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	<title>accademia del lusso Archivi - AdL Mag</title>
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	<title>accademia del lusso Archivi - AdL Mag</title>
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		<title>Questione di posto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Pollastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al bar, in aula, sul divano o in treno. Nessuno ci assegna un posto, eppure finiamo sempre per occupare lo stesso.Una piccola abitudine che racconta molto più di quanto immaginiamo. Entri in aula, guardi velocemente le sedie disponibili e ti dirigi verso quella di sempre. Non c&#8217;è il tuo nome scritto sopra, nessuno te l&#8217;ha [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Al bar, in aula, sul divano o in treno. Nessuno ci assegna un posto, eppure finiamo sempre per occupare lo stesso.<br>Una piccola abitudine che racconta molto più di quanto immaginiamo.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Entri in aula, guardi velocemente le sedie disponibili e ti dirigi verso quella di sempre. <br>Non c&#8217;è il tuo nome scritto sopra, nessuno te l&#8217;ha assegnata e, probabilmente, non sapresti nemmeno spiegare perché proprio quella. Eppure, quando la trovi occupata, provi un leggero fastidio. Niente di drammatico, certo. Ti siedi altrove e la giornata continua. Ma per qualche secondo hai la sensazione che qualcuno abbia cambiato qualcosa senza avvisarti.                             Succede continuamente.<br>Al bar abbiamo un tavolo preferito, sul divano un lato che consideriamo nostro, in treno scegliamo quasi automaticamente tra finestrino e corridoio.<br>Persino al cinema, davanti a una sala completamente vuota, sappiamo già più o meno dove vorremmo sederci.                                     La domanda, a questo punto, è una sola: quando abbiamo deciso che certi posti ci appartengono?</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Photo-by-Alex-Eckermann-on-Unsplash-683x1024.jpg" alt="Immagine di una metro con sedute diverse persone." class="wp-image-67926" style="aspect-ratio:0.6670129870129871;width:229px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Photo-by-Alex-Eckermann-on-Unsplash-683x1024.jpg 683w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/Photo-by-Alex-Eckermann-on-Unsplash-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 683px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">IL POSTO FISSO, SENZA CHE NESSUNO CE LO ABBIA ASSEGNATO</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C&#8217;è chi entra in una stanza e cerca immediatamente un angolo.<br>Chi non sopporta di dare le spalle alla porta.<br>Chi deve stare al centro, possibilmente con una visuale perfetta su tutto quello che succede. E poi c&#8217;è chi, davanti a venti sedie libere, sceglie sistematicamente quella più lontana da qualsiasi altro essere umano.<br>Non sono necessariamente decisioni ragionate.<br>Spesso ci sediamo prima ancora di renderci conto di aver scelto.<br>La familiarità gioca un ruolo importante.<br>Ripetere un comportamento ci permette di ridurre il numero di piccole decisioni che affrontiamo ogni giorno.<br>Se un posto ci è sembrato comodo una volta, è probabile che continueremo a sceglierlo.<br>Con il tempo, quella preferenza diventa un&#8217;abitudine e l&#8217;abitudine finisce per assomigliare a una regola.<br>Una regola che, naturalmente, esiste soltanto nella nostra testa.<br>Il problema arriva quando qualcuno, del tutto inconsapevole, decide di infrangerla.<br>Magari si siede proprio al nostro tavolo preferito, quello vicino alla finestra, oppure occupa il lato del divano che scegliamo da anni.<br>Razionalmente sappiamo di non avere alcun diritto di protestare. Emotivamente, però, la questione sembra leggermente diversa.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">LE GEOGRAFIE INVISIBILI CHE CI PORTIAMO DIETRO</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Esiste un&#8217;intera mappa di confini che non compare su nessuna cartina.<br>La costruiamo ogni giorno attraverso distanze, posizioni e piccoli rituali.<br>In una sala d&#8217;attesa semivuota, per esempio, difficilmente ci sediamo accanto all&#8217;unica persona presente.<br>Lasciamo almeno una sedia di distanza, possibilmente due.<br>Non perché quella persona ci abbia fatto qualcosa, ma perché esiste una sorta di accordo silenzioso sullo spazio personale.<br>La prossemica, disciplina sviluppata dall&#8217;antropologo Edward T. Hall, studia proprio il modo in cui gli esseri umani utilizzano le distanze nelle relazioni sociali.<br>La vicinanza fisica non è mai completamente neutra: può comunicare familiarità, intimità, formalità oppure disagio.<br>Naturalmente, queste distanze cambiano a seconda della cultura, del contesto e delle persone coinvolte. Ma basta osservare come si riempie una sala d&#8217;attesa per accorgersi che la disposizione dei corpi segue spesso regole non scritte.<br>E così, anche quando condividiamo uno spazio pubblico, cerchiamo di ritagliarci una piccola zona personale.<br>Non ci servono pareti o porte. A volte basta una sedia vuota tra noi e il vicino.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="736" height="920" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/4-3.jpg" alt="Immagine di una donna girata di spalle e seduta su una sedia." class="wp-image-67927" style="width:264px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/4-3.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/4-3-480x600.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">DIMMI DOVE TI SIEDI E TI DIRO&#8217;&#8230;FORSE QUALCOSA DI TE</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C&#8217;è qualcosa di irresistibile nel tentativo di interpretare le persone attraverso il posto che scelgono.<br>Quello che si mette sempre in fondo all&#8217;aula vuole passare inosservato?<br>Chi sceglie la prima fila è davvero più sicuro di sé? E chi cerca il tavolo nell&#8217;angolo del locale è introverso oppure vuole semplicemente evitare il passaggio continuo dei camerieri?<br>La tentazione di trasformare ogni preferenza in un test della personalità è forte, ma la realtà è meno semplice.<br>Scegliere un posto non rivela automaticamente chi siamo.<br>Può dipendere dalla luce, dal rumore, dalla comodità, dalla compagnia o semplicemente da ciò che dobbiamo fare in quel momento.<br>Eppure, le nostre preferenze spaziali raccontano qualcosa delle condizioni in cui ci sentiamo più a nostro agio.<br>C&#8217;è chi cerca una visuale ampia, chi preferisce un ambiente raccolto, chi ama osservare e chi desidera non essere osservato.<br>Non necessariamente per timidezza o bisogno di controllo. A volte vogliamo soltanto bere un caffè in pace.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">IL PICCOLO CONFORTO DELLE COSE PREVEDIBILI</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse il punto non è tanto il posto in sé, quanto quello che rappresenta.<br>Le nostre giornate sono fatte di continui cambiamenti, imprevisti e decisioni.<br>In mezzo a tutto questo, ritrovare qualcosa di familiare può essere rassicurante. Anche quando si tratta soltanto di una sedia.<br>Il tavolo vicino alla finestra del bar abituale, il lato del letto, la poltrona dove ci sediamo per guardare una serie.<br>Sono punti di riferimento minuscoli, ma contribuiscono a rendere riconoscibili gli ambienti che frequentiamo.<br>E quando torniamo nello stesso posto, non stiamo necessariamente cercando la posizione migliore in assoluto.                            Stiamo scegliendo quella che conosciamo già.<br>C&#8217;è anche una piccola contraddizione in tutto questo.<br>Amiamo pensare di essere spontanei, liberi di cambiare idea, aperti alle novità.<br>Poi entriamo in un locale con trenta tavoli disponibili e ci dirigiamo esattamente verso quello dove ci siamo seduti la settimana precedente.<br>Senza nemmeno pensarci.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="684" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/6-684x1024.jpg" alt="Immagine di persone che attraversano la strada." class="wp-image-67928" style="aspect-ratio:0.6679688638815194;width:263px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/6-684x1024.jpg 684w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/10/6-480x719.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 684px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">E SE DOMANI CI SEDESSIMO ALTROVE?</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse non esiste una risposta unica alla domanda iniziale.<br>Un posto diventa nostro attraverso la ripetizione, la familiarità e il significato che finiamo per attribuirgli.<br>Non serve possederlo davvero per sviluppare un senso di appartenenza.<br>La cosa interessante è che questi piccoli territori personali esistono quasi ovunque, anche negli spazi che attraversiamo soltanto per qualche minuto.<br>La prossima volta che entrerai nel tuo bar preferito, prova a osservarti.<br>Prima ancora di ordinare, probabilmente avrai già individuato il tavolo verso cui dirigerti.<br>E se fosse occupato?<br>Potresti scegliere un altro posto.<br>Magari scoprire che si sta persino meglio.<br>Oppure aspettare che si liberi il tuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">CREIDTI FOTO: PINTEREST</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Una storia di moda ben definita</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/09/23/una-storia-di-moda-ben-definita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
