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	<title>Culture Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>Culture Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Dove sono finiti i colori? Dal tropical core primi 2000 alla bassa saturazione del 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hari Renzitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dai primi 2000 al 2026 il mondo ha cambiato i propri colori, partendo dall’estetica tropical si è arrivati al suo opposto: tonalità analoghe a bassa saturazione All’inizio degli anni Duemila il mondo sembrava avere una temperatura cromatica diversa. Le fotografie erano sature, le pubblicità esplodevano di colori, i device erano trasparenti e le luci artificiali [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dai primi 2000 al 2026 il mondo ha cambiato i propri colori, partendo dall’estetica tropical si è arrivati al suo opposto: tonalità analoghe a bassa saturazione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">All’inizio degli anni Duemila il mondo sembrava avere una temperatura cromatica diversa. Le fotografie erano sature, le pubblicità esplodevano di colori, i device erano trasparenti e le luci artificiali tingevano gli ambienti di neon blu, verdi e rosa. Attualmente invece si riscontra che una parte importante dell’immaginario visivo s’è raffreddato e ha virato verso colori materici e terrosi. Spopolano automobili nere, bianche e grigie, interni beige, telefoni metallici e immagini digitali dai contrasti attenuati. È chiaro come la causa del cambiamento   sia il modo di percepire e rappresentare il mondo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="736" height="736" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/2.jpg" alt="" class="wp-image-67913" style="width:406px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/2.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/2-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tropical core dei primi Duemila</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il tropical core richiama un immaginario nel quale il colore è un’esperienza fisica: azzurri da piscina, verdi brillanti, rosa corallo, palme, tramonti arancioni e superfici illuminate da raggi caldi e accoglienti. Il tutto accompagnato da forti saturazioni che rendono all’occhio la vivacità della vita. L’estetica dei primi Duemila (soprattutto nella cultura pop, tra serie Tv quali Spongebob e Coppia di re, o canzoni come Vamos a la playa o Maracaibo, in pubblicità e prodotti storici tra cui il Calippo, ma ancora nei celeberrimi parchi divertimento) poneva alla base l’intensità visiva, che faceva sembrare ogni immagine più luminosa della realtà. Anche quando l’ambientazione risultava artificiosa il tutto conservava una certa luce vivida, come se il mondo fosse vivesse un’estate perenne.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" data-id="67912" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/4-1-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67912" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/4-1-576x1024.jpg 576w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/4-1-480x853.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 576px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="600" height="600" data-id="67915" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/7-1.jpg" alt="" class="wp-image-67915" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/7-1.jpg 600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/7-1-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A rappresentare bene questa dinamica erano, tra gli altri, gli oggetti tecnologici. L’iMac G3 di Apple, con la sua scocca traslucida blu, e le successive versioni color fragola, lime e mandarino trasformavano il computer in un elemento d’arredo giocoso. La plastica colorata lasciava intravedere le forme interne e le componenti del dispositivo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/iMac-G3-576x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67917" style="aspect-ratio:0.5625046552623085;width:309px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/iMac-G3-576x1024.jpg 576w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/iMac-G3-480x853.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 576px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi invece? molti prodotti privilegiano alluminio, vetro, nero e grigio, con un design che cerca di apparire essenziale, inaccessibile e senza tempo. La tecnologia non ha perso la sua complessità, ma ha progressivamente nascosto i propri meccanismi e la propria esuberanza dietro materiali opachi e discreti.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dalle luci calde a quelle fredde</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oltre design e materiale, importanti sono anche tono e luminosità di colori e luci. Le tonalità calde evocano spesso intimità, materia e familiarità, mentre le luci a tonalità fredde richiamano gli uffici e le superfici industriali. Nei primi Duemila, le due dimensioni convivevano in un immaginario pop fatto di tramonti arancioni caldi e riflessi metallici freddi. Oggi, non solo in molti interni ma in tutti gli ambiti della vita, si utilizza la luce fredda così da uniformare lo spazio, rendere i materiali neutri e creare ambienti visivamente ordinati, e sempre più razionali.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Naturalmente, non tutte le case sono diventate più fredde e non tutte le immagini del passato erano sature al massimo. Tuttavia negli ultimi sette anni si è puntato sempre più sull’ordine e sul rigore, costruendo mondi visivi in cui contrasto e saturazione sono spesso attenuate. Il risultato è una sorta di neutralità permanente che può essere elegante ma raramente sorprendente, e che chiaramente va a braccetto con l’estetica del quiet luxury. Le campagne pubblicitarie di Brunello Cucinelli o di Loro Piana incarnano perfettamente questo esprit du temps caratterizzato da pulizia e qualità.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="912" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/8-1.jpg" alt="" class="wp-image-67916" style="width:417px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/8-1.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/8-1-480x596.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il Diavolo veste Prada 2: illuminazione e colori</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La presa di coscienza è arrivata anche al cinema. Il <a href="https://www.adlmag.it/2026/04/29/il-diavolo-veste-prada-2/">Diavolo veste Prada 2</a> ha acceso il confronto con il primo film del 2006 sulla nuova eccessiva luminosità della scena, conferita dalle luci a Led fredde. Per lasciare poi spazio all’osservazione di come è mutata dopo venti anni la palette colori, diventata molto più neutra e indistinta, salvo alcune scene. D’altronde anche la psicologia del colore conferma che se si privilegiano tonalità morbide e uniformi, ne conseguono immagini meno accattivanti e meno memorabili. La domanda, allora, è se questa scelta rappresenti una raffinata evoluzione estetico-cinematografica, o se, a forza di attenuare i colori e aumentare l’illuminazione, si rischia di mitigare le emozioni legate alle immagini.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Miranda-e-Andy-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-67911" style="width:507px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Miranda-e-Andy-980x551.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Miranda-e-Andy-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non è scomparso il colore, è cambiato il nostro sguardo</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Cosa si può trarre da tutto ciò? Che non sono i colori ad essere scomparsi, ma è lo sguardo rivolto al mondo ad essere cambiato. Come se si fosse imparato ad associare la modernità alla riduzione del colore. In tutto ciò la corrente minimalista ha reso desiderabili oggetti discreti, ambienti neutri e immagini controllate, mentre il digitale propone continuamente una quantità enorme di stimoli visivi. Così, paradossalmente, esistono immagini coloratissime sugli schermi, ma gli spazi fisici abitabili sono sempre più uniformi.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Per ritrovare il colore non bisogna tornare ai primi Duemila o rinunciare alla semplicità</strong>. Si dovrà recuperare la possibilità di scegliere tra estetiche diverse, senza considerare il beige più sofisticato del verde acqua o il grigio più contemporaneo dell’arancione. E come naturale che sia, se se ne parala ora è solo perché qualcosa sta già cambiando, basti vedere attorno a sé le ultime ‘grandi’ uscite.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Photoocredits: Pinterest</strong></p>
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		<title>C’ERA UNA VOLTA IL CLUBBING?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/10/07/cera-una-volta-il-clubbing/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Crescenzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[clubbing]]></category>
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		<category><![CDATA[nightlife]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per me la nightlife è stata ‘la vita’ per moltissimi anni, fino a farne un secondo lavoro e poi un &#8216;asset&#8217; della mia agenzia di comunicazione. Tra la metà degli Anni Novanta e il 2016 ho frequentato e poi organizzato decine di serate che hanno influito sulla mia formazione, personale ma anche professionale. Uno scenario [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Per me la nightlife è stata ‘la vita’ per moltissimi anni, fino a farne un</strong> secondo<strong> lavoro e poi un &#8216;asset&#8217; della mia agenzia di comunicazione. Tra la metà degli Anni Novanta e il 2016 ho frequentato e poi organizzato decine di serate che hanno influito sulla mia formazione, personale ma anche professionale.</strong></h2>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Uno scenario mutato</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi quel tipo &#8211; e quella quantità &#8211; di serate non esiste più, se non in maniera frammentata e discontinua. Tuttavia il desiderio da parte di varie <em><strong>community</strong></em> di ritrovarsi e fare <strong>clubbing</strong> esiste ancora ma si scontra con uno scenario cambiato, sia dal punto di vista sociale che umano. In questo sono stati complici la pandemia, l’avvento (e l’abuso) dei social network e le app di incontri. Incontri che, se fatti di persona e in un ‘ambiente’ inclusivo e stimolante, hanno un valore completamente diverso. Questo desiderio di <strong>ritrovarsi in modo creativo</strong> ha fatto nascere a Milano negli ultimi anni situazioni assolutamente interessanti, come la &#8216;ballroom scene&#8217; di La B. Fujiko o serate a cadenza mensile come <em>Female Garage</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La curiosità delle nuove generazioni</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Esiste, per questi motivi, una grande <strong>curiosità</strong> da parte delle Gen Z e Gen Alfa per il clubbing a cavallo tra gli Anni Novanta e i Duemila, mista a una forma di <strong>nostalgia per qualcosa che non si è vissuto</strong>. E poi c’è il ricordo di chi effettivamente c’era allora e vorrebbe ancora qualcosa di simile adesso. Ecco perché ho voluto creare su Spotify un podcast che parli di quel periodo e di quel clubbing, intitolato ‘<a href="https://open.spotify.com/show/033Vz4QIRPNcZJowvvYPvO?si=2af1745c0a9b4dca&amp;fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAcGRvZgJzcnRjBmFwcF9pZA85MzY2MTk3NDMzOTI0NTkAAaedO-PGF9DusjA-vbyGn4z8p66lXFkdcbjWg84CeDjOY6Rrkn4OWoP8HxCuZQ_aem_U1_xnSI1pbzaGS8mMY5ONQ&amp;nd=1&amp;dlsi=e4a4fd16686b4308">Fabulous Nobodies</a>&#8216;, come il dimenticato romanzo di Lee Tulloch, ambientato nella New York dei primi Anni Ottanta. Nelle puntate parlo di serate che hanno illuminato la <strong>notte milanese</strong> a cavallo di quei due decenni, come Pussy Galore&#8217;s, Pervert, Postarz e di club come il Plastic o altri che, nella maggior parte dei casi, non esistono più. Segno, anche questo, di quanto sia cambiata la vita notturna e la sua fruizione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="554" height="638" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/FN-post-IG.png" alt="" class="wp-image-67407" style="aspect-ratio:0.8683417085427135;width:382px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/FN-post-IG-554x551.png 554w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/FN-post-IG-480x270.