<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ICarly Archivi - AdL Mag</title>
	<atom:link href="https://www.adlmag.it/tag/icarly/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.adlmag.it/tag/icarly/</link>
	<description>Italian Freestyle</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Jan 2026 11:10:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>

<image>
	<url>https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2023/07/cropped-Logo-AdlMag-32x32.png</url>
	<title>ICarly Archivi - AdL Mag</title>
	<link>https://www.adlmag.it/tag/icarly/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Crescere sotto i riflettori: il caso delle child star</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/01/23/infanzia-hollywood-prezzo-star-bambini-child-star/</link>
					<comments>https://www.adlmag.it/2026/01/23/infanzia-hollywood-prezzo-star-bambini-child-star/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lisa Saletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 11:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Childstar]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[ICarly]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.adlmag.it/?p=55075</guid>

					<description><![CDATA[<p>il caso Jennette McCurdy Capita a tutti, prima o poi, di finire in una “spirale” di contenuti: un’intervista tira l’altra, un estratto di podcast ti porta a un altro video, e all’improvviso ti ritrovi a riguardare un volto che conoscevi bene, ma in una versione completamente diversa. È così che molte persone stanno riscoprendo Jennette [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/01/23/infanzia-hollywood-prezzo-star-bambini-child-star/">Crescere sotto i riflettori: il caso delle child star</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">il caso Jennette McCurdy</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Capita a tutti, prima o poi, di finire in una “spirale” di contenuti: un’intervista tira l’altra, un estratto di podcast ti porta a un altro video, e all’improvviso ti ritrovi a riguardare un volto che conoscevi bene, ma in una versione completamente diversa. È così che molte persone stanno riscoprendo <strong>Jennette McCurdy:</strong> non più (solo) Sam di <em>iCarly</em>, la sitcom Nickelodeon andata in onda dal 2007 al 2012, ma una donna che oggi parla con una lucidità disarmante di ciò che significa crescere davanti a una telecamera.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Chi ricorda <em>iCarly</em> ricorda caos, gag sopra le righe, una grandissima energia. Jennette, invece, nelle interviste appare composta, misurata e calma. È un tipo di autenticità che non “urla” e forse proprio per questo colpisce: non cerca di costruire un personaggio alternativo, sembra piuttosto provare a rimettere ordine nella propria storia.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="738" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Jennette_McCurdy_at_the_Kids_Choice_Awards-738x1024.jpg" alt="" class="wp-image-55076" style="aspect-ratio:0.7207246654442955;width:239px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Jennette_McCurdy_at_the_Kids_Choice_Awards-738x1024.jpg 738w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Jennette_McCurdy_at_the_Kids_Choice_Awards-480x666.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 738px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il reboot e la scelta di non tornare</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando la serie è stata rilanciata con un reboot e parte del cast è tornata, l’assenza di McCurdy ha fatto notizia, ma non nel modo aggressivo con cui internet spesso reagisce. Molti hanno capito — o almeno intuito — che dietro quella scelta c’era qualcosa di più di un “no, grazie”. Ascoltandola, emerge un motivo preciso: il ricordo di dinamiche di lavoro tossiche, di rapporti di potere sbilanciati, di esperienze emotivamente pesanti che lei non ha alcuna intenzione di ripetere.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è qui che la conversazione smette di essere nostalgia pop. Perché Jennette non è un caso isolato.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un coro che si allarga</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, altre figure cresciute sotto i riflettori hanno iniziato a raccontare il “dietro le quinte” dell’infanzia nello show business. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E poi c’è chi denuncia da decenni, spesso venendo ridicolizzato o silenziato: come <strong>Corey Feldman</strong>, che ha accusato l’industria di proteggere persone potenti anche di fronte a testimonianze gravi. In questi racconti cambia il tono, cambiano i dettagli, ma il meccanismo ricorrente è simile: quando l’infanzia diventa un prodotto, qualcuno prima o poi prova a possederla.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Corey-Feldman-121925-d7f545b802354ad5bedbf7cecdfe8168-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-55077" style="aspect-ratio:1.4993026102302809;width:391px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Corey-Feldman-121925-d7f545b802354ad5bedbf7cecdfe8168-980x653.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/Corey-Feldman-121925-d7f545b802354ad5bedbf7cecdfe8168-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tre traiettorie ricorrenti: chi resta, chi cade, chi sparisce</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Osservando le storie delle child star, sembra quasi esistere un copione non scritto. Alcuni riescono a trasformare la fama precoce in una carriera adulta stabile e rispettata. Altri attraversano anni di crisi pubbliche, dipendenze, burnout, diagnosi che arrivano tardi, quando è troppo tardi per tornare indietro. Altri ancora<strong> si allontanano del tutto</strong>: scelgono una vita lontana dalla scena, magari considerata “scomparsa”, ma che a volte è semplicemente una forma di salvezza.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La cosa curiosa è che, come pubblico, siamo ossessionati soprattutto dalla seconda categoria. Le “cadute” fanno clic, diventano intrattenimento a loro volta. Eppure quelle cadute spesso sono la conseguenza di un sistema che chiede a un bambino di <strong>essere adulto troppo presto.