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	<title>Nicholas Netti, Autore presso AdL Mag</title>
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	<title>Nicholas Netti, Autore presso AdL Mag</title>
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		<title>Vivienne Westwood Drunken Trainer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[A/I 26]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra heritage britannico, silhouette ibride e pelle effetto serpente, la nuova Drunken Trainer riscrive il linguaggio delle sneaker di lusso per l&#8217;Autunno/Inverno 2026. Ci sono scarpe che seguono le tendenze e altre che preferiscono riscriverle. Con la nuova Drunken Trainer, Vivienne Westwood torna a dialogare con il proprio archivio trasformando uno dei codici più riconoscibili [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra heritage britannico, silhouette ibride e pelle effetto serpente, la nuova Drunken Trainer riscrive il linguaggio delle sneaker di lusso per l&#8217;Autunno/Inverno 2026. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Ci sono scarpe che seguono le tendenze e altre che preferiscono riscriverle. Con la nuova Drunken Trainer, <a href="https://www.instagram.com/viviennewestwood/">Vivienne Westwood</a> torna a dialogare con il proprio archivio trasformando uno dei codici più riconoscibili della maison in un oggetto contemporaneo. Presentata per la collezione Autunno/Inverno 2026, la sneaker unisex nasce come evoluzione della storica Hammerhead Trainer di Worlds End e fonde sartorialità, sportswear e spirito punk in un’unica silhouette. Il risultato è una scarpa che rifiuta la perfezione geometrica e celebra l’imperfezione come valore estetico, confermando ancora una volta la capacità del marchio britannico di rendere il caos una forma di eleganza.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="885" height="1024" data-id="64793" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/2-4-885x1024.jpg" alt="Scarpa 1" class="wp-image-64793" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="885" height="1024" data-id="64794" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/1-3-885x1024.jpg" alt="Fit" class="wp-image-64794" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un archivio che continua a parlare</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La Drunken Trainer non nasce dal nulla. Le sue radici affondano nella celebre Hammerhead Trainer, modello iconico di Worlds End che negli anni è diventato uno dei simboli dell’estetica Westwood. La nuova sneaker conserva alcuni elementi distintivi della silhouette originale, come l’equilibrio tra scarpa elegante e trainer sportiva, ma li rielabora attraverso proporzioni completamente nuove. La punta quadrata allungata rompe immediatamente i canoni tradizionali delle sneaker contemporanee, mentre la suola in cuoio richiama una costruzione più vicina alle calzature sartoriali che al mondo del running. È proprio questa tensione continua tra mondi apparentemente opposti a rendere il progetto così interessante: lusso e strada, passato e futuro, disciplina e provocazione convivono nello stesso oggetto.  </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7657-819x1024.jpg" alt="Fit 2 " class="wp-image-64795" style="aspect-ratio:0.7998135632719646;width:409px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L’estetica “drunken” come <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/17/matieres-fecales-e-il-linguaggio-disturbante-dei-red-carpet/">linguaggio</a> progettuale</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il termine “drunken” non descrive soltanto il nome della sneaker, ma identifica uno dei sistemi di taglio più celebri sviluppati da Vivienne Westwood. La tomaia asimmetrica intrecciata diventa infatti il cuore del progetto, rompendo deliberatamente la simmetria tradizionale per creare una costruzione dinamica e apparentemente irregolare. Questa tecnica venne introdotta per la prima volta nella collezione Primavera/Estate 2000 “Summertime”, diventando uno dei codici stilistici più riconoscibili della maison. L’obiettivo non era creare disordine fine a sé stesso, ma mettere in discussione l’idea classica di perfezione sartoriale. Nella Drunken Trainer questo concetto ritorna con forza: le linee sembrano deviare dal percorso previsto, gli elementi si sovrappongono con naturalezza e l’intera silhouette comunica un senso di movimento anche quando la scarpa è immobile. È un’estetica che invita a guardare oltre la simmetria, trasformando l’errore apparente in un gesto progettuale.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="827" height="1024" data-id="64797" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7656-827x1024.jpg" alt="Scarpa 2 " class="wp-image-64797" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="570" height="660" data-id="64796" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/3-4.jpg" alt="Scarpa 2" class="wp-image-64796" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/3-4.jpg 570w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/3-4-480x556.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 570px, 100vw" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Materiali preziosi, anima punk</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La ricerca materica resta uno degli aspetti più affascinanti della nuova sneaker. La collezione Autunno/Inverno 2026 propone infatti due interpretazioni principali che raccontano due anime differenti dello stesso progetto. Da una parte troviamo la versione in pelle nera con finitura volutamente invecchiata e bordi grezzi, una scelta che enfatizza il fascino vissuto tanto caro alla maison. Dall’altra emerge la variante più scenografica, realizzata in una sorprendente pelle stampata effetto serpente. Questa texture nasce da una stampa ottenuta attraverso una lamina iridescente simile a paillettes che restituisce un effetto luminoso e cangiante. La base in pelle scamosciata spaccata al rovescio aggiunge profondità tattile, regalando una superficie morbida e vellutata che amplifica il contrasto con la brillantezza della stampa. Ogni materiale racconta quindi una parte dell’identità Westwood: lusso artigianale, sperimentazione tecnica e desiderio costante di sovvertire le aspettative.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7654-copia-683x1024.jpg" alt="Piedistallo" class="wp-image-64798" style="aspect-ratio:0.6670040951548336;width:415px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">I dettagli che costruiscono un&#8217;icona </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Come spesso accade nelle creazioni della maison britannica, sono i dettagli a definire davvero il carattere dell’oggetto. La Drunken Trainer integra un’etichetta in tessuto intrecciato bordeaux e oro, un elemento che richiama immediatamente l’universo sartoriale del marchio. L’iconico Orb compare in una raffinata lamina goffrata, mentre le finiture a strisce sportive stabiliscono un dialogo diretto con il patrimonio di Worlds End. Nulla appare casuale: ogni componente è pensata per mantenere vivo il legame con l’heritage della maison senza rinunciare a un linguaggio visivo attuale. La sneaker riesce così a evitare sia il revival nostalgico sia l’eccesso futuristico, trovando un equilibrio raro tra memoria e innovazione. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="936" data-id="64800" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7658-1024x936.jpg" alt="Scarpa 2
" class="wp-image-64800" srcset="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7658-980x896.jpg 980w, https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7658-480x439.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="891" height="1024" data-id="64799" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7661-891x1024.jpg" alt="Fit 3" class="wp-image-64799" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sneaker che ridefinisce il lusso contemporaneo </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel panorama attuale delle sneaker di lusso, sempre più orientato verso silhouette massicce e linguaggi iper-tecnologici, la Drunken Trainer sceglie una strada diversa. Non punta sull’esagerazione delle dimensioni né sulla complessità delle costruzioni, ma sulla forza della narrazione progettuale. Vivienne Westwood dimostra ancora una volta che il design può nascere dall’irregolarità, dalla contaminazione e dalla continua rilettura del proprio patrimonio creativo. La Drunken Trainer non cerca di adattarsi alle regole del mercato, ma invita il mercato ad adattarsi alla sua visione. È una sneaker che conserva l’anima ribelle della maison e la traduce in un prodotto contemporaneo, destinato a conquistare chi vede nella moda non soltanto un esercizio estetico, ma un linguaggio culturale capace di raccontare identità, storia e libertà espressiva.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: www.viviennewestwood.com</p>
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		<title>No Pants Club: il menswear SS27 dice addio al pantalone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 14:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[menswear ss27]]></category>
