Per me la nightlife è stata ‘la vita’ per moltissimi anni, fino a farne un secondo lavoro e poi un ‘asset’ della mia agenzia di comunicazione. Tra la metà degli Anni Novanta e il 2016 ho frequentato e poi organizzato decine di serate che hanno influito sulla mia formazione, personale ma anche professionale.
Uno scenario mutato
Oggi quel tipo – e quella quantità – di serate non esiste più, se non in maniera frammentata e discontinua. Tuttavia il desiderio da parte di varie community di ritrovarsi e fare clubbing esiste ancora ma si scontra con uno scenario cambiato, sia dal punto di vista sociale che umano. In questo sono stati complici la pandemia, l’avvento (e l’abuso) dei social network e le app di incontri. Incontri che, se fatti di persona e in un ‘ambiente’ inclusivo e stimolante, hanno un valore completamente diverso. Questo desiderio di ritrovarsi in modo creativo ha fatto nascere a Milano negli ultimi anni situazioni assolutamente interessanti, come la ‘ballroom scene’ di La B. Fujiko o serate a cadenza mensile come Female Garage.
La curiosità delle nuove generazioni
Esiste, per questi motivi, una grande curiosità da parte delle Gen Z e Gen Alfa per il clubbing a cavallo tra gli Anni Novanta e i Duemila, mista a una forma di nostalgia per qualcosa che non si è vissuto. E poi c’è il ricordo di chi effettivamente c’era allora e vorrebbe ancora qualcosa di simile adesso. Ecco perché ho voluto creare su Spotify un podcast che parli di quel periodo e di quel clubbing, intitolato ‘Fabulous Nobodies‘, come il dimenticato romanzo di Lee Tulloch, ambientato nella New York dei primi Anni Ottanta. Nelle puntate parlo di serate che hanno illuminato la notte milanese a cavallo di quei due decenni, come Pussy Galore’s, Pervert, Postarz e di club come il Plastic o altri che, nella maggior parte dei casi, non esistono più. Segno, anche questo, di quanto sia cambiata la vita notturna e la sua fruizione.



La nightlife come espressione di se stessi
Non vuole essere un’operazione nostalgica ma l’opportunità di scoprire – o riscoprire – un mondo e una maniera di socializzare che vedeva nell’espressione di se stessi il primo motivo per uscire la sera. Uno spunto per riflettere e per recuperare la curiosità e lo spirito che ci faceva vivere esperienze reali e indimenticabili, fatte di musica, moda, espressione artistica e imprevedibilità. ‘C’era una volta il clubbing?’ è una domanda provocatoria. C’è ancora, a Milano come altrove. Ed è sicuramente cambiato, come tutto il contesto in cui viviamo. Ma è altrettanto certo che stia riemergendo il desiderio di riappropriarsi di una vera e propria cultura che forse, negli ultimi anni, si era un po’ appannata.