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un fenomeno antico</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’idea del bambino-performer è più vecchia di Hollywood. In Europa tra Settecento e Ottocento i prodigi musicali erano celebrazioni sociali. Nell’epoca vittoriana esistevano spettacoli e circuiti in cui i bambini venivano esibiti come “fenomeni” di talento, nei teatri o nei luna park itineranti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="793" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/nintchdbpict000350850270-scaled.jpg-1024x793.webp" alt="" class="wp-image-55078" style="aspect-ratio:1.2909803921568628;width:372px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/nintchdbpict000350850270-scaled.jpg-980x759.webp 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/nintchdbpict000350850270-scaled.jpg-480x372.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma con il cinema il fenomeno diventa <strong>industria</strong>: non più eccezione, bensì modello replicabile. E con l’industria arrivano i conflitti strutturali: chi gestisce il denaro, chi prende le decisioni, chi difende davvero l’interesse del minore.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il caso Jackie Coogan: quando il successo divora il bambino</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Uno dei primi scandali emblematici riguarda Jackie Coogan, protagonista di<strong> The Kid (1921)</strong>. Da piccolissimo, diventò una fonte economica enorme per la famiglia. Da adulto scoprì che i suoi guadagni erano stati in larga parte dissipati da chi li amministrava. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="494" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/cicika.jpg" alt="" class="wp-image-55079" style="aspect-ratio:1.6194510149073107;width:460px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/cicika.jpg 800w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/cicika-480x296.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il caso contribuì alla nascita della cosiddetta “<strong>Coogan Law</strong>”, pensata per proteggere una percentuale dei compensi dei minori.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Crescere senza libertà</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse la spiegazione più chiara del perché l’infanzia sotto i riflettori sia così pericolosa è semplice: ai bambini serve spazio per sbagliare in privato. Serve la possibilità di cambiare idea, di attraversare fasi imbarazzanti, di sperimentare identità e limiti senza essere osservati da milioni di persone.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando invece cresci “in pubblico”, ogni errore diventa un titolo. Ogni trasformazione naturale del corpo viene commentata. Ogni ribellione viene letta come scandalo. E ciò che per un adolescente dovrebbe essere transitorio — una fase — si cristallizza in un’etichetta permanente.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A livello psicologico, questo è <strong>devastante</strong>: significa non poter costruire il proprio “io” in modo graduale, perché lo sguardo esterno lo anticipa, lo giudica e spesso lo punisce.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il ruolo modello</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è poi un paradosso tipico dell’intrattenimento per ragazzi: costruire idoli “puliti”, perfetti, rassicuranti, e poi pretendere che crescano senza sporcare l’immagine. È un compito impossibile. E quando l’impossibile non regge più, molte ex teen star scelgono una rottura netta: cambiano estetica, linguaggio, contenuti, spesso iper-sessualizzandosi non (solo) per scelta personale, ma come atto di separazione da un’identità imposta.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il pubblico, però, vive questa transizione come un <strong>tradimento</strong>: “non sei più la persona che pensavo”. Peccato che la persona che il pubblico pensa di conoscere spesso sia un personaggio costruito. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Typecasting: quando ti amano per qualcosa che non puoi trattenere</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Typecasting</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un’altra trappola è il <strong>typecasting</strong>: essere associati a un ruolo così forte da non riuscire più a uscirne. Da bambini può essere ancora più crudele, perché la “vendibilità” dipende da una caratteristica a scadenza: la faccia da bambino, la voce, l’età.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando quella fase finisce, molti scoprono che l’industria non li voleva davvero: voleva quella versione di loro. E la perdita di lavoro diventa anche perdita di identità, perché per anni l’identità è stata rinforzata da applausi, attenzione, riconoscimento pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il fattore famiglia: protezione o progetto?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nelle storie di child star è importante l’<strong>ecosistema familiare</strong>: chi prende le decisioni, con quali intenzioni, e quanto spazio viene lasciato a un bambino per restare, appunto, un bambino. Quando attorno al minore ci sono adulti capaci di fare da argine (genitori che mettono limiti, che sanno dire no a un set troppo stressante, a un’immagine troppo adulta) la fama può rimanere un’esperienza, senza però diventare una gabbia. In questi casi, contano alcune cose molto concrete: una stabilità economica che evita di trasformare il lavoro del figlio in “necessità di famiglia”, regole chiare su orari e scuola, e soprattutto la presenza di un dialogo continuo che non dia per scontato nulla.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al contrario, quando la famiglia si identifica con il successo del bambino, il confine tra sostegno e sfruttamento diventa sottile. Ed è qui che il meccanismo si incastra nel modo più pericoloso: il bambino smette di essere una persona e diventa un investimento, un simbolo, a volte persino la principale entrata economica della casa. In quelle condizioni la scelta non è davvero libera, perché dire “basta” significa deludere, far perdere soldi, rompere un equilibrio familiare. E quando un bambino capisce che la serenità degli adulti dipende dalla sua performance, il lavoro diventa un dovere emotivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cosa possiamo fare?