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	<title>Editoria Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>Editoria Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Gen Z e i libri: come la nuova generazione ha resuscitato l&#8217;editoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Camilla Marta Milani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre i catastrofisti profetizzavano la fine della carta stampata, i dati ISTAT ribaltano la narrazione. Mettetevi comodi, versatevi un caffè fumante e preparatevi a riporre nel cassetto le solite, logore certezze. Se c’è una litania che ci ha scartavetrato la pazienza negli ultimi dieci anni, è il ritornello stanco di chi fissa i ragazzi sospirando: [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Mentre i catastrofisti profetizzavano la fine della carta stampata, i dati ISTAT ribaltano la narrazione.</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Mettetevi comodi, versatevi un caffè fumante e preparatevi a riporre nel cassetto le solite, logore certezze. Se c’è una litania che ci ha scartavetrato la pazienza negli ultimi dieci anni, è il ritornello stanco di chi fissa i ragazzi sospirando: &#8220;Non leggono più, hanno il cervello bruciato da quegli schermi&#8221;. Bene, i <a href="https://www.istat.it/tag/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati ISTAT più recenti</a> hanno appena servito una smentita talmente fredda ed elegante da meritare una rilegatura in pelle. L&#8217;editoria italiana, che fino a ieri veniva descritta come un paziente terminale in rianimazione, attaccato ai macchinari, è stata appena estubata e salvata. E a compiere il miracolo non sono stati i salotti intellettuali, ma i <a href="https://www.adlmag.it/2026/02/11/z-library-il-racconto-dell-ancella/">giovanissimi</a>.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le statistiche dell&#8217;Annuario Statistico Italiano sono un vero ma illuminate colpo di scena. La fascia d&#8217;età in cui si legge di più in assoluto nel nostro Paese è quella giovanile. Più nello specifico, quella tra gli 11 e i 24 anni che trainano letteralmente l&#8217;intero mercato culturale. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Insomma, mentre gli adulti si lasciano inghiottire dal <em>doomscrolling</em> indignandosi sui social network, il rapporto tra la Gen Z e i libri gode di una salute di ferro. Le generazioni precedenti avevano quasi trasformato la lettura in un soprammobile impolverato o in un obbligo noioso. Oggi, al contrario, stiamo assistendo a una rinascita assoluta, un defibrillatore scagliato sul petto di un mercato che si credeva spacciato.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma attenzione a non banalizzare. Quando analizziamo il fenomeno della Gen Z e i libri, capiamo subito che l&#8217;approccio va ben oltre la semplice fruizione di una trama. Non stiamo parlando solo di divorare capitoli per scoprire il finale, ma di una rielaborazione culturale e visiva totale. L&#8217;atto di sfogliare una pagina è stato trasformato in un&#8217;estetica viscerale, un vero e proprio <em>lifestyle</em>. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Leggere non è più un atto isolato; è diventato uno <em>statement</em> di stile. Il successo planetario di BookTok non si basa sulle fredde recensioni accademiche, ma sull&#8217;emozione cruda e sulla condivisione comunitaria. I creator non ti raccontano pedantemente la sinossi di un romanzo. Piuttosto, ti mostrano come li ha fatti piangere alle tre di notte, condividono le loro infinite <em>TBR (To Be Read) lists</em>.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È proprio su queste piattaforme che l&#8217;incrocio tra la Gen Z e i libri ha generato nicchie estetiche e letterarie meravigliose. Basti pensare al filone del <em>Romantasy</em> (l&#8217;ibrido perfetto tra romance e fantasy che domina le classifiche mondiali). Oppure alla <em>Dark Academia</em>. Un trend potentissimo che ha preso l&#8217;amore per lo studio e lo ha vestito con blazer in tweed, caffè nero amaro, biblioteche gotiche e le atmosfere ossessive dei romanzi di Donna Tartt. Oppure pensiamo alla declinazione <em>Coquette</em>. Dove i grandi classici di Jane Austen o delle sorelle Brontë si fondono a nastrini di raso, merletti e una femminilità rivendicata con fierezza romantica.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo legame indissolubile tra la Gen Z e i libri ha portato alla luce anche il <em><a href="https://www.harpersbazaar.com/it/moda/tendenze/a69850513/tendenza-moda-2026-poetcore/">Poetcore</a></em>. Questa è forse l&#8217;espressione più intima e sentimentale della nuova ondata editoriale. Chi abbraccia il <em>Poetcore</em> decide di vivere il proprio quotidiano come se fosse una poesia di Alda Merini, di Sylvia Plath o di Baudelaire. Cerca la bellezza nella malinconia di ogni giorno: romantizza un viaggio in treno sotto la pioggia, un fiore secco pressato tra le pagine, il rumore della carta inchiostrata. In questo ecosistema delicatissimo, la dinamica tra la Gen Z e i libri diventa la lente perfetta attraverso cui filtrare e addolcire un mondo esterno spesso troppo crudo, performante e insopportabilmente veloce.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma forse, il dettaglio più commovente e sociologicamente rilevante dell&#8217;intera indagine resta il fascino intramontabile dell&#8217;usato. Approfondendo la passione tra la Gen Z e i libri, si scopre un&#8217;autentica caccia al tesoro nei mercatini delle pulci, sulle app di <em>second-hand</em> e nelle botteghe impolverate. In un&#8217;era in cui, con un semplice tap, potremmo avere un volume intonso consegnato a casa in dodici ore, perché questa ossessione per la seconda mano?