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		<category><![CDATA[Fashion]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quella del brand Giuliano Fujiwara è una storia ricca di creatività ed heritage distintivo che si confronta con i numeri di un successo aziendale incerto. Essere designer del brand Diversi sono stati i designer che hanno cercato di coprire il ruolo di GIuliano Fujiwara ma solo in pochi l’hanno realmente fatto.&#160; Un brand che vive [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quella del brand Giuliano Fujiwara è una storia ricca di creatività ed heritage distintivo che si confronta con i numeri di un successo aziendale incerto.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/ST-1-682x1024.jpg" alt="" class="wp-image-66777" style="aspect-ratio:0.6660194928746166;width:406px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Essere designer del brand</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Diversi sono stati i designer che hanno cercato di coprire il ruolo di GIuliano Fujiwara ma solo in pochi l’hanno realmente fatto.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un brand che vive di storia, rebranding e una costruzione coerente con il suo fondatore.&nbsp;</p>



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<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/ST-10.jpg" alt="" class="wp-image-66789" style="aspect-ratio:0.7505593000555738;width:344px;height:auto" /></figure>
</div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Giuliano Fujiwara ha tramandato la sartoriale arte del sapere giapponese con la qualità della manifattura italiana, per un’estetica minimalista da un lusso etereo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>La successione del brand</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il ruolo di direttore creativo svolto dallo stesso Yoshiaki Fujiwara fino alla sua morte nel 2005, sarà determinante per i possibili futuri eredi artistici di Giuliano Fujiwara.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Alla sua scomparsa è stata la moglie Kyomi Fujiwara che negli anni ha portato avanti lo stile e la tradizione del marito.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Masataka Matsumura nel 2006 inizia il suo percorso creativo per la casa di moda. Stilista giapponese formatosi tra la Svizzera e la Gran Bretagna a cui è affidato il rilancio del marchio.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Rimanendo fedele ai concetti originari di Yoshiaki Fujiwara dal design giapponese e manifattura italiana, la filosofia wabi-sabi e una ricerca spasmodica del dettaglio e della finitura perfetta, sono il lavoro che negli anni è stato svolto da Masataka Matsumura.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Lo spirito d’avanguardia e più contemporaneo si è visto nelle collezioni fatte da Matsumura, un lusso minimalista da una qualità eccellente. I segmenti di mercato internazionale che comprendevano il lavoro del brand non coprivano un soddisfacente livello di domanda. Però le collaborazioni con artisti contemporanei e nuove licenze nel segmento home e beauty permise l’affermarsi di Fujiwara come un vero lifestyle brand.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il brand è attualmente appartenente al gruppo BREEZE di Taiwan dal&nbsp; maggio 2011 che attraverso due designer ha avuto continuità. Sergio Daricello designer siciliano prima, e seguito da Antonio Azzuolo fino al 2013 in cui per strategie aziendali è stato deciso il congelamento temporaneo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="769" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/ST-5-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-66795" style="aspect-ratio:0.7509866765555056;width:413px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Un nome da far conoscere</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quello di Giuliano Fujiwara è un brand da divulgare e da cui arsi inspirare. Negli anni le boutique monomarca che sono state aperte in diversi punti dell’Asia e successivamente chiusi, continuando vendite in molti negozi multibrand, hanno permesso la divulgazione del prodotto firmato Giuliano Fujiwara.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="769" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/09/ST-9-769x1024.jpg" alt="" class="wp-image-66804" style="aspect-ratio:0.7509969275021245;width:331px;height:auto" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ma le collab e licenze hanno permesso una continuazione del brand fra i nomi della moda. Una capsule collection sviluppata nell’ambito di una Heritage strategy è apparsa con successo nei negozi nel 2012, sotto il controllo del CEO Stefano Sacchi e oggi docente di Accademia del Lusso a Milano.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Coinvolgendo i suoi studenti in progetti di valorizzazione dell&#8217;archivio, mostre ed editoriali di moda L’Accademia del Lusso ha avviato una collaborazione continuativa con il brand italo-giapponese Giuliano Fujiwara.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"> In questo mese di settembre si terrà la presentazione del progetto Fujiwara con delle sfilate su Roma e Milano eseguite in collaborazione con gli studenti dell’accademia, di cui nel prossimo articolo vi sarà raccontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Crediti Foto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photography: Sarah Tarves</p>



<p class="wp-block-paragraph">Styling: Giulia Covaci</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hair &amp; Make-up: Fabiana Daddato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Models: Lea @selectmodels. Jonah @majormodel</p>
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		<title>Il guardaroba dei nostri fallimenti</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/08/18/il-guardaroba-dei-nostri-fallimenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Pollastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli abiti comprati per una persona che pensavamo di diventare: il vestito per il lavoro che non abbiamo mai iniziato, il jeans della taglia che vorremmo avere, l&#8217;abito comprato per un&#8217;occasione mai arrivata. Una riflessione emotiva sul rapporto con i vestiti. Aprire l’armadio e trovare un vestito mai messo, una giacca acquistata per un lavoro [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Gli abiti comprati per una persona che pensavamo di diventare: il vestito per il lavoro che non abbiamo mai iniziato, il jeans della taglia che vorremmo avere, l&#8217;abito comprato per un&#8217;occasione mai arrivata.                                                                           Una riflessione emotiva sul rapporto con i vestiti.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Aprire l’armadio e trovare un vestito mai messo, una giacca acquistata per un lavoro mai iniziato o un paio di jeans conservati nella speranza di una taglia diversa. Sono oggetti comuni, ma spesso nascondono storie molto più profonde di quanto immaginiamo.         Il guardaroba non contiene soltanto ciò che scegliamo di indossare ogni giorno: conserva anche le versioni di noi che abbiamo immaginato, desiderato e poi lasciato andare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ogni persona possiede, senza forse rendersene conto, un piccolo archivio di “fallimenti” appesi alle grucce.                                       Non si tratta necessariamente di errori o rimpianti, ma di tracce materiali di aspettative cambiate nel tempo.                                          Un abito elegante comprato per una vita più mondana mai vissuta, una camicia scelta per sentirsi più sicuri durante un colloquio, un capo costoso acquistato come promessa di una nuova fase della propria vita.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La moda, infatti, non riguarda solo il rapporto tra corpo e tessuto, ma anche quello tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="633" height="729" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/Home.jpg" alt="Immagine di gambe con scarpe nere col tacco e una pila di vestiti." class="wp-image-65354" style="width:247px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/Home.jpg 633w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/Home-480x553.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 633px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">GLI ABITI COME PROMESSE</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando acquistiamo un vestito spesso non compriamo semplicemente un oggetto. Compriamo un’idea.                                                  Il capo diventa una sorta di promessa personale: “quando avrò quell’occasione lo indosserò”, “quando sarò quella persona lo userò”.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">È un fenomeno molto comune. L’armadio diventa uno spazio dove convivono presente e futuro, realtà e immaginazione. Alcuni vestiti rappresentano momenti vissuti, altri invece rappresentano momenti che non sono mai arrivati.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Secondo la psicologia dei consumi, molti acquisti legati all’abbigliamento sono influenzati dal desiderio di costruire una nuova immagine di sé.                                                                                                                                                                                        