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 554px) 554px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="591" height="835" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Invito_Pervert-1.png" alt="" class="wp-image-67410" style="aspect-ratio:0.7077875867905294;width:384px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Invito_Pervert-1-591x720.png 591w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Invito_Pervert-1-480x270.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 591px) 591px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="591" height="751" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/PUSSY_GALORE_1992-1.png" alt="" class="wp-image-67411" style="aspect-ratio:0.7869562009689398;width:381px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/PUSSY_GALORE_1992-1-591x720.png 591w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/PUSSY_GALORE_1992-1-480x270.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 591px) 591px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La nightlife come espressione di se stessi</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non vuole essere un’operazione nostalgica ma l’opportunità di scoprire &#8211; o riscoprire &#8211; un mondo e una maniera di socializzare che vedeva nell’<strong>espressione di se stessi </strong>il primo motivo per uscire la sera. Uno spunto per riflettere e per recuperare la curiosità e lo spirito che ci faceva vivere esperienze reali e indimenticabili, fatte di musica, moda, espressione artistica e imprevedibilità. &#8216;C&#8217;era una volta il clubbing?&#8217; è una domanda provocatoria. C&#8217;è ancora, a Milano come altrove. Ed è sicuramente cambiato, come tutto il contesto in cui viviamo. Ma è altrettanto certo che stia riemergendo il desiderio di riappropriarsi di una vera e propria <strong>cultura</strong> che forse, negli ultimi anni, si era un po&#8217; appannata.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="886" height="664" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Plastic_O.jpg" alt="" class="wp-image-67435" style="aspect-ratio:1.334346658560065;width:410px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Plastic_O-886x551.jpg 886w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Plastic_O-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 886px) 886px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="886" height="964" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/ritaglio_giornale.jpg" alt="" class="wp-image-67436" style="aspect-ratio:0.9190877523600133;width:409px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/ritaglio_giornale-886x551.jpg 886w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/ritaglio_giornale-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 886px) 886px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1134" height="828" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/PUSSYGALORE_invite-1.png" alt="" class="wp-image-67437" style="aspect-ratio:1.3695980030162775;width:409px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/PUSSYGALORE_invite-1.png 1134w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/PUSSYGALORE_invite-1-980x551.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/PUSSYGALORE_invite-1-480x270.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1134px, 100vw" /></figure>
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		<title>La vena amoris</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Fico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un dito, un anello, una promessa. Vi siete mai chiesti perché da secoli l&#8217;anulare custodisce uno dei simboli più importanti dell&#8217;amore? Quanti gesti sembrano appartenere alle nostre vite da secoli? Uno di questi è sicuramente infilare una fede sull&#8217;anulare nel momento in cui due persone scelgono di vivere per sempre la loro vita insieme. Ma [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un dito, un anello, una promessa. Vi siete mai chiesti perché da secoli l&#8217;anulare custodisce uno dei simboli più importanti dell&#8217;amore?</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quanti gesti sembrano appartenere alle nostre vite da secoli? Uno di questi è sicuramente infilare una fede sull&#8217;anulare nel momento in cui due persone scelgono di vivere per sempre la loro vita insieme. Ma perché proprio quel dito? La risposta nasce da un intreccio tra leggenda e storia, in cui l&#8217;amore, il cuore e un cerchio diventano i protagonisti. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="919" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T171217.429.jpg" alt="" class="wp-image-67380" style="width:489px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T171217.429-736x720.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T171217.429-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 736px) 736px, 100vw" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La vena amoris</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un&#8217;antica credenza popolare racconta che dall&#8217;anulare della mano sinistra partiva una vena che arrivava direttamente al cuore e che i Romani chiamavano &#8220;vena amoris&#8221;: la vena dell&#8217;amore. In realtà, anatomicamente non è così. Ma questa leggenda romantica racchiude una delle immagini più profonde legate alla fede nunziale: l&#8217;idea che ci possa essere un legame tra il dito che porta la fede e il cuore, la sede dell&#8217;amore. Nella tradizione, l&#8217;anulare è così diventato il posto in cui tenere una promessa.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="919" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T172148.645.jpg" alt="" class="wp-image-67381" style="width:483px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T172148.645-735x720.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T172148.645-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 735px) 735px, 100vw" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il simbolo del cerchio</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E il simbolo del cerchio? Anche la forma della fede ha un significato. Il cerchio non ha un inizio ne una fine, è una linea continua, come il desiderio di un amore capace di durare. Per questo quando la fede viene portata sull&#8217;anulare non è semplicemente un gioiello. Vuol dire continuità ed eternità. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="587" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T173015.907.jpg" alt="" class="wp-image-67382" style="aspect-ratio:1.2521465556793603;width:522px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T173015.907-735x551.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T173015.907-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 735px) 735px, 100vw" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una tradizione che attraversa il tempo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fede nunziali in alcuni paesi viene indossata sulla mano destra, ma il suo significato resta quello legato all&#8217;idea di unione. Per questo le tradizioni ci affascinano: molti gesti che ci sembrano quotidiani in realtà custodiscono storie tramandate di generazioni in generazioni che riescono a sopravvivere al tempo. E ogni volta che una fede viene infilata su un anulare, una storia antica parla.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="473" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T174118.579.jpg" alt="" class="wp-image-67383" style="width:608px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T174118.579.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/download-2026-10-03T174118.579-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;anello del cuore</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;amore è sempre stato accompagnato da simboli, e la fede è uno di questi: presente nelle giornate ordinarie e in quelle speciali. Resta sul dito mentre la vita scorre, ricordando un giorno preciso. La portiamo sull&#8217;anulare non perché una vena arriva davvero fino al cuore. Ma perché per noi esiste un legame invisibile capace di unirli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>foto: pinterest</em></p>
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		<title>Sydney Sweeney per Novig</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/10/01/sydney-sweeney-per-novig/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Ardore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
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		<category><![CDATA[brand]]></category>
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		<category><![CDATA[Culture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spot provocazione di Novig tra sessualizzazione femminile e autodeterminazione Il nuovo spot della Sweeney per Novig riaccende il dibattito sul corpo femminile: provocazione pubblicitaria, autodeterminazione o semplicemente una strategia di marketing perfettamente studiata? Sydney Sweeney torna al centro della conversazione con la nuova campagna Novig, dove il corpo diventa protagonista assoluto dello storytelling pubblicitario. [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lo spot provocazione di Novig tra sessualizzazione femminile e autodeterminazione</h2>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Il nuovo spot della Sweeney per Novig riaccende il dibattito sul corpo femminile: provocazione pubblicitaria, autodeterminazione o semplicemente una strategia di marketing perfettamente studiata?</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Sydney Sweeney torna al centro della conversazione con la nuova campagna Novig</strong>, dove il corpo diventa protagonista assoluto dello storytelling pubblicitario. Dopo le polemiche per<strong> American Eagle</strong>, l’attrice sceglie ancora una volta di giocare con la propria immagine. Ma questa volta c’è un dettaglio che cambia la prospettiva: Sydney Sweeney è anche socia e azionista di Novig. E allora la domanda non è più soltanto se il suo corpo venga sessualizzato, ma chi stia realmente scegliendo le regole del gioco.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Sydney Sweeney ‘a nudo’ per Novig</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="830" height="1024" data-id="67161" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3191-830x1024.jpg" alt="Sydney Sweeney per Novig" class="wp-image-67161" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="660" height="1024" data-id="67160" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3195-660x1024.jpg" alt="Sydney Sweeney per Novig" class="wp-image-67160" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sydney Sweeney è tornata. E, come spesso accade quando il suo nome compare in una campagna pubblicitaria, non è passata inosservata.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per il lancio della nuova campagna <strong>Just Sports</strong>, Novig ha scelto un concept impossibile da ignorare: <strong>Sydney Sweeney appare completamente nuda</strong>, mentre il suo corpo viene coperto soltanto da alcuni oggetti appartenenti al mondo dello sport. Palloni da football americano, basket e altri accessori diventano così gli elementi di un’immagine tanto essenziale quanto provocatoria.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il messaggio del brand è apparentemente semplice: su Novig si parla di sport e soltanto di sport. Ma il contrasto tra il claim e la presenza di un corpo femminile nudo è proprio ciò che rende la campagna impossibile da non guardare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è qui che comincia la discussione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Quando il corpo diventa advertising</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Il corpo femminile come strumento pubblicitario non è certo una novità.</strong> La storia della moda e della comunicazione è piena di immagini che hanno utilizzato sensualità e nudità per vendere jeans, profumi, automobili, gioielli e persino prodotti completamente estranei al corpo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="551" data-id="67164" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T233329.933.jpg" alt="Monica Bellucci in film" class="wp-image-67164" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T233329.933.