Alcune persone sembrano scomparire. Eppure, da qualche parte, continuano ad accendere una luce
Caro lettore,
non so se ti è mai successo di leggere qualcosa e di sentire che, per un momento, le parole non erano più soltanto parole.
Le parole rimangono
A me è successo recentemente. Ho ricevuto un messaggio inaspettato, non nego di essere tornata a leggerlo, più e più volte. Non perché non lo avessi capito, anzi. Forse proprio perché l’avevo capito troppo bene.
Sono quelle parole che riesci a vedere davanti a te e che, appena arrivano, sembrano sapere già dove sedersi.

Le lasci sul tavolo. Le guardi. Poi fai altro. Ma loro restano lì, per intenderci, come fanno certe persone quando escono da una stanza e per qualche minuto, o qualche giorno, nella stanza resta il loro profumo, l’essenza del loro passaggio. O come quando una ballerina sembra danzare anche quando la musica è finita, e rimane sospesa, ancora per un istante, negli occhi di chi l’ha guardata.

Non lo so. A volte penso che anche le case ricordino chi ci ha abitato, soltanto che non hanno ancora trovato il modo di raccontarcelo.
Persone che hanno una luce
E le persone? Forse sono ancora più strane. Arrivano. Ci toccano. A volte restano moltissimo e non lasciano quasi niente.
Altre volte rimangono per un tempo che, a raccontarlo, sembra persino ridicolo e poi eccole lì, anni dopo, rannicchiate dentro una parola che non ricordavamo più.
Dove finisce la luce?
Mi chiedo dove vadano le cose che dimentichiamo. Non quelle importanti. Proprio quelle piccole.

Il modo in cui qualcuno pronunciava il nostro nome. Una certa luce negli occhi. Il gesto con cui si accendeva una sigaretta con distratta naturalezza. La sensazione di essere stati visti esattamente nel punto in cui avevamo bisogno di esserlo.
Dove finiscono? Ma poi, finiscono da qualche parte?
Sembrano farsi così sottili che smettiamo di sentirle, ma continuano a passare da qualche parte sotto la pelle, come una musica che non sai più da dove arrivi, per quanto tu possa ostinarti a cercarla.
Ereditare il calore altrui
E poi un giorno, eccola. Una parola. Una voce familiare. E per un istante senti qualcosa tremarti dentro, senti di essere tu ma non proprio. Sei anche tutte le persone che sei stato mentre qualcuno ti guardava in quel modo.

Che cosa strana. Pensiamo sempre di essere diventati noi stessi allontanandoci da ciò che eravamo. E invece magari diventiamo noi stessi anche attraverso quello che gli altri hanno lasciato. Un po’ come quelle case al mare che d’inverno sembrano vuote e poi, quando arriva giugno, basta aprire una persiana e torna fuori tutto l’odore dell’estate. Non è più estate. Eppure lo è.
Lasciare una piccola luce

Non so se abbia senso, ma mi piace l’idea che alcune cose possano averne senza essere ordinate. Che un incontro possa essere breve e avere comunque una profondità che un orologio non sappia misurare. Ti parlo di quelle persone che non finiscono solo per diventare ricordi. Rimangono in qualche modo dentro di noi, nascoste nei gesti, nei modi di sentire che abbiamo finito per credere soltanto nostri.

E forse è questo che mi sorprende di più…scoprire che una parte della nostra sensibilità possa avere un’origine che non ricordiamo più. Chissà quante cose di me appartengono a qualcuno che non vedo da tempo. Chissà quante cose di te, mentre leggi, appartengono a persone che non pensi più di ricordare.
Essere una piccola luce
Non ti piacerebbe pensare di essere, almeno una volta, una di quelle persone? Una piccola cosa luminosa lasciata, quasi per sbaglio, nella giornata di qualcun altro. Non per essere ricordato. Solo per essere ritrovato. Molto tempo dopo. Quando magari tutto sembra al suo posto e invece basta poco per spostare una sedia, aprire un cassetto o sentire una voce chiamarti da un’altra stanza. E allora forse capire che non era davvero sparito niente. Era soltanto diventato silenzioso.

Fingendomi un piccolo faro quando mi annoio, voglio cullarmi nel dolce e lento tempo delle cose.
Non illumino niente di preciso. Non aspetto nessuno. Mi piace soltanto pensare che da qualche parte, nel buio, ci sia ancora qualcuno che riconosce una luce senza sapere da dove venga.
Da qualche parte ancora
E forse è questo che fanno le persone che ci hanno toccato davvero. Non rimangono. Non tornano, tantomeno chiedono di essere ricordate.
Lasciano una piccola luce accesa. E noi, senza sapere perché, qualche volta la vediamo. E ci si scalda il cuore.
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