Non scegliamo sempre un capo perché rispecchia chi siamo, ma perché rappresenta chi speriamo di diventare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questo senso un vestito mai indossato non è necessariamente uno spreco: può essere la testimonianza di un cambiamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">IL LATO EMOTIVO DEL GUARDAROBA</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli armadi raccontano più di quello che mostrano. Basta osservare con attenzione per trovare piccoli frammenti di vita: il cappotto comprato prima di trasferirsi in una nuova città, l’abito scelto per una festa che poi non si è mai fatta, le scarpe acquistate pensando a un viaggio rimasto soltanto un progetto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questi capi diventano una sorta di memoria personale. Non hanno valore soltanto per il loro prezzo o per il marchio che portano, ma per la storia che rappresentano.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">“Ci sono vestiti che non indossiamo perché appartengono a una persona che non siamo più”, raccontano spesso gli esperti di stile quando parlano del rapporto emotivo con il guardaroba. Eliminare quei capi può essere difficile proprio perché significa accettare che una parte del nostro passato è cambiata.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="909" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/4-1.jpg" alt="Immagine di un pantalone marrone su sfondo bianco." class="wp-image-65355" style="aspect-ratio:0.809701002495294;width:237px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/4-1.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/4-1-480x593.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/7-683x1024.jpg" alt="Immagine di uno shooting con diversi vestiti che nascondono la modella." class="wp-image-65356" style="width:253px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/7-683x1024.jpg 683w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/7-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 683px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">QUANDO IL FALLIMENTO DIVENTA IDENTITA&#8217;</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nella società contemporanea siamo abituati a pensare al fallimento come qualcosa da nascondere. Anche nella moda spesso cerchiamo l’immagine perfetta: il look giusto, il corpo giusto, lo stile giusto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Eppure proprio gli abiti dimenticati raccontano una verità diversa: cambiare idea, cambiare stile o abbandonare un’immagine precedente fa parte della costruzione della nostra identità.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un guardaroba autentico non dovrebbe essere composto soltanto dai vestiti che rappresentano il nostro presente, ma anche dalle tracce delle persone che siamo stati.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse il valore di un capo non dipende solo da quante volte viene indossato, ma anche dalla storia che porta con sé. Un vestito rimasto fermo per anni può raccontare un sogno, una paura, un tentativo di trasformazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">INDOSSARE IL PRESENTE</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il guardaroba dei nostri fallimenti non è un luogo pieno di errori, ma un archivio della nostra evoluzione. Quegli abiti sospesi tra passato e futuro ricordano che ogni cambiamento lascia una traccia, anche quando quella traccia rimane nascosta dietro un’anta.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forse il modo migliore di guardare quei vestiti non è chiedersi perché non li abbiamo mai messi, ma cosa ci hanno insegnato sulla persona che volevamo diventare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Perché anche ciò che non abbiamo mai indossato, in qualche modo, ha fatto parte della nostra storia.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/2-1-683x1024.jpg" alt="Immagine si appendiabiti neri su sfondo bianco." class="wp-image-65357" style="aspect-ratio:0.6670050417893276;width:229px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/2-1-683x1024.jpg 683w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/08/2-1-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 683px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">CREDITI FOTO: PINTEREST </p>
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		<title>ENSEMBLE 2026: il futuro della moda italiana sfila a Roma</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/07/09/ensemble-2026-il-futuro-della-moda-italiana-sfila-a-roma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Capitale torna a investire su creatività, formazione e Alta Moda con due serate dedicate alle accademie e agli atelier che custodiscono l&#8217;eccellenza del Made in Italy. La moda non vive soltanto sulle passerelle. Cresce nelle aule delle accademie, prende forma negli atelier, si alimenta attraverso il lavoro di artigiani, designer e giovani creativi che [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La Capitale torna a investire su creatività, formazione e Alta Moda con due serate dedicate alle accademie e agli atelier che custodiscono l&#8217;eccellenza del Made in Italy.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La moda non vive soltanto sulle passerelle. Cresce nelle aule delle accademie, prende forma negli atelier, si alimenta attraverso il lavoro di artigiani, designer e giovani creativi che ogni giorno trasformano un&#8217;idea in progetto. È da questa consapevolezza che prende vita&nbsp;<strong>ENSEMBLE 2026</strong>, la manifestazione che il&nbsp;<strong>10 e l&#8217;11 luglio</strong>&nbsp;riunirà a Roma il meglio della formazione e dell&#8217;Alta Moda contemporanea, trasformando la Terrazza del Pincio in un punto d&#8217;incontro tra presente e futuro del fashion system italiano.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Promossa da&nbsp;<strong>Roma Capitale</strong>&nbsp;e dalla&nbsp;<strong>Regione Lazio</strong>, la quarta edizione dell&#8217;evento conferma una visione precisa: costruire un Sistema Moda capace di mettere in dialogo istituzioni, imprese, scuole e atelier, valorizzando una filiera che continua a rappresentare uno dei patrimoni culturali ed economici più importanti del Paese.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="283" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Edizione-2025.jpg" alt="" class="wp-image-64498" style="aspect-ratio:1.7668207498715973;width:535px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Edizione-2025.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Edizione-2025-480x272.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le nuove generazioni al centro del cambiamento</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ad aprire ENSEMBLE, il&nbsp;<strong>10 luglio</strong>, saranno le accademie, protagoniste di una serata dedicata ai giovani talenti e alla formazione.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Sfileranno infatti gli studenti di&nbsp;<strong>Accademia del Lusso</strong>, Accademia Italiana, Accademia Koefia, Accademia di Belle Arti di Roma, Accademia di Belle Arti di Frosinone, Maiani Accademia Moda e Accademia Nazionale dei Sartori, realtà che ogni giorno contribuiscono a formare le professionalità destinate a guidare il futuro della moda italiana.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra queste,&nbsp;<strong>Accademia del Lusso</strong>&nbsp;continua a distinguersi per un percorso didattico orientato all&#8217;incontro tra creatività, competenze e mercato, offrendo agli studenti occasioni concrete di confronto con il mondo professionale e con le dinamiche del settore fashion.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="887" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/thumb_7876_default_hero.jpeg" alt="" class="wp-image-64499" style="width:262px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/thumb_7876_default_hero.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/thumb_7876_default_hero-480x852.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;Alta Moda incontra la contemporaneità</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La seconda serata, l&#8217;<strong>11 luglio</strong>, sarà invece dedicata agli atelier romani e ai protagonisti dell&#8217;Alta Moda contemporanea.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In passerella sfileranno le creazioni di&nbsp;<strong>Franco Ciambella, Giada Curti, Nino Lettieri, Antonio Martino Couture, Michele Miglionico, Sabrina Persechino, Jamal Taslaq e Gian Paolo Zuccarello</strong>, stilisti che continuano a reinterpretare il patrimonio della couture italiana con una sensibilità contemporanea, mantenendo vivo quel dialogo tra tradizione sartoriale, innovazione e ricerca che rende il Made in Italy riconoscibile nel mondo.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center">Roma torna protagonista del fashion system</h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni Roma ha progressivamente riconquistato uno spazio centrale all&#8217;interno del panorama fashion internazionale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La città ha ospitato sfilate firmate da maison come&nbsp;<strong>Valentino, Dior, Dolce &amp; Gabbana, Emilio Pucci, Fendi e Laura Biagiotti</strong>, mentre il prossimo dicembre sarà&nbsp;<strong>Chanel</strong>&nbsp;a scegliere la Capitale per uno dei suoi appuntamenti più attesi. Un segnale che racconta un rinnovato interesse nei confronti della città, ma anche il risultato di un percorso costruito attraverso investimenti, progettualità e valorizzazione del territorio.