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T233329.933-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="730" height="1024" data-id="67166" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T234153.369-730x1024.jpg" alt="spot Dolce e Gabbana" class="wp-image-67166" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quello che è cambiato, però, è lo sguardo con cui oggi osserviamo quelle immagini.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La pubblicità contemporanea è costantemente chiamata a confrontarsi con<strong> temi come rappresentazione, stereotipi, sessualizzazione e oggettificazione. </strong>E uno spot come quello di Novig finisce inevitabilmente dentro questa conversazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per alcuni, mostrare ancora una volta il corpo di una donna come principale elemento capace di attirare l’attenzione significa riproporre un modello che appartiene a un’altra epoca. Per altri, invece, la questione non dovrebbe essere semplicemente quanto corpo venga mostrato, <strong>ma chi decide di mostrarlo e perché.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è una differenza tutt’altro che marginale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Dopo American Eagle? Next</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Non è la prima volta che Sydney Sweeney trasforma una campagna pubblicitaria in un caso mediatico.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Era già successo con <strong>American Eagle</strong>, quando l’attrice era stata scelta per una campagna denim costruita sul gioco di parole <strong>tra jeans e genes</strong>. <strong>“<em>Sydney has great jeans</em>”</strong> poteva essere letto letteralmente come “Sydney ha dei bei jeans”, ma il gioco fonetico con “<em>genes”</em>, ovvero “geni”, aveva aperto una discussione completamente diversa.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="913" data-id="67168" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/American-Eagle-2025-x-Sydney-Sweeney.jpg" alt="Sydney Sweeney per American Eagle" class="wp-image-67168" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/American-Eagle-2025-x-Sydney-Sweeney-736x551.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/American-Eagle-2025-x-Sydney-Sweeney-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 736px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="892" data-id="67170" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T225238.526.jpg" alt="Sydney Sweeney per American Eagle" class="wp-image-67170" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T225238.526-735x551.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T225238.526-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 735px) 735px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="825" data-id="67201" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Instagram-2-1-edited.jpg" alt="Sydney Sweeney per American Eagle" class="wp-image-67201" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Instagram-2-1-edited.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Instagram-2-1-edited-480x538.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="710" height="742" data-id="67203" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-1-edited-1.jpg" alt="Sydney Sweeney per American Eagle" class="wp-image-67203" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-1-edited-1.jpg 710w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-1-edited-1-480x502.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 710px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La campagna era stata accusata da alcuni osservatori di evocare, seppure involontariamente, concetti legati all’eugenetica e alla superiorità razziale, anche in relazione all’immagine dell’attrice, bianca, bionda e con gli occhi azzurri.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il dibattito era poi cresciuto sui social, trasformando ancora una volta Sydney Sweeney nel centro della conversazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>La vera storia dietro la campagna Novig</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma c’è un particolare che cambia completamente la lettura dello spot Novig.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Sydney Sweeney non è semplicemente la testimonial di Novig. È legata alla società anche come socia e azionista.</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="698" height="827" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-edited-1.jpg" alt="Sydney Sweeney per Novig" class="wp-image-67206" style="width:368px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-edited-1.jpg 698w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-edited-1-480x569.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 698px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è questo il dettaglio che merita di essere messo al centro della discussione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Perché cambia la dinamica tradizionale della pubblicità. Non abbiamo soltanto un brand che utilizza il corpo e la popolarità di una celebrity per vendere il proprio prodotto. Abbiamo una celebrity che ha un interesse diretto nel successo del brand.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sydney non presta semplicemente il proprio volto a una campagna: il successo dell’operazione può avere un riflesso anche sui suoi interessi economici. La provocazione, quindi, non appare soltanto come una scelta creativa del marchio, ma come parte di una strategia nella quale l’attrice stessa è coinvolta.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Sydney Sweeney tra nudo e consapevolezza</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A questo punto diventa difficile considerare Sydney Sweeney una presenza passiva all’interno della campagna.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="920" data-id="67180" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/sydney-sweeney-3-1.jpg" alt="Sydney Sweeney " class="wp-image-67180" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/sydney-sweeney-3-1-736x720.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/sydney-sweeney-3-1-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 736px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="480" height="685" data-id="67181" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-5-1.jpg" alt="Sydney Sweeney " class="wp-image-67181" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="717" height="827" data-id="67205" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T230528.216-edited.jpg" alt="Sydney Sweeney " class="wp-image-67205" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T230528.216-edited.jpg 717w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T230528.216-edited-480x554.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 717px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="587" data-id="67178" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Opinion-_-Sydney-Sweeneys-prediction-ad-is-cynical-unhealthy-and-reveals-plenty-about-modern-sports-—-Guardian-US-1-1.jpg" alt="Sydney Sweeney per Novig" class="wp-image-67178" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Opinion-_-Sydney-Sweeneys-prediction-ad-is-cynical-unhealthy-and-reveals-plenty-about-modern-sports-—-Guardian-US-1-1.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Opinion-_-Sydney-Sweeneys-prediction-ad-is-cynical-unhealthy-and-reveals-plenty-about-modern-sports-—-Guardian-US-1-1-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>L’attrice conosce perfettamente il potere della propria immagine</strong>. Sa che la sua bellezza genera attenzione, sa che il suo corpo è diventato uno degli elementi più riconoscibili della sua persona pubblica e sa soprattutto che, nell’economia dei social, <strong>la controversia è una potentissima macchina di visibilità.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il risultato è sotto gli occhi di tutti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Quanti conoscevano Novig prima della campagna? E quanti ne hanno sentito parlare dopo?</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È proprio questo il cuore del marketing<strong>. Lo spot non vende soltanto una piattaforma sportiva: accende un dibattito.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La campagna diventa contenuto, il contenuto diventa notizia, la notizia diventa viralità<strong>. E la viralità, per un brand, ha un valore enorme.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Sessualizzazione o autodeterminazione?</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E arriviamo al punto più interessante.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>È possibile criticare l’uso del corpo femminile nella pubblicità e, contemporaneamente, difendere la libertà di una donna di scegliere come rappresentare se stessa?</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="552" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T232002.527-1.jpg" alt="Sydney Sweeney " class="wp-image-67184" style="width:573px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T232002.527-1.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T232002.527-1-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La risposta dovrebbe essere sì.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni abbiamo cercato di superare l’idea secondo cui il corpo femminile debba essere necessariamente bello, disponibile, desiderabile e soprattutto funzionale allo sguardo maschile. È una battaglia culturale importante: una donna non dovrebbe valere di più o di meno in base a quanto il suo corpo riesca ad attirare attenzione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma esiste anche il rovescio della medaglia.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se la libertà significa realmente autodeterminazione, allora dovrebbe comprendere anche la possibilità di scegliere di mostrare il proprio corpo. Una donna può decidere di coprirsi, di non mostrarsi, di non essere sensuale. Ma può anche scegliere l’opposto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Sydney Sweeney e la libertà di scegliere le proprie regole</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="848" data-id="67209" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T225849.311-edited-1.jpg" alt="Sydney Sweeney " class="wp-image-67209" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T225849.311-edited-1.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/download-2026-09-24T225849.311-edited-1-480x553.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="915" data-id="67188" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-for-SYRN-Spring-2026.jpg" alt="Sydney Sweeney " class="wp-image-67188" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-for-SYRN-Spring-2026-736x551.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-for-SYRN-Spring-2026-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 736px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="400" height="711" data-id="67186" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-Photo-Gallery-Fansite-—-HD-Pics-Red-Carpet-Editorial.jpg" alt="Sydney Sweeney " class="wp-image-67186" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-Photo-Gallery-Fansite-—-HD-Pics-Red-Carpet-Editorial.jpg 400w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Sydney-Sweeney-Photo-Gallery-Fansite-—-HD-Pics-Red-Carpet-Editorial-169x300.jpg 169w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sydney Sweeney è arrivata a un punto della sua carriera in cui conosce perfettamente il valore della propria immagine.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È consapevole della propria bellezza, del proprio corpo e dell’attenzione che genera. E sembra aver scelto di non subirne semplicemente le conseguenze, ma di <strong>trasformare questa consapevolezza in uno strumento.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La campagna Novig può quindi essere letta in molti modi: come una provocazione, come una strategia pubblicitaria, come una riflessione sulla sessualizzazione femminile o come l’ennesimo esempio di una celebrity che sa trasformare la propria immagine in capitale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma forse c’è una domanda ancora più interessante.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Se una donna sceglie consapevolmente di giocare con il proprio corpo, perché dovremmo sentirci necessariamente provocati da quella scelta?</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>La vera libertà non dovrebbe consistere nel decidere quale sia il modo “giusto” per una donna di mostrarsi. Dovrebbe consistere nel permetterle di scegliere.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E Sydney Sweeney, con Novig, sembra aver scelto molto chiaramente da che parte stare: quella di chi non chiede il permesso di giocare con la propria immagine.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="736" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/sydney-sweeney-6.jpg" alt="Sydney Sweeney " class="wp-image-67190" style="width:552px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/sydney-sweeney-6-736x551.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/sydney-sweeney-6-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 736px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Photocredit</strong>: Pinterest, Novig via Instagram</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Leggi:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.adlmag.it/2025/07/26/sydney-sweeney-per-american-eagle/">Sydney Sweeney per American Eagle</a></li>



