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	<title>Inclusività Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>Inclusività Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Il make-up è inclusivo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BEAUTY]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Black History Month]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal Black History Month al mondo beauty italiano, l’inclusività nel make-up come pratica concreta e identitaria L’avvicinarsi del Black History Month, ricorrenza statunitense celebrata nel mese di febbraio, è diventato un momento sempre più sentito anche dalla comunità BIPoC (Black, Indigenous and People of Color) in Italia. La comunità autodesignata comprende tutte le persone non [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dal Black History Month al mondo beauty italiano, l’inclusività nel make-up come pratica concreta e identitaria</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’avvicinarsi del Black History Month, ricorrenza statunitense celebrata nel mese di febbraio, è diventato un momento sempre più sentito anche dalla comunità BIPoC (Black, Indigenous and People of Color) in Italia. La comunità autodesignata comprende tutte le persone non bianche, le quali, nel corso del mese, <strong>celebrano i risultati ottenuti nella lotta contro il razzismo sistemico </strong>dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi, sottolineando al contempo l’urgenza e l’importanza di creare sempre più spazi inclusivi, <strong>nei quali le pari opportunità non restino un obiettivo astratto ma una pratica concreta</strong>. Una pratica che riguarda anche il mondo beauty.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Voce all&#8217;inclusività make-up sui social</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In Italia il tema dell’<a href="https://www.adlmag.it/2025/08/19/rare-eau-de-parfum-laccessibilita-la-nuova-frontiera-della-bellezza/">inclusività nel mondo beauty</a>, più nello specifico nel settore del <strong>make-up</strong>, viene ancora affrontato da una piccola nicchia di content creator. Tra questi, spicca per tenacia, correttezza e validità la performer e youtuber <strong>Loretta Grace</strong>. Sulle proprie piattaforme social, Loretta lavora attivamente per dare visibilità a tutte le diverse tonalità di pelle, portando avanti un <strong>discorso critico sull’industria cosmetica italiana e internazionale</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="888" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_3927-888x1024.jpg" alt="" class="wp-image-54876" style="aspect-ratio:0.8671836412130791;width:641px;height:auto"/></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con il format “DIVERS/IT &#8211; #ILMAKEUPÈPERTUTTI” su Youtube, Grace mette in luce una problematica ancora attuale: <strong>la carenza di prodotti realmente adatti ai diversi fototipi, da quelli molto chiari a quelli molto scuri</strong>, considerando anche le diverse caratteristiche della pelle come vitiligine e albinismo. Il make-up, pur essendo percepito come prodotto e pratica estetica superficiale, si rivela essere molto di più. <strong>È uno strumento identitario di rappresentazione, autodeterminazione e riconoscimento.</strong> Non trovare una tonalità compatibile con il proprio incarnato equivale a una forma di esclusione silenziosa, ma significativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La questione mercato: chi affronta davvero il problema?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In quest&#8217;ottica, <strong>oggi il mercato appare polarizzato tra due fazioni ben distinte</strong>. Alcuni brand, come <strong>MAC Cosmetics o Fenty Beauty</strong>, hanno fatto dell’<strong>inclusività il pilastro della propria brand identity </strong>e offrono una vastissima varietà di prodotti. Emblematico, ad esempio, è il fondotinta Pro Filt’r Soft Matte Longwear di Fenty Beauty, disponibile in cinquantadue shades e pensato per coprire il maggior numero possibile di totalità di incarnato, da quelli chiarissimi a quelli più scuri. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="968" height="1024" data-id="54877" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_3923-1-968x1024.jpg" alt="" class="wp-image-54877"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="831" height="1024" data-id="54878" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_3937-831x1024.jpg" alt="" class="wp-image-54878"/></figure>
</figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Al contrario, altri marchi offrono un range di shades estremamente limitato</strong>, che esclude le tonalità considerate meno comuni e puntano ad accontentare esclusivamente la fascia di mercato più redditizia. Questa scelta non è neutra. Non riflette solo una questione di mercato, ma <strong>una visione culturale più ampia che continua a considerare alcune identità “standard”, e altre marginali.</strong> Escludere determinate tonalità significa di fatto negare visibilità e appartenenza a parte della popolazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il panorama italiano e le prospettive future</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel panorama italiano, dove spesso è sottovalutato il dibattito sul razzismo sistemico e sulla rappresentazione, il settore beauty è un ottimo terreno di confronto. Negli ultimi anni, grazie alle pressioni esercitate dai creator BIPoC che rendono sempre più consapevole la propria community, alcuni brand hanno iniziato a ricalcolare le proprie strategie inclusive. Questo però, <strong>non può ridursi ad essere una risposta alle tendenze o operazioni di marketing legate a ricorrenze come il Black History Month.</strong> Per essere autentica, questa deve tradursi in un impegno costante: dalla ricerca delle materie prime più funzionali allo sviluppo del prodotto, attuando una comunicazione inclusiva che comprende a sua volta una scelta di modelli più vasta. Invece di proporre un generico volto bianco, si propongano modelli dalla tonalità chiara, media, scura e molto scura.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="497" height="740" data-id="54881" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/f86a73a3024e085283c479b059d55708-1.jpg" alt="" class="wp-image-54881" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/f86a73a3024e085283c479b059d55708-1.jpg 497w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/f86a73a3024e085283c479b059d55708-1-480x715.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 497px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="736" data-id="54882" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/92c7d359b191c5edceafeb6117fbffe6.jpg" alt="" class="wp-image-54882" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/92c7d359b191c5edceafeb6117fbffe6.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/92c7d359b191c5edceafeb6117fbffe6-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>
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<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questo contesto personalità come Loretta Grace assumono un valore fondamentale per mantenere aperto il confronto. Attraverso contenuti educativi e recensioni consapevoli, e una narrazione che mette al centro l’esperienza delle persone razzializzate, la creator contribuisce a colmare un vuoto lasciato dall’industria tradizionale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’inclusività nel make-up <strong>non può limitarsi a un’estetica celebrativa o a campagne stagionali legate a ricorrenze</strong>. Deve diventare <strong>una pratica strutturale dell’industria.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Articolo a cura di Hari Renzitti</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Foto: Instagram, Pinterest</em></strong></p>