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="750" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Ensemble1-683x1024-1.jpg" alt="" class="wp-image-64500" style="width:283px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Ensemble1-683x1024-1.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Ensemble1-683x1024-1-480x720.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questo scenario ENSEMBLE assume un significato che va oltre l&#8217;evento stesso: diventa il simbolo di una strategia che punta a sostenere giovani creativi, atelier, piccole e medie imprese e l&#8217;intera filiera produttiva della moda.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Moda, cultura ma anche sviluppo economico</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La manifestazione rientra inoltre nel progetto&nbsp;<strong>Roma Smart Tourism</strong>, finanziato dal Ministero del Turismo, con l&#8217;obiettivo di promuovere il patrimonio culturale e creativo della Capitale anche attraverso la moda. Parallelamente, la Regione Lazio continua a investire nel comparto con un piano dedicato all&#8217;internazionalizzazione delle imprese del settore e con importanti strumenti di sostegno destinati alla crescita del Sistema Moda regionale.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La moda, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto un&#8217;espressione creativa, ma una leva strategica capace di generare occupazione, innovazione e sviluppo economico.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/003_ENSEMBLE_13072024_d0.jpg" alt="" class="wp-image-64501" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/003_ENSEMBLE_13072024_d0.jpg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/003_ENSEMBLE_13072024_d0-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">ENSEMBLE racconta la moda come sistema</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Anziché una successione di sfilate, ENSEMBLE, propone una riflessione sul ruolo che la moda continua ad avere nel tessuto culturale italiano.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dalle accademie agli atelier, dalle istituzioni alle imprese, ogni realtà coinvolta contribuisce a costruire un ecosistema in cui formazione, manifattura e creatività convivono e si rafforzano reciprocamente. È proprio questa visione condivisa a fare di ENSEMBLE uno degli appuntamenti più significativi dell&#8217;estate romana, capace di raccontare una moda che guarda al futuro senza perdere il legame con la propria tradizione.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="753" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Ensemble2-1-680x1024-1.png" alt="" class="wp-image-64502" style="aspect-ratio:0.6640370433887841;width:317px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Ensemble2-1-680x1024-1.png 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Ensemble2-1-680x1024-1-480x723.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;appuntamento è fissato per il&nbsp;<strong>10 e l&#8217;11 luglio</strong>, con inizio alle&nbsp;<strong>ore 21</strong>&nbsp;presso la&nbsp;<strong>Terrazza del Pincio</strong>. L&#8217;evento sarà trasmesso anche in streaming sulle piattaforme di Roma Capitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: press kit Guitar Press Office, Pagina ufficiale Roma Capitale, Pinterest</p>
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		<title>AFAM: i diplomi diventano lauree</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/07/01/afam-i-diplomi-diventano-lauree/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Soba]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[AFAM]]></category>
		<category><![CDATA[MUR]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il riconoscimento annunciato dal MUR ridefinisce il valore dell&#8217;Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica: un cambiamento che interessa migliaia di studenti e professionisti del settore creativo. Ci sono decisioni che modificano una norma e altre che, invece, riscrivono una percezione. L&#8217;annuncio del Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca, arrivato il 30 giugno 2026, appartiene senza dubbio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Il riconoscimento annunciato dal MUR ridefinisce il valore dell&#8217;Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica: un cambiamento che interessa migliaia di studenti e professionisti del settore creativo.</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ci sono decisioni che modificano una norma e altre che, invece, riscrivono una percezione. L&#8217;annuncio del Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca, arrivato il 30 giugno 2026, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: i diplomi rilasciati dalle istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) diventeranno ufficialmente lauree a tutti gli effetti. Una svolta attesa da anni da studenti, docenti e professionisti del comparto artistico e creativo italiano.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;annuncio, comunicato dalla Ministra dell&#8217;Università e della Ricerca Anna Maria Bernini durante l&#8217;incontro con presidenti, direttori e rappresentanti degli studenti delle istituzioni AFAM, rappresenta il riconoscimento formale di un sistema formativo che, da tempo, possedeva già caratteristiche accademiche comparabili a quelle universitarie: percorsi strutturati secondo il modello europeo, crediti formativi, trienni, bienni specialistici e percorsi di ricerca avanzata.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="281" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Istituzioni-AFAM-riconosciute-1024x576-1.jpeg" alt="" class="wp-image-64152" style="width:383px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Istituzioni-AFAM-riconosciute-1024x576-1.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/Istituzioni-AFAM-riconosciute-1024x576-1-480x270.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni, tuttavia, è esistita una distanza soprattutto semantica. Chi conseguiva un diploma accademico in un&#8217;Accademia di Belle Arti, in un Conservatorio o in un istituto AFAM si trovava spesso a dover spiegare il valore del proprio percorso, nonostante l&#8217;equiparazione sostanziale già prevista dal sistema europeo dell&#8217;istruzione superiore. Oggi quella distanza viene finalmente colmata.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Una rivoluzione per il mondo creativo</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La decisione del MUR non rappresenta soltanto un cambiamento burocratico, ma una presa di posizione culturale. Significa riconoscere che la formazione artistica, musicale, performativa e progettuale costituisce una componente essenziale del sistema accademico contemporaneo e che il talento, quando supportato da un percorso di studi strutturato, possiede lo stesso valore formativo di qualsiasi altra disciplina universitaria.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un Paese come l&#8217;Italia, dove la creatività rappresenta uno dei principali asset culturali ed economici, il riconoscimento delle lauree AFAM assume anche un valore simbolico: sancisce definitivamente la dignità accademica delle professioni creative e delle istituzioni che le formano.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="333" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/caea270a-691c-43f9-ac87-a1d622b81729.jpeg" alt="" class="wp-image-64153" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/caea270a-691c-43f9-ac87-a1d622b81729.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/caea270a-691c-43f9-ac87-a1d622b81729-480x320.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Il ruolo delle accademie nella formazione delle nuove generazioni</strong></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni, il panorama della formazione creativa italiana ha vissuto una profonda trasformazione, con percorsi sempre più specializzati e orientati al dialogo con il mercato del lavoro internazionale. In questo contesto si inseriscono realtà come Accademia del Lusso, che hanno contribuito a consolidare un modello didattico capace di unire competenze teoriche, visione culturale e applicazione professionale nei settori della moda, del design e del lusso.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="538" data-id="64154" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/logo-accademia-del-lusso.jpeg" alt="" class="wp-image-64154" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/logo-accademia-del-lusso.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/logo-accademia-del-lusso-480x516.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="250" data-id="64155" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/07-Cover-AFAM-header.jpeg" alt="" class="wp-image-64155" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/07-Cover-AFAM-header.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/07-Cover-AFAM-header-480x240.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="375" data-id="64156" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG20200306175303538_1000-2.jpeg" alt="" class="wp-image-64156" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG20200306175303538_1000-2.jpeg 500w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG20200306175303538_1000-2-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 500px, 100vw" /></figure>
</figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il riconoscimento ufficiale dei titoli AFAM come lauree rappresenta quindi anche un&#8217;opportunità per valorizzare ulteriormente il percorso di migliaia di studenti che scelgono la formazione artistica e creativa come strumento di crescita professionale e personale.</p>



<h3 class="wp-block-heading has-text-align-center"><strong>Un cambiamento atteso da decenni</strong></h3>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La trasformazione annunciata dal Ministero dell&#8217;Università e della Ricerca chiude, di fatto, una delle questioni più dibattute del sistema dell&#8217;Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica italiana. Non cambia soltanto il nome di un titolo di studio: cambia il modo in cui il Paese riconosce il valore della creatività, dell&#8217;arte e della formazione specialistica.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E forse, per una volta, la definizione più corretta è anche la più semplice: quelle che fino a ieri chiamavamo &#8220;diplomi&#8221; erano già, da tempo, delle lauree. Oggi, finalmente, lo diventano anche sulla carta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Photocredits: AI created, Pinterest</p>
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		<title>Fendi reinventa la Baguette: tra icona di stile e nuove interpretazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Pollastro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Maison celebra una delle sue creazioni più iconiche con una nuova campagna internazionale che racconta la Baguette attraverso personalità diverse, confermandone il ruolo di simbolo senza tempo della moda contemporanea. Fendi torna a raccontare la sua Baguette, una delle borse più iconiche della Maison, con una nuova campagna che ne celebra il carattere libero [&#8230;]</p>
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<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">La Maison celebra una delle sue creazioni più iconiche con una nuova campagna internazionale che racconta la Baguette attraverso personalità diverse, confermandone il ruolo di simbolo senza tempo della moda contemporanea.</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fendi torna a raccontare la sua Baguette, una delle borse più iconiche della Maison, con una nuova campagna che ne celebra il carattere libero e riconoscibile.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nata alla fine degli anni &#8217;90 come alternativa alle linee minimal dell&#8217;epoca, oggi la Baguette viene reinterpretata attraverso volti internazionali del cinema, della musica e della moda, diventando ancora una volta simbolo di personalità e stile.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">UNA BORSA CHE HA CAMBIATO IL LINGUAGGIO DELLA MODA</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quando la Baguette viene lanciata da Fendi nel 1997, su intuizione di Silvia Venturini Fendi, il mondo della moda è dominato dal minimalismo. Linee pulite, colori neutri e accessori pensati per essere discreti caratterizzano l&#8217;estetica del momento. In questo contesto, la nuova borsa della Maison appare quasi rivoluzionaria.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Piccola, da portare sotto il braccio come il tradizionale pane francese da cui prende il nome, la Baguette si distingue immediatamente per il suo carattere deciso. Non nasce per passare inosservata, ma per diventare protagonista del look. Ricami, paillettes, pellicce, lavorazioni artigianali e materiali inaspettati trasformano rapidamente il modello in un oggetto di desiderio.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La sua importanza nella storia della moda va oltre il successo commerciale. La Baguette è considerata una delle prime vere &#8220;It Bag&#8221;, anticipando un fenomeno che avrebbe segnato gli anni Duemila. Per la prima volta una borsa riesce a costruire una propria identità culturale, diventando riconoscibile quasi quanto il marchio che la produce.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A consacrarla definitivamente contribuisce anche la cultura pop. La celebre battuta pronunciata da Carrie Bradshaw in <em>Sex and the City</em> — &#8220;It&#8217;s not a bag, it&#8217;s a Baguette&#8221; — entra nell&#8217;immaginario collettivo e trasforma il modello in un simbolo globale. Da quel momento la Baguette non è più soltanto un accessorio Fendi, ma una delle borse più influenti e riconoscibili della moda contemporanea.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel corso degli anni la Maison ne ha realizzato centinaia di varianti, riuscendo a mantenere vivo il modello senza alterarne l&#8217;identità. Una capacità rara, che spiega perché oggi la Baguette venga considerata uno dei prodotti più importanti nella storia di Fendi e uno degli accessori che hanno maggiormente contribuito a definire il concetto moderno di lusso.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="647" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-19-alle-15.51.21-1024x647.png" alt="Campagna Fendi Baguette." class="wp-image-63640" style="aspect-ratio:1.5820267916141046;width:411px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-19-alle-15.51.21-980x619.png 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-19-alle-15.51.21-480x303.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">UNA CAMPAGNA COSTRUITA SULLE PERSONE </h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La nuova campagna Fendi non si limita a mostrare la borsa, ma la racconta attraverso chi la indossa. A interpretarla ci sono nomi molto diversi tra loro: Sarah Jessica Parker, Emma D&#8217;Arcy, Jessica Alba, Iris Law, Sophie Thatcher, Bang Chan, Song Yuqi, Ren Meguro, Tecla Insolia e Mina.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ognuno viene ritratto con una Baguette diversa, scelta quasi come se fosse un&#8217;estensione del proprio carattere.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L&#8217;idea è semplice: non esiste una sola Baguette, ma tante versioni quante sono le persone che la vivono.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Gli scatti firmati da Bibi Borthwick puntano proprio su questo aspetto. Le immagini sono spontanee, poco costruite, e lasciano spazio alla personalità dei protagonisti più che alla posa.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">TRA IDENTITA&#8217; E CULTURA POP</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La campagna costruisce un racconto corale in cui la Baguette diventa un mezzo di espressione personale. Attraverso figure provenienti da cinema, musica e moda, la borsa assume un valore che va oltre l’oggetto, trasformandosi in un linguaggio condiviso.                 </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ogni protagonista interpreta la Baguette in modo unico, quasi come fosse un’estensione del proprio carattere. Le brevi dichiarazioni che accompagnano gli scatti — “è mia”, “è il mio stile”, “è caos controllato”, “è famiglia” — rafforzano questa dimensione intima e personale.<br>All’interno del racconto riaffiora anche un riferimento alla cultura pop che ha contribuito a consolidarne lo status iconico, inserendola stabilmente nell’immaginario collettivo della moda contemporanea. In questo senso, la Baguette si conferma un oggetto capace di attraversare epoche e linguaggi diversi senza perdere riconoscibilità.<br>La scelta di coinvolgere personalità eterogenee riflette una strategia precisa: presentare la Baguette non come un simbolo legato a un’unica estetica o generazione, ma come un accessorio fluido, in grado di adattarsi a contesti culturali e identitari differenti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="677" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-19-alle-15.47.53-677x1024.png" alt="Foto in bianco e nero campagna Fendi." class="wp-image-63641" style="aspect-ratio:0.6613761928679056;width:222px;height:auto" /></figure>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">IL RITORNO ALLE ORIGINI</h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La campagna anticipa anche un ritorno significativo per il modello.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La Baguette tornerà infatti alla sua silhouette originale con la collezione Autunno/Inverno 2026-27, dopo anni di sperimentazioni che ne hanno ampliato forme e linguaggi estetici.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il modello è stato reinterpretato in versioni più morbide, destrutturate e arricchite da collaborazioni speciali, sottolineando il lato più sperimentale della Maison. Il ritorno alle linee originarie non rappresenta però un’operazione nostalgica, ma si inserisce in una tendenza più ampia del lusso contemporaneo: valorizzare l’heritage per renderlo nuovamente attuale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In questo senso, Fendi riporta l’attenzione sull’essenza della Baguette, esaltandone le proporzioni e la riconoscibilità che l’hanno resa un’icona globale.</p>



