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	<title>modelle curvy Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>modelle curvy Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Modelli mid e oversize in passerella? Yaas, please!</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2023/07/05/modelli-oversize/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Simonetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 13:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Louis Vuitton]]></category>
		<category><![CDATA[MODA UOMO]]></category>
		<category><![CDATA[modelle curvy]]></category>
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		<category><![CDATA[Pharrel Williams]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla sempre del numero di modelle curvy in rapporto alle passerelle, ma cosa sappiamo dei modelli oversize uomini? Meno di niente. Perché se delle donne almeno si parla, la voce degli uomini nessuno la sente. Al termine del fashion month dedicato alla moda maschile per la primavera/estate 2024 si sono tirate le somme. Le [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Si parla sempre del numero di modelle curvy in rapporto alle passerelle, ma cosa sappiamo dei modelli oversize uomini? Meno di niente. Perché se delle donne almeno si parla, la voce degli uomini nessuno la sente.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine del fashion month dedicato alla moda maschile per la primavera/estate 2024 si sono tirate le somme. Le curve maschili non sono contemplate in passerella. E soprattutto non a Milano. Solamente sei show su 72, worldwide, hanno visto la presenza di almeno un modello plus-size, che veste una taglia a partire dalle 56 o XL. <a href="https://www.pambianconews.com/2023/07/03/le-sfilate-uomo-bandiscono-i-modelli-plus-size-milano-la-meno-inclusiva-379275/">Dodici look su oltre 3mila uscite in passerella</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quante volte ci sentiamo dire, che si tratti di moda femminile o maschile, che non tutti i corpi sono davvero rappresentati in sfilata? Ormai è la frase mantra alla fine di ogni fashion week. E da una parte ce lo si spiega perché si ricerca la donna sotto la taglia 40. Lo si condivide? Certamente no. Ma ce lo si spiega. Perché però l’uomo? Senza considerare i budget a disposizione dei brand da investire in un singolo lancio, che sicuramente impattano, quello che farebbe davvero andare fuori di testa pubblico e compratori sarebbe vedere sfilare uomini di tutte le taglie.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma tutti questi modelli così magri, esattamente, dove li prendono? Se si pensa ad un corpo maschile vengono subito in mente spalle e torace larghi e la maggior parte dei look proposti in passerella spesso non sono neanche lontanamente adattabili ad un corpo del genere. Sarebbe innovativo innanzitutto vedere qualcosa che possa valorizzare il corpo, che sia di taglia XS piuttosto che XXL. E che non siano le solite camicie destrutturate e bomber jacket.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto che le tendenze della moda uomo, in termini di forme e modelli, è difficile ritrovarle nelle vetrine delle catene di moda accessibile. Perché quale essere umano le comprerebbe veramente? Durante l’ultimo fashion month uno dei pochi a farsi notare in questo senso è stato Pharrel Williams al suo esordio creativo da Louis Vuitton. Pochi ne hanno scritto, ma per quante aspettative (in negativo o positivo che fossero) anticipassero lo show, Williams ha presentato in passerella una collezione che davvero comunica con le masse. E non solo per la messa in scena e il numero di celeb in frontrow. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/IMG_3558-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8168" width="821" height="1231" /><figcaption class="wp-element-caption">Louis Vuitton Spring 2024 Menswear</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/IMG_3557-1-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8169" width="823" height="1234" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/IMG_3561-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8170" width="821" height="1231" /><figcaption class="wp-element-caption">Louis Vuitton Spring 2024 Menswear</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/IMG_3559-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8171" width="822" height="1232" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un mix di stili adattati ad un mix di corpi. Un casting vastissimo, per etnia e taglia, che mette le persone nella posizione di immedesimarsi davvero in quello che stanno guardando. Di immaginarsi davvero con i look indosso. Parliamoci chiaro, nei casi specifici facciamo riferimento comunque a look che ricordano parcheggiatori abusivi e impiegati (ma in Vuitton). Almeno però abbiamo qualcosa a cui riferirci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;inizio citavamo Milano. Nella nostra capitale della moda, lo scozzese Charles Jeffrey Loverboy ha proposto in passerella una propria interpretazione contemporanea della Restaurazione Seicentesca &#8211; periodo in cui la monarchia inglese venne ripristinata, con Re Carlo II, e che ispirò profondamente la produzione teatrale del tempo ndr. Interpretazione che unisce costume storico e sportswear, accompagnati da props e attitude estremamente teatrali. Ed è stata l&#8217;unica sfilata milanese con all&#8217;interno del proprio cast modelli mid/oversize.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/IMG_3570-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8207" width="821" height="1231" /><figcaption class="wp-element-caption">Charles Jeffrey Loverboy Spring 2024 Menswear</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/IMG_3571-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8208" width="822" height="1232" /><figcaption class="wp-element-caption">Charles Jeffrey Loverboy Spring 2024 Menswear</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E allora, sdoganata la moda gender fluid, il prossimo passo sarebbe quello di creare collezioni che non siano solo scenografiche e perfette da dare in pasto alla stampa. Perché uno show può lasciare a bocca aperta, ma se non trova posto all’interno dei nostri guardaroba, muore lì. O dura il tempo di un carpet per qualche celebrità. Mentre per le strade continueranno a spopolare tristi t-shirt con logo che non hanno niente da dire.</p>