</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La risposta svela una taciuta, disperata fame di umanità. Il feticismo che unisce la Gen Z e i libri usati non nasce unicamente dalla volontà di risparmiare. I ragazzi cercano ossessivamente le pagine ingiallite, le costine piegate, l&#8217;odore di polvere e vaniglia tipico della carta che invecchia. Ma soprattutto, cercano i &#8220;marginalia&#8221;: le dediche scritte a penna sul frontespizio da perfetti sconosciuti, le frasi sottolineate a matita da chi ha amato o odiato quel capitolo decenni prima di loro. Acquistare un libro usato significa adottare il frammento di vita di un&#8217;altra persona. È un filo invisibile che unisce anime irrequiete attraverso lo spazio e il tempo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un ecosistema smaterializzato, dove le interazioni evaporano nel giro di ventiquattro ore e tutto è governato da algoritmi volubili, l&#8217;ancoraggio tra la Gen Z e i libri rappresenta l&#8217;antidoto perfetto al <em>burnout</em> emotivo. Sentire il peso fisico di una storia, isolarsi nel silenzio e concedersi il lusso estremo della lentezza è una forma di resistenza sfacciata ed elegantissima. Questa nuova era della Gen Z e i libri ci insegna che per ritrovarsi, a volte, bisogna prima perdersi in un mondo fittizio.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Possiamo affermarlo senza timore. L&#8217;innamoramento collettivo tra la Gen Z e i libri è il rifugio sicuro in cui questa generazione ha scelto di riprendere fiato e curare la propria salute mentale. Come scriveva magistralmente Joan Didion: <em>&#8220;Ci raccontiamo storie per poter sopravvivere&#8221;</em>. E questi ragazzi lo hanno capito alla perfezione, trasformando un oggetto che credevamo obsoleto nel loro personalissimo, impenetrabile scudo contro il caos.</p>
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		<title>Hermès, l’essenza del lusso che dura nel tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Di Fano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[enrica alessi]]></category>
		<category><![CDATA[Hermes]]></category>
		<category><![CDATA[l'essenza del lusso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel libro di Enrica Alessi la Maison viene raccontata come una storia di coerenza, misura e identità Ormai è chiaro: il legame tra editoria – dai libri ai magazine – e i grandi brand di moda è sempre più stretto. Raccontare un marchio significa costruirne l’immaginario, andare oltre il prodotto. E sicuramente Hermès è uno [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nel libro di Enrica Alessi la Maison viene raccontata come una storia di coerenza, misura e identità</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ormai è chiaro: <a href="https://www.adlmag.it/2025/10/26/brand-publishing-case-di-moda-e-magazine/">il legame tra editoria – dai libri ai magazine – e i grandi brand </a>di moda è sempre più stretto. Raccontare un marchio significa costruirne l’immaginario, andare oltre il prodotto. E sicuramente Hermès è uno di quei nomi che non ha bisogno di presentazioni. Nel libro <em><strong>Hermès. L’essenza del lusso</strong></em>, <strong>Enrica Alessi </strong>racconta la Maison in modo chiaro e diretto, mostrando come il vero lusso non sia seguire le mode, ma costruire uno stile che dura nel tempo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="736" height="506" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/Hermes-ad-1994.jpg" alt="" class="wp-image-53584" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/Hermes-ad-1994.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/Hermes-ad-1994-480x330.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il contenuto del libro</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em><strong>Hermès. L’essenza del lusso</strong></em> è costruito come un vero e proprio viaggio all’interno della Maison. <strong>Ogni capitolo è dedicato a un aspetto fondamentale dell’universo Hermès</strong>: dalla storia del marchio alle borse iconiche, dal prêt-à-porter ai celebri carré di seta, fino agli accessori, ai profumi, agli orologi, all’alta gioielleria, al beauty e agli oggetti d’arredo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il libro accompagna il lettore in una visita guidata che mette al centro non solo i prodotti, ma soprattutto i valori che li rendono riconoscibili. Hermès viene raccontata come una Maison che costruisce mondi più che collezioni, puntando su una qualità costante e su un’estetica che non ha bisogno di cambiare per essere contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="374" height="556" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/image.png" alt="" class="wp-image-53582" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/image.png 374w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/image-202x300.png 202w" sizes="(max-width: 374px) 100vw, 374px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;essenza del lusso</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Uno dei temi centrali del volume è l’idea di lusso come misura.</strong> In un sistema moda sempre più veloce,<strong> Hermès sceglie di rallentare, di prendersi il tempo necessario per creare oggetti destinati a durare. </strong>Il lusso, in questo caso, non è legato all’eccesso o all’ostentazione, ma alla coerenza, alla cura dei dettagli e al rispetto del lavoro artigianale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Enrica Alessi riesce a spiegare questi concetti in modo semplice, rendendoli accessibili anche a chi non è un esperto di moda. La Maison diventa così un esempio di come il tempo possa essere un valore e non un limite, e di come uno stile solido riesca a superare le tendenze.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="483" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/1993.jpg" alt="" class="wp-image-53585" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/1993.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/1993-480x315.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lo sguardo di Enrica Alessi</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/enrica_alessi/">Enrica Alessi</a> è<strong> scrittrice e docente universitaria di Storia della moda.</strong> Nei suoi libri e progetti racconta la moda come un linguaggio accessibile, capace di parlare a tutti senza perdere rigore. Autrice di romanzi, saggi e libri illustrati, ha sempre unito competenza e leggerezza, rendendo la cultura fashion uno strumento per comprendere meglio la società e il nostro modo di vivere. <strong>Con questo volume dedica a Hermès un ritratto coerente e misurato, in sintonia con lo spirito stesso della Maison.