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		<title>“Corpi veri, moda vera?” Inclusività tra utopia e marketing</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/07/17/corpi-veri-moda-vera-inclusivita-tra-utopia-e-marketing/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Muriana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inclusività: la parola d’oro del fashion system Negli ultimi anni, il termine “inclusività” è diventato un must-have per ogni brand che voglia definirsi contemporaneo. Taglie diverse, modelli non conformi, diversità etnica e di genere sono onnipresenti nelle campagne moda. Ma quanto c’è di vero? E quanto è solo strategia di marketing? Nel 2025, tra una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/07/17/corpi-veri-moda-vera-inclusivita-tra-utopia-e-marketing/">“Corpi veri, moda vera?” Inclusività tra utopia e marketing</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Inclusività: la parola d’oro del fashion system</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni,<strong> il termine “inclusività” è diventato un must-have per ogni brand che voglia definirsi contemporaneo.</strong> Taglie diverse, modelli non conformi, diversità etnica e di genere sono onnipresenti nelle campagne moda. Ma quanto c’è di vero? E quanto è solo strategia di marketing? </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel 2025, tra una campagna genderless e una capsule plus-size, il dubbio sorge spontaneo: <strong>stiamo assistendo a un cambiamento reale o solo a una nuova forma di packaging cool?</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="869" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/download-59.jpg" alt="" class="wp-image-43880" style="width:474px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/download-59.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/download-59-480x567.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La nuova estetica dell’inclusione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Campagne come quella di SKIMS x <a href="https://www.instagram.com/alvaclaire">Alva Claire</a> o la recentissima sfilata Diesel SS25 firmata <a href="https://www.adlmag.it/2025/01/29/glenn-martens-e-il-nuovo-direttore-creativo-di-maison-margiela/">Glenn Martens</a> (dove ha sfilato anche una modella in sedia a rotelle) ci fanno gridare al miracolo. Anche Zara nel 2025 ha lanciato la sua linea “Body Fluid” con modelli over 50, curvy e non-binari.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Altri esempi che hanno fatto parlare:<br>● H&amp;M “Lingerie For Every Body”, con modelle curvy e con vitiligine.<br>● Tommy Hilfiger Adaptive, una linea pensata per persone con disabilità.<br>● Gucci MX, che celebra la fluidità di genere.<br>● Jacquemus che, per la sua campagna estiva, ha inserito modelle non convenzionali<br>e influencer disabili.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br>Ma dietro le quinte emergono contraddizioni: taglie inclusive solo online, vestibilità ancora pensate per lo standard XS, e scarsa disponibilità nei negozi fisici.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="753" height="1024" data-id="43883" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/large-1725025867-41964d2b26535cb23f62bcf86d2861fe-753x1024.jpg" alt="" class="wp-image-43883" /><figcaption class="wp-element-caption">Alva Claire &#8211; Curvy Model</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="920" data-id="43882" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/AI-Visuals-for-Fashion-Brand-_-Beauty-Photoshot-_-Skims.jpg" alt="" class="wp-image-43882" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/AI-Visuals-for-Fashion-Brand-_-Beauty-Photoshot-_-Skims.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/AI-Visuals-for-Fashion-Brand-_-Beauty-Photoshot-_-Skims-480x600.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Utopia da copertina o rivoluzione vera?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non fraintendiamoci: vedere corpi reali nei billboard è una vittoria, soprattutto per le nuove generazioni. Ma la Gen Z, attenta e molto meno<em> naïve</em> del previsto, non si accontenta più. <strong>L’inclusività non può essere solo visiva: serve coerenza nei prodotti, nei team creativi e nei processi aziendali.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un esempio virtuoso è Savage x Fenty, che integra diversità a ogni livello, dalla passerella al management. Rihanna ci crede, e si vede.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="920" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/LEX-CARRINGTON-for-SAVAGE-X-FENTY.jpg" alt="" class="wp-image-43879" style="width:444px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/LEX-CARRINGTON-for-SAVAGE-X-FENTY.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/LEX-CARRINGTON-for-SAVAGE-X-FENTY-480x600.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il rischio del “woke-washing”</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il problema? L’inclusività è diventata trendy. E quando qualcosa è trendy, diventa facilmente strumentalizzabile. <strong>Il woke-washing è usare tematiche sociali solo per vendere</strong>, è il vero nemico del cambiamento. Fare una campagna con modelle curvy per poi non offrire taglie oltre la L in negozio è più comune di quanto pensiamo. E il pubblico lo nota: i social smascherano le contraddizioni in tempo record.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’estetica della verità</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un mondo post-Photoshop, dove TikTok mostra la realtà senza filtri, i brand devono scegliere: abbracciare l’inclusività come valore autentico o continuare a giocarci per hype. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per la Gen Z, l’estetica del futuro è fluida, imperfetta, vera. <strong>La sfida? Fare moda per tutti, non solo rappresentarla. Perché i corpi veri esistono da sempre. La moda vera, invece, deve ancora dimostrarlo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: Pinterest</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Articolo di: Giorgia Muriana</p>
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		<title>Bellezza Mia, Regole Mie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Dolfini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BEAUTY]]></category>
		<category><![CDATA[beauty]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’epoca in cui i volti sembrano dover rispecchiare unagriglia di perfezione socialmente accettata, scegliere il propriomodo di essere belle – o di non esserlo affatto – è un atto diresistenza. La beauty routine, oggi, non è solo skincare e make-up: è linguaggio, è scelta politica, è affermazione identitaria. Il blush sulle guance, l’illuminante sulle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/07/16/bellezza-mia-regole-mie/">Bellezza Mia, Regole Mie</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">In un’epoca in cui i volti sembrano dover rispecchiare una<br>griglia di perfezione socialmente accettata, scegliere il proprio<br>modo di essere belle – o di non esserlo affatto – è un atto di<br>resistenza. La beauty routine, oggi, non è solo skincare e make-<br>up: è linguaggio, è scelta politica, è affermazione identitaria.</h2>



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<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="483" height="645" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39.jpg" alt="" class="wp-image-43798" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover;width:354px" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39.jpg 483w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39-480x641.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 483px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="921" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-38-2-1.jpg" alt="" class="wp-image-43797" style="aspect-ratio:1;object-fit:cover;width:354px" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-38-2-1.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-38-2-1-480x601.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>
