<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>istat Archivi - AdL Mag</title>
	<atom:link href="https://www.adlmag.it/tag/istat/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.adlmag.it/tag/istat/</link>
	<description>Italian Freestyle</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 May 2025 09:30:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/cropped-Logo-AdlMag-32x32.png</url>
	<title>istat Archivi - AdL Mag</title>
	<link>https://www.adlmag.it/tag/istat/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Città pericolose: i media sono una delle minacce?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/05/06/citta-pericolose-i-media-sono-una-delle-minacce/</link>
					<comments>https://www.adlmag.it/2025/05/06/citta-pericolose-i-media-sono-una-delle-minacce/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.adlmag.it/?p=39265</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sappiamo che esiste la criminalità, ma i social potrebbero star ingigantendo le cose gettando più panico che informazioni. I media ci aiutano o ci rendono difficile affrontare la nostra quotidianità nelle grandi città? Ultimamente l&#8217;impressione che ho è che tutti quanti ci sentiamo poco sicuri nelle grandi città, basta aprire uno qualsiasi dei social media [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/05/06/citta-pericolose-i-media-sono-una-delle-minacce/">Città pericolose: i media sono una delle minacce?</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Sappiamo che esiste la criminalità, ma i social potrebbero star ingigantendo le cose gettando più panico che informazioni. I media ci aiutano o ci rendono difficile affrontare la nostra quotidianità nelle grandi città?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ultimamente l&#8217;impressione che ho è che tutti quanti ci sentiamo poco sicuri nelle grandi città, basta aprire uno qualsiasi dei social media a nostra disposizione. Capisco che detta così sembri una frase scontata: &#8220;<em>è normale che ci sia casino, è un città grande. Vivi a Milano </em>(inserite pure il nome della vostra grande città del cuore), <em>cosa ti aspettavi?&#8221;.</em> Non lo so, forse vivere la mia vita senza un programma di sopravvivenza in sette punti anche solo per fare la spesa. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ma non è che stiamo vivendo semplicemente una gande situazione di psicosi generale?</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="360" height="600" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/1.jpeg" alt="" class="wp-image-39269" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/1.jpeg 360w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/1-180x300.jpeg 180w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /><figcaption class="wp-element-caption">via Pinterest </figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Secondo ISTAT, nel 2022-2023 aumenta la quota di cittadini molto o abbastanza sicuri quando escono a piedi nella propria zona ed è buio, arrivando a un 76% della popolazione. I più insicuri sono le donne, gli anziani e gli abitanti delle aree metropolitane. Il 19,8% delle persone, di sera, cerca di evitare situazioni o luoghi che ritiene a rischio, mentre il 12,6% preferisce restare a casa per paura. In riferimento alla propria zona migliora la percezione del rischio di criminalità e diminuiscono le persone che vedono situazioni di degrado sociale e ambientale, anche se rimane stabile la preoccupazione di subire reati, tranne per il furto in casa che diminuisce di circa 16 punti percentuali. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, mica male. L&#8217;unico problema è che sono dati risalenti a quasi 3 anni fa. Qual è la situazione adesso? </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Beh, i dati attuali non sono ancora disponibili, probabilmente li vedremo tra circa un annetto, ma cerchiamo di tirare le somme analizzando altri numeri a nostra disposizione. </p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">Analizziamo alcuni dati. </h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Prendiamo in causa quelli sulla criminalità minorile redatto dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell&#8217;Interno. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel report viene segnalato il fatto che ci sia un allarme diffuso sui media, ma l&#8217;aggiornamento del monitoraggio esplorativo, negli anni del 2022-2023, riporta che le gang giovanili non appaiono in aumento. Si registra una maggiore presenza nel Centro Nord, più che al Sud e si denota una flessione del -4,15% tra il 2022 e il 2023. In conclusione il fenomento appare di base stabile o in lieve diminuzione presentandosi in maniera diversa sul territorio e si parla di proporre alternative culturali/sociali e fare rete con tutti i soggetti interessati, soprattuto in famiglia e a scuola. Beh, suona un po&#8217; diverso dall&#8217;allarmismo riportato sui media, ma, dopotutto, i dati degli ultimi due anni non li abbiamo ancora.