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oltre ai romanzi e ai saggi, ha creato <em>Storie che non passano di moda</em>, un progetto diventato prima libro illustrato e poi podcast e programma radio, dimostrando quanto la moda possa vivere anche fuori dalle passerelle. Il suo punto di forza è proprio questo: raccontare i brand come storie culturali, rendendoli comprensibili anche a chi non è un addetto ai lavori.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="507" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/download-44.jpg" alt="" class="wp-image-53586" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/download-44.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/12/download-44-480x331.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>Courtesy of Hèrmes</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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		<title>L&#8217;ordinario diventa straordinario: la carta nel panorama editoriale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Zuccotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 20:11:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Carta stampata]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tempo sfogliare un giornale era all&#8217;ordine del giorno. Oggi la nuova direttrice di Vogue Us dichiara al NYT che le riviste cartacee dovrebbero essere rilasciate meno frequentemente. Arriveremo al capolinea della carta stampata? La sveglia la mattina presto, il caffè al bar e il fruscio dei fogli di giornale tra le mani. Suonava così [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2025/11/23/lordinario-diventa-straordinario-la-carta-nel-panorama-editoriale/">L&#8217;ordinario diventa straordinario: la carta nel panorama editoriale</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un tempo sfogliare un giornale era all&#8217;ordine del giorno. Oggi la nuova direttrice di Vogue Us dichiara al NYT che le riviste cartacee dovrebbero essere rilasciate meno frequentemente. Arriveremo al capolinea della carta stampata?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La sveglia la mattina presto, il caffè al bar e il fruscio dei fogli di giornale tra le mani. Suonava così l&#8217;inizio della giornata di molti fino a qualche tempo fa. Così come, nei saloni di bellezza, il vociare delle signore era accompagnato dalle pagine della carta patinata delle riviste femminili. Oggi tutto questo non esiste più. Le notizie sono diventate una notifica sul telefono e le riviste si sono trasformate in feed Instagram curati fino all&#8217;ultimo pixel. È il corso naturale&nbsp;<strong>delle</strong>&nbsp;cose. Le tavole di pietra si sono trasformate in pergamene e poi in fogli di&nbsp;<strong>carta</strong>&nbsp;che oggi paiono essere arrivati al capolinea, soppiantati da schermi e&nbsp;<strong>device</strong>&nbsp;digitali.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E se, a livello puramente pratico, è chiaro come un sito online aggiornato ogni secondo sia molto più funzionale di un quotidiano, lo stesso discorso non può certo essere fatto con l&#8217;editoria di moda. Un tipo di stampa che non nasce con l&#8217;unico scopo di informare il lettore, piuttosto con quello di ispirarlo. I giornali di moda, tra le loro pagine patinate e apparentemente frivole, raccontano l&#8217;evolvere del sociale. Racchiudono bellezza, visione e arte in uno scrigno che nel&nbsp;<strong>tempo</strong>&nbsp;accoglie un fascino indelebile. Sfogliare una rivista degli anni ’50 è il modo più reale per connettersi con un&#8217;epoca passata. Le parole usate, le pose delle modelle, le campagne pubblicitarie raccontano ciò che era la vita di tutti i giorni, il modo di essere e di intendere la realtà.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="981" data-id="51585" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/vogue-magazines.jpg" alt="" class="wp-image-51585" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/vogue-magazines.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/vogue-magazines-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="960" data-id="51584" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/Unknown.jpeg" alt="" class="wp-image-51584" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/Unknown.jpeg 720w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/11/Unknown-480x640.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 720px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Pensare che tutto questo possa trasformarsi in uno schermo del telefono è molto difficile, eppure è proprio ciò che sta succedendo. Basta andare in edicola per accorgersi di come le foliazioni delle riviste di moda siano sempre più scarse e di quanto le pagine siano dense di marchette e trovate pubblicitarie piuttosto che di visione e ispirazione. In effetti una storica PR italiana, che preferisce rimanere anonima, ha dichiarato a Pambianco Magazine: &#8220;Il magazine in sé non è più così appetibile per i nostri clienti ma i format digital sono molto cool, le views lo testimoniano così come le interazioni tra gli utenti. Anche le critiche negative testimoniano che c’è fermento, interesse, soprattutto tra i giovani. Basta guardarsi intorno, si è passati dallo sfogliare allo scrollare&#8221;.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fanno ancora più riflettere le parole di Chloe Malle, nuova head of editorial content di <em>Vogue US</em>, il volto che rappresenta al meglio il futuro dell&#8217;editoria di moda. Quella che dovrebbe diventare la nuova Anna Wintour. La direttrice al <em>New York Times</em> dichiara pochi mesi fa riguardo le edizioni cartacee delle riviste: &#8220;Dovrebbero essere rilasciate meno frequentemente e intorno a temi o momenti culturali specifici, stravolgendo l’attuale programma mensile. Dovrebbero essere considerate più come edizioni da collezione, stampate su carta spessa e di alta qualità&#8221;.