<h4 class="wp-block-heading has-text-align-center">USCITA DELLA CAMPAGNA E DISPONIBILITA&#8217; </h4>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La campagna debutta online il 16 giugno 2026 sui canali Fendi, mentre la nuova Baguette sarà disponibile nelle boutique a partire dal 16 luglio.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Due momenti diversi, digitale e fisico, che raccontano bene il modo in cui oggi la moda si muove tra comunicazione e prodotto.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La nuova campagna Fendi conferma ancora una volta la forza della Baguette: non una semplice borsa, ma un oggetto che riesce a cambiare significato a seconda di chi la indossa. È proprio questa capacità di adattarsi alle persone, senza perdere la propria identità, che la rende ancora oggi un&#8217;icona riconoscibile e attuale.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">A quasi trent&#8217;anni dal suo debutto, la Baguette continua infatti a rappresentare uno dei casi più riusciti di longevità nel settore del lusso. Pochi accessori sono riusciti a evolversi così tanto senza perdere la propria essenza. Ed è forse proprio questo il segreto del suo successo: cambiare insieme alla moda senza mai smettere di essere immediatamente riconoscibile.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Così elimini completamente qualsiasi riferimento alla direzione creativa e non rischi errori. Inoltre il finale risulta più elegante e &#8220;evergreen&#8221;, quindi funziona meglio anche a livello editoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">CREDITI FOTO: PRESS KIT FENDI</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Cannes e il lusso elegante, naturale o costruito?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/29/cannes-e-il-lusso-elegante-naturale-o-costruito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La palma d’oro è rimasta immutata ma il festival di Cannes ha subito molti cambiamenti nel corso degli anni Da pochi giorni si è concluso il festival di Cannes dove si ha avuto modo di vedere la celebrazione&#160; di attori, registi e personalità del grande cinema internazionale. Il concorso permette il riconoscimento di grandi lavori [&#8230;]</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><br>La palma d’oro è rimasta immutata ma il festival di Cannes ha subito molti cambiamenti nel corso degli anni</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Da pochi giorni si è concluso il festival di Cannes dove si ha avuto modo di vedere la celebrazione&nbsp; di attori, registi e personalità del grande cinema internazionale. Il concorso permette il riconoscimento di grandi lavori e progetti cinematografici che nel corso degli anni diventano storia del cinema.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Cannes dalla sua prima edizione del settembre 1946, dove le fotografie erano scattate da paparazzi e le foto venivano sviluppate, dunque la diffusione delle notizie era più lenta. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle decenni, il Festival del Cinema di Cineasta è passato da un evento relativamente esclusivo a un&#8217;ampia intersezione di cinema, moda, celebrità, politica, branding di lusso e cultura internet. Al 2026 dove le notizie vengono diffuse prima ancora che qualcosa accada e i look vengono visti dal mondo intero prima di arrivare al tappeto rosso, ancor prima che i paparazzi scattino le foto giuste.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="676" height="900" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/9fc65611-c974-4335-b13c-8597aaed7b55.jpeg" alt="" class="wp-image-62638" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/9fc65611-c974-4335-b13c-8597aaed7b55.jpeg 676w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/9fc65611-c974-4335-b13c-8597aaed7b55-480x639.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 676px, 100vw" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><br><strong>Il festival di Cannes prima e dopo i PR</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Si può fare una divisione netta della percezione e del modo stesso di vivere il festival di Cannes negli anni. A fine del XX secolo il mondo della moda e del cinema era in piena evoluzione e formazione. Quando ruoli e gestione dello star System erano ancora sconosciuti, tutto avveniva in maniera totalmente “spontanea”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al festival di Cannes come in altri eventi di grande impatto mediatico internazionale tutto può succedere o meglio non si conosce cosa potrebbe succedere. La libertà espressiva e artistica che un palcoscenico come quello di Cannes ti permette di avere, coglie nuovi modi o esposizioni nuove di artisti e celebrità. Verso al pubblico che osserva attonito, celebrità e stilisti, oltre registi e attori candidati alla premiazione, ci sono mesi di preparazione per esporsi in quella determinata giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anni quelli del XX secolo per il festival di Cannes in cui regnava la semplicità del caso, l’eleganza naturale e un gossip casuale. Le grandi dive indossavano capi d’archivio prima quest’ultimi fossero archivio e i paparazzi erano liberi di interagire sul tappeto rosso per scatti perfetti e da inquadrature differenti.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="800" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/35765660-d45e-4a73-a62e-c93555dc2a28.jpeg" alt="" class="wp-image-62639" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/35765660-d45e-4a73-a62e-c93555dc2a28.jpeg 640w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/35765660-d45e-4a73-a62e-c93555dc2a28-480x600.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 640px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Non era una semplice apparizione di qualche minuto bensì una performance che ancor prima di essere vista all’interno del Palais du festival&nbsp; plasmando il futuro di un&#8217;autore cinematografico mentre incarnavano l&#8217;antica sofisticazione di Hollywood, si sviluppava all’esterno. Il tappeto rosso ha permesso ad attrici e attori del cinema una popolarità passeggera o hanno segnato momenti iconici divenuti storia del festival.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/702176779_18329379784267702_1550251074070092556_n-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62645" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questa quasi naturalezza con cui si possono definire quegli anni viene a mancare nel momento in cui si costruisce un posizionamento di controllo organizzativo che limita l’espressione e la spontaneità dell’evento. Il ruolo determinante di un PR che va plasmare, gestire e proteggere l&#8217;immagine pubblica di celebrità, artisti e personaggi noti con l’obiettivo principale di costruire una reputazione positiva e mantenerla nel tempo, creando un ponte strategico tra la stella e il suo pubblico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Ma l’esposizione quindi che viene fatta è filtrata e costruita. Inoltre dal lato organizzativo del festival si sono susseguite negli anni un non indifferente numero di limitazioni dal dress code alle tempistiche e modalità di presentazione sul tappeto rosso creando una rottura decisiva negli anni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/b58086f3-a899-4ed7-94e1-7fcc686a8a6f-683x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-62640" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><br><strong>Tra gli iconici anni ’90 e 2000</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il festival di Cannes ha raggiunto momenti di gloria durante questi anni che hanno segnato il passaggio fra due epoche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fumo di sigaretta, fotografia a flash e caos assoluto regnavano quelle due settimane. Libertà ed esibizionismo erano quotidianità, Madonna arrivava con il corsetto di Jean Paul Gaultier, Cameron Diaz faceva apparire abiti slip e stivali in modo criminale e Björk riscriveva casualmente la storia del tappeto rosso.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/687657730_18329379682267702_8069556467309019486_n-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62642" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Cannes negli anni ’90 non era semplicemente un festival del cinema, ma il punto d’incontro perfetto tra moda, cultura pop e icone trasformando la Croisette. Non esistevano strategie studiate per diventare virali, eppure ogni apparizione sembrava destinata a restare impressa per sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’erano gli abiti satinati, i collier di diamanti, il minimalismo elegante di quegli anni e quella sensualità silenziosa che non aveva bisogno di eccessi per farsi notare. Da Monica Bellucci in Valentino, a Kate Moss e Johnny Depp mano nella mano, Lady Diana, Sharon Stone che riscriveva le regole del red carpet, le Spice Girls che portavano sulla Croisette un’energia completamente nuova. Tutto sembrava più spontaneo, più cinematografico, quasi irraggiungibile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/702133792_18329379718267702_1197747422662085007_n-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-62641" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Visionare oggi le immagini di quegli anni ’90 significa catapultarsi in un’epoca in cui il glamour non urlava bensì riusciva a dominare la scena, con il tappeto rosso che era sempre a un martini di distanza dallo scandalo.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br><strong>Cannes come lo vediamo oggi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il festival di Cannes esiste sotto un panorama più mediatico volatile, frammentato e visibile. Un’esposizione globale immediata in cui un semplice abito o azione può determinare le sorti del film stesso che andrà in proiezione.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="669" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/ac66aa15-fbae-4124-8908-24373fca037d-669x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-62643" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Restrizioni di dress code determinate l’anno scorso e negli ultimi anni in cui nudità e politica o ovazione di proteste devono rimanere estranei al festival. Tempistiche di esposizione sul tappeto rosso come se fosse una scala mobile in movimento e membri dell’organizzazione che ostruiscono le celebrità in passerella.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la grande potenza simbolica che rimane al festival continua ad essere limitata e costruita cosa resterà per i prossimi anni?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Crediti foto: cosmos.so</p>