<li><a href="https://www.adlmag.it/2025/07/17/corpi-veri-moda-vera-inclusivita-tra-utopia-e-marketing/">“Corpi veri, moda vera?” Inclusività tra utopia e marketing</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/10/01/sydney-sweeney-per-novig/">Sydney Sweeney per Novig</a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tacchi di tendenza 2027: le scarpe più particolari viste alle Fashion Week</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/09/30/tacchi-di-tendenza-2027-fashion-week/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Floridia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tacco torna protagonista Il tacco torna al centro della scena e lo fa in una veste decisamente meno prevedibile. Le ultime Fashion Week stanno mostrando una nuova attenzione per la calzatura, sempre più considerata parte integrante del processo creativo e non semplice completamento del look. A Parigi, dove in questi giorni sono in corso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il tacco torna protagonista</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il tacco torna al centro della scena e lo fa in una veste decisamente meno prevedibile. Le ultime <a href="https://www.adlmag.it/2026/09/20/the-big-bag-is-back/" id="https://www.adlmag.it/2026/09/20/the-big-bag-is-back/">Fashion Week</a> stanno mostrando una nuova attenzione per la calzatura, sempre più considerata parte integrante del processo creativo e non semplice completamento del look. A Parigi, dove in questi giorni sono in corso le sfilate Spring Summer<a href="https://www.adlmag.it/2026/09/28/milano-fashion-week-ss27/" id="https://www.adlmag.it/2026/09/28/milano-fashion-week-ss27/"> 2027</a>, le scarpe raccontano infatti una parte importante della direzione presa dalla moda contemporanea. Tacchi sottilissimi, forme scultoree, dettagli preziosi e costruzioni quasi architettoniche convivono sulle passerelle, dando vita a un panorama molto più vario rispetto alle stagioni passate. Il punto non è soltanto l’altezza. Il vero elemento di ricerca è la forma del tacco, che diventa decorazione, struttura e in alcuni casi persino elemento narrativo. Il risultato è una calzatura sempre più vicina al mondo del design. Una scarpa può essere sensuale e minimalista, oppure diventare una piccola scultura da indossare.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="739" height="1024" data-id="67283" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/1articolotrendtacchi2027-edited-739x1024.jpg" alt="Scarpa nera Saint Laurent con tacco serpentino dorato" class="wp-image-67283" style="width:423px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/1articolotrendtacchi2027-edited-739x1024.jpg 739w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/1articolotrendtacchi2027-edited-480x665.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 739px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="584" height="1024" data-id="67282" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/2articolotrendtacchi2027-584x1024.jpg" alt="Scarpa dorata Saint Laurent con tacco serpentino" class="wp-image-67282" style="width:421px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/2articolotrendtacchi2027-584x1024.jpg 584w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/2articolotrendtacchi2027-480x842.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 584px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Saint Laurent, quando il tacco diventa seduzione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra le sfilate più interessanti di questa settimana c’è quella di Saint Laurent, presentata a Parigi il 29 settembre. La collezione di Anthony Vaccarello porta in passerella una sensualità molto precisa, costruita attraverso silhouette aderenti, trasparenze, oro e nero. Le scarpe seguono la stessa direzione e diventano uno degli elementi più forti della collezione. A catturare l’attenzione sono soprattutto i tacchi dalla forma serpentina, un dettaglio che introduce un elemento quasi scultoreo senza allontanarsi dall’estetica della maison. Il serpente sembra avvolgere la scarpa e trasformare il tacco in una linea decorativa. Non è un’aggiunta fine a se stessa: contribuisce alla costruzione della silhouette e rafforza quell’idea di femminilità sofisticata e provocatoria che caratterizza il lavoro di Vaccarello. È una strada diversa rispetto alla ricerca del tacco spettacolare a tutti i costi. Qui l’effetto è affidato alla proporzione, alla forma e al modo in cui la scarpa accompagna la gamba. Il risultato è una delle interpretazioni più interessanti del tacco sexy viste finora per la prossima stagione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="779" height="1024" data-id="67285" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/4articolotrendtacchi2027-779x1024.jpg" alt="Fiori Dior ispirazione per le scarpe della collezione" class="wp-image-67285" style="width:407px;height:auto" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="765" height="1024" data-id="67284" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/3articolotrendtacchi2027-765x1024.jpg" alt="Scarpa Dior bianca con stampa floreale verde e gialla" class="wp-image-67284" style="width:405px;height:auto" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dior e la nuova scarpa-gioiello</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se Saint Laurent lavora soprattutto sulla sensualità della forma, Dior porta la ricerca verso il territorio della decorazione. Tra le proposte emerse dalle passerelle parigine si ritrovano cristalli, perle, fiori e motivi ispirati al mondo naturale, elementi che trasformano la scarpa in qualcosa di molto vicino a un gioiello. La decorazione torna quindi a essere protagonista, ma con un approccio più sofisticato. Non si tratta semplicemente di aggiungere qualcosa alla superficie della scarpa: il dettaglio diventa parte della sua identità. È una concezione del lusso legata soprattutto al lavoro artigianale, alla cura del dettaglio e alla possibilità di trasformare un accessorio quotidiano in un oggetto prezioso. La scarpa non è più soltanto ciò che completa l’abito ma può diventare il punto focale dell’intero look.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="572" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/5articolotrendtacchi2027-572x1024.jpg" alt="Scarpa platform Roberto Cavalli con stampa leopardata
" class="wp-image-67286" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/5articolotrendtacchi2027-572x1024.jpg 572w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/5articolotrendtacchi2027-480x859.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 572px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tacchi scultorei, platform e nuove geometrie</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Accanto alla sensualità di Saint Laurent e alla decorazione di Dior, le passerelle stanno facendo emergere una terza direzione: quella del tacco come elemento architettonico. Il cone heel, le forme geometriche, i tacchi più larghi o volutamente sproporzionati continuano a guadagnare spazio. A questa ricerca si aggiunge il ritorno del platform, reinterpretato però con proporzioni e materiali più sofisticati rispetto alle versioni nostalgiche degli anni Duemila. Parallelamente continuano a trovare spazio i kitten heels e i tacchi più bassi, a dimostrazione di come la prossima stagione non sembri voler imporre una sola altezza. La tendenza riguarda piuttosto la libertà di sperimentare con proporzioni e costruzioni diverse. Il nuovo lusso della calzatura sembra quindi muoversi in più direzioni contemporaneamente. Saint Laurent punta sulla seduzione, Dior sulla preziosità, mentre le forme scultoree esplorano il rapporto tra moda e design. Dalle forme serpentine alle decorazioni gioiello, passando per geometrie e platform, la scarpa torna a occupare un ruolo centrale nel guardaroba luxury. E sulle passerelle Spring Summer 2027 è forse proprio il tacco, più dell’abito, a raccontare quanto la moda contemporanea abbia ancora voglia di sperimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto: Instagram</em></p>
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		<title>Are social the new magazines?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/09/30/la-comunicazione-veloce-nellera-social/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Hari Renzitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 07:32:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I social hanno cambiato la velocità della comunicazione, sovvertendo le regole dei sacri magazines di moda Prima che i social, ma internet in generale, cambiassero il ritmo della comunicazione, c’è stato un tempo in cui la moda aspettava e rispettava i tempi necessari a contenuti pensati. Aspettava la passerella, e il fotografo, e così la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">I social hanno cambiato la velocità della comunicazione, sovvertendo le regole dei sacri magazines di moda</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Prima che i social, ma internet in generale, cambiassero il ritmo della comunicazione, c’è stato un tempo in cui la moda aspettava e rispettava i tempi necessari a contenuti pensati. Aspettava la passerella, e il fotografo, e così la redazione, come i lettori d’altronde. Il sistema moda si reggeva secondo un calendario rituale, scandito dalle stagioni in passerella e dalle uscite mensili o settimanali dei magazines.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli anni Novanta questo universo appariva immobile. Le grandi testate internazionali erano il luogo nel quale tutto prendeva forma. La moda entrava nell’immaginario collettivo attraverso un lungo processo costruttivo messo in atto dalle redazioni. Il percorso trasformava un abito in immagine e poi l’immagine in desiderio e infine il desiderio in cultura. I magazines raccontavano e stabilivano senza scanso d’equivoco ciò che fosse meritevole di essere trasmesso. Questo perché la sola scelta di una copertina, di un fotografo o una specifica modella si trasformava in dichiarazione estetica, e questa influenzava potentemente l’immaginario collettivo.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2058-576x1024.jpg" alt="copertine di magazines" class="wp-image-67152" style="width:419px;height:auto" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Con la diffusione di Internet negli anni Novanta il ritmo tradizionale dell’editoria si è incrinato: nascono i primi blog, i primissimi laboratori della comunicazione digitale. Per la prima volta un autore poteva pubblicare direttamente per il proprio pubblico senza attendere la chiusura di una redazione o la distribuzione di un nuovo numero. La notizia stessa poteva essere aggiornata durante la giornata e successivamente anche ora per ora. La vera innovazione è che i blog non hanno un superiore che rimandi o annulli una pubblicazione, per cui tutto può esse esposto, se ha rilevanza per lo scrittore stesso. Questi siti di pubblicazione indipendenti battono sul tempo ogni altra forma di comunicazione: testate strutturate online (che seguono un tipico ritmo redazionale), talk show e, ovviamente, settimanali di gossip.