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una rivista di moda, oggi, non può più essere solo un giornale, se vuole sopravvivere deve diventare tanto altro. L&#8217;informazione, l&#8217;ispirazione e la bellezza non sono più la priorità. Gli abbonamenti scarseggiano e le edicole soffrono. Lo testimonia il fatto che, negli ultimi 10 anni, il <em>September Issue</em> di <em>Vogue US</em>, storicamente il più importante dell&#8217;anno, abbia perso il 60% delle pagine pubblicitarie. Gli investitori si ritirano e i lettori non comprano abbastanza copie per far sopravvivere la rivista. Così nascono eventi come il &#8220;Vogue World&#8221;, &#8220;Grazialand&#8221;, &#8220;Vanity Fair Stories&#8221; o i party di NSS.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I format social diventano più interessanti e le pagine delle riviste diventano contenitori di pubblicità occulta per i pochi investitori che ancora sostengono il giornale. Vero è che i cambiamenti non si possono fermare e che gli eventi seguono il corso delle cose. Eppure sembra impossibile che quelle riviste di moda ancora presenti nelle soffitte delle nonne, capaci di raccontare usi e costumi delle società da più di 100 anni, vengano così facilmente soppiantate da pubblicazioni online incapaci di resistere al tempo. La velocità ci sta facendo forse perdere il valore della memoria? Dove saranno i ricordi del nostro presente tra qualche decennio? Un server può davvero sostituire tutto questo?</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: Pinterest</p>
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		<title>Il codice delle emozioni: Alfabetizzazione emotiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Camilla Marta Milani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Il codice delle emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un weekend interamente dedicato alla salute mentale, parlare di emozioni diventa quasi inevitabile. Oggi i sentimenti sono sulla bocca di tutti: ansie condivise sui social, podcast che scandagliano l’animo umano, libri in vetta alle classifiche che promettono di aiutarci a capire ciò che proviamo. Eppure, a fronte di questo chiacchiericcio emotivo, molti di noi si [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un weekend interamente dedicato alla <a href="https://www.adlmag.it/2025/05/10/salute-mentale-iniziamo-da-qui/">salute mentale</a>, parlare di emozioni diventa quasi inevitabile. Oggi i sentimenti sono sulla bocca di tutti: ansie condivise sui social, podcast che scandagliano l’animo umano, libri in vetta alle classifiche che promettono di aiutarci a capire ciò che proviamo. Eppure, a fronte di questo chiacchiericcio emotivo, molti di noi si sentono ancora privi degli strumenti giusti per interpretare e gestire quel tumulto interiore. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non è un paradosso da poco. Del resto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che una persona su dieci soffra di disturbi mentali comuni, percentuale aumentata di oltre il 25% dopo la pandemia. Questo panorama spiega il fiorire di iniziative come i weekend dedicati al benessere psicologico e la fame collettiva di nuove guide emotive. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="470" height="704" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8998.jpg" alt="" class="wp-image-39677" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8998.jpg 470w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8998-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Proprio in questo contesto si inserisce <em><strong>Il codice delle emozioni</strong></em>. Libro fresco di stampa di <strong>Isabel Gangitano</strong> e <strong>Serena Barbieri</strong>, che ambisce a colmare il divario tra il parlare di emozioni e il saperle davvero decifrare.</h2>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un libro nato dalla fiducia nelle emozioni</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dietro Il codice delle emozioni c’è prima di tutto un atto di fiducia: fiducia verso le emozioni stesse. Le autrici, forti di profili complementari – Barbieri è psicoterapeuta cognitivo-costruttivista, <a href="https://www.harpercollins.it/9788830595507/il-codice-delle-emozioni/">Gangitano</a> è esperta di comunicazione – hanno unito esperienza clinica e divulgazione nel progetto “Le Basi” (nato per diffondere strumenti di benessere mentale tramite podcast, articoli e incontri). Il libro nasce quindi sulla scia di quel lavoro di squadra. Da un lato la solida competenza scientifica di oltre vent’anni di pratica clinica, dall’altro la volontà di condividere conoscenza in modo accessibile. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non a caso, Gangitano e Barbieri lo definiscono<em> “un atto di fiducia e di amore verso le nostre emozioni e quindi anche nei confronti di noi stessi”</em>. Quest’opera, uscita il 9 maggio 2025, è concepita per invitare il lettore a fidarsi del proprio mondo emotivo. Se le emozioni esistono, un motivo ci sarà, sembrano dirci le autrici, e dentro ciascuno di noi ci sono risorse e saggezza inaspettate pronte a emergere. Il titolo stesso evoca l’idea di un linguaggio segreto da interpretare – un codice – quasi a suggerire che imparare a leggere le emozioni equivale a scoprire qualcosa di essenziale su di noi. Una chiave per passare dalla semplice sopravvivenza quotidiana alla vita piena e consapevole.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="485" height="640" data-id="39681" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Foto-31.jpg" alt="" class="wp-image-39681" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Foto-31.jpg 485w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Foto-31-480x633.