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		<title>Forma 2026: il festival delle Accademie di Moda di Roma alla sua seconda edizione</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/07/forma-2026-festival-accademie-moda-roma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Greta Liberatoscioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[forma]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’immersione totale nel mondo della moda nel cuore della Capitale: torna Forma, il festival delle Accademie di Moda romane Per due giorni, Roma diventa il centro pulsante della formazione moda italiana. Venerdì 8 maggio e sabato 9 maggio, il Centro Congressi La Nuvola ospita la seconda edizione di Forma, l’evento dedicato ai giovani talenti delle [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un’immersione totale nel mondo della moda nel cuore della Capitale: torna Forma, il festival delle Accademie di Moda romane</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per due giorni, Roma diventa il centro pulsante della formazione moda italiana. Venerdì 8 maggio e sabato 9 maggio, il Centro Congressi La Nuvola ospita la seconda edizione di<strong> Forma, <a href="https://www.adlmag.it/2025/03/23/forma-la-moda-e-in-mano-alla-gen-z/">l’evento </a>dedicato ai giovani talenti delle Accademie di Moda romane.</strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nato dalla collaborazione tra Roma Capitale, Regione Lazio e alcune delle più importanti accademie del territorio, Forma si conferma molto più di una semplice manifestazione dedicata alla moda. È uno spazio aperto, una culla di incontro per studenti, docenti, designer, appassionati e professionisti del settore. Si condividono linguaggi, si scambiano prospettive, si tocca con mano il futuro delle arti creative.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/card_forma_versione_corretta_d0-1024x683.jpg" alt="Forma, Festival Accademie di Moda di Roma, 2026, seconda edizione" class="wp-image-61676" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/card_forma_versione_corretta_d0-980x654.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/card_forma_versione_corretta_d0-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Forma 2026, seconda edizione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dopo il successo dello scorso anno, che ha coinvolto oltre 25 mila studenti, l’evento torna con un programma ancora più ricco, trasformando uno degli spazi simbolo della contemporaneità romana in un unico grande laboratorio di idee.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il <strong>tema scelto per l’edizione 2026 è: “Identità contemporanea: l’abito, le community e il riconoscersi”</strong>. Il focus è il rapporto tra la moda e il processo di costruzione dell’identità personale. L’abito viene spogliato da stoffe e proporzioni, per entrare a far parte di un altro tipo di racconto. Diventa strumento espressivo, simbolo di appartenenza. Un mezzo attraverso cui trovarsi, riconoscersi, e poi, rivendicare il proprio posto. Il percorso di Forma 2026 attraversa subculture, estetiche urbane e nuovi modi di vivere la creatività, guardando così alla moda come un linguaggio capace di unire sensibilità e comunità differenti.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="767" height="1024" data-id="61677" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-17.18.54-767x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-61677" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="822" height="1024" data-id="61679" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-17.18.55-1-822x1024.jpeg" alt="Forma Festival Accademie di moda di Roma" class="wp-image-61679" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="836" height="1024" data-id="61678" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-17.18.55-2-836x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-61678" /></figure>
</figure>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Così, per due giornate, gli studenti delle principali scuole e Accademie di moda romane presenteranno progetti, installazioni e lavori originali, all’interno di un ambiento immersivo e profondamente multidisciplinare. Accanto alle esposizioni, grandissima attesa per i talk: momenti di incontro e confronto con alcune delle figure più influenti del panorama del fashion internazionale. Tra gli ospiti più attesi: <strong>Maria Grazia Chiuri, Francesca Ragazzi, Olivier Theyskens, Lorenzo Serafini, David Koma, Sara Sozzani Maino</strong> – insieme a moltissimi altri.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="830" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-17.18.56-830x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-61680" /></figure>



<div style="height:20px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le novità di quest’anno</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Tra le novità di questa edizione c’è anche l’ampliamento degli spazi con l’introduzione dello Speaker Corner, un’area pensata per ospitare presentazioni, e performance dal vivo. Quest’anno, la manifestazione si apre infatti anche al mondo della musica e dello spettacolo: l’8 maggio sarà presente Niccolò Filippucci, reduce dal successo di Sanremo Giovani, mentre il 9 maggio interverrà l’attrice e artista Lea Gavino.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Roma al centro della formazione di moda</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">«Siamo pronti a coinvolgere sempre più studenti, appassionati, personaggi internazionali, aprendoci anche alla musica. Siamo orgogliosi che ormai sia diventata una normalità unire le principali accademie di Roma e del Lazio in un progetto comune. Vogliamo valorizzare i nostri ragazzi e la nostra città, che è tornata a essere un punto di riferimento nella moda grazie a un lungo lavoro iniziato nel 2021 e a una strategia precisa. […] Con questo evento vogliamo farli emergere e incentivarli a credere nei propri sogni: <strong>chi studia e si impegna deve avere un futuro qui, senza essere costretto a cambiare città o paese</strong>. […] Roma deve essere la città delle opportunità, la città dei giovani, che non sono il futuro ma sono il presente», le parole di <strong>Alessandro Onorato</strong>, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, sull’iniziativa.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="825" height="1024" data-id="61682" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-17.18.55-3-825x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-61682" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="830" height="1024" data-id="61681" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-07-at-17.18.55-4-830x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-61681" /></figure>
</figure>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Forma racconta, per la seconda volta, <strong>il nuovo respiro di una città che vuole investire sulla cultura creativa. </strong>Un appuntamento che guarda al futuro, sostenendo il presente di una nuova generazione di talenti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Foto: Instagram @forma_moda_roma</em></strong></p>
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		<title>MacBook Neo Apple il nuovo equilibrio tra portabilità e prestazioni </title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/04/04/macbook-neo-apple-recensione-prezzo-prestazioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Cruciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[Culture]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Il nuovo MacBook Neo di Apple si inserisce nella gamma come soluzione intermedia tra MacBook Air e MacBook Pro offrendo un mix di design leggero e prestazioni equilibrate, in questa analisi vediamo caratteristiche performance e criticità. Design e caratteristiche minimalismo Apple evoluto Il MacBook Neo riprende lo stile iconico di Apple con una scocca in [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"> Il nuovo MacBook Neo di Apple si inserisce nella gamma come soluzione intermedia tra MacBook Air e MacBook Pro offrendo un mix di design leggero e prestazioni equilibrate, in questa analisi vediamo caratteristiche performance e criticità. </h2>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="786" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0793-1024x786.jpeg" alt="" class="wp-image-59928" style="aspect-ratio:1.3031817507051313;width:778px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0793-980x752.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0793-480x368.