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Passiamo poi ai dati relativi agli omicidi volontari consumati. In questo caso possiamo fare un confronto con i dati di questo primo trimestre del 2025. In realtà gli omicidi volontari sono meno rispetto allo stesso periodo di tempo nel 2024: dal 1 gennaio al 31 marzo 2024 risultano 80, nel 2025 sono 57. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Posso portarvi tutti i dati del mondo, ma è necessario anche sapere che i media possono distorcere la percezione generale della sicurezza e dei tassi di criminalità.</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/The-Fake-News-Fallacy.jpeg" alt="" class="wp-image-39268" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/The-Fake-News-Fallacy.jpeg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/The-Fake-News-Fallacy-480x668.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">via The Newyorker</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dobbiamo tenere a mente che i media devono fare share, numeri, condivisioni e le cose che più di tutte attirano sono gli eventi drammatici. Crimini violenti, insoliti o sensazioalistici sono quelli che portano più click al sito e di conseguenza saranno quelli più chiacchierati, ma allo stesso tempo ci danno l&#8217;impressone che accadano solo cose brutte, ma così nella realtà non è. Potrebbero anche scrivere delle <a href="https://www.adlmag.it/2024/10/11/buone-notizie-esistono-gli-spazi-dedicati-solo-al-bello/">cose che vanno bene</a>, ma non sarebbe conveniente per i loro numeri. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;enfasi su questi spiacevoli eventi porta a una percezione della realtà distorta lasciando credere alle persone che questi tipi di crimini siano più comuni di quanto non siano in realtà. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ecco la &#8220;Sindrome del Mondo Cattivo&#8221;: una forte esposizione alla violenza mediatica può coltivare una percezione del mondo come un luogo più pericoloso di quanto non sia. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dobbiamo ricordare poi che, sempre per lo stesso concetto delle visualizzazioni, le notizie a volte utilizzano un liguaggio esagerato, titoli drammatici e immgini cariche di emotività che amplificano la paura e l&#8217;ansia. I media possono contribuire a panici morali, enfatizzando troppo specifici tipi di crimine o associandoli a particolari gruppi, portando a paura diffusa e richieste di misure severe. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="413" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Terrifying-Historical-Examples-Of-Mass-Psychosis-Grunge.jpeg" alt="" class="wp-image-39266" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Terrifying-Historical-Examples-Of-Mass-Psychosis-Grunge.jpeg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Terrifying-Historical-Examples-Of-Mass-Psychosis-Grunge-480x270.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">via The Grudge</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Inoltre, i media potrebbero non riflettere accuratamente le tendenze generali delle criminalità. Un esempio sarebbe quello di parlare di uno specifico tipo di reato in modo assiduo, nonostante i tassi di criminalità complessivi legati allo stesso siano stabili o in calo. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Diversi studi hanno mostrato una correlazione tra un elevato consumo di notizie sulla criminalità e un aumento della paura di diventare vittima, anche quando i tassi di criminalità locali non supportano questa paura. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Stefano Caneppele, nel 2010, in un articolo sulla paura della criminalità nelle province italiane, raffroza l&#8217;idea che la paura della criminalità è un qualcosa di complesso. Sottolinea come i media spesso si concentrino su crimini violenti e sensazionalistici, creando una percezione di disordine e pericolo che può aumentare la paura, nonostante gli effettivi tassi di criminalità. Riporta anche che i media possono influenzate la percezione della vulnerabilità e della diversità minacciosa, contribuento a un&#8217;immagine distorta della realtà e aumentando la paura in determinati gruppi della popolazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un altro articolo, &#8220;<em>Vittimizzazione e senso di insicurezza nei confronti di un crimine</em>&#8221; di Moris Triventi, si legge come anche la conoscenza di persone vittime di un crimine contribuisce al senso di insicurezza, anche se in misura minore rispetto a chi ha subito il crimine. Si chiama vittimizzazione indiretta. Anche qui viene confermato come la copertura mediatica sensazionalistica di crimini, anche se rari, aumenti la percezione del rischio, portando a un senso di insicurezza sproporzionati rispetto all&#8217;effettiva probabilità di essere vittima. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">I media sono totalmente in grado di creare un allarme sociale enfatizzando determinati tipi di crimini o associandoli a specifici gruppi, influenzando la percezione del rischio in specifici segmenti della popolazione. </h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="473" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/72dc5c5756292be773f3993e67ca0883.jpg" alt="" class="wp-image-39267" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/72dc5c5756292be773f3993e67ca0883.