		<category><![CDATA[Rick Owens]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il menswear SS27 abbandona i pantaloni e trasforma boxer, slip e gambe nude nel nuovo codice del desiderio maschile La moda uomo SS27 firma una piccola rivoluzione: il pantalone, per una volta, non è più necessario. Sulle passerelle maschili di Parigi, Milano e Pitti Uomo, il guardaroba si svuota nella parte più simbolica e prevedibile: [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il menswear SS27 abbandona i pantaloni e trasforma boxer, slip e gambe nude nel nuovo codice del desiderio maschile</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La moda uomo SS27 firma una piccola rivoluzione: il pantalone, per una volta, non è più necessario. Sulle passerelle maschili di Parigi, Milano e Pitti Uomo, il guardaroba si svuota nella parte più simbolica e prevedibile: il sotto. Boxer portati come shorts, slip in pelle, underwear tecnici, trasparenze e gambe nude diventano il nuovo alfabeto di un menswear che non vuole più proteggersi dietro la divisa del completo. Da <a href="https://www.instagram.com/ysl/">Saint Laurent</a> a Rick Owens, da LGN Louis Gabriel nouchi a Willy Chavarria, fino a Dries Van Noten, Simone Rocha, Pronounce, Kolor, Soshiotsuki, Shinyakozuka e Saul Nash, il corpo maschile viene esposto, interrogato, quasi teatralizzato. Non è solo provocazione. È una nuova idea di eleganza: più fragile, più libera, più disturbante. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="64171" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7476-683x1024.jpg" alt="LGN SS27" class="wp-image-64171" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="64170" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7478-683x1024.jpg" alt="SoshiotsukiSS27" class="wp-image-64170" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/24/thought-is-free-brunello-cucinelli/">pantalone</a> cade, l&#8217;immagine resta</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni il pantalone è stato una certezza assoluta del guardaroba maschile: ordinato, verticale, rassicurante. Nella SS27 questa certezza viene sabotata con eleganza. Saint Laurent apre la strada con completi sartoriali interrotti da slip in pelle, creando un contrasto tra rigore e nudità. Egonlab riduce il look a una chore jacket, flip-flop e gambe scoperte. Rick Owens porta il corpo in una dimensione quasi performativa, tra underwear adidas e volumi gonfiabili che sembrano proteggere e allo stesso tempo esporre. LGN Louis Gabriel Nouchi spinge il gesto ancora più avanti, tagliando trench e silhouette sopra i fianchi, lasciando che l&#8217;intimo diventi l&#8217;unico segno visibile sotto il busto. Il risultato non è semplicemente &#8220;senza pantaloni&#8221;. È un nuovo modo per costruire la figura maschile attraverso una mancanza. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7471-683x1024.jpg" alt="Charles Jeffrey LOVERBOY SS27" class="wp-image-64172" style="aspect-ratio:0.6669952820223928;width:388px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Boxer manifesto</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il boxer non è più un capo da nascondere. Diventa statement, superficie, quasi manifesto. Pronounce lo interpreta in organza trasparente, trasformandolo in un oggetto leggero e ambiguo. Willy Chavarria lo porta in passerella in versione sovrapposta, con Jordan Clarkson vestito con due paia di boxer, uno rosa check sopra uno bianco perlato. Dries Van Noten costruisce invece un immaginario più sensuale e raffinato, ispirato alla lingerie femminile, dove il boxer setoso diventa una nuova alternativa al pantalone classico. Anche Soshiotsuki lavora su boxer sotto knitwear e trench, mentre Kolor, attraverso Taro Horiuchi, li porta in versione plaid. Qui l’intimo non è più domestico, non è più privato, non è più invisibile. Entra nello spazio pubblico e cambia completamente valore: da capo funzionale a codice estetico. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="64174" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7472-683x1024.jpg" alt="Willy Chavarria SS27" class="wp-image-64174" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="64173" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7470-683x1024.jpg" alt="Rick Owens SS27" class="wp-image-64173" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Mascolinità in mutande</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La forza del trend non sta solo nello shock visivo, ma in quello che produce sul corpo maschile. Un uomo senza pantaloni appare immediatamente diverso: meno armato, meno monumentale, meno protetto. Il menswear tradizionale ha sempre costruito autorità attraverso giacche, pantaloni, uniformi, completi e proporzioni controllate. Il trouserless look rompe questa architettura. Le gambe nude rendono l’uomo più vulnerabile, ma anche più interessante. Saul Nash lavora su uno sportswear sensuale e trasparente, mentre Shinyakozuka porta in passerella smock e gambe nude, spostando l’immaginario verso una leggerezza quasi infantile, ma disturbata. Non è solo corpo esposto. È corpo messo in discussione. La moda maschile smette di fingersi neutra e diventa finalmente terreno di tensione, ironia, desiderio e disagio. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7473-683x1024.jpg" alt="Egonlab SS27" class="wp-image-64175" style="aspect-ratio:0.667000835421888;width:393px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Da Miu Miu al menswear</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il fenomeno non nasce dal nulla. Prima del trouserless maschile c’è stato il pantless femminile, reso iconico da Miu Miu AW23 e da figure come Emma Corrin. Quel momento ha trasformato l’assenza del pantalone in un gesto fashion riconoscibile: body, culotte, collant, micro-shorts e lingerie visibile sono diventati parte del linguaggio contemporaneo. Ora il menswear assorbe quel codice, ma lo traduce in modo diverso. Sul corpo femminile il pantless è stato spesso letto come sexy, cool, controllato. Sul corpo maschile diventa più strano, più ironico, più destabilizzante. Ed è proprio qui che il trend diventa interessante: non copia semplicemente un’estetica già vista, ma la sposta su un corpo che la società è meno abituata a vedere esposto in quel modo. Il risultato è più ruvido, più ambiguo, più editoriale. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" data-id="64176" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7474-682x1024.jpg" alt="LGN SS27" class="wp-image-64176" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="64177" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_7475-683x1024.jpg" alt="Saul Nash SS27" class="wp-image-64177" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La libertà parte dal basso</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questo trend non è un invito letterale a uscire in mutande. È un segnale. La SS27 racconta un menswear che vuole liberarsi da certi obblighi: il pantalone perfetto, la silhouette corretta, la virilità composta, l’eleganza sempre controllata. Simone Rocha porta i boxer dentro un universo romantico e fragile, tra gingham, seta e broderie anglaise. Rick Owens li rende tribali e quasi alieni. Saint Laurent li rende taglienti. Dries Van Noten li rende sofisticati. Willy Chavarria li carica di identità urbana. LGN Louis Gabriel Nouchi li trasforma in tensione erotica. Tutti, in modi diversi, stanno dicendo la stessa cosa: il corpo maschile può essere guardato diversamente. Il pantalone cade, ma non cade lo stile. Cade una regola. E quando una regola cade, la moda inizia davvero a parlare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: Pinterest</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Valentino Eyewear 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 15:56:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Eyewear SS26]]></category>
		<category><![CDATA[new collection]]></category>
		<category><![CDATA[Valentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando l&#8217;accessorio smette di completare il look e inizia a comandarlo Valentino Eyewear presenta per la Primavera/Estate 2026 una nuova idea di occhiale: non più semplice dettaglio funzionale, ma oggetto di stile, presenza e personalità. La Maison trasforma l’eyewear in un territorio espressivo dove la memoria dell’Haute Couture incontra il linguaggio del quotidiano. Le nuove [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando l&#8217;accessorio smette di completare il look e inizia a comandarlo </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/maisonvalentino/">Valentino</a> Eyewear presenta per la Primavera/Estate 2026 una nuova idea di occhiale: non più semplice dettaglio funzionale, ma oggetto di stile, presenza e personalità. La Maison trasforma l’eyewear in un territorio espressivo dove la memoria dell’Haute Couture incontra il linguaggio del quotidiano. Le nuove silhouette ovali, rese più preziose da dettagli metallici, raccontano un’eleganza che non cerca il consenso, ma costruisce carattere. È un’estetica precisa, colta, contemporanea: una dichiarazione silenziosa, ma impossibile da ignorare. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="63504" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Valentino-Eyewear-724x1024.jpg" alt="Valentino Eyewear" class="wp-image-63504"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="63503" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Sunglasses-724x1024.jpg" alt="Sunglasses" class="wp-image-63503"/></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;occhiale come gesto identitario</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nella visione Valentino, l’eyewear non è un accessorio secondario. È un gesto. Un segno che incornicia il volto e modifica immediatamente la percezione di chi lo indossa. La collezione Primavera/Estate 2026 parte proprio da questa idea: l’occhiale come strumento di espressione personale, capace di raccontare eleganza, sicurezza e individualità senza bisogno di eccessi rumorosi. La silhouette diventa linguaggio, la lente diventa filtro emotivo, il dettaglio diventa firma. Valentino porta l’eyewear fuori dalla dimensione puramente pratica e lo trasforma in un codice estetico riconoscibile, dove ogni elemento comunica una precisa intenzione di stile.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center"><a href="https://www.adlmag.it/2026/06/12/fendi-roma-couture-maria-grazia-chiuri/">Couture</a>, ma senza teca di cristallo</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il riferimento all’Haute Couture non viene trattato come nostalgia, ma come materia viva. Valentino riprende i propri codici storici e li traduce in forme contemporanee, evitando l’effetto archivio polveroso. La couture qui non è qualcosa da osservare a distanza, ma un’energia che entra nel quotidiano e lo rende più teatrale, più controllato, più intenso. È proprio in questo incontro tra costruzione sartoriale e accessorio urbano che nasce la tensione più interessante della collezione. L’occhiale diventa piccolo oggetto architettonico: sta sul volto, ma parla di struttura, cultura e identità. Non serve un abito da sera per portare con sé l’idea di couture. A volte bastano due lenti, una montatura precisa e una forma che sa dove vuole andare.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Le silhouette ovali e il ritorno della forma decisa</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il cuore visivo della proposta è nelle silhouette ovali audaci. Una scelta che sembra morbida, ma non è mai debole. L’ovale addolcisce il volto, però allo stesso tempo lo rende più magnetico, quasi cinematografico. È una forma che porta con sé un’eleganza intellettuale, meno prevedibile del classico squadrato e più sofisticata della montatura invisibile. Valentino la impreziosisce con dettagli metallici, creando un equilibrio tra pulizia e decorazione. Il metallo non invade, non urla, non trasforma l’occhiale in un gioiello da vetrina. Piuttosto, accende la struttura con precisione. È quel tipo di dettaglio che si nota dopo qualche secondo, e proprio per questo resta più a lungo.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il contrasto come nuova grammatica Valentino</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La collezione vive di contrasti: couture e quotidianità, struttura e ornamento, storia e reinvenzione. È in questa frizione che Valentino costruisce il suo nuovo spazio espressivo. Non c’è una rottura violenta con il passato, ma una riscrittura calibrata. La Maison prende ciò che le appartiene, eleganza, cultura, costruzione, preziosità, e lo sposta in un oggetto quotidiano come l’occhiale. Il risultato è una grammatica visiva che non separa il lusso dalla vita reale, ma lo inserisce dentro gesti semplici: uscire, guardare, scegliere come mostrarsi. L’eyewear diventa così una piccola armatura estetica, un modo per abitare lo spazio con più consapevolezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Un nuovo volto per l&#8217;eleganza contemporanea</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Valentino Eyewear SS26 parla a chi non considera più l’accessorio come un’aggiunta finale, ma come il punto di partenza di un’immagine. Le nuove silhouette impreziosite raccontano un’eleganza meno decorativa e più identitaria, dove la bellezza nasce dall’equilibrio tra disciplina e audacia. È una collezione che non cerca di sedurre con l’eccesso, ma con la precisione. Ogni forma sembra pensata per dare al volto una presenza più definita, quasi editoriale. Valentino firma così un’idea di eyewear colta e contemporanea, in cui l’occhiale non accompagna semplicemente lo sguardo: lo costruisce.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong><em>Fonte: Kering</em></strong></p>
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		<title>Phoebe Philo Collection E</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/06/07/phoebe-philo-collection-e/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[Collection E]]></category>
		<category><![CDATA[luxury]]></category>
		<category><![CDATA[new collection]]></category>
		<category><![CDATA[Phoebe Philo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con Collection E, Phoebe Philo torna a ridefinire il lusso contemporaneo attraverso silhouette radicali, sensualità silenziosa e un&#8217;eleganza che rifiuta qualsiasi compromesso. Nel panorama della moda contemporanea esistono designer che seguono il cambiamento e designer che lo anticipano. Phoebe Philo appartiene alla seconda categoria. Con il lancio di Collection E, la quinta collezione del suo [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Con Collection E, Phoebe Philo torna a ridefinire il lusso contemporaneo attraverso silhouette radicali, sensualità silenziosa e un&#8217;eleganza che rifiuta qualsiasi compromesso.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel panorama della moda contemporanea esistono designer che seguono il cambiamento e designer che lo anticipano.<a href="https://www.instagram.com/phoebephilo/?hl=it"> Phoebe Philo</a> appartiene alla seconda categoria. Con il lancio di Collection E, la quinta collezione del suo marchio indipendente, la creativa britannica conferma ancora una volta la propria capacità di influenzare il linguaggio estetico dell&#8217;intero settore senza mai rincorrere il rumore mediatico. In un momento storico dominato da micro-trend, viralità e consumo rapido delle immagini, Philo propone una visione opposta: lenta, rigorosa e profondamente consapevole. Collection E non si limita a presentare nuovi capi, ma costruisce una riflessione sul significato stesso del desiderio contemporaneo. Tra volumi scultorei, materiali preziosi e una femminilità che sfugge alle definizioni tradizionali, la designer dimostra ancora una volta perché il suo nome continui a rappresentare uno dei punti di riferimento più autorevoli della moda internazionale. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63157" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Phoebe-768x1024.jpg" alt="Phoebe" class="wp-image-63157" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63156" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Philo-768x1024.jpg" alt="Philo" class="wp-image-63156" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il <a href="https://www.adlmag.it/2026/06/03/zalando-vestiaire-collective-nuova-era-lusso-pre-owned/">lusso</a> della sottrazione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Da sempre Phoebe Philo costruisce il proprio linguaggio creativo attorno a un principio fondamentale: eliminare il superfluo per valorizzare l&#8217;essenziale. Collection E porta questa filosofia a un nuovo livello. Le silhouette appaiono estremamente pulite, ma osservandole da vicino rivelano una complessità quasi architettonica. Ogni cucitura, ogni proporzione e ogni volume sembrano studiati con precisione chirurgica. Nulla è decorativo, nulla è inserito per attirare attenzione immediata. In un&#8217;epoca in cui molti brand puntano sull&#8217;impatto visivo istantaneo, Philo sceglie invece la profondità. I suoi capi non cercano di impressionare al primo sguardo, ma conquistano progressivamente attraverso dettagli, costruzione e presenza. È una forma di lusso che non dipende dall&#8217;ostentazione, ma dalla consapevolezza. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Silk-724x1024.jpg" alt="Silk" class="wp-image-63158" style="aspect-ratio:0.7070383097874506;width:426px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sensualità secondo Phoebe Philo </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più interessanti della collezione riguarda il modo in cui viene affrontato il tema della sensualità. Lontana da qualsiasi interpretazione convenzionale, Collection E propone una femminilità sofisticata e adulta. Gli abiti in seta sembrano scivolare sul corpo senza costringerlo, mentre le linee morbide suggeriscono movimento e libertà. La sensualità immaginata da Phoebe Philo non nasce dall&#8217;esposizione, ma dalla sicurezza. Non è una questione di mostrare, ma di occupare lo spazio con naturale autorevolezza. È un approccio che da anni distingue il lavoro della designer e che continua a risuonare con una generazione di donne alla ricerca di capi capaci di accompagnarle, anziché definirle. In questo senso Collection E appare quasi come una dichiarazione culturale: la vera eleganza non ha bisogno di essere spiegata.