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Boom di blog online ai tempi d&#8217;oro del magazines</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il boom dei blog online arrivò con il Sexgate di Bill Clinton nel 1998. Una sfilza di reporter aprirono il proprio per raccontare ogni nuovo dettaglio emerso sul caso, e a cascata vennero aperti blog da utenti che creavano contenuti di satira spietata sulla vicenda. In questo clima, i tempi dell’editoria iniziano a cambiare, ma, mentre il gossip si sposta anche online, nel settore moda la supremazia rimane alla carta stampata.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La velocità dei social e Vogue.it</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Bisogna aspettare il 2011 per la creazione di Vogue.it, il primo sito internet di <a href="https://www.adlmag.it/2025/11/24/teen-vogue-la-fine-di-una-voce-politica/">Vogue</a>, nato dal genio di Franca Sozzani, che notò in maniera anche molto anticipata la forza dell’online. Ma nonostante ciò la moda rimane attaccata alla sua adorata carta fino al 2020.<div>È qui che si può rintracciare un vero e proprio spartiacque, un prima e un dopo nel rapporto tra social, magazines e moda. Se già dal 2017/2018 la moda trova una vetrina virtuale nelle freschissime influencer (la più storica, Chiara Ferragni), ancora non aveva modificato la propria fisionomia in favore dei social network. È con il Covid che le Fashion Week si spostano online: le sfilate, di cui fino alla stagione precedente si avevano solo i filmati, vengono trasmesse in mondovisione su Instagram. Non si torna più indietro. Piano piano tutto ciò che riguarda la moda viene ricercato online, o sui siti, o sui social, per il semplice fatto che si interagisce di più online. Per capire l’entità del cambiamento, basta pensare che fino al 2019 grandi Maison parigine non aggiornavano in maniera costante il proprio sito. La reazione è fisiologica: a meno che non si abbia un abbonamento (per cui le riviste arrivano al proprio domicilio), i contenuti delle riviste sono ricercati online. Tempo che si torni alla precedente normalità, e i più si sono già affezionati al nuovo metodo.</div></p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nuovi tipi di pagine</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se prima una sfilata la si raccontava nel numero successivo, online è mostrata mentre l’ultima modella ancora non è entrata in passerella. I look appaiono online pochi istanti dopo essere stati indossati. Un backstage diventa contenuto e una fotografia scattata in velocità scatena una conversazione globale prima ancora che la collezione venga presentata nella sua interezza. Instagram ha man mano portato questa trasformazione della comunicazione di moda ad un livello ancora più sofisticato. La piattaforma ha trasformato il proprio feed in un magazine permanente. La pagina non ha una fine e il lettore non deve aspettare le nuove uscite. Ogni immagine crea notizia e ogni video sviluppa un nuovo punto di vista, il tutto non regolamentato da nessun editor. Tutti, anche chi non conosce le dinamiche interne, possono parlare e dire la propria opinione sull’ultima collezione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="744" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2064-744x1024.jpg" alt="pagine di magazines" class="wp-image-67156" style="width:437px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Una nuova figura editoriale per i social</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tramite i social nascono anche una nuove figure editoriali assenti nei magazines: il fashion storyteller, il fashion content creator e il fashion blogger. Non sono necessariamente giornalisti e non per forza appartengono a una redazione. Possono essere fotografi, stylist, content creator, designer o personalità capaci di interpretare e raccontare la moda attraverso un linguaggio personale. Il lavoro dei fashion storyteller e content creator consiste nell’esporre le novità della moda contemporanea o aneddoti interessanti del passato, oltre che raccontare il fashion system dall’interno. I fashion blogger invece creano contenuti legati a tendenze, outfit e lifestyle. Attraverso loro il pubblico entra nel backstage, segue l’arrivo degli ospiti, scopre una collezione attraverso dettagli ravvicinati e ascolta il commento di chi si trova fisicamente all’interno dell’evento. Il telefono assume contemporaneamente il valore di macchina fotografica, taccuino, videocamera e mezzo di pubblicazione. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questa trasformazione ha contribuito a modificare l’idea di autorevolezza. Nel mondo dei magazine, il prestigio apparteneva soprattutto alla testata. La storia editoriale, la direzione creativa e le firme dei giornalisti costruivano una precisa gerarchia culturale. Su Instagram, invece, l’autorevolezza nasce spesso dalla relazione diretta con una community. Il pubblico non solo segue la testata, ma anche le voci e le personalità indipendenti che compongono il sistema.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="706" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_2073-706x1024.jpg" alt="Anna dello Russo" class="wp-image-67157" /><figcaption class="wp-element-caption">Anna dello Russo, stylist, fashion content creator, fashion blogger.<br>@annadellorusso</figcaption></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La moda vive di immagini, atmosfere, dettagli e trasformazioni. I social permettono a questi elementi di circolare senza restrizioni, a differenza dei magazines, che hanno un inizio e una fine. Ma la velocità porta con sé una contraddizione: più la comunicazione diventa rapida, più diventa difficile fermarsi. La rivista chiede al lettore di dedicare tempo a un editoriale, a un servizio fotografico, a un’intervista soprattutto per comprenderne la profondità. Il social chiede invece un tipo di attenzione non troppo profonda, perché basta scorrere e si entra in un nuovo mondo. Mentre i numeri dei magazines sono sempre caratterizzati da un fil rouge, i post Instagram, per quanto seguano l’algoritmo, sono casuali.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nuovo panorama, nuovo paradigma</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questo nuovo panorama la copertina viene sostituita dal post, l’editoriale dal carousel, il reportage dalla Stories, il lungo racconto può diventare un Reel di pochi secondi. Molto probabilmente i due mondi non sono necessariamente destinati a combattersi: il magazine ha perso il monopolio del racconto, ma non la propria identità sofisticata. La carta rappresenta ancora uno spazio di approfondimento e di ricerca estetica, mentre il digitale permette alla conversazione di continuare ogni giorno. Inoltre, lo stile giornalistico online non è identico a quello cartaceo. Se la lettura stufa e non è incalzante, un articolo sul telefono si può chiudere in mezzo secondo. Con il cartaceo la scelta di aprire la copertina e sfogliare le pagine è attiva, per questo si è più inclini a rimanere fino alla fine e non scappare verso altre distrazioni che il telefono offre di continuo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse, quindi, i social non sono i nuovi magazines. Sono solo diventati un nuovo modo di pensare l’editoria di moda. Il tempo della moda oggi, oltre che mensile o quotidiano, è anche continuo. Online la notizia può nascere, esplodere e trasformarsi nel giro di poche ore, su carta la notizia resta e diventa memorabile.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Photocredits: Pinterest, Instagram</strong></p>
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		<title>Lancel celebra 150 anni di eleganza parigina</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/09/28/lancel-celebra-150-anni-di-eleganza-parigina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra heritage e contemporaneità, la Maison festeggia il suo 150° anniversario con la mostra “LANCEL, TOUJOURS”, una capsule dedicata alla Premier Flirt e il volume “LANCEL. Objects of Desire for 150 Years”, edito da Rizzoli. Centocinquant’anni di storia, eleganza e savoir-faire, ma soprattutto di quella&#160;joie de vivre&#160;che appartiene indissolubilmente all’immaginario parigino.&#160;Lancel celebra il suo 150° [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra heritage e contemporaneità, la Maison festeggia il suo 150° anniversario con la mostra “LANCEL, TOUJOURS”, una capsule dedicata alla Premier Flirt e il volume “LANCEL. Objects of Desire for 150 Years”, edito da Rizzoli.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Centocinquant’anni di storia, eleganza e savoir-faire, ma soprattutto di quella&nbsp;<em>joie de vivre</em>&nbsp;che appartiene indissolubilmente all’immaginario parigino.&nbsp;<strong>Lancel celebra il suo 150° anniversario</strong>&nbsp;ripercorrendo un heritage costruito attraverso borse e accessori che, dal 1876 a oggi, hanno accompagnato l’evoluzione della società e delle sue abitudini.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Una storia che nasce dall’intuizione di&nbsp;<strong>Angèle Lancel</strong>, imprenditrice visionaria capace di interpretare le esigenze delle donne del proprio tempo, coniugando audacia, funzionalità ed eleganza in un’epoca in cui l’imprenditoria femminile rappresentava ancora un’eccezione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-17.jpg" alt="" class="wp-image-67047" style="width:316px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-17.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-17-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Da Parigi, una storia lunga 150 anni</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Parigi, 1876. Angèle e Alphonse Lancel iniziano la propria attività al Passage des Petites Écuries come fabbricanti di pipe e creatori di preziosi astucci. Intorno a loro la città cambia rapidamente, preparandosi a entrare nel nuovo secolo tra la Tour Eiffel, il Moulin Rouge, i boulevard, la nascita della Metropolitana e una società attraversata da profonde trasformazioni.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lancel accompagna questa evoluzione attraverso oggetti capaci di rispondere alle nuove necessità della vita quotidiana. Dai primi accessori dedicati alle fumatrici si passa alle borse dalle molteplici funzionalità, come le celebri&nbsp;<strong>Sac à Malices</strong>, pensate per il teatro, il viaggio e la vita sociale delle parigine di inizio Novecento.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nascono così modelli destinati a entrare nell’archivio della Maison, dal&nbsp;<strong>Sac Seau</strong>, la borsa a secchiello, fino alla&nbsp;<strong>Daligramme</strong>, ispirata a Salvador Dalí e caratterizzata da una tracolla realizzata con una catena di bicicletta.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="751" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-16.jpg" alt="" class="wp-image-67049" style="width:287px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-16.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-16-480x721.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">“LANCEL, TOUJOURS”: l’heritage diventa esperienza</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per celebrare questo importante anniversario, la Maison presenta&nbsp;<strong>“LANCEL, TOUJOURS”</strong>, la mostra immersiva ospitata fino al 23 dicembre 2026 presso lo storico indirizzo di&nbsp;<strong>8 Place de l’Opéra</strong>, a Parigi.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Più che seguire una successione cronologica, il percorso sceglie una narrazione tematica, costruita intorno all’invenzione, alla bellezza, all’utilità e al piacere. Radio Bambino, borse, ombrelli, portasigarette, il baule Aviona ispirato alle prime stive degli aerei e valigie leggere in nylon diventano così testimonianze di epoche e modi di vivere differenti.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="733" data-id="67055" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/La-Tante-Riche.jpg" alt="" class="wp-image-67055" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/La-Tante-Riche.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/La-Tante-Riche-480x704.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="670" data-id="67057" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/3-3.jpg" alt="" class="wp-image-67057" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/3-3.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/3-3-480x643.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="670" data-id="67056" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/1-4.jpg" alt="" class="wp-image-67056" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/1-4.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/1-4-480x643.