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Design e caratteristiche minimalismo Apple evoluto</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il MacBook Neo riprende lo stile iconico di Apple con una scocca in alluminio sottile elegante e facilmente trasportabile. Il dispositivo si posiziona come alternativa per chi desidera più potenza rispetto al MacBook Air senza arrivare ai livelli del MacBook Pro. Il display Liquid Retina garantisce ottima qualità visiva, mentre l’autonomia resta uno dei punti forti con una durata che copre tranquillamente una giornata lavorativa. L’integrazione dei chip Apple Silicon di nuova generazione permette inoltre una gestione efficiente delle risorse e consumi contenuti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="445" height="356" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0794.jpeg" alt="" class="wp-image-59929" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0794.jpeg 445w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0794-300x240.jpeg 300w" sizes="(max-width: 445px) 100vw, 445px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Prestazioni fluide ma non per uso intensivo </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dal punto di vista delle prestazioni il MacBook Neo offre un’esperienza fluida nelle attività quotidiane come navigazione produttività e utilizzo di software creativi leggeri. Il sistema risulta sempre reattivo silenzioso e ben ottimizzato grazie all’ecosistema Apple, tuttavia emergono limiti quando si passa a carichi più pesanti come editing video avanzato, sviluppo software o rendering. La GPU meno potente e le configurazioni base con memoria limitata rendono il dispositivo meno adatto a utenti professionali che necessitano di prestazioni elevate e costanti nel tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="574" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0797-1024x574.jpg" alt="" class="wp-image-59930" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0797-980x550.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0797-480x269.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Confronto con altri modelli Apple e criticità </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel confronto diretto il MacBook Neo si colloca tra MacBook Air e MacBook Pro ma senza eccellere in modo netto rispetto a uno dei due. Rispetto al MacBook Air offre prestazioni leggermente superiori ma spesso non tali da giustificare una differenza di prezzo significativa. Rispetto al MacBook Pro resta distante per potenza qualità del display e capacità di gestione dei carichi intensivi. Questa posizione intermedia rischia di creare confusione nella scelta soprattutto per utenti che cercano il miglior rapporto qualità prezzo. Il vero punto debole del MacBook Neo è il prezzo che tende ad avvicinarsi troppo a quello dei modelli Pro rendendo meno evidente il vantaggio competitivo. Allo stesso tempo rispetto al MacBook Air il miglioramento in termini di prestazioni non sempre risulta proporzionato al costo richiesto. Inoltre le configurazioni base possono risultare poco longeve per chi utilizza il dispositivo in modo più intensivo. Questo porta il MacBook Neo a essere percepito come un prodotto equilibrato ma non particolarmente conveniente.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1600" height="857" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0801.jpeg" alt="" class="wp-image-59932" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0801.jpeg 1600w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0801-1280x686.jpeg 1280w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0801-980x525.jpeg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_0801-480x257.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) and (max-width: 1280px) 1280px, (min-width: 1281px) 1600px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il MacBook Neo rappresenta una proposta interessante per chi cerca un laptop Apple versatile leggero e ben costruito ma senza esigenze professionali avanzate. Resta però un prodotto di compromesso che fatica a distinguersi in modo netto all’interno della gamma Apple risultando davvero competitivo solo se proposto a un prezzo più accessibile. In definitiva è una scelta valida per l’uso quotidiano ma meno convincente per chi punta a prestazioni elevate o al massimo valore per il proprio investimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">PHOTOCREDIT: fototticamelina, C&amp;C, apple </p>
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		<title>L&#8217;inverno ci rende brutti?</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/01/21/linverno-ci-rende-brutti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Natalia Marchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[accademia del lusso]]></category>
		<category><![CDATA[ADL MAG]]></category>
		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[genZ]]></category>
		<category><![CDATA[lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inverno non cambia solo l’umore dei meteoropatici: cambia anche noi. Cambia il nostro corpo, il modo in cui ci muoviamo, ci guardiamo allo specchio e, spesso, il modo in cui ci percepiamo. In primavera siamo come fiori in boccio, pronti a sbocciare. In estate raggiungiamo l’apice: pelle luminosa, energia alle stelle, leggerezza nei gesti e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’inverno non cambia solo l’umore dei meteoropatici: cambia anche noi. Cambia il nostro corpo, il modo in cui ci muoviamo, ci guardiamo allo specchio e, spesso, il modo in cui ci percepiamo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In primavera siamo come fiori in boccio, pronti a sbocciare. In estate raggiungiamo l’apice: pelle luminosa, energia alle stelle, leggerezza nei gesti e nei pensieri. Poi arriva l’autunno, con il suo lento spegnersi, fino all’inverno, stagione del letargo per eccellenza.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il nostro corpo segue le stagioni più di quanto immaginiamo, a partire da ciò che indossiamo, con il caldo afoso di pieno luglio, basta poco: una maglietta, un pantaloncino, delle ciabatte e il gioco è fatto. <strong>Non lasciamo spazio a grandi riflessioni stilistiche</strong>, tuttavia ci sentiamo liberi, leggeri e spontanei.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="735" height="972" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2902.jpg" alt="" class="wp-image-54906" style="aspect-ratio:0.7561746561157979;width:284px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2902.jpg 735w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2902-480x635.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 735px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il problema inizia quando le temperature iniziano a scendere, vestirsi diventa una sfida quotidiana:&nbsp; strati su strati, gli sbalzi di temperatura, ripescare i giubbotti che puntualmente rovinano l’outfit, le giornate che si accorciano e la stanchezza si fa sentire prima.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questi fattori influenzano anche il nostro stato d’animo, l’estate la associamo alla spensieratezza, alle giornate lunghe e luminose che ci fanno sentire energici e ottimisti.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">L’inverno ,invece, è grigio e giornate tristi: rientro al lavoro o scuola, stanchezza cronica, voglia di rifugiarsi sotto le coperte senza fare nulla per ore.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="736" height="736" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2899.jpg" alt="" class="wp-image-54905" style="width:319px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2899.jpg 736w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2899-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 736px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è qui che nasce la sensazione di “spegnimento”.Lo notiamo anche dalla nostra pelle. Riguardiamo i video estivi e pensiamo “qui brillavo”. <strong>Non era solo una sensazione visiva, non è un’impressione nostalgica. È realtà. </strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">D’inverno la pelle torna ad essere pallida, le occhiaie più pronunciate, i rossori e la pelle secca causati dal freddo, i brufoli che d’estate sembravano spariti grazie il sole che asciuga la pelle, tornano a farsi vedere, i capelli diventano ingestibili, gonfi e crespi.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2896-512x1024.jpg" alt="" class="wp-image-54904" style="width:198px;height:auto" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2896-512x1024.jpg 512w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_2896-480x960.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 512px, 100vw" /></figure>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per non parlare dell’influenza, mal di gola e raffreddori, spesso causati dall’ostinazione di voler uscire senza sciarpa, perché diciamocelo <strong>“non matcha con l’outfit”. </strong></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ed è proprio in quei giorni di malattia che ci sentiamo all’apice della nostra bruttezza, dentro e fuori.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Quindi si, l&#8217;inverno ci fa percepire meno belli. <strong>La nostra bellezza esteriore oscilla,</strong> si appanna, si nasconde tra stradi di vestiti e di stanchezza. Ma forse è proprio in questa fase che valorizziamo quella interiore, <strong>aprendo nuovi spazi dentro di noi</strong>. </p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Proprio come la natura, che d’inverno sembra spenta ma in realtà si sta preparando a rinascere.Noi siamo come lei. Solo una fase necessaria per la nostra crescita per poi tornare a fiorire.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">E forse, alla fine, l’inverno non ci rende brutti. <strong>Ci rende semplicemente umani.</strong></p>
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