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63160" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Pijama-dressing-768x1024.jpg" alt="Pijama dressing" class="wp-image-63160" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63159" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Short-pijama-768x1024.jpg" alt="Short pijama" class="wp-image-63159" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il pijama dressing diventa lusso</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più interessanti di Collection E è la trasformazione di capi tradizionalmente associati alla sfera privata in oggetti di desiderio contemporanei. Camicie lunghe, pantaloni morbidi e silhouette rilassate evocano il guardaroba domestico senza mai risultare trasandati. Phoebe Philo costruisce una nuova idea di eleganza che non nasce dalla rigidità sartoriale ma dalla libertà del corpo. I riferimenti al pigiama dressing non sono nostalgici né ironici. Al contrario, diventano una dichiarazione di indipendenza rispetto ai codici tradizionali del lusso. L&#8217;abito perfetto non è più quello che impone una postura, ma quello che permette di abitare lo spazio con naturalezza. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63162" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Sun-768x1024.jpg" alt="Sun" class="wp-image-63162" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63161" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Glasses-768x1024.jpg" alt="Glasses" class="wp-image-63161" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando gli accessori diventano protagonisti</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Perché in Collection E i veri statement piece sono gli accessori. Gli orecchini Sphere e Mini Chandelier, insieme agli occhiali Peak, assumono un ruolo centrale nella costruzione dell&#8217;immagine. Sono oggetti scultorei, quasi artistici, che interrompono la semplicità apparente dei look e dimostrano come, per Philo, il lusso risieda spesso nel dettaglio più che nell&#8217;insieme. Tra tutti gli elementi della collezione, l&#8217;asciugamano HI rappresenta probabilmente il gesto più interessante: nato come oggetto funzionale, viene indossato come un mantello, trasformandosi in simbolo della capacità della designer di ridefinire continuamente il confine tra moda e vita quotidiana.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63164" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Collection-768x1024.jpg" alt="Collection" class="wp-image-63164" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="63163" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/E-768x1024.jpg" alt="E" class="wp-image-63163" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Collection E e il futuro del desiderio</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Più che una collezione, Collection E appare come un manifesto sul futuro del lusso. Phoebe Philo continua a dimostrare che il desiderio non nasce necessariamente dall&#8217;eccesso di visibilità. Al contrario, può essere costruito attraverso l&#8217;assenza, la discrezione e la qualità. I suoi capi non promettono trasformazioni immediate né identità preconfezionate. Offrono qualcosa di più raro: la possibilità di interpretarsi liberamente. In un sistema che spesso confonde il lusso con la spettacolarizzazione, Collection E riporta l&#8217;attenzione sull&#8217;essenza. È una moda che non urla per essere ascoltata e che proprio per questo riesce a lasciare un segno più profondo. Phoebe Philo non segue il futuro della moda. Continua, ancora una volta, a scriverlo.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: www.phoebephilo.com</p>
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		<title>Autry x Hotel Corazón: la sneaker-espadrillas</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/06/01/autry-hotel-corazon-sandy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[autry]]></category>
		<category><![CDATA[collab]]></category>
		<category><![CDATA[hotel corazón]]></category>
		<category><![CDATA[sneakers]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra canvas, sabbia, retreat mediterranei e nostalgia barefoot, Autry riscrive la Sandy come simbolo di un&#8217;estate lenta, tattile e ultra-desiderabile. C’è un momento preciso in cui una sneaker smette di essere solo una sneaker e diventa atmosfera. Succede quando incontra un luogo, una luce, una temperatura mentale. È quello che accade con Autry x Hotel [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra canvas, sabbia, retreat mediterranei e nostalgia barefoot, Autry riscrive la Sandy come simbolo di un&#8217;estate lenta, tattile e ultra-desiderabile. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è un momento preciso in cui una sneaker smette di essere solo una sneaker e diventa atmosfera. Succede quando incontra un luogo, una luce, una temperatura mentale. È quello che accade con <a href="https://www.instagram.com/autryglobal/?hl=it">Autry</a> x <a href="https://www.instagram.com/hotelcorazon/">Hotel Corazón</a>, la capsule che porta la Sandy sneaker-espadrillas dentro l’immaginario sensuale e rilassato di Maiorca. Non una semplice collaborazione, ma una piccola fuga editoriale: il Mediterraneo come moodboard, il retreat come passerella silenziosa, la scarpa come oggetto ibrido tra comfort, nostalgia e desiderio di evasione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62872" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Auxtry-x-Hotel-Corazon-724x1024.jpg" alt="Auxtry x Hotel Corazón" class="wp-image-62872" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62873" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Sandy-724x1024.jpg" alt="Sandy" class="wp-image-62873" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La sneaker va in retreat </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Autry sceglie Hotel Corazón, rifugio immerso tra Deià e Sóller, per raccontare una nuova idea di estate: meno caos da beach club, più intimità da finca maiorchina. Il risultato è una collaborazione che profuma di muri caldi, pelle salata e pomeriggi sospesi. La Sandy, già nata come reinterpretazione delle iconiche sneaker Medalist, viene rilette attraverso una lente più morbida, quasi contemplativa. Non urla performance, non cerca l’effetto sportivo aggressivo: si appoggia al paesaggio e lo traduce in forma. È una scarpa da valigia leggera, da colazione lenta, da strada bianca percorsa senza fretta.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Espadrillas-724x1024.jpg" alt="Espadrillas" class="wp-image-62874" style="width:400px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Espadrillas, ma con l&#8217;attitudine da <a href="https://www.adlmag.it/2026/04/27/sei-sneakers-di-nuova-generazione-per-la-stagione-calda/">sneaker</a></h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il punto più interessante della capsule è la contaminazione. La Sandy non è completamente sneaker, non è completamente espadrillas: vive in quella zona liquida dove il guardaroba contemporaneo diventa più libero. La costruzione in canvas non foderato, la suola flessibile in sughero ed EVA e il dettaglio open-back la rendono un oggetto pratico, quasi istintivo. Si può indossare come una slipper, ripiegando la parte posteriore, in un gesto che richiama il barefoot luxury: quella forma di eleganza rilassata che non ha bisogno di rigidità per sembrare chic. È la scarpa perfetta per chi vuole sembrare appena uscito da una stanza bianca, con i capelli ancora umidi e una playlist indie in sottofondo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62876" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Rosa-antico-724x1024.jpg" alt="Rosa antico" class="wp-image-62876" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62875" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Sabbia-724x1024.jpg" alt="Sabbia" class="wp-image-62875" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">I colori della costa, non della vetrina</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Rosa antico, marrone e sabbia: la palette della capsule sembra rubata direttamente al paesaggio dell’isola. Non sono colori da scaffale commerciale, ma tonalità da tramonto, da pietra, da tessuto scolorito dal sole. Il rosa antico porta una nota romantica ma non zuccherosa; il marrone aggiunge profondità terrena; il sabbia diventa la base più naturale, quasi invisibile, come se la scarpa fosse già parte del paesaggio. Autry lavora così su una desiderabilità più sottile, lontana dal logo gridato. Qui il lusso non è l’eccesso, ma il modo in cui un colore riesce a evocare una geografia emotiva.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/T-shirt-724x1024.jpg" alt="T-shirt" class="wp-image-62877" style="aspect-ratio:0.7070320798810282;width:410px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Hotel Corazón: quando il luogo diventa brand language </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Hotel Corazón non entra nella collaborazione come semplice location, ma come codice estetico. Fondato da Kate Bellm e dall’artista messicano Edgar Lopez, l’hotel porta con sé un immaginario culturale fatto di arte, natura, comunità e sensualità spontanea. La capsule assorbe questa identità e la trasforma in prodotto: non solo scarpe, ma anche T-shirt, cappellini, bandane e dust bag decorati con grafiche e loghi condivisi. È un piccolo universo lifestyle, pensato per chi non compra soltanto un accessorio, ma una promessa: vivere, anche solo per un attimo, dentro una cartolina più libera, più calda, più autentica.