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La verità è che i bambini performer non spariranno: oggi, anzi, esistono anche versioni nuove della stessa dinamica, dai baby influencer ai giovanissimi creator. Quello che può cambiare è l’ambiente: tutele reali, controlli economici più severi, supporto psicologico obbligatorio sui set, formazione per genitori e rappresentanti, e una cultura mediatica meno ipocrita.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E forse è proprio per questo che storie come quella di Jennette McCurdy fanno così rumore anche quando vengono raccontate sottovoce: ci costringono a guardare non solo l’industria, ma anche lo specchio del nostro sguardo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/01/23/infanzia-hollywood-prezzo-star-bambini-child-star/">Crescere sotto i riflettori: il caso delle child star</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.adlmag.it/2026/01/23/infanzia-hollywood-prezzo-star-bambini-child-star/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ve lo ricordate il Peraphone?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/06/30/peraphone/</link>
					<comments>https://www.adlmag.it/2024/06/30/peraphone/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ICarly]]></category>
		<category><![CDATA[Peraphone]]></category>
		<category><![CDATA[Victorius]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.adlmag.it/?p=23799</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il sogno proibito di ogni gen Z che passava i suoi pomeriggi davanti a Victorius e ICarly: il Peraphone. Il desiderio, sfortunatamente, proibito della generazione Z. Se quando avevi tra i 10 e i 13 anni passavi i tuoi pomeriggi davanti a Nickelodeon divorando episodi su episodi di serie televisive come ICarly, Victorius o Sam&#38;Cat [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2024/06/30/peraphone/">Ve lo ricordate il Peraphone?</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Il sogno proibito di ogni gen Z che passava i suoi pomeriggi davanti a Victorius e ICarly: il Peraphone. Il desiderio, sfortunatamente, proibito della generazione Z.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se quando avevi tra i 10 e i 13 anni passavi i tuoi pomeriggi davanti a Nickelodeon divorando episodi su episodi di serie televisive come ICarly, Victorius o Sam&amp;Cat non puoi esserti dimenticato il Peraphone, il telefono più desiderato di sempre. Come ben sappiamo uno dei brand più famosi di tecnologia è Apple, che ha come simbolo la mela morsa, per ricalcare lo stesso concetto, ma senza fare pubblicità, gli sceneggiatori di queste serie televisive per ragazzi avevano ideato uno speciale telefono: Il Peraphone. Uno smartphone a forma di pera che ricordava l&#8217;iPhone, ma in chiave molto più particolare. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/V.jpg" alt="" class="wp-image-23802" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/V.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/V-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Al posto della famosa mela morsa una pera cromata che appariva, non solo sui telefoni, ma anche su tablet e computer. Il riferimento era più che evidente, lo stesso negozio in cui vendevano questi articoli, era molto simile agli Apple Store. Sta di fatto che chiunque sognava di tenerne uno tra le mani eppure non è mai stato possibile. Ogni tanto sui social arriva qualcuno che millanta di aver acquistato il tanto desiderato modello, ma poi si rivelano tutte fake news. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="564" height="564" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/2b14501bf998dfe8654ba9ea00abb2ec.jpg" alt="" class="wp-image-23801" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/2b14501bf998dfe8654ba9ea00abb2ec.jpg 564w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/2b14501bf998dfe8654ba9ea00abb2ec-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 564px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti sono disponili alcuni articoli che ci assomigliano su Etsy, alla Voce: &#8220;Pera Phone GX&#8221;. Nel concreto però si tratta di semplici riproduzioni finte vendute, in mille colorazioni, alla modica cifra di 210€. Tutto ha un prezzo, anche il sogno di tenere tra le mani una riproduzione del famoso perpahone. Se l&#8217;avessimo scoperto ai tempi di ICarly per i nostri genitori non ci sarebbe stato scampo. Chi non lo avrebbe voluto comprare? Anche solo per farsi una foto e sentirsi in una puntata di Victorius per una mezza giornata. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="909" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/Creddie-❤️-iCarly-Carly-and-Freddie.jpg" alt="" class="wp-image-23800" style="width:554px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/Creddie-❤️-iCarly-Carly-and-Freddie.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/Creddie-❤️-iCarly-Carly-and-Freddie-243x300.jpg 243w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/06/Creddie-❤️-iCarly-Carly-and-Freddie-480x593.jpg 480w" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci si capacita di come nessuno ne abbia ancora prodotto un modello reale che, senza ombra di dubbio, andrebbe a ruba! Ci sarà qualche contratto di esclusiva? Chi può dirlo. Certo è che l&#8217;idea degli sceneggiatori di Nickelodeon è stata più che geniale visto che oggi, a distanza di 17 anni dalla prima puntata di ICarly, 8 settembre 2007, siamo ancora qui a sognarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto: Pinterest</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2024/06/30/peraphone/">Ve lo ricordate il Peraphone?</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.adlmag.it/2024/06/30/peraphone/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/


Served from: www.adlmag.it @ 2026-07-03 05:52:58 by W3 Total Cache
-->