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 485px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="400" data-id="39680" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Linkedin_05.jpg" alt="" class="wp-image-39680" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Linkedin_05.jpg 400w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Linkedin_05-300x300.jpg 300w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2025/05/Linkedin_05-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mappe emotive: dal mito alla scienza</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La struttura del libro si presenta come un vero atlante dell’universo emotivo. Ogni capitolo prende le mosse da ciò che crediamo di sapere sulle emozioni: spesso idee ricevute, semplificazioni o veri e propri falsi miti. Veniamo messi di fronte a come viviamo certi sentimenti (spoiler: spesso con grande disagio), e soprattutto a come ne parliamo . </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quante volte, ad esempio, riduciamo la rabbia a pura aggressività da reprimere, o confondiamo la tristezza con la debolezza? Su queste basi comuni – e spesso sbagliate – <strong>Il codice delle emozioni</strong> costruisce un percorso di scoperta. Poi ecco che il libro ci conduce per mano in un nuovo modo di leggere e dare senso ai vissuti emotivi. Con un approccio duplice: da una parte un’ampia base scientifica che attinge alle più recenti scoperte delle neuroscienze. Trovando ispirazione anche nella psicologia cognitivo-costruttivista, evoluzionista e perfino buddista; dall’altra, il bagaglio di oltre vent’anni di pratica terapeutica sul campo. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo equilibrio tra teoria e esperienza rende la lettura solida ma mai arida, anzi ricca di empatia e umanità. Le autrici riescono a semplificare concetti complessi senza mai banalizzarli, con quella chiarezza efficace che gli ascoltatori del loro podcast Le Basi già conoscono bene.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al cuore del libro c’è una ricchissima rassegna delle nostre emozioni fondamentali. Si parte dalle emozioni primarie – paura, rabbia, gioia, tristezza e disgusto – per poi addentrarsi nelle secondarie: vergogna, colpa, umiliazione, invidia, gelosia e amore . Ciascuna di queste viene esplorata in profondità, con tanto di “mappa” dedicata. Di cosa si tratta? Possiamo immaginare queste mappe come schemi o guide pratiche che orientano il lettore nel riconoscere gli elementi di ogni emozione. Come si manifesta nel corpo e nella mente, quali pensieri innesca, che funzione evolutiva ha e come la cultura la plasma. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ad esempio, la mappa della paura aiuterà a distinguerne i segnali fisici (dal battito accelerato allo sguardo vigile), a capire quando la paura diventa panico e quando invece è un’alleata che ci tiene lontani dai pericoli. Allo stesso modo, la mappa della vergogna potrebbe illuminare quel circolo di pensieri autosvalutanti che tutti abbiamo provato almeno una volta, indicando da dove nasce quel sentimento di inadeguatezza. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Accompagnando le mappe, troviamo riferimenti scientifici puntuali – studi di neuroscienza sulle reazioni cerebrali, ricerche psicologiche classiche e contemporanee – ma anche strumenti pratici. Esercizi di riflessione, suggerimenti di comportamento, piccoli esperimenti emotivi da provare nella vita di tutti i giorni. In questo senso, il testo è molto più di una trattazione teorica: è un laboratorio esperienziale, in cui ogni emozione diventa occasione di conoscenza di sé.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Regolare i sentimenti per vivere meglio</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Uno dei meriti maggiori de Il codice delle emozioni è infatti il ponte che costruisce tra il sapere e il saper fare, tra la teoria e la pratica quotidiana. Dopo averci fatto esplorare le singole emozioni e averci fornito mappe dettagliate per comprenderle, il libro ci guida verso la domanda cruciale: cosa ce ne facciamo di tutta questa consapevolezza? La risposta si sviluppa nell’ultima parte del viaggio, dove Gangitano e Barbieri passano dall’analisi alla gestione attiva delle emozioni. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se abbiamo compreso cosa sono e come funzionano, ora è il momento di imparare a regolarle e integrarle nella nostra vita in modo più sano . Qui entrano in gioco strategie pratiche di emotional regulation: tecniche di respirazione e mindfulness per gestire l’ansia, esercizi cognitivo-comportamentali per ristrutturare i pensieri negativi legati alla colpa o alla vergogna, consigli su come esprimere la rabbia in modo assertivo senza esserne sopraffatti. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le autrici, forti sia della letteratura scientifica sia della loro esperienza sul campo, non offrono ricette miracolose né slogan motivazionali facili. Piuttosto, forniscono un kit di strumenti affinati e testati, con la chiarezza e l’empatia che le contraddistinguono. Il lettore ha la sensazione di partecipare a un training emotivo graduale. Tredici tappe in cui teoria e pratica si intrecciano, permettendoci passo dopo passo di conoscerci davvero e di “cominciare a stare meglio con noi stessi e con gli altri” . In altre parole, il libro realizza ciò che promette: tradurre la comprensione in cambiamento concreto, aiutandoci a passare dal subire le emozioni al viverle pienamente.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Va sottolineato il tono intenso ma accessibile del testo. Pur essendo “colto” – citando studi, teorie e persino tradizioni filosofiche come il buddhismo –. Il codice delle emozioni mantiene sempre un registro comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Merito di una narrazione in prima persona plurale che spesso coinvolge direttamente il lettore (non mancano esempi pratici e piccole storie cliniche) e di una struttura che offre frequenti ricapitolazioni, schemi riassuntivi e metafore azzeccate. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Si percepisce, leggendo, la voce calda di chi nel suo studio ha ascoltato davvero paure e speranze altrui, ma anche l’entusiasmo divulgativo di chi vorrebbe arrivare a tutti. Il risultato è un equilibrio raffinato: rigore e passione, introspezione e slancio divulgativo, in un formato libro che riesce a essere manuale e racconto insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Perché ci mancano gli strumenti? </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sorge spontanea, a questo punto, una domanda. Perché mai, nel bel mezzo di quella che qualcuno ha chiamato “epidemia emotiva” contemporanea, sentiamo ancora il bisogno di libri come questo? In teoria oggi parliamo di emozioni più che in passato, eppure ci sentiamo impreparati, quasi analfabeti di fronte al nostro stesso cuore. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo paradosso ha radici profonde. Per lungo tempo la cultura occidentale ha relegato le emozioni in secondo piano: ratio contro pathos, cervello contro cuore. A scuola abbiamo imparato date storiche e formule matematiche, ma non come gestire la rabbia o il rifiuto. In famiglia spesso si è evitato di parlare apertamente di certi sentimenti – quante volte ai bambini si dice “non piangere, non c’è motivo”, invalidando di fatto la loro emozione invece di insegnare a riconoscerla? Così siamo cresciuti con un gap di alfabetizzazione emotiva. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ci mancano le parole, i concetti e gli strumenti pratici per leggere quello che proviamo. E quando la vita ci mette di fronte a emozioni intense. Rischiamo di esserne sopraffatti perché nessuno ci ha mai fornito un dizionario per tradurle e gestirle.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il boom di libri e podcast sulla salute mentale degli ultimi anni è la risposta diretta a questa carenza. Se Il codice delle emozioni esce oggi, è perché evidentemente ce n’era bisogno. In un’epoca segnata da cambiamenti rapidi e crisi globali, molti sentono l’urgenza di tornare alle basi emotive per non perdersi. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non è un caso che il podcast Le Basi delle stesse autrici abbia avuto tanto seguito: significa che il pubblico ha fame di confrontarsi su questi temi con l’aiuto di esperti, ma in modo informale e immediato, come una chiacchierata tra amici (competenti). Allo stesso modo, prolifera un’intera galassia di contenuti: psicologi che divulgano su Instagram, gruppi di supporto online, trasmissioni radiofoniche e film che affrontano la depressione, l’ansia, la neurodiversità. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Persino le istituzioni si stanno accorgendo della necessità di colmare il gap: da quest’anno, in alcune scuole italiane, l’educazione emotiva entra in classe come materia di insegnamento. Segnali di un cambiamento culturale in atto, che vede finalmente le competenze emotive riconosciute importanti quanto quelle cognitive.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tuttavia, la popolarità dei temi psicologici può essere un’arma a doppio taglio. “Parlare di emozioni” è diventato trendy, ma non sempre chi lo fa offre contenuti validi: il rischio di banalizzare è dietro l’angolo. Basta scorrere le piattaforme digitali per trovare consigli semplicistici o termini psicologici usati a sproposito. Quante volte si abusa di parole come toxicity, ansia, trauma nelle conversazioni quotidiane senza una reale comprensione?. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ecco perché testi come Il codice delle emozioni si rivelano preziosi: perché uniscono divulgazione e rigore, mettendo ordine nel rumore di fondo. Offrono una guida affidabile in un mare di informazioni spesso contraddittorie. Invece di slogan, propongono conoscenza strutturata; invece di limitarsi a dire “parliamone”, insegnano come parlarne e cosa fare in concreto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il crescente bisogno collettivo di alfabetizzazione emotiva, dunque, ci dice almeno due cose. Da un lato le persone sono più disposte che mai ad esplorare la propria psiche (segno positivo di apertura e di destigmatizzazione), dall’altro che esiste ancora un vuoto educativo da colmare. Una sete di strumenti e mappe interiori che la cultura dominante finora non aveva soddisfatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Verso una nuova consapevolezza emotiva</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In conclusione, Il codice delle emozioni di Isabel Gangitano e Serena Barbieri si presenta non solo come la recensione di un ricco repertorio emotivo, ma come un invito culturale più ampio. È insieme saggio divulgativo, manuale pratico e manifesto di una nuova sensibilità. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La sua uscita in coincidenza con un weekend dedicato alla salute mentale amplifica il messaggio fondamentale. Abbiamo bisogno di fidarci delle nostre emozioni, imparare a chiamarle per nome, esplorarle senza vergogna e dotarci degli strumenti per integrarle nella nostra vita. Solo così potremo davvero passare, per usare le parole delle autrici, “dal semplice sopravvivere alla piena possibilità di vivere”.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un momento storico in cui sentire è spesso visto come sinonimo di fragilità, libri come questo dimostrano invece che la vera forza sta nel comprendere e governare ciò che sentiamo. Il codice delle emozioni è, in definitiva, un tassello di quella rivoluzione silenziosa ma profonda che punta a renderci tutti un po’ più umani e consapevoli. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dopo averlo letto, guarderemo alle nostre gioie e alle nostre paure con occhi diversi, forse più indulgenti e curiosi. E continueremo a parlare di emozioni – sì – ma con qualche strumento in più nello zaino, lungo il cammino della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Foto: Learning more Festival</p>
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		<title>I brand di lusso diventano libri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuela Somma]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2024 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[brand awareness]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[luxury]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un mercato dove la concorrenza è spietata, pubblicare libri permette ai brand di elevare il loro status e rafforzare la loro immagine di esclusività. Immagina un mercato affollato come una metropolitana all&#8217;ora di punta. Ora immagina di essere il brand che non solo riesce a farsi notare, ma che tutti vogliono seguire. Spoiler: non [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">In un mercato dove la concorrenza è spietata, pubblicare libri permette ai brand di elevare il loro status e rafforzare la loro immagine di esclusività.