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/72dc5c5756292be773f3993e67ca0883-480x308.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">via Bostonglobe</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;effetto dei media viene meglio analizzato nell&#8217;articolo &#8220;<em>L&#8217;effetto camera di risonanza sui social media</em>&#8221; di Cinelli et al. Si analizza che le piattaforme di social media tendano a creare vere e proprie &#8220;camere di risonanza&#8221;. Gli utenti sono esposti principalmente a informazioni e opinioni che confermano le loro convinzioni preesistenti, filtrando o escludendo punti di vista diversi. Questo perchè gli algortimi usati dai social sono progettati per massimizzare l&#8217;engagement degli utenti che si traduce nel mostrare contenuti simili a quelli con cui interagiscono così rafforzando le loro opinioni. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Avvicinando allo stesso tempo persone che condividono gli stessi interessi e punti di vista, creando delle reti sociali omogenee che portano alla stabilizzazione di queste camere di risonanza che rendono difficiile il dialogo e la comprensione tra persone con opinioni diverse. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">In questi ambienti la disinformazione può diffondersi rapidamente, in quanto non viene messa in discussione da punti di vista contrari.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, l&#8217;effetto camera di risonanza dei media può esacerbare l&#8217;influenza negativa che i media possono avere sulla percezione della criminalità, creando ambienti online in cui la paura e le informazioni distorte si possono diffondere più facilmente. Per questo è fondamentale essere consapevoli di questo effetto e cercare attivamente fonti di informazioni diverse e affidabili per formare una visione equlibrata di quello che accade attorno a noi. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tutto questo non lo scrivo per dirvi di far finta di nulla e che sono tutte storielle quelle che si sentono sulla cirminalità. Le grandi città sono ovviamente più propense a vivere episodi di crimine, maggiormente che in quelle più piccole, ma questo per l&#8217;ingente quantità di persone che si ritrovano a gravitarci all&#8217;interno, cosa più che normale. Detto questo, siamo sicuramente vicini a uno stato di psicosi generale, tutti abbiamo paura di tutti e tdi utto. E&#8217; importante quindi informarci in modo oggettivo e senza attaccarci troppo a quello che vediamo e sentiamo sui social. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le cose brutte accadono, ma facciamo un grosso respiro e riprendiamo a vivere, stando comunque attenti a quello che ci circonda, come è giusto che sia, senza però cadere in uno stato di ansia e panico eccessivo. Non rendiamoci vittime noi per primi e ve lo dico con l&#8217;ansia alla gola ogni volta che esco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/05/06/citta-pericolose-i-media-sono-una-delle-minacce/">Città pericolose: i media sono una delle minacce?</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.adlmag.it/2025/05/06/citta-pericolose-i-media-sono-una-delle-minacce/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cherry picking: scegliere il dato migliore non è la cosa giusta</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/03/17/cherry-picking-scegliere-il-dato-migliore-non-e-la-cosa-giusta/</link>
					<comments>https://www.adlmag.it/2025/03/17/cherry-picking-scegliere-il-dato-migliore-non-e-la-cosa-giusta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[bias]]></category>
		<category><![CDATA[Cherry picking]]></category>
		<category><![CDATA[dati]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.adlmag.it/?p=36211</guid>

					<description><![CDATA[<p>Capita a tutti e ovunque, il cherry picking è un BIAS di ragionamento che non ci permette di superare le problematiche, ma ci fa vedere solo quello che ci piace e ci fa comodo. Ecco come superarlo. Quante volte raccontando un avvenimento, saltiamo le parti in cui non facciamo una bella figura. Per esempio spiegando [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/03/17/cherry-picking-scegliere-il-dato-migliore-non-e-la-cosa-giusta/">Cherry picking: scegliere il dato migliore non è la cosa giusta</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Capita a tutti e ovunque, il cherry picking è un BIAS di ragionamento che non ci permette di superare le problematiche, ma ci fa vedere solo quello che ci piace e ci fa comodo. Ecco come superarlo. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quante volte raccontando un avvenimento, saltiamo le parti in cui non facciamo una bella figura. Per esempio spiegando come una persona ci abbia risposto male senza motivo, saltando la parte in cui abbiamo reagito in malo modo a nostra volta. Se mi dite mai, tanto non vi credo. Capita, a volte non abbiamo voglia di sentire la ramanzina da parte di qualcuno o semplicemente vogliamo fare bella figura e sfogarci. Questo tipo di situazioni accadono anche quando troviamo una notizia riguardo a una cosa che ci sta a cuore e la consideriamo solo perchè è positiva e avvalora la nostra tesi, ignorando completamente le altre informazioni che potrebbero non darci man forte a portare avanti una precisa idea. Ecco, questo si chiama “cherry picking”.