</div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il blush sulle guance, l’illuminante sulle tempie o il rossetto rosso fuoco non sono mai solo estetica. Sono un modo per dirsi al mondo, per interpretarsi, per giocare con il proprio aspetto secondo logiche interne e non imposte. Chi sceglie di non truccarsi afferma un’identità tanto quanto chi preferisce contouring e glitter. Non c’è una verità assoluta nella bellezza, ma solo un invito a prendersi il potere di scegliere.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Femminismo e fondotinta</h2>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="474" height="592" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39-2.jpg" alt="" class="wp-image-43800" style="width:354px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39-2.jpg 474w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39-2-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Contrariamente al pensiero comune, femminismo e make-up non sono nemici. Il femminismo non impone di “liberarsi” dal trucco, ma di essere libere di usarlo – o meno – senza subire giudizio. È la differenza tra il dover apparire e il voler apparire. Il rossetto può essere una corazza, uno statement, un atto di piacere personale. Ma è solo quando è scelto, e non preteso, che diventa veramente liberatorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Bellezza inclusiva o marketing progressista?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Molti brand parlano di inclusività, ma pochi la praticano davvero. Il femminismo nella beauty industry è più credibile quando si traduce in shade per tutte le carnagioni, formule rispettose, storytelling autentici. È facile scrivere “empowerment” su una confezione, più difficile è creare prodotti che non escludano, che non correggano, ma che accompagnino ogni tipo di pelle, identità, età e corpo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="912" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39-3.jpg" alt="" class="wp-image-43802" style="width:354px" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39-3.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/07/PHOTO-2025-07-15-19-04-39-3-480x595.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La libertà sta nei piccoli gesti</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una crema applicata con cura, uno smokey eyes prima di uscire, il viso struccato davanti allo specchio: tutto è rituale, e tutto può essere rivoluzionario. Nella beauty routine non c’è una regola fissa, se non quella che sei tu a stabilirla. E in un mondo che ci vuole tutte uguali, scegliere di piacersi a modo proprio – o anche di non piacersi affatto – è il gesto più potente che possiamo fare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Foto: Pinterest</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nicholas Netti</p>
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		<title>Musae Studio presenta Tommy’s Club: il pop incontra l’inclusività</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/04/05/musae-studio-presenta-tommys-club-il-pop-incontra-linclusivita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Greta Liberatoscioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Apr 2025 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Autismo]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
		<category><![CDATA[musae studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Musae Studio lancia Tommy’s Club: la collezione che parla di autismo ed inclusività, con un&#8217;estetica vivace. In occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, lo scorso 2 aprile, Musae Studio lancia Tommy&#8217;s Club, una collezione di piatti e bicchieri dall’estetica pop, che trasforma l’atmosfera conviviale del pasto in un’esperienza divertente ma significativa. Ogni piatto è [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Musae Studio lancia Tommy’s Club: la collezione che parla di autismo ed inclusività, con un&#8217;estetica vivace.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In occasione della <strong>Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo</strong>, lo scorso 2 aprile, <strong>Musae Studio lancia Tommy&#8217;s Club, una collezione di piatti e bicchieri dall’estetica pop</strong>, che trasforma l’atmosfera conviviale del pasto in un’esperienza divertente ma significativa.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="37465" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_2-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-37465" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_2-768x1024.jpg 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_2-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 768px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="1024" data-id="37463" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_4-1-731x1024.jpg" alt="" class="wp-image-37463" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_4-1-731x1024.jpg 731w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_4-1-480x672.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 731px, 100vw" /></figure>
</figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ogni piatto è una tela</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ribaltare la tradizionale narrazione sull’<a href="https://www.adlmag.it/2024/11/06/modelli-si-nasce-accendiamo-un-faro-sull-autismo-nella-moda/">autismo</a>: questo l’obiettivo di Gabriella Ferrazzano, fondatrice di Musae Studio. <strong>Con un approccio <em>funny chic</em>, il lavoro di Gabriella fonde pittura, design, e artigianalità</strong>. Ogni pezzo è realizzato a mano con estrema cura, con l’utilizzo di ceramica e smalto ed una cottura a 960 gradi per ottenere una finitura lucida. Un processo tradizionale che si accompagna però ad un’estetica totalmente attuale ed irriverente. Il tocco vivace e giocoso dei pezzi, è infatti il marchio di fabbrica delle collezioni Musae. </p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tommy’s Club: diverso è extra-ordinario</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Grazie ad una visione libera dagli stereotipi, e per celebrare la neurodivergenza, <strong>nasce Tommy’s Club</strong>. Nel menù sono previste: ironia, personalità ed inclusione. Per molte persone nello spettro autistico, il cibo non è solo fonte di nutrimento, ma anche conforto, ossessione o piacere. <strong>Il cibo diventa un linguaggio universale e unificatore, simbolo di stabilità per chi si muove nel mondo con una percezione diversa della realtà</strong>. I pezzi della collezione sono pensati per ricreare l’esperienza del fast food, ma in casa. Il colore portante è il blu, colore simbolo dell’autismo, per sottolineare l’importanza della rappresentazione e della valorizzazione delle diversità, <strong>dimostrando che ognuna di esse può essere un super potere</strong>.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="731" height="1024" data-id="37466" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_1-731x1024.jpg" alt="" class="wp-image-37466" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_1-731x1024.jpg 731w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_1-480x672.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 731px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="37467" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_3-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-37467" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_3-1-768x1024.jpg 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/TOMMYS-CLUB_3-1-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 768px, 100vw" /></figure>