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La grande scalinata della boutique introduce il visitatore in un viaggio che parte dalla ricostruzione del laboratorio originale dei fondatori e prosegue attraverso una&nbsp;<em>camera delle meraviglie</em>, fino ad arrivare all’anatomia della borsa, raccontata attraverso forma, superficie, chiusura e manico.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli accessori diventano quindi strumenti attraverso cui leggere anche l’evoluzione della società: dalle borse in tela e pelle legate alle restrizioni dei periodi di guerra alle pochette degli anni Cinquanta, fino alle custodie per racchette da tennis, alle sacche da golf e alle borse sportive.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" data-id="67050" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-14.jpg" alt="" class="wp-image-67050" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-14.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-14-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" data-id="67051" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-15.jpg" alt="" class="wp-image-67051" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-15.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-15-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" data-id="67053" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-2-1.jpg" alt="" class="wp-image-67053" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-2-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-2-1-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Premier Flirt, quindici interpretazioni di un’icona</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le celebrazioni guardano però anche al presente con la&nbsp;<strong>150th Capsule Collection</strong>, dedicata alla Premier Flirt.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nata nel 2006, l’iconica borsa a secchiello dalla tasca asimmetrica celebra il proprio ventesimo anniversario attraverso&nbsp;<strong>quindici edizioni esclusive</strong>, ciascuna pensata per reinterpretare uno dei codici che definiscono l’identità Lancel.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Materiali, lavorazioni e riferimenti agli archivi costruiscono personalità differenti.&nbsp;<em>Mon Chouchou</em>&nbsp;esplora la morbidezza della pelle di montone, mentre&nbsp;<em>Joséphine</em>&nbsp;si anima attraverso frange in pelle ispirate all’atmosfera dei club parigini degli anni Venti.&nbsp;<em>Obsession</em>&nbsp;moltiplica i due iconici occhielli trasformandoli in elemento grafico;&nbsp;<em>La Favorite</em>&nbsp;riunisce invece alcuni dei materiali più preziosi della Maison in un patchwork di ispirazione Seventies.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="670" data-id="67060" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/7-2.jpg" alt="" class="wp-image-67060" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/7-2.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/7-2-480x643.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="740" data-id="67058" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Mon-Chouchou.jpg" alt="" class="wp-image-67058" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Mon-Chouchou.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Mon-Chouchou-480x710.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" data-id="67059" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/La-Favorite.jpg" alt="" class="wp-image-67059" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/La-Favorite.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/La-Favorite-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A queste si aggiungono&nbsp;<em>Urban Flirt</em>, incontro tra Premier Flirt e Origami,&nbsp;<em>L’Essentielle</em>, costruita intorno alla purezza della materia, e&nbsp;<em>L’Exubérante</em>, dove i volumi si amplificano attraverso la texture della pelle di struzzo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quindici interpretazioni differenti per ribadire una continuità che non significa immobilità: l’archivio rimane il punto di partenza, ma viene riletto attraverso un linguaggio contemporaneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Lancel, Objects of Desire for 150 Years</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A raccontare i 150 anni della Maison è anche&nbsp;<strong>“LANCEL. Objects of Desire for 150 Years”</strong>, il volume pubblicato da Rizzoli Illustrati, curato da&nbsp;<strong>Alessandra Arezzi Boza</strong>, con introduzione di Sophie Fontanel e art direction di Laura Decaminada.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anche il libro abbandona una narrazione strettamente cronologica per costruire un percorso tematico tra passato e futuro, mettendo in luce creazioni, valori e innovazioni che hanno definito l’identità della Maison.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il racconto è arricchito da una sezione a fumetti realizzata dall’artista&nbsp;<strong>Sophie Lambda</strong>&nbsp;e da una raccolta di&nbsp;<em>love letters</em>: ricordi, emozioni e frammenti personali che testimoniano il rapporto costruito nel tempo tra Lancel e generazioni di francesi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-23.jpg" alt="" class="wp-image-67054" style="width:311px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-23.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/LancelToujours_SayWho2026_@sheraz.debbich-23-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Oggi la Maison continua a coniugare l’eleganza parigina con l’eccellenza della manifattura italiana, affidata a laboratori toscani. Dal 2018 parte del Gruppo Piquadro, Lancel porta avanti un dialogo costante tra heritage e contemporaneità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Centocinquant’anni dopo la sua nascita, Lancel sceglie così di celebrare il passato senza trasformarlo in nostalgia. Perché un archivio può custodire la memoria di una Maison, ma è la capacità di continuare a reinterpretarlo a renderlo ancora contemporaneo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits; press kit Errani Studio</p>
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		<title>Weekend wedding </title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/09/25/weekend-wedding/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché vivertelo in un solo giorno quando puoi creare un intero weekend per il tuo matrimonio Più giorni da celebrare e un matrimonio da organizzare Al termine della stagione matrimoni estivi si può definire centrale la pressione sociale e mediatica sul festeggiare il matrimonio non più come un singolo giorno da vivere bensì più giorni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Perché vivertelo in un solo giorno quando puoi creare un intero weekend per il tuo matrimonio</h3>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Più giorni da celebrare e un matrimonio da organizzare</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Al termine della stagione matrimoni estivi si può definire centrale la pressione sociale e mediatica sul festeggiare il matrimonio non più come un singolo giorno da vivere bensì più giorni da festeggiare. Il weekend or three day wedding sono gli standard su cui si aspira la creazione di un matrimonio nel 2026/2027.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="771" height="1024" data-id="67022" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/717582458_18569985346064417_7586449840144541281_n-771x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67022" /></figure>



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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nella preparazione di un matrimonio si racchiudono momenti e idee da sogno. Le destinazioni sempre più esotiche e distanti dalle residenze degli sposi fanno si che si possa preferire la creazione di una celebrazione che comprendesse più momenti distinti. Creando una vera e propria esperienza di viaggio e condivisione, senza vivere la tipica fretta del giorno singolo e godersi ogni istante.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&nbsp;Il trend dell’ultimo anno è la celebrazione della coppia promessa distribuita su più giornate e contestualizzata in diverse giornate ben definite.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dal Pre-wedding party: può durare un’intera giornata o solo la sera dove in un ambiente informale si permette agli ospiti di fare conoscenza e riunirsi in un unico posto come a casa.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il Wedding Day: l’intensa giornata più articolata sugli sviluppi e anche più formale in base alla descrizione degli sposi o dell’organizzazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&nbsp;The Day After: un’altra festa che inizia dalla colazione o il pranzo ma in totale relax, per cui si scarica tutta la tensione e stanchezza accumulata, salutando gli ospiti che vanno via.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La stagione dei grandi matrimoni</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La stagione estiva appena conclusa ha portato con se la presenza di molti matrimoni internazionali e di celebrities. Dalle colline fiabesche della toscana alle terrazze vista mare affacciate sul mediterraneo, si può affermare che l’Italia è una destinazione per eccellenza scelta dai futuri sposi di ogni paese.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Molti matrimoni hanno interazioni da milioni di like tramite social e diventando a tutti gli effetti scene da un matrimonio da sogno. E’ stato un evento destinato a entrare nella storia quello del matrimonio svolto a giugno, tra la supermodella Ming Xi e l’imprenditore Mario Ho. E’ stato il primo matrimonio a essere celebrato all’interno della celebre abbazia normanna dopo oltre 1.000 anni, ciò avvenuto grazie a permessi speciali e alla privatizzazione del sito UNESCO. Le immagini della coppia hanno generato un ondata di ammiratori per la bellezza fiabesca degli scatti, in un abito Dior Haute Couture lei definiva il quadro.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/718190126_18569985310064417_273007710363699078_n-1-768x1024-1.jpg" alt="" class="wp-image-67030" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/718190126_18569985310064417_273007710363699078_n-1-768x1024-1.jpg 768w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/718190126_18569985310064417_273007710363699078_n-1-225x300.jpg 225w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/718190126_18569985310064417_273007710363699078_n-1.jpg 1080w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E’ Palermo invece la location scelta per i festeggiamenti durati tre giorni dalla coppia Dua Lipa e Callum Turner. Una piazza nel centro storico della città per il pre-wedding party, la villa per il ricevimento principale sulla periferia di Palermo, è stata location di Dolce &amp; Gabbana e del matrimonio tra il couturier inglese Harris Reed e suo marito Eitan Senerman. Villa Valguarnera mantiene il fascino della residenza nobiliare che è stata, ma attraverso progettazioni ideate da wedding designer ha assunto profili sempre nuovi. Concludendo il matrimonio accolti tra le mura della villa appartenuta ai Florio, Villa Igea.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/727103595_18573575530064417_4586075703490656692_n-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67032" /></figure>



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<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Chi ha seguito il trend e chi lo ha elevato</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il calcio è stato protagonista fra i matrimoni della stagione estiva, la Puglia raccontata durante il weekend del portiere Gigio Donnarumma e Alessia Elefante a Locorotondo ha fatto innamorare tifosi e curiosi. Grandi nomi del calcio si sono recati in una masseria per rendere omaggio ai novelli sposi, dalla piazza di paese allestita in modo tradizionale per dare il benvenuto, al pool party per salutare gli ospiti.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Luoghi, allestimenti da capo giro e ospiti d’eccezione come cantanti internazionali e nazionali sono le caratteristiche che definiscono questi sogni da weekend. Comprare direttamente la location del ricevimento anziché affittarla è la scelta fatta dal miliardario delle criptovalute Brendan Blumer e il manager olbiese Salvatore Spano. La Gallura e la Costa Smeralda super blindate hanno ospitato festeggiamenti con esibizioni di Katy Perry e Rita Ora.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Budget illimitati e ospiti celebri fanno si che si parli del proprio matrimonio. Tutto distribuito in momenti perfetti dove le location e wedding coordinator si fondano in giornate da non dimenticare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà solo un trend del momento o si divulgherà ancor di più la celebrazione del proprio matrimonio su più giornate?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Crediti foto: wed_vibes instagram profile</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.adlmag.it/2026/09/25/weekend-wedding/">Weekend wedding </a> proviene da <a href="https://www.adlmag.it">AdL Mag</a>.</p>
