso il suo lavoro di bio-designer, Emi non si limita a creare oggetti innovativi: propone una visione alternativa del futuro, in cui i biomateriali non sono solo frutto di ricerca tecnologica, ma strumenti capaci di trasformare il nostro modo di vivere e di pensare. Le sue creazioni raccontano un nuovo paradigma, in cui la moda non è più effimera, ma diventa un linguaggio che ci riconnette con la natura e con il tempo lento dei suoi processi. Ogni suo progetto è un invito a riflettere sul valore della sostenibilità e sulla responsabilità che abbiamo come individui e come collettività. In un sistema spesso dominato dalla logica dell’“usa e getta”, Emi ci mostra che è possibile immaginare un modo diverso di fare moda: più consapevole, più etico, più umano.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">«Il mio obiettivo – afferma – è sperimentare il più possibile, per rendere questi materiali sempre più versatili e durevoli. Solo così potranno trovare spazio nella quotidianità, trasformandosi in soluzioni concrete e accessibili.» In un mondo dove la bellezza non dovrebbe mai costare la salute del pianeta, Emi ci ricorda che anche la moda può essere un atto d’amore verso ciò che ci circonda.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Foto: Official Ig account Emibiolab</em></p>
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		<title>Jaoka Jaokha: fonde moda e tatuaggi</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/05/31/joaka-jaokha-fonde-moda-e-tatuaggi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Borrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 13:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NEW DESIGNERS]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[newdesigner]]></category>
		<category><![CDATA[tattoo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Jaoka, designer e tatuatrice, ha rivoluzionato il mondo della moda fondendo l&#8217;arte dei tatuaggi e design in un linguaggio stilistico unico Jaoka, possiede una qualità e una visione che, al momento, nessun altro ha. Come spesso accade, basta un attimo perché qualcosa diventi un nuovo trend. Ma lei va oltre: crea abiti e poi li [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Jaoka, designer e tatuatrice, ha rivoluzionato il mondo della moda fondendo l&#8217;arte dei tatuaggi e design in un linguaggio stilistico unico</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/jokaajokaa/">Jaoka</a>, possiede una qualità e una visione che, al momento, nessun altro ha. Come spesso accade, basta un attimo perché qualcosa diventi un nuovo trend. Ma lei va oltre: crea abiti e poi li trasforma ulteriormente, tatuandoli.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi, è fondamentale preservare quella scintilla che ti rende diversa da tutti gli altri. Quella qualità che ti distingue in mezzo alla massa. Jaoka ha colto perfettamente l’essenza di come farsi notare, e grazie alla sua dedizione, passione e attenzione ai dettagli, è riuscita a dar vita a qualcosa di straordinario.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il processo di realizzazione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il materiale utilizzato è un latex fatto a mano direttamente dalla designer Jaoka, che lo definisce “latex liquido naturale”. Questo particolare materiale assomiglia in un modo incredibile alla pelle umana e anche per questo più facile da tatuare e realizzare disegni.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">l materiale impiegato è un latex artigianale creato direttamente dalla designer Jaoka, che lo descrive come un &#8220;latex liquido naturale&#8221;. La sua texture unica e la sua elasticità lo rendono ideale per l&#8217;arte del tatuaggio, poiché si adatta perfettamente alla superficie su cui viene applicato, permettendo ai disegni di fondersi con essa in maniera impeccabile.&nbsp;</p>



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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Inoltre, la sua composizione facilita l&#8217;incisione dei tatuaggi, dando vita a opere che sembrano quasi realizzate sulla pelle stessa, con un livello di dettaglio e precisione che sarebbe difficile ottenere con altri materiali. Jaoka ha così creato una superficie perfetta per l’espressione artistica, dove ogni tratto e ogni colore possono emergere con una qualità visiva straordinaria.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo particolare composto è stato sviluppato con l&#8217;intento di replicare la consistenza e l&#8217;aspetto della pelle umana e creare “tatuaggi indossabili”.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La realizzazione di questi capolavori richiede del tempo. Dalla realizzazione del latex alla realizzazione dei tatuaggi si impiegano molte ore. Per la realizzazione del progetto “<em>it’s killing me</em>” ci sono volute circa 32 ore per tatuare e un giorno per ogni singolo foglio di latex. Per non parlare dell’anno passato sperimentando per poi arrivare alla realizzazione di vere opere d’arte.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Foto: @JaokaJaokha</em></p>
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