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62879" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Scatto-2-724x1024.jpg" alt="Scatto 2" class="wp-image-62879" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62878" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/06/Scatto-1-724x1024.jpg" alt="Scatto 1" class="wp-image-62878" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La campagna come diario mediterraneo</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La campagna fotografata da Kate Bellm completa il racconto con un’estetica intima e analogica. Le immagini non sembrano costruite per vendere, ma per trattenere una sensazione: pelle, luce, interni vissuti, corpi rilassati, scorci assolati. È una narrazione visiva che dialoga con il nuovo modo di comunicare la moda, dove il prodotto non basta più. Serve un mondo. Serve una temperatura. Serve un’identità che si possa immaginare addosso. Autry x Hotel Corazón funziona proprio perché non forza la seduzione: la lascia accadere. La Sandy diventa così il feticcio gentile dell’estate, una sneaker-espadrillas che non corre verso la città, ma rallenta verso il mare.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: www.autry-usa.com</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Charli XCX is rebuilding Club Culture</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[Charli xcx]]></category>
		<category><![CDATA[club culture]]></category>
		<category><![CDATA[Gen Z]]></category>
		<category><![CDATA[Rock Music]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra bassi sporchi, nostalgia da dancefloor e glamour post-internet, Charli XCX trasforma il club in un manifesto culturale della Gen Z. La club culture non è mai morta davvero. È rimasta nascosta tra warehouse party illegali, remix caricati alle tre del mattino su SoundCloud e outfit sudati di glitter dopo l’alba. Ma nel 2026 qualcosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Tra bassi sporchi, nostalgia da dancefloor e glamour post-internet, Charli XCX trasforma il club in un manifesto culturale della Gen Z. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La club culture non è mai morta davvero. È rimasta nascosta tra warehouse party illegali, remix caricati alle tre del mattino su SoundCloud e outfit sudati di glitter dopo l’alba. Ma nel 2026 qualcosa è cambiato: il club è tornato al centro della cultura pop. E il volto di questa rinascita è <a href="https://www.instagram.com/charli_xcx/">Charli XCX</a>. Con “Rock Music”, il suo ultimo singolo, Charli abbandona definitivamente l’idea di pop levigato per entrare in un territorio più sporco, impulsivo e fisico. Non è una canzone costruita per TikTok. È costruita per un seminterrato con le casse troppo alte e il mascara che cola. Un brano che sembra nato dentro una notte infinita a Berlino, Londra o Brooklyn, dove il confine tra rave, moda e performance artistica smette di esistere.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Il-club-come-nuova-passerella-724x1024.jpg" alt="Il club come nuova passerella" class="wp-image-62263" style="aspect-ratio:0.7070434291606315;width:446px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il club come nuova passerella</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Negli ultimi anni la moda ha inseguito ossessivamente l’estetica del “quiet luxury”: silenzi beige, minimalismo chirurgico, eleganza filtrata. Charli XCX fa l’opposto. “Rock Music” riporta in scena il caos controllato della nightlife: occhiali da sole alle 5 del mattino, top metallici, eyeliner sfocato, pelle lucida sotto le luci stroboscopiche. La sua estetica non cerca la perfezione. Cerca il movimento. È il ritorno del corpo reale dentro la cultura pop, lontano dalle immagini troppo pulite dei social media. Il club diventa quindi una nuova passerella contemporanea, dove il look non deve sembrare costoso ma vissuto. Quasi distrutto. Quasi sudato. Non è un caso che tantissimi brand stiano tornando a guardare il mondo rave e underground come fonte di ispirazione. La nuova moda post-luxury non vuole sembrare irraggiungibile: vuole sembrare viva.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62265" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Cage-724x1024.jpg" alt="Cage" class="wp-image-62265" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62264" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Rave-724x1024.jpg" alt="Rave" class="wp-image-62264" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">&#8220;Rock Music&#8221; e la fine del pop perfetto</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il titolo stesso è una provocazione. “Rock Music” non è realmente rock nel senso classico del termine. Non ci sono chitarre nostalgiche o riferimenti vintage da Tumblr 2014. Charli usa il concetto di “rock” come attitudine: ribellione, rumore, disordine. La produzione del brano mescola hyperpop, elettronica industriale e beat aggressivi che sembrano collassare su sé stessi. È musica pensata per essere sentita fisicamente prima ancora che capita. E proprio qui si trova il punto chiave della nuova era di Charli: il ritorno dell’esperienza collettiva. Per anni il pop è stato consumato individualmente, dentro schermi verticali e algoritmi. “Rock Music” invece chiede presenza. Chiede sudore. Chiede folla. È una traccia che esiste davvero soltanto quando viene sparata dentro un club pieno di persone.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Makeem-dance-724x1024.jpg" alt="Make'em dance" class="wp-image-62266" style="width:454px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La <a href="https://www.adlmag.it/2026/04/30/gen-z-moda-sostenibile/">Gen Z</a> vuole tornare a ballare</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dopo anni dominati dall’estetica della “sad girl era”, dalla nostalgia Y2K iper-commerciale e dall’ossessione per la performance online, una parte della Gen Z sembra stanca di vivere solo attraverso lo schermo. La nightlife torna allora ad avere un valore quasi politico. Andare in un club oggi significa cercare uno spazio senza algoritmo. Un luogo dove l’identità può diventare fluida, teatrale, eccessiva. Charli XCX capisce perfettamente questa esigenza e la trasforma in linguaggio musicale. Non è solo intrattenimento. È evasione collettiva. È il desiderio di sentirsi parte di qualcosa di reale in un periodo dominato dalla sovraesposizione digitale. Per questo “Rock Music” funziona così bene: non vende una fantasia aspirazionale. Vende presenza emotiva.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62268" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Outfit-1-724x1024.jpg" alt="Outfit 1" class="wp-image-62268" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62267" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Outfit-2-724x1024.jpg" alt="Outfit 2" class="wp-image-62267" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dal rave all&#8217;high fashion</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La cosa più interessante della nuova era di Charli è il modo in cui riesce a fondere underground e lusso senza perdere autenticità. Le sue reference visive sembrano prese contemporaneamente da un archivio rave anni ’90 e da una sfilata futuristica. Latex consumato, silhouette aggressive, make-up volutamente imperfetto: tutto comunica energia più che status. È una direzione che sta influenzando anche il fashion system contemporaneo, sempre più attratto da estetiche sporche, notturne e anti-perfezione. La club culture torna così a essere non solo un fenomeno musicale, ma una piattaforma creativa totale. Moda, fotografia, musica e performance si mescolano di nuovo nello stesso spazio, come accadeva nelle sottoculture più radicali del passato.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62270" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Sorry-724x1024.jpg" alt="Sorry" class="wp-image-62270" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62269" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Charli-ft.-Lorde-724x1024.jpg" alt="Charli ft. Lorde" class="wp-image-62269" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Charli XCX sta costruendo il suono del post-internet</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Se il pop degli anni 2010 era ossessionato dalla perfezione digitale, Charli XCX sta costruendo il contrario: un universo sonoro volutamente instabile, rumoroso e umano. “Rock Music” non cerca di rendere tutto armonioso. Vuole creare attrito. Ed è proprio questo attrito a rendere la sua nuova era così rilevante culturalmente. Il club non è più soltanto un posto dove divertirsi: diventa una risposta al burnout digitale contemporaneo. Una specie di rifugio sonoro fatto di bassi, caos e libertà temporanea. In un panorama pop sempre più prevedibile, Charli XCX sceglie invece il rischio. E forse è questo il vero motivo per cui la sua nuova era sembra così potente: perché non prova a essere perfetta. Prova a essere viva.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: Pinterest</p>