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		<title>Una storia di moda ben definita</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/09/23/una-storia-di-moda-ben-definita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella del brand Giuliano Fujiwara è una storia ricca di creatività ed heritage distintivo che si confronta con i numeri di un successo aziendale incerto. Essere designer del brand Diversi sono stati i designer che hanno cercato di coprire il ruolo di GIuliano Fujiwara ma solo in pochi l’hanno realmente fatto.&#160; Un brand che vive [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quella del brand Giuliano Fujiwara è una storia ricca di creatività ed heritage distintivo che si confronta con i numeri di un successo aziendale incerto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/ST-1-682x1024.jpg" alt="" class="wp-image-66777" style="aspect-ratio:0.6660194928746166;width:406px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Essere designer del brand</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Diversi sono stati i designer che hanno cercato di coprire il ruolo di GIuliano Fujiwara ma solo in pochi l’hanno realmente fatto.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un brand che vive di storia, rebranding e una costruzione coerente con il suo fondatore.&nbsp;</p>



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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Giuliano Fujiwara ha tramandato la sartoriale arte del sapere giapponese con la qualità della manifattura italiana, per un’estetica minimalista da un lusso etereo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La successione del brand</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il ruolo di direttore creativo svolto dallo stesso Yoshiaki Fujiwara fino alla sua morte nel 2005, sarà determinante per i possibili futuri eredi artistici di Giuliano Fujiwara.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Alla sua scomparsa è stata la moglie Kyomi Fujiwara che negli anni ha portato avanti lo stile e la tradizione del marito.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Masataka Matsumura nel 2006 inizia il suo percorso creativo per la casa di moda. Stilista giapponese formatosi tra la Svizzera e la Gran Bretagna a cui è affidato il rilancio del marchio.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Rimanendo fedele ai concetti originari di Yoshiaki Fujiwara dal design giapponese e manifattura italiana, la filosofia wabi-sabi e una ricerca spasmodica del dettaglio e della finitura perfetta, sono il lavoro che negli anni è stato svolto da Masataka Matsumura.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lo spirito d’avanguardia e più contemporaneo si è visto nelle collezioni fatte da Matsumura, un lusso minimalista da una qualità eccellente. I segmenti di mercato internazionale che comprendevano il lavoro del brand non coprivano un soddisfacente livello di domanda. Però le collaborazioni con artisti contemporanei e nuove licenze nel segmento home e beauty permise l’affermarsi di Fujiwara come un vero lifestyle brand.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il brand è attualmente appartenente al gruppo BREEZE di Taiwan dal&nbsp; maggio 2011 che attraverso due designer ha avuto continuità. Sergio Daricello designer siciliano prima, e seguito da Antonio Azzuolo fino al 2013 in cui per strategie aziendali è stato deciso il congelamento temporaneo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="769" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/ST-5-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-66795" style="aspect-ratio:0.7509866765555056;width:413px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Un nome da far conoscere</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quello di Giuliano Fujiwara è un brand da divulgare e da cui arsi inspirare. Negli anni le boutique monomarca che sono state aperte in diversi punti dell’Asia e successivamente chiusi, continuando vendite in molti negozi multibrand, hanno permesso la divulgazione del prodotto firmato Giuliano Fujiwara.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="769" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/ST-9-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-66804" style="aspect-ratio:0.7509969275021245;width:331px;height:auto" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma le collab e licenze hanno permesso una continuazione del brand fra i nomi della moda. Una capsule collection sviluppata nell’ambito di una Heritage strategy è apparsa con successo nei negozi nel 2012, sotto il controllo del CEO Stefano Sacchi e oggi docente di Accademia del Lusso a Milano.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Coinvolgendo i suoi studenti in progetti di valorizzazione dell&#8217;archivio, mostre ed editoriali di moda L’Accademia del Lusso ha avviato una collaborazione continuativa con il brand italo-giapponese Giuliano Fujiwara.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> In questo mese di settembre si terrà la presentazione del progetto Fujiwara con delle sfilate su Roma e Milano eseguite in collaborazione con gli studenti dell’accademia, di cui nel prossimo articolo vi sarà raccontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Crediti Foto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photography: Sarah Tarves</p>



<p class="wp-block-paragraph">Styling: Giulia Covaci</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hair &amp; Make-up: Fabiana Daddato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Models: Lea @selectmodels. Jonah @majormodel</p>
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		<title>Gioielli del cinema: i 10 più iconici</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/09/20/gioielli-del-cinema-piu-iconici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Lapicca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[jewelery]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuno di noi possiede un diamante da 84 carati. Eppure sappiamo tutti che aspetto ha. È questa la cosa interessante: i gioielli del cinema vivono nella nostra testa da decenni senza che li abbiamo mai visti dal vivo. Li riconosciamo da uno screenshot, da un fermo immagine su TikTok, da una board Pinterest salvata alle [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Nessuno di noi possiede un diamante da 84 carati. Eppure sappiamo tutti che aspetto ha.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È questa la cosa interessante: i gioielli del cinema vivono nella nostra testa da decenni senza che li abbiamo mai visti dal vivo. Li riconosciamo da uno screenshot, da un fermo immagine su TikTok, da una board Pinterest salvata alle due di notte. Non ci appartengono, ma li abbiamo memorizzati meglio di quelli di famiglia.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Mentre a Venezia è andata  in scena la <strong>Biennale del Cinema 2026</strong> e il <strong>Giffoni Hub Venezia26</strong> ha porta il pubblico più giovane dentro il discorso sul grande schermo, l&#8217;Osservatorio <strong>#BRANDGIOIELLI </strong>ha misurato esattamente questo fenomeno: quali gioielli visti al cinema gli italiani continuano a cercare su Google, a citare, a salvare. La ricerca ha incrociato i flussi di ricerca su Google Italia, le interazioni organiche sui canali digitali e la copertura editoriale, e ne è uscita una classifica di dieci pezzi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-file-576x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-66906" style="aspect-ratio:0.5625042999656003;width:326px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-file-576x1024.jpeg 576w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/unnamed-file-480x853.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 576px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non è una classifica di lusso. È una mappa di desideri.</h3>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Perché amiamo i gioielli dei film</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un gioiello, al cinema, non è mai solo un ornamento. È un dispositivo narrativo: serve a dire chi è un personaggio prima che apra bocca, a segnare il passaggio da uno stato sociale a un altro, a chiudere una storia d&#8217;amore o a farla saltare in aria.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è esattamente il motivo per cui la Gen Z, che compra gioielli in modo completamente diverso dalle generazioni precedenti — silver e demi-fine, vintage su Vinted e Vestiaire, charm accumulati come un archivio personale — continua a cercare pezzi da milioni di dollari. Non li cerca per comprarli. Li cerca perché raccontano qualcosa.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Come ha sintetizzato Alessandro Zucchi, CEO di #BRANDGIOIELLI: <em>&#8220;Il cinema, come il gioiello, sa trasformare un dettaglio in simbolo&#8221;</em>.</h3>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La classifica: i 10 gioielli del cinema più cercati in Italia</h2>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il &#8220;Cuore dell&#8217;Oceano&#8221; — <em>Titanic</em> (1997)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Primo posto, era prevedibile e inattaccabile. <strong>Il pendente blu</strong> a cuore che<strong> Rose</strong> butta in mare è diventato sinonimo di amore eterno.E pensare che non è mai esistito. Il gioiello indossato sul set era <strong>zirconia</strong> <strong>cubica montata su oro bianco</strong>, realizzata da <strong>Asprey &amp; Garrard </strong>su commissione dello scenografo <strong>Peter Lamont</strong>, perché una pietra vera di quelle dimensioni era fuori budget anche per il film più costoso mai prodotto fino ad allora. Solo dopo il successo planetario la maison creò un pezzo autentico, con uno <strong>zaffiro Ceylon a cuore di oltre 170 carati,</strong> venduto poi all&#8217;asta di beneficenza e indossato da <strong>Céline Dion </strong>agli Oscar del 1998. Il design si ispirava all&#8217;<strong>Hope Diamond</strong>, il diamante blu con la fama di essere maledetto. Un oggetto finto che ha generato un oggetto vero. La direzione inversa rispetto a quella che ci aspetteremmo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La collana di rubini e diamanti — <em>Pretty Woman</em> (1990)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La scena dell&#8217;astuccio prima della serata all&#8217;opera è probabilmente il momento di gioielleria più citato della commedia romantica americana.quella risata di <strong>Julia Roberts è reale</strong>. <strong>Richard Gere</strong> chiude di scatto il cofanetto sulle sue dita, e non era nel copione: l&#8217;attrice reagisce davvero, il regista tiene la ripresa, e la spontaneità entra nel film per sempre. Sul set, quel giorno, c&#8217;erano guardie del corpo: <strong>la collana in oro bianco, diamanti e rubini valeva oltre duecentomila dollari ed era autentica</strong>. Piccolo cortocircuito: la scena più tenera del film è, tecnicamente, un incidente.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="570" height="427" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Beautiful-necklace-worn-by-Julia-Roberts-in-Pretty-Woman-1990_-NS.jpeg" alt="" class="wp-image-66907" style="width:364px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Beautiful-necklace-worn-by-Julia-Roberts-in-Pretty-Woman-1990_-NS.jpeg 570w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Beautiful-necklace-worn-by-Julia-Roberts-in-Pretty-Woman-1990_-NS-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 570px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il Tiffany Diamond nella montatura &#8220;Ribbon Rosette&#8221; — <em>Colazione da Tiffany</em> (1961)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il collier multifilo e la montatura firmata <strong>Jean Schlumberger</strong> sono legati a doppio filo all&#8217;immagine di Audrey Hepburn e a un&#8217;idea di eleganza che non è mai passata di moda.