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<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ogni personaggio, una caratteristica</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con il fine di rappresentare le diversità, Tommy&#8217;s Club trasforma il cibo da fast food in personaggi unici, capaci di raccontare l’autismo con leggerezza ed empatia, ognuno con le proprie caratteristiche, hobby, e frasi iconiche. Gabriella Ferrazzano, ha infatti ideato il progetto ispirandosi a suo fratello Tommy, <strong>creando un mondo paradossale, popolato da personaggi fittizi ma basati su esperienze reali</strong>, disegnati da Priscilla Arresti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Primo fra tutti, c’è <strong>Tommy, il biscotto gelato dall’anima vintage</strong>. È appassionato di jukebox, e tra i due duri strati di biscotto, c’è una tenera crema in cui custodisce monete per essere sempre pronto a scegliere la colonna sonora giusta dal “distributore di canzoni”. La caratteristica nello spettro autistico che rappresenta è l’ossessione per la musica, anch’essa un linguaggio universale proprio come il cibo, che gli permette di esprimere ciò che non riesce con le parole.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Vi è poi <strong>Ni-Cola, la vivacissima lattina piena di energie</strong>, che sembra non spegnersi mai. Un’esplosione di bollicine, che salta da un’idea all’altra con un entusiasmo travolgente. Con l’hobby per gli esperimenti, rappresenta l’iperattività fisica e mentale, combinata con un’ossessiva passione per ciò che ama. Arriva quindi il suo opposto, <strong>Big Boom Bun, il panino più preciso del club</strong>, con la sua vita fatta di rigore e ordine… almeno finchè qualcosa non va storto. Rappresentativo dell’intenso bisogno di ordine, mostra il lato più perfezionista dello spettro. Infine c’è <strong>Mayonique, la maionese stilosa e volubile</strong>, che trasforma anche il più piccolo dei problemi in un vero e proprio dramma, rappresentando l’intensa reazione emotiva agli imprevisti.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="647" height="868" data-id="37468" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-05-134925.png" alt="" class="wp-image-37468" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-05-134925.png 647w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-05-134925-480x644.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 647px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="649" height="854" data-id="37469" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-05-134946.png" alt="" class="wp-image-37469" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-05-134946.png 649w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/04/Screenshot-2025-04-05-134946-480x632.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 649px, 100vw" /></figure>
</figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un fumetto per l’inclusione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il progetto, con il suo linguaggio accessibile e coinvolgente, ha come obiettivo quello di abbattere le barriere. Per questo, prevede <strong>l’ampliamento della collezione con nuovi protagonisti, fino a diventare un reale fumetto, da utilizzare come strumento di sensibilizzazione</strong> con particolare attenzione al mondo della scuola, per contrastare il bullismo e promuovere le diversità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Disney: c’era una volta l’inclusione</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2025/01/06/disney-cera-una-volta-linclusione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jan 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maledetti questi fratelli Grimm, che nel lontano 1812 hanno osato descrivere una fanciulla con la pelle candida come la neve, i capelli neri come l’ebano e le labbra rosse come il sangue. Biancaneve. Una descrizione che oggi, nel 2025, è diventata politicamente scorretta. Pelle candida come la neve, i capelli neri come l’ebano e le [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Maledetti questi fratelli Grimm, che nel lontano 1812 hanno osato descrivere una fanciulla con la pelle candida come la neve, i capelli neri come l’ebano e le labbra rosse come il sangue. Biancaneve. Una descrizione che oggi, nel 2025, è diventata politicamente scorretta.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Pelle candida come la neve, i capelli neri come l’ebano e le labbra rosse come il sangue. <strong>Biancaneve</strong>. Una descrizione che oggi, nel 2025, è diventata politicamente scorretta. Biancaneve non è mai stata solo un volto. <strong>Era un simbolo, un archetipo di una cultura europea che affonda le sue radici nelle fiabe, nei miti, nei racconti popolari.</strong> Ma le fiabe sono ormai un ricordo lontano, trasformate in campo di battaglia per dibattiti culturali e operazioni di marketing spicciolo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Intrappolata nel castello dorato del <a href="https://www.ilpost.it/2024/08/29/live-action-biancaneve-critiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politicamente corretto</a>, Biancaneve è stata riscritta, rimodellata, e stravolta, non per rappresentare un valore autentico, <strong>ma per rispondere a una narrativa moderna che confonde inclusione con opportunismo.</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="461" height="612" data-id="31469" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-461265557-612x612-1.jpg" alt="" class="wp-image-31469" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-461265557-612x612-1.jpg 461w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/istockphoto-461265557-612x612-1-226x300.jpg 226w" sizes="(max-width: 461px) 100vw, 461px" /><figcaption class="wp-element-caption">http://farm5.static.flickr.com/4110/4948325162_1323a54a89.jpg</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="464" height="640" data-id="31470" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_7149.jpg-copia.jpg" alt="" class="wp-image-31470" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_7149.jpg-copia.jpg 464w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_7149.jpg-copia-218x300.jpg 218w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="506" height="658" data-id="31471" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Biancaneve_FJ2_28dettaglio29-copia.jpg" alt="" class="wp-image-31471" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Biancaneve_FJ2_28dettaglio29-copia.jpg 506w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/Biancaneve_FJ2_28dettaglio29-copia-480x624.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 506px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nuove identità, vecchi problemi</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi, Biancaneve non è più bianca. È stata trasformata in un simbolo di inclusione che, sotto la superficie, tradisce il proprio intento. Non si tratta di ampliare orizzonti narrativi o rappresentare una società più varia<strong>: si tratta di far parlare, di far discutere.</strong> È marketing, niente di più. Una mossa studiata per sfruttare le attuali cause sociali senza però abbracciarle davvero.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il paradosso? Quest’anno la Disney rilascerà due versioni di Biancaneve: una con un’attrice multietnica e un’altra con un’attrice bianca. Un doppio standard che non solo confonde, <strong>ma sottolinea quanto l’intera operazione sia priva di coerenza.</strong> Se l’obiettivo è includere, perché non creare nuove storie, nuovi personaggi, nuove fiabe che parlino davvero alle generazioni di oggi? Perché stravolgere un classico, quando si potrebbero creare nuovi miti per il futuro?</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">La fine di un sogno?