Piccioli e Balenciaga: sedici mesi bastano per giudicare uno stilista?
Secondo Puck, Martine Rose avrebbe già firmato per prendere il posto di Piccioli da Balenciaga. Kering non conferma. Ma il punto non è chi arriva: è quanto poco tempo diamo a chi c’è. Piccioli è entrato da Balenciaga nell’estate 2025. Sedici mesi dopo (che nel calendario della moda equivalgono, a quanto pare, a un’era geologica) circola già il nome di chi lo sostituirà. Secondo Lauren Sherman di Puck, Martine Rose avrebbe firmato il contratto e l’annuncio ufficiale arriverebbe nelle prossime settimane. Kering e Rose, per ora, non commentano.
Plot twist: i capi di Piccioli stanno arrivando nei negozi adesso. Il verdetto, invece, è arrivato prima della merce.



Ottobre nero in casa Kering
Per capire perché la voce suona credibile basta guardare il mese che Kering ha appena vissuto. Il 9 ottobre il gruppo ha annunciato l’addio di Anthony Vaccarello a Saint Laurent dopo dieci anni. Il 15 è toccato a Seán McGirr, fuori da McQueen dopo tre.
Poi sono arrivati i numeri del terzo trimestre. Gucci ha perso il 6% a parità di cambi, le vendite nei suoi negozi diretti sono scese del 9% e il titolo Kering ha lasciato sul terreno oltre l’11% in una sola seduta. Il CEO Luca de Meo, arrivato da Renault con un piano per raddoppiare i margini entro fine decennio, ha avuto la fiducia degli investitori. Ora la Borsa vuole risultati. Possibilmente entro venerdì.

Il problema del tempo (che nessuno vuole guardare)
Ecco il nodo. Una collezione deve essere pensata, sviluppata, prodotta, venduta ai buyer, consegnata e infine scelta da chi compra. Quando arriva in boutique, il designer sta già lavorando a due stagioni dopo.
Tradotto: dopo poco più di un anno non stai giudicando la visione di Piccioli. Stai giudicando team, assortimenti e scelte commerciali che in gran parte ha ereditato. Dettagli noiosi, certo. Molto meno instagrammabili di un licenziamento.



Il precedente Gucci: De Sarno e la fretta
Non è la prima volta. Gucci aveva già salutato Sabato De Sarno prima che compisse due anni in maison. La sua moda, pulita e sofisticata, riprendeva codici precedenti all’era Alessandro Michele e chiedeva al pubblico una cosa difficilissima nel 2025: smettere di accumulare e tornare a guardare. Serviva pazienza.
Kering ha scelto Demna, che è velocissimo a fare rumore. Ricostruire il desiderio, però, è un altro mestiere. E i numeri di questo trimestre lo stanno dicendo piuttosto chiaramente.


Piccioli: una scelta o un acquisto con reso gratuito?
Piccioli era stato chiamato per riportare da Balenciaga eleganza e couture dopo dieci anni di provocazione firmata Demna. Una lingua nuova ha bisogno di tempo per attecchire. Se lo sostituisci prima che succeda, la sua nomina perde credibilità anche all’indietro.
A quel punto non era una scelta creativa. Era un acquisto con diritto di reso.
La vera red flag non è lo stilista

Prezzi saliti alle stelle, distribuzione, sovraesposizione, strategie aziendali: tutto resta comodamente fuori dall’inquadratura. La creatività fa da spugna e assorbe ogni colpa. A ogni trimestre deludente si cambia la faccia in copertina e lo si chiama “nuovo capitolo”, anche quando somiglia sempre di più a un attacco di panico.
Se ogni crisi richiede un nuovo direttore creativo, le maison non stanno costruendo visioni. Stanno organizzando sacrifici umani, con un tailoring impeccabile.
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