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		<title>La grassofobia nel cinema: il binomio grassa-comica</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2023/06/02/la-grassofobia-nel-cinema-il-binomio-grassa-comica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2023 09:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Euphoria]]></category>
		<category><![CDATA[modelle curvy]]></category>
		<category><![CDATA[Rebel wilson]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Rebel Wilson a Barbie Ferreira: cresce la ribellione delle attrici plus-size stanche degli stereotipi imposti sul grande schermo dai produttori. Un attacco alla grassofobia del cinema in nome dell&#8217;inclusività. Le attrici curvy sono da sempre protagoniste sul grande schermo, basti pensare a Sophia Loren o Monica Bellucci che sono diventate, grazie alle loro forme, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da Rebel Wilson a Barbie Ferreira: cresce la ribellione delle attrici plus-size stanche degli stereotipi imposti sul grande schermo dai produttori.</strong> <strong>Un attacco alla grassofobia del cinema in nome dell&#8217;inclusività.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Le attrici curvy sono da sempre protagoniste sul grande schermo, basti pensare a Sophia Loren o Monica Bellucci che sono diventate, grazie alle loro forme, icone di femminilità e sensualità. C’è però una sostanziale differenza tra attrice curvy e attrice plus size, a partire delle taglie stesse. E se la prima viene elogiata per il suo fisico formoso, la seconda, proprio a causa di quelle forme più prosperose, viene relegata a ruoli secondari e poco femminili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>La grassofobia può essere ricollegata al mondo del cinema, specchio dei nostri giorni. Come possiamo accettare il diverso da noi se in primis è il cinema a discriminare chi non rientra in un determinato standard di bellezza?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Viente tanto criticata la moda perché non inclusiva, fautrice di una bellezza utopica, ma sul grande schermo la differenza non è molta. E, come nella prima, non è presente una sensibilizzazione nei confronti delle diversità. Sullo schermo l’attrice plus-size è rilegata al ruolo de’ “l’amica brutta”, la sfigata che fa da spalla alla protagonista. Una donna insomma che ha poco da esibire al di fuori della sua vena comica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="596" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/06/barbie-ferreira-1024x596.jpg" alt="" class="wp-image-6927" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/06/barbie-ferreira-980x570.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/06/barbie-ferreira-480x279.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Barbie Ferreira in Euphoria (Foto: movieplayer.it)</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>All’interno dell’industria c’è chi è ormai stanco di questo binomio plus size- buffa e decide di rompere gli schemi, ribellandosi. Come l’attrice Barbie Ferreira (Kat in <a href="https://www.vogue.it/news/article/euphoria-3">Euphoria</a> ndr.) che lo scorso agosto ha lasciato la serie prodotta da HBO Max dopo due stagioni. «Non ho nulla contro gli sceneggiatori. Non volevo essere l’amica grassa; credo che, ormai, Kat non potesse più andare da nessuna parte. Avrebbe potuto, c&#8217;erano le possibilità, ma non in questo show», ha affermato la stessa interprete. Ormai stanca della linea narrativa scelta per il suo personaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Oppure potremmo riportare il caso di Rebel Wilson che per anni è stata pagata dall’industria di Hollywood per non dimagrire. E che, nel 2020, ha deciso di intraprendere un percorso di perdita del peso. Lei stessa, durante un’intervista, affermò di non essere stata supportata neanche dal suo stesso team. Neppure quando ha iniziato a pensare alla necessità di dimagrire per preservare la propria salute all’alba dei quarant’anni. “E loro dicevano ‘Perché? Perché vuoi farlo?’. Me lo hanno detto perché stavo guadagnando milioni di dollari come la divertente ragazza grassa”. Come se poi non avesse dimostrato, una volta dimagrita, di essere una delle attrici comiche più valide sul mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece l’attrice plus size è protagonista di un film, questo si trasforma in una vera e propria parabola grassofobica. Secondo cui una donna non può essere grassa per attrarre un uomo, esattamente come nel film &#8220;Amore a prima vista”. La pellicola dove Jack Black inizia ad innamorarsi di una grassa Gwyneth Paltrow solo perché, a causa di un incantesimo, la vede magra.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Per far sì che la società inizi ad apprezzare il diverso c’è prima di tutto bisogno che a farlo siano la moda, il cinema, la televisione. Solo così, forse, potremmo finalmente dire di essere inclusivi. E non sarà finalmente arrivato il momento di includerle queste diversità anziché discriminarle?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto Rebel Wilson: gazzetta.it</em></p>
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