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ecco il vero problema. Non è questione di razzismo, e nemmeno di purismo culturale.<strong> È questione di creatività, di immaginazione, di coraggio narrativo.</strong> La Disney sembra aver smarrito la sua magia, quella capacità di inventare mondi e personaggi che hanno accompagnato intere generazioni. Stravolgere i classici è una scelta pigra. È come ristrutturare una casa storica senza rispettarne le fondamenta, trasformando un pezzo di memoria collettiva in un contenuto trito e ritrito.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="714" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/main_large-copia.jpg" alt="" class="wp-image-31472" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/main_large-copia.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/main_large-copia-480x685.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Invece, è forse arrivata l’ora di creare nuove storie. <strong>Fiabe che sappiano parlare alle nuove generazioni, che riflettano il loro mondo, le loro sfide, le loro diversità.</strong> Fiabe che non cancellino il passato, ma lo arricchiscano. Perché i classici Disney come Biancaneve, sono parte di un retaggio culturale che appartiene al suo tempo, e quel tempo non deve essere dimenticato. Ma il futuro non può vivere di solo passato.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una direzione giusta forse c’è</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il mondo ha bisogno di fiabe nuove, ma non a discapito delle vecchie. È possibile creare nuovi spazi senza cancellare per forza quelli esistenti. È possibile <a href="https://www.adlmag.it/2023/10/16/disney-100-anni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">onorare il passato</a> e, al contempo, costruire il futuro<strong>. Ma questo richiede creatività, impegno e una profonda comprensione di cosa significhi davvero rappresentare una società complessa come quella di oggi.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Invece di riscrivere Biancaneve, perché non raccontare storie di eroine contemporanee? Perché <strong>non dare voce a nuove identità, nuovi contesti, nuove esperienze?</strong> Questo sarebbe un gesto davvero inclusivo, un atto di rispetto non solo per le diversità del presente, ma anche per la memoria del passato.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="600" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/wd-logo2.jpg-copia.jpg" alt="" class="wp-image-31473" style="width:677px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/wd-logo2.jpg-copia.jpg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/01/wd-logo2.jpg-copia-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">C’era una volta… ma ci sarà ancora?</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> Cara Disney, il mondo non ha bisogno di una Biancaneve con la pelle color biscotto alla cannella. Ha bisogno di nuovi personaggi che possano affiancarla, di nuove storie che sappiano ispirare le generazioni future. Perché le fiabe non si riscrivono: si tramandano.<strong> E quando crei qualcosa di nuovo, hai la possibilità di arricchire l’immaginario collettivo senza distruggerlo.</strong> È ora di smettere di dipingere facciate colorate su palazzi vuoti. È ora di tornare a costruire. Di dare sfogo alla creatività. Di lasciare che la magia delle fiabe torni a brillare, non come strumento di marketing, ma come ciò che è sempre stata, ovvero, una luce capace di illuminare i sogni.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>By Millo &amp; Frank</em></p>
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		<title>I vertici della moda sono davvero inclusivi?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/12/26/i-vertici-della-moda-sono-davvero-inclusivi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Di Fano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 10:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[art director]]></category>
		<category><![CDATA[direttore creativo]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La moda è figlia di un sistema vecchio e malato? C’è un gap sotto gli occhi di tutti ma in pochi ne discutono Negli ultimi anni si sta parlando sempre di più di inclusività e diversità, specialmente nel settore moda. Ma questo, ci sta dando davvero il buon esempio?&#160; Partiamo con una premessa: non si [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La moda è figlia di un sistema vecchio e malato? C’è un gap sotto gli occhi di tutti ma in pochi ne discutono</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni si sta parlando sempre di più di inclusività e diversità, specialmente nel settore moda. Ma questo, ci sta dando davvero il buon esempio?&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Partiamo con una premessa: non si tratterà di un articolo sullo stile genderless o su ciò che si ritiene giusto o sbagliato, ma vuole essere un mero invito alla riflessione. Che un uomo possa indossare la gonna, mentre la donna il famoso <em>power suit</em>, è un’idea ormai sdoganata. Ma questo ci basta per definire la moda davvero inclusiva?</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cosa accade oggi</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Facciamo il punto della situazione: attualmente il fashion system sta soffocando a causa dei pettegolezzi. Alla direzione creativa c’è un continuo via vai e un gioco di poltrone che non fa altro che alimentare i rumors. Ma la domanda che dovremmo porci è : ”Nelle dichiarazioni che fanno notizia, quelle esplosive e super attese, quante volte compare il nome di una donna? E di un afroamericano? Di un asiatico?”. La risposta è troppo, troppo poco. C’è una sorta di omologazione per la posizione di direttore creativo, e sul fondo, un evidente problema di rappresentanza.&nbsp;Unico genere, unica etnia. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma andiamo nella pratica. Vi elenco chi sono oggi i direttori creativi dei principali brand di moda, stilati da un report di <a href="https://www.vanityfair.it/article/chi-disegna-cosa-chi-sono-oggi-i-direttori-creativi-dei-principali-brand-di-moda">Vanity Fair</a> del 2024: Demna Gvasalia x Balenciaga, Stefano Gallici x Ann Demeulemeester, Seàn McGirr x McQueen, Pharrel Williams x Louis Vuitton, Lorenzo Serafini x Alberta Ferretti, <a href="https://www.adlmag.it/2024/12/12/matthieu-blazy-e-il-nuovo-direttore-creativo-di-chanel/">Matthieu Blazy</a> x Chanel e Louise Trotter x Bottega Veneta, Olivier Rousteing x Balmain, Mariagrazia Chiuri x Dior, Pieter Mulier x Azzedine&nbsp;Alaïa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="513" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/Progetto-senza-2-1024x513.jpg" alt="" class="wp-image-30828" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/Progetto-senza-2-980x491.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/Progetto-senza-2-480x240.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cos’altro aggiungere? I dati parlano chiaro. Le donne sono in netta minoranza, come gli afroamericani, mentre gli asiatici non vengono nemmeno nominati.&nbsp;Eppure, ciò che non si spiega, è che all’interno delle scuole di moda si contano più donne che uomini, e moltissimi studenti multietnici. Dunque, che fine fanno tutte queste menti? E perchè un settore che dell&#8217;inclusività e diversità ne fa bandiera, continua a trascurare queste disuguaglianze interne? Se i numeri non mentono, è ovvio che si tratti di opportunità.&nbsp;Con questo, non si sta affermando che le donne e le persone non caucasiche non rivestano dei ruoli importanti nel mondo della moda, ma per le notizie che fanno più scalpore, il nome che compare è quasi sempre quello di un uomo bianco. E gli altri? Rimangono “nascosti” dietro le quinte degli atelier e degli uffici.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non fraintendete, sicuramente parliamo di figure qualificate e professionali nel proprio mestiere, ma in alcuni casi, forse, una visione femminile o semplicemente diversa, fresca, sarebbe l’ideale. D’altronde, se siamo qui a parlarne, vuol dire che il problema c’è e persiste, e questo articolo non fa altro che sottolinearlo e ricordarcelo. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Si può solo sperare in un’inversione di rotta per una ventata di aria fresca e per una moda che parli a nome di tutti. Perchè fin ora, quello che evince da parte dei marchi, è solo un’ottima strategia di marketing.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: VanityFair, GettyImage</p>