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel film, quel diamante non c&#8217;è ( surprise!). Hepburn indossa perle finte, vistose e teatrali, coerenti con un personaggio che vive di apparenze. Il <strong>Tiffany Diamond da 128,54 carati</strong> lo porta solo nelle foto promozionali del 1961, ed è la seconda donna nella storia ad averlo indossato dopo <strong>Mary Whitehouse</strong> nel 1957. Da allora l&#8217;ha portato <strong>Lady Gaga</strong> agli Oscar 2019 e <strong>Beyoncé</strong> nella campagna del 2021. Quando si dicono le stranezze, l&#8217;icona di <strong>eleganza</strong> più imitata del Novecento indossa bigiotteria. Il diamante vero sta nel marketing.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="736" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/copia.jpeg" alt="" class="wp-image-66908" style="width:369px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/copia.jpeg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/copia-480x480.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La collana &#8220;Satine&#8221; — <em>Moulin Rouge!</em> (2001)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Milletrecentotto diamanti, firma del gioielliere <strong>Stefano Canturi,</strong> e per anni il titolo di gioiello più costoso mai realizzato per un film.Si pensi che è un pezzo creato per la macchina da presa prima che per un collo. Il film di <strong>Baz Luhrmann</strong> costruisce un&#8217;estetica di eccesso dichiarato — montaggio rapido, saturazione, colore — e la collana serve a reggere quel ritmo. In questo caso è styling, non gioielleria: un oggetto progettato per non essere mai visto fermo. Gioielli in movimento. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="353" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Nicole-Kidmans-necklace-she-wore-in-her-role-as-Satine-in-Moulin-Rouge_-Decadent.jpeg" alt="" class="wp-image-66912" style="width:590px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Nicole-Kidmans-necklace-she-wore-in-her-role-as-Satine-in-Moulin-Rouge_-Decadent.jpeg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Nicole-Kidmans-necklace-she-wore-in-her-role-as-Satine-in-Moulin-Rouge_-Decadent-480x230.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;orologio-bracciale &#8220;Serpenti&#8221; — <em>Cleopatra</em> (1963)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Diamanti e smeraldi avvolti al polso di Elizabeth Taylor. Il motivo del serpente come dichiarazione di potere e seduzione.In effetti il vero racconto sta fuori dal film. Durante le riprese romane a Cinecittà, <strong>Taylor </strong>si innamorò letteralmente di <strong>Bulgari</strong>, e i suoi acquisti in via dei Condotti sono diventati leggenda al punto che <strong>Richard Burton</strong> ironizzava sul fatto che l&#8217;unica parola italiana che lei conoscesse fosse il nome della maison. Il Serpenti che tutti associamo a Cleopatra appartiene tanto alla biografia dell&#8217;attrice quanto al personaggio. È il primo caso di questa classifica in cui la star, e non il costume, detta la moda.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="568" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Elizabeth-Taylor-on-the-set-of-Cleopatra-1962-wearing-her-her-Bulgari-Serpenti-watch-_-bracelet_.jpeg" alt="" class="wp-image-66910" style="width:360px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Elizabeth-Taylor-on-the-set-of-Cleopatra-1962-wearing-her-her-Bulgari-Serpenti-watch-_-bracelet_.jpeg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Elizabeth-Taylor-on-the-set-of-Cleopatra-1962-wearing-her-her-Bulgari-Serpenti-watch-_-bracelet_-480x370.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La collana &#8220;Toussaint&#8221; — <em>Ocean&#8217;s 8</em> (2018)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il fulcro assoluto della trama: un collier così importante da essere, di fatto, il vero protagonista del film. Realmente l&#8217;originale non esiste più. Il pezzo del 1931, disegnato da <strong>Jacques Cartier per il Maharaja di Nawanagar</strong> e descritto come la più bella cascata di diamanti colorati al mondo, fu smontato e le sue pietre riutilizzate. Per il film, <strong>Cartier</strong> lo ha ricostruito in otto settimane nei laboratori di rue de la Paix a Parigi partendo da disegni e fotografie d&#8217;archivio. E poiché era stato pensato per un uomo, è stato ridotto del <strong>15-20% </strong>per adattarsi al collo di <strong>Anne Hathaway</strong>. La curiosità in questo caso è che ,un gioiello maschile è stato rimpicciolito per una donna, in un film sul furto perfetto scritto per un cast tutto femminile. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="316" height="480" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/What-You-Didnt-Know-About-Indian-Maharajas-and-Their-Jewels-1.jpeg" alt="" class="wp-image-66911" style="width:223px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/What-You-Didnt-Know-About-Indian-Maharajas-and-Their-Jewels-1.jpeg 316w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/What-You-Didnt-Know-About-Indian-Maharajas-and-Their-Jewels-1-198x300.jpeg 198w" sizes="(max-width: 316px) 100vw, 316px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;anello di fidanzamento di Grace Kelly — <em>Alta Società</em> (1956)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un solitario con diamante taglio smeraldo di poco più di <strong>dieci carati</strong>, oggi ancora citatissimo come riferimento per gli anelli sofisticati e senza tempo.In questo caso la realtà incontra il cimena, perchè l&#8217;anello è il suo. Quello vero, ricevuto dal <strong>Principe Ranieri di Monaco</strong>. <strong>Grace Kelly</strong> si fidanzò durante la lavorazione del film, e la produzione decise di lasciarglielo al dito. Quindi in quelle scene non stiamo guardando un costume: stiamo guardando la vita privata di un&#8217;attrice che si infila dentro la finzione poco prima che lei lasci Hollywood per sempre. <strong>Curiosità</strong>:Il taglio smeraldo, oggi, è tornato in cima alle ricerche bridal. Non è un caso.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/copia-2-576x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-66916" style="aspect-ratio:0.5625103926645604;width:323px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/copia-2-576x1024.jpeg 576w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/copia-2-480x853.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 576px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il &#8220;Moon of Baroda&#8221; — <em>Gli uomini preferiscono le bionde</em> (1953)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Diamante <strong>fancy yellow a goccia da 24,04 carat</strong>i, associato per sempre all&#8217;immagine di <strong>Marilyn Monroe</strong>. Anche qui, la separazione tra film e promozione è netta. Nella sequenza di <strong><em>Diamonds Are a Girl&#8217;s Best Friend</em> </strong>Monroe indossa bigiotteria; il <strong>Moon of Baroda</strong> lo porta solo per gli scatti pubblicitari, prestato dal gioielliere che lo possedeva. Proviene dalle miniere di <strong>Golconda in India,</strong> le stesse del <strong>Koh-i-Noor,</strong> ed è stato battuto da <strong>Christie&#8217;s a Hong Kong nel 2018 per circa 1,3 milioni di dollari</strong>. E pensare che Marilyn firmò una foto ringraziando per l&#8217;occasione di averlo indossato. Anche le dive, a volte, prendono in prestito i gioielli.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="312" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Schermata-2021-08-19-alle-11.48.35.jpeg" alt="" class="wp-image-66917" style="width:455px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Schermata-2021-08-19-alle-11.48.35.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/Schermata-2021-08-19-alle-11.48.35-480x300.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La tiara &#8220;The Savoy&#8221; — <em>Il Grande Gatsby</em> (2013)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Diamanti, perle coltivate d&#8217;acqua dolce e linee Art Déco, con una spilla staccabile: il pezzo firmato <strong>Tiffany &amp; Co</strong>. per il personaggio di <strong>Daisy Buchanan</strong>. Il film di <strong>Luhrmann</strong> ha fatto per gli anni Venti quello che<strong> <em>Bridgerton</em> ha fatto per la Reggenza</strong>. Ha riportato l&#8217;headpiece nel guardaroba contemporaneo, prima nel bridal e poi, per contaminazione, nell&#8217;estetica da festival e nei look da red carpet. Se oggi vedete cerchietti gioiello e fasce sulla fronte nei moodboard, la genealogia passa da qui.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il pendente &#8220;Isadora&#8221; — <em>Come farsi lasciare in 10 giorni</em> (2003)</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un diamante <strong>fancy yellow a goccia da 84 carati, firmato Harry Winston</strong>, che regge da solo l&#8217;intera scena del gala &#8220;Frost Yourself&#8221;. Secondo molti il migliore della lista. Il gioiello era <strong>autentico </strong>e valeva diversi milioni di dollari, quindi la produzione dovette muoversi con auto blindata e servizio di sicurezza permanente. Le guardie del corpo che si vedono in scena sono guardie vere, quelle di Harry Winston, ingaggiate come comparse. E a ogni &#8220;stop&#8221;, il cast doveva riconsegnare i gioielli: nessuno poteva nemmeno andare in bagno indossandoli. La finzione, in quel caso, era la sola cosa finta sul set.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="235" height="354" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/A-‘How-To-Lose-A-Guy-In-10-Days-reboot-is-coming.jpeg" alt="" class="wp-image-66913" style="width:204px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/A-‘How-To-Lose-A-Guy-In-10-Days-reboot-is-coming.jpeg 235w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/A-‘How-To-Lose-A-Guy-In-10-Days-reboot-is-coming-199x300.jpeg 199w" sizes="(max-width: 235px) 100vw, 235px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Cosa dice tutto questo alla Gen Z</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il dato più interessante della ricerca non è la classifica, ma il tipo di ricerca. Chi cerca questi gioielli non cerca solo la storia: cerca repliche, dupe, modelli ispirati. Cerca il modo di avere quell&#8217;immagine addosso.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È lo stesso meccanismo che regge le estetiche su <strong>TikTok e Pinterest</strong>. Non si compra un oggetto, si compra un frame. E il gioiello è il formato più efficiente che esista per farlo: piccolo, permanente, portabile, immediatamente riconoscibile.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tre cose che questa lista ci dice, e che valgono anche fuori dal cinema:</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Il valore non sta nella pietra, sta nella scena.</strong> Metà dei pezzi di questa classifica sono zirconia, bigiotteria o repliche. Funzionano lo stesso. Anzi: funzionano meglio degli originali, perché l&#8217;originale non ha una storia da raccontare mentre la copia sì.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Il gioiello è un dispositivo di identità, non di ricchezza.</strong> È il motivo per cui la Gen Z accumula charm, incide iniziali, mescola argento e acciaio con pezzi ereditati. Il collier di Vivian in <em>Pretty Woman</em> segna un passaggio di stato: da invisibile a vista. È esattamente quello che chiediamo oggi a una collana da trenta euro.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;archivio è diventato uno strumento creativo.</strong> Cartier ricostruisce un pezzo perduto partendo dai disegni. Tiffany rimonta lo stesso diamante ogni vent&#8217;anni. Il vintage non è nostalgia: è materiale da rimontare, esattamente come un sample in un brano.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un gioiello che non produce stupore è solo peso.</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Fonti:</strong> Osservatorio #BRANDGIOIELLI (ricerca 2026 su flussi Google Italia, interazioni organiche e copertura editoriale); archivi Tiffany &amp; Co. e Cartier; Christie&#8217;s; materiali di produzione e interviste al cast dei film citati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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