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Immagina un mercato affollato come una metropolitana all&#8217;ora di punta. Ora immagina di essere il brand che non solo riesce a farsi notare, ma che tutti vogliono seguire. Spoiler: non basta avere un prodotto figo o libri accattivanti. Serve quel qualcosa in più, quel tocco magico che crea connessioni autentiche con i possibili clienti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E qui entra in scena la narrazione, attraverso i libri. Perché se un brand riesce a raccontare chi è, oltre a dire cosa vende, allora si crea una relazione vera. Non una vendita qualsiasi, ma un legame. E i legami, si sa, durano più a lungo di un click.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="981" data-id="30952" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/1cecb0f83776682df38ed595583ba5ca-1.jpg" alt="" class="wp-image-30952" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/1cecb0f83776682df38ed595583ba5ca-1.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/1cecb0f83776682df38ed595583ba5ca-1-480x640.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Raccontare il lusso in un libro</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">I brand di lusso l’hanno capito: pubblicare libri non è solo chic, è strategia. E poi non stiamo parlando di semplici volumi ma veri e propri oggetti di design, con rilegature e grafiche curate nei minimi dettagli. I libri, in questo contesto, non solo veicolano la storia e i valori del brand, ma si trasformano in prodotti tangibili e collezionabili, allineandosi perfettamente al DNA luxury.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E poi, diciamolo: il lusso non è solo un prodotto costoso. È atmosfera, è sensazione, è quel brivido che ti fa pensare &#8220;questo è speciale&#8221;. Con le loro pubblicazioni, i grandi marchi condividono le loro radici, i loro valori e quel qualcosa che li rende unici.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" data-id="30953" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/0610f0555601261dcfbd7fb2d470ced6-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-30953" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/0610f0555601261dcfbd7fb2d470ced6-576x1024.jpg 576w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/0610f0555601261dcfbd7fb2d470ced6-480x853.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 576px, 100vw" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non solo prodotti ma esperienze</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il lusso non è un oggetto, è vibrazione. È come un’opera d’arte: senza tempo, irripetibile. E ogni brand ha una storia, una tradizione e uno stile che lo rendono inimitabile. Raccontare tutto questo significa creare un mondo in cui i clienti vogliono entrare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando un grande marchio pubblica un libro, non sta solo ampliando il catalogo. Sta offrendo un’esperienza, qualcosa che dice: “ecco perché siamo diversi, ecco perché ci amerai”.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="575" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/333693ae03ef9b2237621bbb10cebe79-575x1024.jpg" alt="" class="wp-image-30950" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/333693ae03ef9b2237621bbb10cebe79-575x1024.jpg 575w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/12/333693ae03ef9b2237621bbb10cebe79-480x855.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 575px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Marketing che fa centro, quando i libri diventano una strategia</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un mondo pieno di distrazioni, raccontare la propria storia è come un faro nella notte. Aiuta i brand a essere riconoscibili, forti, iconici. I libri diventano ambasciatori di un lifestyle, non solo di un prodotto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’obiettivo è semplice: creare desiderio. E non parliamo di pubblicità invasiva, ma di un’attrazione naturale. Sono i clienti che vogliono entrare a far parte di questo mondo esclusivo. Come per un capolavoro artistico, il lusso non è solo possesso: è aspirazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quindi sì, trasformarsi in un prodotto editoriale è rivoluzionario. Nel mondo luxury, non si tratta solo di vendere, si tratta di emozionare, connettersi, creare qualcosa che lascia un segno. E se c’è una cosa che conta più del denaro, è il tempo. Perché il tempo speso con un brand che emoziona è sempre tempo ben speso.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Foto: Pinterest</p>
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		<title>Condé Nast e l&#8217;AI: un futuro di collaborazione</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2024/08/28/conde-nast-e-lai-un-futuro-di-collaborazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Condé Nast]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[OpenAI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dell&#8217;editoria, Condé Nast per primo, sta vivendo una profonda trasformazione. L&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale sarà la salvezza di Condé Nast?  Anche Condé Nast,&#160;uno dei più influenti gruppi editoriali al mondo,&#160;non è rimasto ai margini di questa rivoluzione. Una partnership strategica con OpenAI Una delle novità più significative è la partnership stretta con OpenAI. Grazie a [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Il mondo dell&#8217;editoria, Condé Nast per primo,  sta vivendo una profonda trasformazione</strong>.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;avvento dell&#8217;intelligenza artificiale sarà la salvezza di Condé Nast?</strong> </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche Condé Nast,&nbsp;uno dei più influenti gruppi editoriali al mondo,&nbsp;non è rimasto ai margini di questa rivoluzione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Una partnership strategica con OpenAI</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una delle novità più significative è la <a href="https://www.businessoffashion.com/briefings/technology/what-conde-nasts-embrace-of-ai-means-for-fashion-media/?utm_source=newsletter_professional_thisweek&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=This_Week_In_Fashion_230824&amp;utm_term=BTHUJVGBJVDKNNSDRCRKOX4VSY&amp;utm_content=top_story_title" target="_blank" rel="noreferrer noopener">partnership</a> stretta con OpenAI. Grazie a questo accordo, i contenuti di testate prestigiose come Vogue, The New Yorker e Wired saranno integrati nei prodotti basati su intelligenza artificiale. Si tratta di OpenAI, come ChatGPT e SearchGPT.