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Inteso letteralmente come “scegliere le ciliegie più buone”, il cherry picking avviene quando scegliamo dati e informazioni solo se ci aggradano e combaciano con le nostre convinzioni. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Di per sè non è un errore, ma semplicemente tendiamo a concentrarci su un solo dato quando questo ci è conveniente. Così facendo non consideriamo cose come il contesto o tutte le altre informazioni che lo circondano. Quello che potrebbe succedere leggendo una ricerca o un testo in contrapposizione con le nostre idee è la tentazione di sminuire quello che leggiamo e sopravvalutare quello che invece si avvicina alla nostra idea. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_1340-682x1024.jpeg" alt="Cherry picking" class="wp-image-36216" style="aspect-ratio:1.3333333333333333;object-fit:contain;width:823px;height:auto" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Si tratta di un vero e proprio BIAS, ossia una distorsione del nostro modo di ragionare. Nello specifico, il cherry picking è un BIAS di ragionamento. Ma guardate che capita davvero a tutti, anche a esperti e ricercatori. </p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Superare questo empasse è possibile, ad esempio leggendo tutte le ricerche, focalizzarsi con attenzione proprio su quello che va contro le nostre convinzioni ed eliminando i pregiudizi su quello che pensiamo di sapere mettendoci sempre in discussione.</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">So che sembrano cose scontate e abbastanza banali, ma è proprio così che funziona. Se crediamo di essere esperti di qualsiasi cosa, non saremmo mai disposti a impararne di più. Figuratevi che in psicologia si parla di come chi crede di sapere tutto invece non sappia nulla e chi pensa di sapere troppo poco, sia invece più esperto di quanto pensi. Anche perchè per essere esperti, non possiamo basarci su mere e infondate convinzioni personali, ma a parlare per noi dovrebbero essere i dati, quelli ufficiali, belli e brutti che siano.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Vi faccio un esempio concreto, così da capire meglio come inciampiamo in questa dinamica. Nel 2024 l’Istat ha stimato che per la prima volta gli occupati in italia abbiano superato i 24 milioni. Molti politici hanno quindi sfruttato questo dato a loro favore, millantando che fossero le loro politiche ad aver contribuito a questo miglioramento. In realtà però così facendo, hanno ignorato altri indicatori importanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="656" height="492" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_1339.jpeg" alt="" class="wp-image-36217" style="aspect-ratio:4/3;object-fit:contain" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_1339.jpeg 656w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_1339-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 656px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per esempio, non si è considerato che l’aumento dell’occupazione potrebbe essere influenzato da fattori demografici come l’invecchiamento della popolazione, o la crescita del lavoro precario e quello part-time. Andando anche più a fondo, guardando una serie di dati più grande, l’aumento del numero degli occupati è cominciato prima che l’attuale governo si insediasse, in concomitanza con la ripresa successiva alla pandemia. Quindi alla fine dei conti, non è che si possa proprio affibbiare questo successo all’attuale schiera di politici. Vi sembra?</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Guardare il trend nel tempo, confrontare i dati con altri indicatori e porsi tante domande per capire il contesto: un grande aiuto per liberarci dal nostro BIAS di ragionamento. </h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, il cherry picking è una forma di paradigma cognitivo e comunicativo che si insedia dentro di noi e non si smuove, così facendo non ci permette di attuare un cambiamento dalla zona di comfort mentale che ci teniamo stretta. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lo so che è comodo e so che è bello rimanere con le proprie convinzioni quando queste ci fanno comodo, ma quello che produciamo facendo così è solo disinformazione e non permettiamo ai cambiamenti di avvenire nel modo corretto, ma soprattuto non aiutiamo a migliorare le cose. Insomma, non la più bella delle prospettive, no? Quindi armatevi di siti d’informazione, inchieste e dati, i più possibili. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/03/17/cherry-picking-scegliere-il-dato-migliore-non-e-la-cosa-giusta/">Cherry picking: scegliere il dato migliore non è la cosa giusta</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.adlmag.it/2025/03/17/cherry-picking-scegliere-il-dato-migliore-non-e-la-cosa-giusta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/


Served from: www.adlmag.it @ 2026-10-20 21:36:29 by W3 Total Cache
-->