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		<title>Milano Fashion Week 2026 cambia faccia: la nuova generazione italiana si prende il sistema</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/17/milano-fashion-week-2026-nuove-generazioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[emerging designers]]></category>
		<category><![CDATA[mfw26]]></category>
		<category><![CDATA[new talents]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Altro che &#8220;emerging&#8221;: i designer indipendenti non sono più il contorno cool della moda italiana. Adesso stanno diventando il centro della conversazione. Per anni la moda italiana ha funzionato come una macchina perfettamente oliata ma ripetitiva: celebrare il nuovo senza mai davvero lasciarlo incidere sul sistema. Un equilibrio elegante, quasi diplomatico, tra heritage e innovazione, [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Altro che &#8220;emerging&#8221;: i designer indipendenti non sono più il contorno cool della moda italiana. Adesso stanno diventando il centro della conversazione. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni la moda italiana ha funzionato come una macchina perfettamente oliata ma ripetitiva: celebrare il nuovo senza mai davvero lasciarlo incidere sul sistema. Un equilibrio elegante, quasi diplomatico, tra heritage e innovazione, dove però il futuro restava spesso una presenza simbolica più che strutturale. Oggi questo equilibrio sembra incrinarsi. Non con una rottura rumorosa, ma con una serie di segnali coerenti che arrivano da più direzioni. La prossima Milano Fashion Week e la selezione del CNMI Fashion Trust 2026 raccontano la stessa storia: la nuova generazione non è più un accessorio narrativo, ma una componente strategica. Non si tratta più di “includere” i giovani designer. Si tratta di riconoscere che stanno già definendo una parte importante del linguaggio contemporaneo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-18 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62125" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Studio-724x1024.jpg" alt="Studio" class="wp-image-62125" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62126" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Pecoranera-724x1024.jpg" alt="Pecoranera" class="wp-image-62126" /><figcaption class="wp-element-caption">Pecoranera</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Basta designer &#8220;quota giovane&#8221;</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il sistema moda ha a lungo trattato gli emergenti come una categoria estetica a parte. Una sezione del calendario, una parentesi interessante, un segnale di apertura più simbolico che reale. Un modo elegante per dire “stiamo guardando avanti” senza però spostare davvero il baricentro creativo. Ma questa dinamica oggi mostra tutte le sue crepe. La nuova generazione non chiede spazio: lo occupa. E lo fa attraverso pratiche indipendenti, linguaggi non filtrati e una libertà progettuale che spesso il sistema tradizionale ha perso. Il risultato è un cambio di percezione radicale. Non sono più i “giovani promettenti”. Sono autori con una voce già definita. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Catwalk-724x1024.jpg" alt="Catwalk" class="wp-image-62127" style="aspect-ratio:0.7070362913633782;width:428px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il calendario di giugno parla chiarissimo</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La costruzione della prossima fashion week uomo segna un punto interessante. Non tanto per singoli nomi, ma per la logica complessiva: più spazio a realtà indipendenti, più attenzione alla ricerca, meno prevedibilità. Camera Nazionale della Moda Italiana sembra muoversi verso una ridefinizione del proprio ruolo: da custode del sistema a piattaforma di intersezione tra industria e sperimentazione. Per anni Milano ha protetto la propria estetica come un archivio prezioso. Oggi, invece, si intravede una direzione diversa: non conservare soltanto, ma rischiare di nuovo. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-19 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62129" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Domenico-Orefice-724x1024.jpg" alt="Domenico Orefice" class="wp-image-62129" /><figcaption class="wp-element-caption">Domenico Orefice</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="62128" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Grossi-724x1024.jpg" alt="Grossi" class="wp-image-62128" /><figcaption class="wp-element-caption">Grossi</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il Fashion Trust 2026 è la vera svolta</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La selezione del CNMI Fashion Trust 2026 è forse il segnale più evidente di questo cambio di fase. Non una lista costruita per rassicurare, ma una fotografia di ciò che sta già accadendo fuori dai circuiti ufficiali. Dentro ci sono nomi come <a href="https://www.instagram.com/materia_adapt/">Materia</a>, <a href="https://www.instagram.com/domenicooreficetm/">Domenico Orefice</a>, <a href="https://www.instagram.com/pecoranerastudio/?hl=it">Pecoranera,</a> <a href="https://www.instagram.com/grossi.uomo/">Grossi</a> e <a href="https://www.instagram.com/unknownartisan_official/">Unknown Artisan</a>. Realtà diverse tra loro, ma unite da un approccio comune: ricerca prima del consenso, identità prima dell’ottimizzazione commerciale, linguaggio prima della strategia. Non sono progetti costruiti per essere immediatamente digeribili. E proprio per questo risultano rilevanti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Materia-724x1024.jpg" alt="Materia" class="wp-image-62130" style="aspect-ratio:0.7070470360362515;width:418px;height:auto" /><figcaption class="wp-element-caption">Materia</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La <a href="https://www.adlmag.it/2026/05/13/moda-coperti-ferrari-avanguardia-brand-innovazione/">moda</a> indipendente ha smesso di essere periferia</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per molto tempo l’indipendente è stato raccontato come “alternativo”. Una categoria estetica laterale, interessante ma non centrale. Oggi questa definizione non regge più. Le nuove realtà non vivono ai margini del sistema: ne stanno riscrivendo le coordinate. Mescolano artigianato e cultura digitale, archivio e sperimentazione, sartorialità e immaginari non lineari. Non inseguono la perfezione, ma la presenza. E questo spiega perché stanno diventando sempre più centrali anche per le istituzioni. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/05/Milano-724x1024.jpg" alt="Milano" class="wp-image-62131" style="aspect-ratio:0.7070409157939463;width:430px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Milano non sta diventando giovane. Sta diventando contemporanea</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il punto non è celebrare la “giovinezza” del sistema moda italiano. Il punto è riconoscere un cambiamento più profondo: la fine dell’idea che il valore coincida con la continuità. Per anni la moda italiana ha costruito sicurezza sul passato. Oggi, invece, la rilevanza sembra dipendere dalla capacità di accogliere linguaggi nuovi senza addomesticarli troppo in fretta. E se questo processo continuerà, Milano non sarà semplicemente una città che ospita la moda. Sarà una città che torna a produrla culturalmente.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: Pinterest</p>
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		<title>BAÉ x Adidas Baltic: il collab che riscrive lo sportswear al femminile</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/05/01/bae-adidas-baltic-aw26/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 08:57:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[adidas]]></category>
		<category><![CDATA[aw26]]></category>
		<category><![CDATA[BAÉ]]></category>
		<category><![CDATA[collab]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sartorialità architettonica, memoria tessile e desiderio contemporaneo: quando l&#8217;upcycling smette di essere etico e diventa irresistibile. C’è un momento preciso in cui il passato smette di essere nostalgia e diventa materia viva. La collezione AW26 di BAÉ nasce esattamente lì: in quello spazio sospeso tra ciò che è stato e ciò che può ancora diventare. [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Sartorialità architettonica, memoria tessile e desiderio contemporaneo: quando l&#8217;upcycling smette di essere etico e diventa irresistibile. </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è un momento preciso in cui il passato smette di essere nostalgia e diventa materia viva. La collezione AW26 di <a href="https://www.instagram.com/bae.special.moments/">BAÉ </a>nasce esattamente lì: in quello spazio sospeso tra ciò che è stato e ciò che può ancora diventare. In collaborazione con <a href="https://www.instagram.com/adidas/">Adidas</a> Baltic, il brand costruisce un racconto visivo stratificato dove lo sportswear non viene semplicemente reinterpretato, ma smontato, dissezionato e riassemblato in una nuova grammatica estetica. Non è una citazione, è una riscrittura. Il risultato è una tensione controllata tra tecnica e sensualità, tra funzione e forma, tra memoria e futuro. Un equilibrio instabile che funziona proprio perché non cerca di essere rassicurante. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Look-1-724x1024.jpg" alt="Look 1" class="wp-image-61366" style="aspect-ratio:0.707031435209331;width:446px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Sportswear, ma rendered unrecognizable</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Dimentica lo sportswear come linguaggio prevedibile fatto di comfort e performance. Qui le iconiche stripes, i tessuti tecnici e i dettagli funzionali vengono trattati come materiale grezzo da laboratorio creativo. Tagliati, ricomposti, spostati. Non c’è reverenza per l’originale, ma una volontà chiara di tradirlo per evolverlo. Le silhouette sfiorano l’haute couture senza mai diventare rigide, oscillando tra costruzione e fluidità. È una moda che non vuole essere subito leggibile: richiede uno sguardo più lento, più attento. E proprio per questo resta.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-20 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="61368" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Look-2-724x1024.jpg" alt="Look 2" class="wp-image-61368" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="61367" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Close-up-look-2-724x1024.jpg" alt="Close up look 2" class="wp-image-61367" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Architetture morbide</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La costruzione sartoriale incontra un senso quasi liquido del movimento. Bustier scolpiti, vite segnate, linee allungate che sembrano progettate più che disegnate. E poi, all’improvviso, il cedimento: drappeggi inattesi che spezzano la rigidità dei materiali tecnici, pieghe che introducono ritmo, superfici che si muovono con il corpo invece di dominarlo. È una tensione continua tra controllo e abbandono. L’abbigliamento sportivo, qui, non corre. Respira. E in questo respiro trova una nuova intimità. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Look-3-724x1024.jpg" alt="Look 3" class="wp-image-61369" style="aspect-ratio:0.7070405075290772;width:448px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Upcycling, ma make it desirable</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Parlare di sostenibilità oggi è quasi inevitabile. Renderla desiderabile è tutta un’altra storia. BAÉ prende materiali pre-esistenti e li trasforma in capi che non comunicano sacrificio, ma attrazione. Non sembrano “riciclati”, sembrano necessari. Ogni pezzo conserva tracce del suo passato, ma non come limite: come profondità. Il valore non sta solo nella trasformazione, ma nella capacità di creare qualcosa che le persone vogliono davvero indossare. Non è attivismo estetico. È seduzione consapevole.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-21 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="61372" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Look-4-724x1024.jpg" alt="Look 4" class="wp-image-61372" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="61371" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Close-up-look-4-724x1024.jpg" alt="Close up look 4" class="wp-image-61371" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La femminilità come costruzione</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Questa collezione non si limita a rappresentare la femminilità. La costruisce attivamente, pezzo dopo pezzo. Attraverso contrasti calibrati: rigore e morbidezza, struttura e movimento, forza e vulnerabilità. Non c’è un unico modello, ma una serie di possibilità. Le silhouette diventano strumenti di espressione, non contenitori. Indossare questi capi significa partecipare alla definizione di sé, non aderire a un’immagine già scritta. È una femminilità che non chiede approvazione. Si impone con precisione.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Look-5-724x1024.jpg" alt="Look 5" class="wp-image-61373" style="aspect-ratio:0.707033510442422;width:450px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Slow <a href="https://www.adlmag.it/2026/04/22/k-pop-at-coachella/">fashion</a>, fast impact</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">In un sistema che accelera continuamente, BAÉ sceglie di rallentare. Ma non nel senso romantico del termine. Rallentare qui significa progettare per durare, creare pezzi che attraversano il tempo invece di inseguirlo. Abiti pensati per essere riutilizzati, trasformati, reinterpretati. La versatilità diventa un gesto politico contro l’obsolescenza programmata della moda. Non più capi da consumare, ma da costruire nel tempo. E mentre tutto scorre veloce, BAÉ resta. Non come resistenza passiva, ma come presenza consapevole, quasi ostinata.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: Pinterest</p>
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		<title>Social Maxxing: la nuova ossessione per la versione perfetta di sé</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/04/23/social-maxxing-trend/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURE]]></category>
		<category><![CDATA[social maxxing]]></category>
		<category><![CDATA[trend]]></category>
		<category><![CDATA[viral]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non basta vivere bene. Ora bisogna vivere al massimo C’è una nuova parola che si insinua nei feed, nelle caption, nei video motivazionali e nelle routine mattutine: maxxing. Un suffisso apparentemente innocuo che però sta ridefinendo il modo in cui pensiamo a noi stessi. Non più persone in evoluzione, ma progetti da ottimizzare. Il social [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non basta vivere bene. Ora bisogna vivere al massimo</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è una nuova parola che si insinua nei feed, nelle caption, nei video motivazionali e nelle routine mattutine: maxxing. Un suffisso apparentemente innocuo che però sta ridefinendo il modo in cui pensiamo a noi stessi. Non più persone in evoluzione, ma progetti da ottimizzare. Il social maxxing è questo: la trasformazione della vita in un sistema continuo di miglioramento. Corpo, produttività, relazioni, sonno. Tutto diventa qualcosa da spingere al limite, da perfezionare, da rendere più efficace. Non si tratta solo di trend. È una mentalità. E soprattutto, è uno specchio del presente. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Glow-up-girl-724x1024.jpg" alt="Glow up girl" class="wp-image-60930" style="aspect-ratio:0.7070464479561939;width:444px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Quando migliorarsi diventa un obbligo </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Il maxxing nasce in ambienti digitali specifici, inizialmente legato al looksmaxxing, ovvero il miglioramento dell’aspetto fisico attraverso allenamento, skincare, dieta e interventi estetici. Poi qualcosa cambia. Il modello si espande. Arrivano il sleepmaxxing, per ottimizzare il sonno, lo studyingmaxxing, per rendere lo studio più performante, fino al più ambizioso lifemaxxing, che ingloba tutto. A prima vista sembra evoluzione. Crescita personale, disciplina, consapevolezza. Ma sotto la superficie si muove un’altra dinamica: il miglioramento non è più una scelta, diventa un dovere. Una pressione silenziosa che trasforma ogni momento in una possibilità mancata di essere migliori. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/That-girl-morning-routine-724x1024.jpg" alt="That girl morning routine" class="wp-image-60931" style="aspect-ratio:0.7070339812613621;width:448px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Dal self-care alla <a href="https://www.adlmag.it/2026/02/22/sun-collection-2026-leyewear-che-diventa-performance/">performance</a> </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Per anni il discorso dominante è stato quello del self-care. Prendersi cura di sé, rallentare, ascoltarsi. Il social maxxing ribalta questa narrativa. La cura diventa strategia. Il benessere diventa risultato. Anche il riposo deve essere efficiente, anche il tempo libero deve servire a qualcosa. Non si tratta più di stare bene, ma di dimostrare di starlo facendo nel modo giusto. È qui che il maxxing diventa qualcosa di più di una semplice tendenza: diventa una grammatica della performance quotidiana. Una logica in cui ogni gesto viene valutato, migliorato, corretto. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Clean-aesthetic-room-724x1024.jpg" alt="Clean aesthetic room" class="wp-image-60932" style="aspect-ratio:0.707037643207856;width:482px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">L&#8217;<a href="https://www.adlmag.it/2026/03/31/estetica-dark-conquista-la-fashion-week/">estetica</a> del controllo</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Come ogni fenomeno contemporaneo, il social maxxing vive attraverso le immagini. Routine perfette, corpi scolpiti, ambienti minimalisti, luci pulite. Tutto costruisce un’estetica precisa: quella della versione migliore di sé. Non c’è spazio per il caos, per l’imprevisto, per l’imperfezione. Il feed diventa una vetrina di ottimizzazione continua, dove ogni dettaglio comunica disciplina, controllo, intenzione. Ed è qui che il maxxing incontra la moda. Perché il corpo, oggi più che mai, è un linguaggio visivo. Un progetto estetico che racconta chi sei, ma soprattutto chi stai cercando di diventare. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Not-worthy-724x1024.jpg" alt="Not worthy" class="wp-image-60933" style="aspect-ratio:0.707043360551941;width:496px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Il rischio di non essere mai abbastanza </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">l problema non è migliorarsi. Il problema è non sapere quando fermarsi. Il social maxxing funziona perché promette qualcosa di irresistibile: il controllo totale su se stessi. Ma è una promessa impossibile. Perché se ogni aspetto della vita può essere ottimizzato, allora nulla è mai davvero sufficiente. Ogni risultato diventa solo un punto di partenza per fare di più. Questo genera una tensione costante, una sensazione sottile ma persistente di essere sempre in ritardo rispetto alla propria versione ideale. La crescita personale si trasforma così in una forma elegante di ansia.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Natural-lifestyle-724x1024.jpg" alt="Natural lifestyle" class="wp-image-60934" style="aspect-ratio:0.7070320798810282;width:516px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Oltre il maxxing: il coraggio di non ottimizzare </h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è un paradosso potente dentro il social maxxing. Nel tentativo di vivere meglio, rischiamo di vivere meno. Ogni esperienza viene filtrata attraverso la lente dell’efficienza: il tempo libero diventa produttività nascosta, le relazioni diventano investimento, il corpo diventa progetto. La vita smette di essere qualcosa da attraversare e diventa qualcosa da ottimizzare. E forse proprio qui si apre una possibilità diversa. In un sistema che spinge costantemente verso il massimo, scegliere il limite diventa un gesto radicale. Accettare l’incompletezza, fermarsi, non essere sempre performanti. Non come fallimento, ma come spazio reale di esistenza. Perché non tutto deve essere migliorato. Alcune cose devono semplicemente accadere.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: Pinterest</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il nuovo potere è visivo</title>
		<link>https://www.adlmag.it/2026/04/08/immagini-piu-salvate-fall-26/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicholas Netti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FASHION]]></category>
		<category><![CDATA[fall26]]></category>
		<category><![CDATA[luxury brand]]></category>
		<category><![CDATA[runway]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non basta sfilare bene. Oggi vince chi produce immagini che il pubblico vuole trattenere, archiviare e trasformare in desiderio. Nel fashion system contemporaneo, il successo non si misura più soltanto in recensioni, celebrity in front row o applausi finali. Si misura anche in un gesto minuscolo e potentissimo: il salvataggio. Le immagini più archiviate della [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non basta sfilare bene. Oggi vince chi produce immagini che il pubblico vuole trattenere, archiviare e trasformare in desiderio.</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Nel fashion system contemporaneo, il successo non si misura più soltanto in recensioni, celebrity in front row o applausi finali. Si misura anche in un gesto minuscolo e potentissimo: il salvataggio. Le immagini più archiviate della stagione Fall 2026 mostrano con chiarezza quali brand siano riusciti a lasciare un segno più forte nell’immaginario visivo del momento. Tra i nomi che emergono ci sono <a href="https://www.instagram.com/givenchy/">Givenchy</a>, <a href="https://www.instagram.com/chanelofficial/">Chanel</a>, <a href="https://www.instagram.com/tomford/">Tom Ford</a>,<a href="https://www.instagram.com/chloe/"> Chloé</a>, <a href="https://www.instagram.com/dior/">Dior</a>, <a href="https://www.instagram.com/alexandermcqueen/">McQueen</a>, <a href="https://www.instagram.com/balenciaga/">Balenciaga</a>, <a href="https://www.instagram.com/schiaparelli/">Schiaparelli</a> e <a href="https://www.instagram.com/toryburch/">Tory Burch</a>. Più che una semplice classifica, è una fotografia precisa di come oggi nasca il desiderio nella moda.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-22 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="60212" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Givenchy-724x1024.jpg" alt="Givenchy" class="wp-image-60212" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="60211" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Chanel-724x1024.jpg" alt="Chanel" class="wp-image-60211" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Non vince chi sfila, vince chi resta</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">C’è una differenza enorme tra un look che viene visto e un look che viene salvato. Il primo attraversa lo schermo. Il secondo ci rimane addosso. È proprio qui che si misura la forza reale di una collezione: nella capacità di produrre immagini complete, riconoscibili, dense abbastanza da non esaurirsi nel momento della sfilata. Quando nomi come Givenchy, Chanel o Dior riescono a trasformare un look in un’immagine che il pubblico vuole trattenere, significa che non stanno solo presentando moda, ma costruendo icone visive.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-23 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="60213" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Tom-Ford-724x1024.jpg" alt="Tom Ford" class="wp-image-60213" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="60214" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/McQueen-724x1024.jpg" alt="McQueen" class="wp-image-60214" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La classifica del desiderio ha un nuovo linguaggio</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Le immagini più salvate non raccontano solo quali look siano piaciuti di più. Raccontano quali maison riescano ancora a generare una risposta immediata, quasi istintiva, da parte del pubblico. Il punto non è soltanto l’estetica, ma l’impatto. La presenza di brand come Tom Ford, Chloé, McQueen, Schiaparelli e Balenciaga dimostra che oggi visibilità e desiderabilità si alimentano a vicenda: più un’immagine colpisce, più resta. Più resta, più acquista valore. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Schiaparelli-2-724x1024.jpg" alt="Schiaparelli" class="wp-image-60217" style="aspect-ratio:0.7070399033343883;width:402px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Salvare è il nuovo applaudire</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Un tempo si usciva da una sfilata con un’impressione. Oggi si esce con una galleria mentale di immagini da trattenere. Il salvataggio è diventato una forma di approvazione silenziosa, più intima del like e spesso anche più significativa. Vuol dire: questo look lo voglio rivedere, studiare, ricordare. Per questo i brand che riescono a entrare più facilmente in questo archivio visivo, da Chanel a Balenciaga fino a Schiaparelli, sono anche quelli che oggi sembrano avere un controllo più forte sul desiderio contemporaneo. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Balenciaga-724x1024.jpg" alt="Balenciaga" class="wp-image-60218" style="aspect-ratio:0.7070362913633782;width:408px;height:auto" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">I <a href="https://www.adlmag.it/2026/03/26/scent-marketing-linvisibile-potere-del-fashion-branding/">brand</a> più forti sono quelli che sanno costruire un fotogramma</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Givenchy, Chanel, Dior, Balenciaga, Schiaparelli, McQueen, Tom Ford e Chloé hanno in comune una qualità precisa: non mandano in passerella solo capi, ma fotogrammi. Costruiscono visioni. Creano immagini già pronte a sopravvivere oltre lo show, oltre la recensione, oltre il momento. E questo cambia tutto. Perché nella moda contemporanea il fotogramma vale quasi quanto il capo, a volte anche di più. È lì che si concentra il desiderio. È lì che un look smette di essere solo moda e comincia a funzionare come riferimento visivo. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-24 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="60219" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Dior-724x1024.jpg" alt="Dior" class="wp-image-60219" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" data-id="60220" src="https://www.adlmag.it/wp-content/uploads/2026/04/Chloe-724x1024.jpg" alt="Chloé" class="wp-image-60220" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">La moda contemporanea è una battaglia per l&#8217;attenzione, ma anche per la memoria</h2>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">La verità è che oggi non basta più essere presenti. Bisogna essere memorabili. Le immagini più salvate della stagione raccontano proprio questo: il fashion system non premia solo chi appare, ma chi resta. In un’epoca in cui tutto scorre velocissimo, il vero lusso forse è riuscire a fermare qualcuno anche solo per un secondo in più. E se quel secondo si trasforma in un salvataggio, allora non è più solo visione: è già desiderio.</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">Fonte: wwd.com</p>
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