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Cosa significa per i lettori?</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un accesso a informazioni più accurate e affidabili. Gli utenti potranno accedere a contenuti di alta qualità, verificati e curati da esperti del settore. Un&#8217;esperienza di ricerca più intuitiva con SearchGPT, permetterà, grazie all&#8217;integrazione con i contenuti di Condé Nast, di ottenere risultati di ricerca più pertinenti e approfonditi. Un futuro per ChatGPT sempre più ricco grazie alle funzionalità ulteriormente ampliate, tramite l&#8217;integrazione con i contenuti di Condé Nast, offrendo agli utenti un&#8217;esperienza conversazionale  completa.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Le sfide e le opportunità</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questa partnership apre nuove frontiere per l&#8217;innovazione nel settore dell&#8217;editoria, ma pone anche delle sfide. <strong>La tutela dei diritti d&#8217;autore:</strong> È fondamentale garantire che l&#8217;utilizzo dei contenuti di Condé Nast avvenga nel rispetto dei diritti degli autori e dei creatori. <strong>La qualità dei contenuti generati dall&#8217;AI:</strong> È necessario assicurarsi che i contenuti generati dall&#8217;intelligenza artificiale siano sempre accurati, affidabili e non diffondano disinformazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Un futuro promettente</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nonostante le sfide,&nbsp;la collaborazione tra Condé Nast e OpenAI rappresenta un passo importante verso un futuro in cui l&#8217;intelligenza artificiale e l&#8217;editoria lavorano insieme per offrire contenuti di qualità superiore agli utenti di tutto il mondo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="422" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/medium_Open_Ai_Conde_e5d44d5474.png" alt="" class="wp-image-25919" style="width:569px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/medium_Open_Ai_Conde_e5d44d5474.png 750w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/medium_Open_Ai_Conde_e5d44d5474-480x270.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 750px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Cosa aspettarsi in futuro?</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sicuramente, <strong>nuovi formati di storytelling:</strong> L&#8217;intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per creare nuovi formati di storytelling, più coinvolgenti e interattivi. <strong>Personalizzazione dei contenuti</strong>. Grazie all&#8217;intelligenza artificiale, sarà possibile offrire ai lettori, contenuti sempre più personalizzati in base ai loro interessi e preferenze. Infine <strong>nuovi modelli di business</strong>. La collaborazione tra editori e aziende tecnologiche potrebbe portare alla nascita di nuovi modelli di business, che, consentano di monetizzare i contenuti in modo più efficace.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;accordo tra Condé Nast e OpenAI è un segnale chiaro che l&#8217;intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo dell&#8217;editoria.&nbsp;I termini finanziari dell&#8217;accordo non sono stati resi noti. L’azienda sostenuta da Microsoft e guidata da Sam Altman ha firmato accordi simili con la rivista Time, il Financial Times, il proprietario di Business Insider Axel Springer, il francese Le Monde e la spagnola Prisa Media negli ultimi mesi. Gli accordi danno a OpenAI l’accesso ai grandi archivi di testo di proprietà degli editori, necessari sia per la formazione di modelli linguistici di grandi dimensioni come ChatGPT sia per la ricerca di informazioni in tempo reale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">OpenAI ha lanciato a luglio il suo motore di ricerca basato sull&#8217;intelligenza artificiale SearchGPT, con accesso in tempo reale alle informazioni da Internet, facendo un&#8217;incursione nel territorio a lungo dominato da Google. L&#8217;accordo con l&#8217;editore della rivista, dà al motore di ricerca , il permesso di restituire informazioni e citazioni dagli articoli di Condé Nast nei suoi risultati.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="890" height="668" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/1Lw4BDQdgnAr_IDHcxv8vkw.jpg" alt="" class="wp-image-25920" style="width:533px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/1Lw4BDQdgnAr_IDHcxv8vkw.jpg 890w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2024/08/1Lw4BDQdgnAr_IDHcxv8vkw-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 890px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non resta che attendere per scoprire quali saranno le prossime novità e come queste influenzeranno il modo in cui consumiamo le informazioni. Un’evoluzione che vede ferma la volontà, del gruppo editoriale, di seguire l’evolversi dei tempi. Di mutare seguendo la corrente, senza pur, tuttavia, rinunciare alla sua ben nota importanza. E forse è questo il destino del mondo dell’editoria? Adattarsi per non scomparire? </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sicuramente ci troviamo di fronte a qualcosa di cui si discuterà a lungo. Colossi come Condè Nast (e Hearst anche) hanno fatto la storia dell’editoria -di moda e non- e messo al centro dell’attenzione grandi nomi come Diana Vreeland, l’inossidabile Anne Wintour, fotografi quali Cecil Beaton e Mario Testino. La lista è infinita e se ne potrebbe parlare per ore, tuttavia, ciò che ora sorge spontaneo è domandarsi come, e cosa, cambierà in questo mondo ora che le nuove tecnologie sono sempre di più integrate nella nostra vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: Pinterest</p>
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