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		<title>Modelli si nasce: accendiamo un faro sull’autismo nella moda</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/11/06/modelli-si-nasce-accendiamo-un-faro-sull-autismo-nella-moda/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 19:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Autismo]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fashion system, ogni giorno, professa inclusività. Alcune categorie, però, vengono sempre tagliate fuori. Accademia del Lusso, insieme all’associazione Modelli si Nasce, porta in scena l’autismo. Alla Festa del Cinema di Roma 2024 è stato presentato “Il giardino e lo specchio”. Un cortometraggio sperimentale realizzato da Accademia del Lusso in collaborazione con Modelli si Nasce [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il fashion system, ogni giorno, professa inclusività. Alcune categorie, però, vengono sempre tagliate fuori. Accademia del Lusso, insieme all’associazione Modelli si Nasce, porta in scena l’autismo.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Alla Festa del Cinema di Roma 2024 è stato presentato “Il giardino e lo specchio”. Un cortometraggio sperimentale realizzato da Accademia del Lusso in collaborazione con Modelli si Nasce e prodotto da Farm Studio Factory. Il girato vede come protagonista l’attrice Chiara Grazia Cusati accompagnata da attori e modelli dell’associazione Modelli si Nasce Onlus. La prima ed unica realtà associativa del territorio italiano che forma ragazzi autistici per entrare nel mondo della moda e dello spettacolo come modelli. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/Autistic-city-3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-28537" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/Autistic-city-3-980x654.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/Autistic-city-3-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">All’interno del Castello di Theodoli si svolge il racconto di “Il giardino e lo specchio”. Una narrazione onirica, tra sogno e realtà, sulle note di “La danza della fata confetto” di Tchaikovsky. Riarrangiata, per l’occasione, per chitarra classica da Niccolò neri. Il. Corto sembra girato in un o spazio irreale. Una realtà immaginifica all’interno della quale i modelli dell’associazione assumono un ruolo chaive. Diventano l’anima del progetto. Gli abitanti di questi incredibili non luoghi che sconvolgono lo spettatore lasciandolo spaesato. Non solo un cortometraggio. Durante l’intera durata dell’evento Accademia del Lusso ha anche esposto la mostra fotografica “Autistic city-Exploring Youth different minds unique world”. Un progetto, in collaborazione con Modelli si nasce, ispirato alle atmosfere di Wes Anderson.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/Autistic-city-2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-28538" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/Autistic-city-2-980x551.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/11/Autistic-city-2-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una luce accesa su una realtà di cui la moda, in linea di massima si disinteressa. Si parla spesso di <a href="https://www.adlmag.it/2024/10/28/modelle-continuando-ad-includere-si-esclude-sempre-qualcuno/">inclusività</a>, ma mai in questi termini. La disabilità, in tutte le sue forme, non è mai menzionata nei discorsi che proclamano inclusione e appartenenza. Si tende sempre a trattare questa realtà come qualcosa di molto distante da noi. A dire il vero, secondo le stime pubblicate ad aprile 2024 su Quotidiano Sanità, nel nostro paese ogni 77 bambini uno è affetto da un disturbo dello spettro autistico. Si tratta di una condizione che affligge moltissime persone. Ecco perché la moda, specchio indiscutibile della società, non può rimanere indifferente. Parliamo di un tipo di rappresentazione assolutamente ignorata dai più. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il mondo, in generale, delle disabilità è inesistente all’interno del panorama moda. Esclusi pochissimi casi come quello di Marco Rambaldi che, durante l’ultimo show, ha scelto come modella l’atleta paralitica Veronica Yoko Plebani<strong>.</strong> Sembra ancora il sistema cerchi un&#8217;ineccepibile, nonché inesistente, perfezione. Tentando di oscurare tutto quello che non rientra nei canoni originariamente concepiti. A fare il passo in avanti sono i giovani, destinati a cambiare questo mondo. E ciò non può essere che positivo!</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><br></p>
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		<title>Modelle: continuando ad includere si esclude sempre qualcuno</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/10/28/modelle-continuando-ad-includere-si-esclude-sempre-qualcuno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
		<category><![CDATA[Modelle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo le fashion week e il ritorno del Victoria&#8217;s Secret Fashion Show si discute sul senso delle modelle, si denuncia la poca inclusività confermando che si trattava solo di un trend. Ma davvero tutte devono poter fare le modelle? Qualche anno fa le passerelle pullulavano di modelle curvy e plus size. Se in sfilata non [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dopo le fashion week e il ritorno del Victoria&#8217;s Secret Fashion Show si discute sul senso delle modelle, si denuncia la poca inclusività confermando che si trattava solo di un trend. Ma davvero tutte devono poter fare le modelle?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Qualche anno fa le passerelle pullulavano di modelle curvy e plus size. Se in sfilata non c&#8217;era nessuna modella &#8220;non conforme&#8221; si guardava lo show con snobismo, come se fosse poco attuale. Fu questo uno dei tanti motivi per cui il <a href="https://www.adlmag.it/2024/10/16/torna-il-victorias-secret-fashion-show-ne-avevamo-bisogno/">Victoria&#8217;s Secret Fashion Show</a> cessò per 6 anni di esistere. Oggi l&#8217;evento torna dimostrando di rappresentare la pluralità dei copri, ma dalle passerelle le modelle curvy sono sparite. Pochissimi ancora i brand che tentano di rappresentare la pluralità del corpo. Per la maggior parte la scelta di modelle curvy è stato un trend passeggero, non una vera mission. Nonostante l&#8217;estinzione, quasi completa, delle plus size dalle passerelle nessuno fiatava. Lo show di Vicotria&#8217;s Secret, però, ha riportato il  dibattito sul tavolo. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">All&#8217;interno dello show, in effetti, erano presenti due modelle curvy che poco incidevano sulla totalità delle uscite. Qualcuno ha infatti denunciato il fatto come un tentativo poco riuscito di non scatenare polemiche. Qualcun altro, invece, si è lamentato del fatto che, sì erano presenti modelle curvy, ma molti altri corpi non erano stati rappresentati. Ma è davvero possibile rappresentare la totalità dei corpi? O forse questa smania incontrollata di includere tutti esclude sempre qualcuno? È molto complicato riuscire veramente a rappresentare tutti e quindi, volendo essere precisi, si tende sempre ad escludere qualcuno. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Abbiamo avuto modo di notare come l&#8217;inclusione forzata, intesa come trend e non come mission, sia stata inutile. Un enorme buco nell&#8217;acqua che ha dato la mera illusione che le cose stessero cambiando. Detto ciò è davvero necessario che le cose cambino? Tutte le ragazze devono avere la possibilità di diventare modelle? Quello dell&#8217;indossatrice, come si chiamava tempo fa, è un lavoro e, in quanto tale ha dei requisiti. Se non sei portato per la matematica difficilmente farai il professore di matematica giusto? Ecco, lo stesso dovrebbe valere per le modelle. In assenza del fisico adeguato non puoi fare la modella. O, quantomeno, non puoi sfilare per tutti. Se alcuni brand hanno interesse a mostrare più copri in passerella ben venga, ma non è necessario sia la normalità. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È normale che, per fare la modella, siano necessari certi standard fisici dal momento che il copro è lo strumento di lavoro. Questo non ha nulla a che vedere con il concetto di bellezza. Non è necessario avere il fisico di una modella per essere bella, è necessario solo per svolgere la professione in questione. La modella non è solo uno standard di bellezza, ma una professione vera e propria. Detto ciò l&#8217;inclusione è sempre positiva, ma solo se fatta con sincera volontà. in caso contrario diventa un inutile strumentalizzazione del corpo a fini di marketing, nulla di più.</p>
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		<title>&#8220;Champions What Moves You&#8221;: il progetto inclusivo di Champions</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2023/11/13/champions-campagna-campioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Sabatini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Nov 2023 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[champions]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per essere dei Campioni non bastano medaglie d&#8217;oro, bisogna vincere nella vita. Champions attraverso la sua nuova campagna globale decide di premiare chi davvero fa la differenza: i veri Campioni. Dal 1919, Champion porta avanti la sua missione di fornire a ogni Campione lo spazio di vivere il proprio scopo, sottolineando come i campioni non [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Per essere dei Campioni non bastano medaglie d&#8217;oro, bisogna vincere nella vita. Champions attraverso la sua nuova campagna globale decide di premiare chi davvero fa la differenza: i veri Campioni. </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 1919, Champion porta avanti la sua missione di fornire a ogni Campione lo spazio di vivere il proprio scopo, sottolineando come i campioni non siano definiti da ciò che creano, ma da ciò che fanno con esso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il brand vuole ispirare gli altri a diventare campioni di un domani migliore&nbsp;e lo fa fornendo una piattaforma per raccontare le loro storie, sostenere i loro valori e le loro comunità. Come? Con la nuova campagna globale “<em>Champions What Moves You</em>”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Champions ha fatto un appello a Creators da tutto il mondo, Creators di qualsiasi tipo: calzolai, rapper, artisti di strada e tanti altri. Sono stati poi selezionati sei personaggi legati a varie discipline e provenienti da diversi paesi. Le storie di questi<em> Champions</em> vengono raccontate poi attraverso gli occhi creativi di registi locali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Champions quindi si fa promotrice della diversità sia in ambito geografico che in ambito di attività. Il marchio definisce questi personaggi come &#8220;<em>Creators with Purpose</em>&#8220;: persone per cui non esiste una linea netta a separare la passione e l’impatto di ciò che crea. Persone che amano quello che fanno e che ci credono fortemente. Infatti tutti i creators della campagna di Champions sono individui che hanno sfruttato al massimo i loro talenti creativi per raggiungere un obbiettivo più grande, più importante e utile alla loro comunità e a tutti noi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti comunicano con il mondo attraverso le loro capacità cercando di diventare “<em>Champions</em>” all’interno della propria comunità per un domani migliore. Essere <em>Champion</em> vuol dire inseguire la propria passione, creare e incentivare ciò che ci fa andare avanti: “<em>Champions what moves you</em>”.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Questa campagna diventa emblema dei valori del brand: creatività, collaborazione e il coraggio di agire e fare del bene senza paura. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Ora vi presentiamo i <em>Big six</em>, tutti e sei non sono solo dei Campioni in quello che fanno, ma lo sono anche nella vita portando avanti cause importanti che vanno ben oltre la vittoria. Eccoli qua:&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Kevin “SignKid” Walker</strong>: musicista e produttore nato nel Regno Unito. Kevin è sordo e canta utilizzando la lingua dei segni. Wow! SignKid punta a colmare il divario tra il mondo di chi sente e quello dei non udenti attraverso la sua musica. Per farlo Kevin ha tradotto la lingua dei segni e lo slang britannico in un nuovo linguaggio visivo non solo per chi ha problemi di udito, ma anche per chiunque voglia imparare la lingua dei segni.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/9DD6D696-2043-4CFF-9824-84F0E58497DE-1024x1024.png" alt="Kevin campione champions " class="wp-image-14556" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/9DD6D696-2043-4CFF-9824-84F0E58497DE-1024x1024.png 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/9DD6D696-2043-4CFF-9824-84F0E58497DE-980x980.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/9DD6D696-2043-4CFF-9824-84F0E58497DE-480x480.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption">Kevin Walker aka <em>SignKid</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joshua Marin</strong>: calzolaio degli Stati Uniti. Proprietario e fondatore del negozio “Fix your Kicks” a Chicago. Con il suo amore per la cultura street e il suo mestiere, fonde la tradizione e la cultura moderna per riportare le tecniche calzaturiere<em> in</em> <em>auge</em>. Joshua inoltre dimostra sostenibilità spiegando come reinventare le scarpe da ginnastica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Soulhan</strong>: rapper di origini cinesi, fa sua la missione di mantenere viva la lingua e la cultura cantonese, ormai in disuso e lo fa con la sua musica.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/D6B80179-0800-4945-AECD-3762DC8F61A5-1024x1024.png" alt="Champions campioni " class="wp-image-14558" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/D6B80179-0800-4945-AECD-3762DC8F61A5-1024x1024.png 1024w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/D6B80179-0800-4945-AECD-3762DC8F61A5-980x980.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/D6B80179-0800-4945-AECD-3762DC8F61A5-480x480.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Soulhan</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ryota Daimon</strong>: pittore e pattinatore giapponese, Ryota usa la sua arte per comunicare la complessità della vita. Dopo la morte di un caro amico e un periodo di depressione, promuove la salute mentale esprimendo se stesso in diversi modi. La sua arte è uno strumento di guarigione, crescita, comprensione e felicità.&nbsp;In tutto questo, è anche un abile skateboarder!</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Los Diablillas</strong>: squadra di softball femminile proveniente dall’America Latina. L’età è compresa tra i 14 e i 40 anni. Loro sono sarte, cuoche e contadine, ma assieme sono una fortissima squadra che rompe le barriere e sfida le norme sciali. Lo sport nella loro cultura è da sempre denigrato e  queste “<em>piccole diavolesse</em>” portano avanti un percorso di emancipazione femminile proprio attraverso lo sport. </p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/A2695BEE-EFB2-42A9-8313-D33D3832B6C3-1024x1024.png" alt="Las diablillas campionesse champions" class="wp-image-14559" style="width:428px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/A2695BEE-EFB2-42A9-8313-D33D3832B6C3-980x980.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/11/A2695BEE-EFB2-42A9-8313-D33D3832B6C3-480x480.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Las Diablillas</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Aretha Brown</strong>: artista di strada e attivista australiana. Aretha è una forza potente che con la sua voce e la sua arte da&#8217; voce agli emarginati. L’ha fatto nel 2017 chiedendo che la storia degli indigeni australiani venisse inserita nel  di programma scolastico, in occasione della protesta per l’Invasion Day. Ha poi fondato un collettivo per promuovere giovani donne e artisti non binari, nel 2019.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Vabbè raga, gente che non ha nulla a che vedere con quell’amico rapper che tutti abbiamo avuto. <em>Chapeau</em> a tutti quanti! </h4>



<p class="wp-block-paragraph">La campagna non finisce qua: Champions infatti assegna a diversi Creators un prodotto &#8220;bianco&#8221; e fino a 50.000 dollari di finanziamento per i più meritevoli i cui progetti saranno emblema di innovazione, impatto sulla comunità e creatività. È possibile candidarsi dal 20 settembre andando direttamente sul sito di Champions. E’ necessario però, avere 18 anni, essere residenti negli States e essere atleti, artisti o musicisti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi ho già visti carichi e pronti a candidarvi, per questo ci tenevo a specificare. Quindi qualcuno dica per favore all’amico rapper emergente che non vale se vive in provincia di Milano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che ne pensate? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Io adoro questa voglia di ribalta, di riappropriazione degli spazi, di sostegno tra comunità. E&#8217; importante sostenerci, con le nostre capacità e difficoltà..vabbè ora sto diventando troppo sdolcinata. Facciamo così: frase ad effetto e chiudo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie Champions per farci sentire dei <strong><em>Campioni</em></strong> in tutto quello che facciamo!&nbsp;</p>
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		<title>Inclusività in passerella: non è tutto oro ciò che luccica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 08:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Curvy]]></category>
		<category><![CDATA[Inclusività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A fashion month concluso è tempo di bilanci. E se è vero che la passerella è uno spaccato della società allora c&#8217;è qualche problema. Il tema della rappresentazione dei corpi è ancora estremamente ostile al fashion system che si nasconde dietro una facciata di falsità senza precedenti. Ogni bilancio vuole i suoi dati, e quindi, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">A fashion month concluso è tempo di bilanci. E se è vero che la passerella è uno spaccato della società allora c&#8217;è qualche problema. Il tema della rappresentazione dei corpi è ancora estremamente ostile al fashion system che si nasconde dietro una facciata di falsità senza precedenti.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni bilancio vuole i suoi dati, e quindi, come è giusto che sia, cominciamo la riflessione con le statistiche alla mano stilate da Vogue Business. 9.584 look, 230 sfilate divise tra New York, Londra, Milano e Parigi e solo 0,9% delle uscite era plus size. Il restante 99,1% era così diviso: 3,9% middle size e il 95,2% taglie standard da passerella&#8230;Houston abbiamo un problema! Un grosso problema!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a qualche stagione fa non c&#8217;era passerella che non presentasse almeno un&#8217;uscita plus size. E i pochi designer che non ne avevano erano considerati poco inclusivi e tacciati di body shaming. La realtà dei fatti è però che, dietro le campagne sulla body positivity, non c&#8217;era altro che marketing. Ne è conferma il fatto che le modelle curvy in passerella siano diventate delle mosche bianche, per non parlare delle campagne pubblicitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Milano solo il 5% degli show aveva nel casting delle modelle curvy o plus size. Le cifre sono spaventosamente irrisorie e la rappresentazione del corpo, nella sua dimensione reale, oggi manca. D&#8217;altro canto quando le passerelle brulicavano di modelle plus size non si trattava di vera inclusività, ma di pure mosse di marketing. E allora cosa è meglio? L&#8217;onestà o il marketing? Beh, anche se forse le modelle curvy in passerella non erano la cosa più sincera del mondo è vero anche che questo permetteva a tutte le donne di sentirsi rappresentate. L&#8217;altra faccia della medaglia è poi che non basta farli sfilare gli abiti, è necessario anche produrli. Numerosi sono infatti i casi in cui il capo veniva presentato in passerella in taglia XXXL, ma poi in negozio la XL sembrava già un miraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito sul tema inclusività è molto acceso tra gli addetti ai lavori e tutto ruota attorno ad una sola domanda.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Qual è il ruolo delle modelle?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Attorno a questa mitologica figura c&#8217;è molta confusione, forse perchè il suo ruolo è mutato negli anni, ma facciamo chiarezza. Il termine modella deriva dal francese mannequin che significa manichino. Le professione della modella è quindi una sostituzione dei manichini. Il ruolo è quello di mostrare gli abiti e la loro vestibilità. Si tratta di figure anonime che non hanno nulla a che vedere con la rappresentazione della società. Con l&#8217;arrivo delle prime top model, scoperte da Gianni Versace negli anni &#8217;80, le cose cambiano e alle modelle viene richiesto di diventare interpreti. Devono far vivere e dare carattere agli abiti e non più semplicemente indossarli. Rappresentano perciò il tipo di donna che il brand vuole vestire e diventano spaccati della società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fatta chiarezza sul ruolo delle cosiddette indossatrici è chiaro che, per un motivo o per un altro, le modelle curvy dovrebbero far parte della kermesse moda. Sia che la modella venga intesa come mannequin che come interprete. Se vogliamo considerarle come pure indossatrici allora le modelle curvy sarebbero utili ad uno scopo banalmente commerciale dal momento che la modella serve per mostrare la vestibilità di un capo e, a livello di vendita, è utile poter vedere l&#8217;abito su diversi tipi di corpi, ancor meglio se simili a quelli delle clienti. Parlando invece di modelle nella loro visione più attuale, quella di interpreti, allora è chiaro: se le passerelle sono uno spaccato della società tutti hanno il diritto di essere rappresentati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma l&#8217;inclusività nella moda è ancora più che un&#8217;utopia. Basti pensare al fatto che non sono solo le plus size ad essere assenti dalle passerelle, ma anche le persone con disabilità, malformazioni e tanto altro. Che questa continua ricerca di inclusività sia un circolo vizioso da cui non usciremo mai?&#8230;D&#8217;altronde rappresentare tutti è pressoché impossibile! Chiudo con una domanda: vi siete accorti che abbiamo parlato solo al femminile? E gli uomini? La rappresentazione non è un loro diritto? Beh pare di no.</p>
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